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Home> Mistagogía en los Padres de la Iglesia
di Giuseppe Cavallotto
Nei primi secoli della Chiesa il catecumenato, al servizio dei nuovi credenti non battezzati, è sorto e si è progressivamente strutturato come cammino di evangelizzazione e formazione di giovani e adulti, capaci di scelte autonome e responsabili[1]. La prassi, diffusa nel IV e V secolo, dei genitori cristiani di iscrivere tra i catecumeni i propri figli in tenera età, di fatto rinviava negli anni della maturità la scelta personale del battesimo, preceduta da un esigente cammino di fede e conversione. Il catecumenato degli adulti, sorto nei primi scoli, può, dunque, essere applicato ai fanciulli e ai ragazzi solo in modo analogico e con i necessari adattamenti[2].
A partire dal VI secolo, quando il pedobattesimo divenne la scelta pastorale predominante, la Chiesa si preoccupò di adattare il processo iniziatico-catecumenale degli adulti ai bambini nati da pochi mesi o con età non superiore ai due-tre anni. Si trattava di un cammino a tappe, relativamente breve, essenzialmente cultuale. Durante la quaresima erano programmate alcune specifiche celebrazioni liturgiche che, insieme alla presenza dei bambini, prevedevano il coinvolgimento dei genitori, dei padrini e della comunità cristiana. L’iniziazione aveva il suo momento culminante con la celebrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia nella Veglia pasquale[3]. Nelle Chiese d’Oriente questa prassi continuò nei secoli ed è tutt’ora vigente. In Occidente subì un progressivo ridimensionamento, fino a scomparite nel XV secolo allorché il Concilio di Firenze (1442) chiese di amministrare il battesimo ai bambini “quam primum”[4]. In pratica dopo 36 o 48 ore dalla nascita. Questa antica prassi dell’iniziazione cristiana dei bambini, sebbene limitata al solo processo liturgico e priva della dimensione catechistica e di quella ascetico-penitenziale, racchiude una eloquente lezione. Il processo iniziatico è di più di un cammino catechistico-formativo: esso è una progressiva opera di educazione e santificazione compiute dalla Chiesa e nella Chiesa.
Nelle testimonianze patristiche si incontra la prassi non il termine “catecumenato”[5]. Abitualmente si parla di catecumeni, uditori e, in prossimità del battesimo, di competenti, eletti, illuminandi. Non è solo una questione semantica. Con questi termini la Chiesa antica ci ricorda che al centro della sua azione evangelizzatrice e materna è posta la persona umana con la sua storia, la propria esperienza culturale e religiosa, i suoi ritmi di crescita. Nell’antica prassi catecumenale quest’attenzione alla singola persona è espressa, tra l’altro, dalla flessibilità nella durata del catecumenato, dall’esame o verifica delle motivazioni e disposizioni iniziali del nuovo credente e, successivamente, della sua crescita spirituale, dall’accompagnamento individuale del garante e del padrino, dai progressivi compiti ed impegni che via via il catecumeno deve assumersi sino alla formale rinunzia a satana e alla solenne professione di fede nella Veglia pasquale prima dell’atto battesimale. Ogni persona è unica e irripetibile nella sua identità, vocazione e cammino spirituale. Una proposta pastorale e formativa risponde, dunque, a verità se è al servizio dell’individuo, chiamato a sviluppare in pienezza la sua vita di figlio di Dio secondo la sua età, condizione, possibilità.
Il nuovo simpatizzante, che per la prima volta veniva accolto nella comunità ecclesiale per approfondire la sua fede e conversione, sia in Occidente che in Oriente era chiamato “catecumeno”, cioè colui che veniva catechizzato attraverso l’istruzione orale. Con questo termine si evidenziava la funzione essenziale e primaria della catechesi nel processo catecumenale. Talvolta gli stessi catecumeni erano denominati “auditores “ o “audientes” per sottolineare la centralità dell’ascolto della parola di Dio approfondita nel tempo del catecumenato. Per la Chiesa antica la catechesi, fondata sull’ascolto e accoglienza della Parola, costituiva un tratto fondamentale, anche se non unico, della formazione catecumenale.
Non è semplice, senza cadere in facili generalizzazioni, definire il modello catechistico del catecumenato antico, sia perché la disciplina del catecumenato varia sensibilmente nel periodo pre e post costantiniano, come pure tra le Chiese, sia perché le testimonianze catechistiche più significative ci riportano al IV e V secolo, epoca nella quale il processo catecumenale conosce un sensibile ridimensionamento sul piano formativo. Resta, comunque, fondamentale un dato: si può delineare il modello catechistico elaborato nei primi secoli per la formazione dei nuovi credenti solo se si colloca nell’organica e articolata esperienza catecumenale, che, a sua volta, è parte integrante del più esteso processo di iniziazione cristiana.
Modelli iniziatici
“Cristiani non si nasce, si diventa”[6]. Con questa espressione lapidaria Tertulliano, verso il 200, si faceva interprete di una consapevolezza che animò l’azione missionaria e pastorale della Chiesa fin dai primi tempi e che continuerà lungo i secoli. Si diventa cristiani attraverso una progressiva introduzione alla vita nuova rivelata e offerta in Gesù Cristo. A questo processo si dà il nome di iniziazione cristiana, fondata su due presupposti: lo sviluppo di una fede personale accompagnata da un fattivo cambiamento di vita e l’apporto fondamentale dell’azione educativa e santificatrice della Chiesa che trova la sua espressione culminante nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione.
Lungo i secoli la struttura iniziatica ha conosciuto diverse interpretazioni e modalità di attuazione. Nella Chiesa occidentale si possono individuare, in modo sommario ed indicativo, tre forme principali di struttura iniziatica: un processo organico e unitario di formazione e santificazione degli adulti che, fondato sul cammino catecumenale e completato con i sacramenti dell’iniziazione, prese corpo nei primi secoli della Chiesa; una iniziazione battesimale dei bambini alla quale seguiva nel tempo una formazione cristiana caratterizzata essenzialmente da un processo di socializzazione, che si diffuse nel Medioevo e nell’epoca moderna; infine una iniziazione battesimale dei bambini integrata successivamente da un’educazione cristiana affidata principalmente alla formazione catechistica, che si sviluppò nell’ultimo secolo.
Il processo iniziatico catecumenale, elaborato nei secoli III-V e rivolto a giovani-adulti, aveva lo scopo di promuovere una progressiva introduzione dei nuovi credenti nel mistero di salvezza, una sempre più profonda partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo ed un crescente inserimento nella vita della Chiesa. Prevedeva una rigoroso cammino formativo spirituale a tappe, dove l’esperienza catecumenale occupava un ampio spazio temporale prima del battesimo e svolgeva un ruolo rilevante nello sviluppo della fede e conversione. L’iniziazione aveva il suo momento culminante con la celebrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia nella Veglia pasquale, per concludersi con la breve tappa della mistagogia. Il processo iniziatico antico, con un cammino limitato nel tempo, era caratterizzato da una struttura dinamica, organica e unitaria che, fondata su un accompagnamento comunitario-ecclesiale, si articolava in alcune componenti essenziali, vitalmente relazionate: evangelizzazione e catechesi, riti e celebrazioni, esercizi ascetici e penitenziali, testimonianza e sostegno spirituale dei fedeli. La catechesi, integrata con le altre componenti, contribuiva all’iniziazione “globale”[7] del nuovo credente: educazione della fede, conversione e sviluppo di un comportamento evangelico, esercizio della vita cristiana, progressiva purificazione e santificazione, inserimento sempre più pieno nella Chiesa.
A partire dal VI-VII secolo, con la generalizzazione del pedobattesimo, l’unità e la ricchezza dell’antica struttura iniziatica conobbe un progressivo sfaldamento: il cammino catecumenale fu prima ricondotto a pochi incontri cultuali per poi scomparire totalmente; l’accompagnamento ecclesiale prebattesimale, sempre più ridimensionato, venne reso impossibile quando si instaurò la disciplina di amministrare il battesimo a pochi giorni dopo la nascita; la celebrazione unitaria dei tre sacramenti dell’iniziazione si dissolse progressivamente prima con il distacco della confermazione, poi dell’eucaristia; lo stretto legame fra iniziazione sacramentale e Veglia pasquale venne via via meno con il diffondersi della celebrazione del battesimo nelle grandi feste, successivamente in tutti i giorni dell’anno. Di fatto la nuova struttura iniziatica si articolava in due fasi: in senso proprio l’iniziazione sacramentale con la celebrazione del battesimo nei primi giorni di vita, quindi, negli anni successivi, la formazione cristiana. Teologicamente il bambino diventava cristiano, figlio di Dio, “iniziato” con il battesimo, amministrato nella fede della Chiesa. Di fatto egli si sviluppava come credente, discepolo di Cristo con un processo formativo posbattesimale senza limiti di tempo, dove erano determinanti l’educazione familiare, l’influsso dell’ambiente cristiano, l’esercizio della pietà popolare, l’appartenenza alla comunità cristiana. All’antico processo catecumenale subentrò così, dopo il battesimo, una sorta di “catecumenato ambientale o sociale”[8], che consisteva essenzialmente in una socializzazione cristiana. In questa proposta formativa postbattesimale scomparve la ricca dimensione liturgica propria del catecumenato antico, restarono eclissati la funzione materna della Chiesa e il coinvolgimento della comunità cristiana, progressivamente confermazione ed eucaristia perdettero il loro legame con il processo iniziatico. In epoca moderna, poi, la socializzazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi fu arricchita con una specifica catechesi, espressamente richiesta dal Concilio di Trento[9]. Progressivamente sviluppata sul piano organizzativo e contenutistico, la catechesi, finalizzata soprattutto al sapere della fede, ha rivestito un ruolo rilevante ma sempre integrativo alla formazione cristiana svolta dalla famiglia e sostenuta dalla comunità sociale e cristiana.
Nel secolo XX la catechesi conobbe una stagione
privilegiata: un ricco approfondimento della
sua natura e finalità, un rinnovamento nei
contenuti, modelli e metodi, una più accurata
organizzazione e formazione dei catechisti.
In questo tempo l’iniziazione cristiana conservò
la precedente struttura: il bambino era formalmente iniziato con la
celebrazione del battesimo, amministrato
nei primi mesi di vita, a cui seguiva negli
anni la formazione cristiana. Nei primi decenni
del secolo l’educazione cristiana del ragazzo
era assicurata dalla famiglia, dal contesto
ambientale, dall’esperienza formativa dell’oratorio
e dei gruppi dell’associazionismo cattolico,
dall’insegnamento della religione nella scuola,
dalla catechesi parrocchiale e sacramentale.
La formazione cristiana del ragazzo, sebbene
diversa dalla proposta catecumenale, era
ancora il frutto convergente di una pluralità
di esperienze educative. In seguito alle
profonde trasformazioni sociali, culturali
e religiose, si ì¥Á_9 ____ð_¿_______________¦___
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MODELLO CATECHISTICO DEL CATECUMENATO ANTICO
Premessa Nei primi secoli della Chiesa il catecumenato,
al servizio dei nuovi credenti non battezzati,
è sorto e si è progressivamente strutturato
come cammino di evangelizzazione e formazione
di giovani e adulti, capaci di scelte autonome
e responsabili_. La prassi, diffusa nel IV
e V secolo, dei genitori cristiani di iscrivere
tra i catecumeni i propri figli in tenera
età, di fatto rinviava negli anni della maturità
la scelta personale del battesimo, preceduta
da un esigente cammino di fede e conversione.
Il catecumenato degli adulti, sorto nei primi scoli, può, dunque, essere applicato ai fanciulli e ai ragazzi solo in modo
analogico e con i necessari adattamenti_. A partire dal VI secolo, quando il pedobattesimo
divenne la scelta pastorale predominante,
la Chiesa si preoccupò di adattare il processo
iniziatico-catecumenale degli adulti ai bambini
nati da pochi mesi o con età non superiore
ai due-tre anni. Si trattava di un cammino
iniziazione” e suoi derivati, riferiti alla
celebrazione del battesimo, confermazione
ed eucaristia. I Padri greci, richiamando
l’iniziazione sacramentale, usano sovente
i termini '??^??¯??¯, introduco ai misteri, '??^??¯???, introduzione ai misteri, ^???^? '??^'??, introduzione misterica. Così Giovanni Crisostomo,
avvicinandosi alla Pasqua, ricorda agli illuminandi:
“Anche voi state per essere iniziati ai misteri
– _'??? ^?_? '??^??¯??????' '?????^??”[10]. Tra i Padri latini Tertulliano, riferendosi
ai misteri cristiani e ai sacramenti, parla di “piae initiationes”[11]. Sia nella Chiesa orientale che occidentale
i catecumeni sono ritenuti “non iniziati”[12]. Dopo la celebrazione dei sacramenti nella
Veglia pasquale il candidato è denominato
'_?^?? o iniziato[13].
Se è vero che per i Padri l’iniziazione cristiana, in senso stretto, avviene attraverso l’amministrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia[14], è indiscutibile che la celebrazione di questi sacramenti rappresenta per gli adulti la conclusione di un lungo itinerario di crescita nella fede, di un graduale cambiamento di vita, di una progressiva santificazione e di un inserimento sempre più esteso nella vita ecclesiale[15]. Come ricorda efficacemente san Basilio Magno: “Prima bisogna diventare discepoli del Signore e poi essere ammessi al santo battesimo”[16].
Il termine “iniziazione cristiana”, comunemente presente nell’odierna riflessione teologico-pastorale, deve la sua diffusione in modo particolare a Luis Duchesne[17]. Nel secolo XX il tema iniziazione ha conosciuto un crescente interesse di studi antropologici, storici, teologici, liturgici e pastorali[18]. La pubblicazione del Rito della iniziazione cristiana degli adulti, frutto delle scelte conciliari arricchite dal contributo di numerosi esperti, rappresenta un’efficace sintesi della ricerca nel campo dell’iniziazione cristiana e un sapiente ricupero della proposta iniziatica antica[19]. In questo Rituale l’iniziazione sacramentale costituisce il momento culminante di un esteso processo iniziatico, articolato in tempi e passaggi successivi: il precatecumenato come tempo di orientamento al cristianesimo e di evangelizzazione; il primo passaggio con il rito dell’accoglienza dei catecumeni; poi il tempo, piuttosto lungo, del catecumenato finalizzato alla formazione e maturazione cristiana; segue il secondo passaggio dell’elezione e ammissione al battesimo; quindi il tempo, durante la quaresima, dedicato alla purificazione e illuminazione; finalmente, al termine della preparazione spirituale, si giunge al terzo grado o passaggio con la celebrazione, nella Veglia pasquale, del battesimo, confermazione ed eucaristia, “ sacramenti che formano il cristiano”[20]; si conclude l’iniziazione con il tempo della mistagogia, durante il tempo pasquale, destinata all’esperienza cristiana, sacramentale e comunitario-ecclesiale.
La struttura iniziatico-catecumenale degli adulti appare già adeguatamente articolata alla fine del II secolo e si incontra nelle principali Chiese del III secolo, quali Roma, Cartagine, Alessandria, Antiochia. Questo tempo può considerarsi il periodo aureo del processo iniziatico per la sua rigorosa ed estesa proposta formativa. Dopo un primo accostamento al cristianesimo ed un’iniziale fede, grazie soprattutto alla testimonianza e all’accompagnamento di esemplari cristiani, il nuovo credente, valutate le sue intenzioni e disponibilità, era accolto fra i catecumeni. Seguiva un lungo periodo di formazione cristiana durante il catecumenato, di circa tre anni, promossa attraverso la catechesi, prevista probabilmente più volte alla settimana, integrata da esorcismi e arricchita dalla preghiera individuale e comunitaria. Accompagnato dalla guida spirituale di un padrino, il catecumeno si impegnava in un esercizio di vita cristiana ricca di opere di carità[21]. Al termine di questo esigente periodo formativo il catecumeno, se ritenuto idoneo, veniva ammesso al battesimo, preceduto da una breve ma intensa esperienza spirituale che, a Roma, aveva la durata di una settimana, durante la quale, oltre all’ascolto del Vangelo, era previsto un fecondo intreccio di riti e gesti penitenziali: esorcismo quotidiano, un bagno di purificazione il giovedì, digiuno il venerdì, un solenne esorcismo il sabato, fatto dal vescovo, e seguito dall’insufflatio sul volto e dal segno della croce in fronte, sulle orecchie e sulle narici[22]. Il processo iniziatico culminava con la celebrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia all’alba della domenica a conclusione di una veglia che durava tutta la notte: al canto del gallo veniva benedetta l’acqua, seguiva lo spogliamento dei candidati, la rinunzia a satana e la solenne professione di fede, poi l’unzione con l’olio dei catecumeni, quindi il battesimo per immersione, successivamente la crismazione, infine la prima partecipazione alla eucaristia[23].
La disciplina del catecumenato e, più in generale, l’articolato processo iniziatico diventano nel IV e V secolo una prassi estesa in tutte le Chiese. Nonostante l’arricchimento liturgico e l’elaborazione di esemplari catechesi, in questo periodo post-costantiniano l’itenerario iniziatico conosce un affievolimento come proposta di evangelizzazione e formazione cristiana. Con facilità si era iscritti fra i catecumeni, sovente senza una previa preparazione[24]. Nella prima fase del catecumenato, della durata di 2-3 anni e a volte di tutta la vita, i candidati erano aiutati a sviluppare una fede iniziale ed un primo esplicito orientamento al cristianesimo. La catechesi, anche se talvolta prevedeva specifiche istruzioni, si limitava sovente alla partecipazione della prima parte dell’eucaristia domenicale: ascolto della Parola e omelia. La formazione era arricchita da frequenti esorcismi e dall’accompagnamento spirituale del padrino. Di fatto la crescita nella fede e il cambiamento della vita erano modesti. Agostino si lamentava della scarsa frequenza dei catecumeni alla catechesi e della loro condotta poco edificante[25]. Con un’immagine efficace Rinaldo Falsini, riferendosi a questo tempo di formazione, parla di “catecumenato di parcheggio”[26]. Al termine di questa essenziale formazione i catecumeni che, dopo insistente sollecitazioni dei pastori, decidevano di accedere al battesimo, venivano esaminati e, se ritenuti idonei, iscritti dal Vescovo stesso nel libro degli eletti, chiamati anche competenti o illuminandi[27]. Con questa celebrazione incominciava la seconda e decisiva fase del catecumenato, che coincideva con la Quaresima. Prevedeva un’intensa e rigorosa formazione, scandita dalla catechesi quotidiana, arricchita da numerosi esercizi ascetico-penitenziali, sostenuta da molteplici riti e celebrazioni: esorcismo quotidiano, scrutini, traditio del Simbolo e, in alcune Chiese, anche del Padre Nostro. L’iniziazione raggiungeva il suo momento culminante con l’amministrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia nella Veglia pasquale. La struttura celebrativa di questi sacramenti era analoga alla fase precedente: agli stessi riti, espressi con una maggiore solennità, si aggiungevano alcuni minori, quale quello del rivestirsi dell’abito bianco, la consegna della lampada e, a Milano, la lavanda dei piedi. Infine il processo iniziatico si concludeva con la tappa della mistagogia, estesa a tutta la settimana di Pasqua, durante la quale i neofiti ordinariamente erano istruiti sui sacramenti attraverso la spiegazione dei singoli riti e una catechesi tipologica[28]. Di fatto il processo iniziatico del IV e V secolo si concentrava in 50 giorni: la Quaresima e la settimana di Pasqua. Si trattava di una formazione intensa, ma limitata nel tempo.
L’antica struttura iniziatica, pur con significative diversità di attuazione, presenta una propria identità, sostanzialmente costante nelle Chiese dei primi secoli. In generale l’iniziazione cristiana si caratterizza come un processo originale ed organico di formazione cristiana e come un cammino di santificazione, operati dalla Chiesa e nella Chiesa. È diretta ai giovani e adulti che desiderano diventare cristiani. Ha una durata limitata nel tempo: si estende dai primi passi nella fede sino alla mistagogia. Raggiunge il suo apice con la celebrazione del battesimo, confermazione ed eucaristia. È finalizzata, attraverso tappe successive, a formare il discepolo di Cristo, a introdurre il nuovo credente nella salvezza, rendendolo progressivamente partecipe del mistero della morte e risurrezione, a incorporarlo sempre più profondamente nella comunità ecclesiale sino a diventare membro a pieno titolo della Chiesa. Sviluppatosi con una propria struttura e finalità, il processo iniziatico presenta tratti specifici con una loro particolare valenza antropologica, teologica ed ecclesiologica.
È un progressivo cammino di liberazione e santificazione. Grazie ad esso i nuovi credenti rivivono una storia di salvezza analoga a quella del popolo di Israele. Tertulliano delinea il processo iniziatico con tre verbi che connotano il dinamismo del cammino in tappe progressive: anzitutto accedere ad fidem, cioè il primo accostamento alla fede e l’iniziale conversione; segue ingredi in fidem, l’entrare nella fede attraverso un suo approfondimento che implica l’osservanza della legge-parola del Signore; infine signare fidem, cioè porre il sigillo della fede con il battesimo[29]. La conclusione di questo cammino spirituale è il raggiungimento, con il battesimo, della libertà dei figli di Dio, della piena liberazione nella nuova Terra promessa, dove scorre latte e miele, efficacemente simboleggiata dall’accesso al calice di latte e miele durante la prima celebrazione eucaristica dei neofiti[30]. Soprattutto Origene paragona il processo iniziatico all’esodo di Israele: “Quando tu lasci le tenebre dell’idolatria perché desideri arrivare alla conoscenza della legge divina, allora cominci a uscire dall’Egitto. Quando ti sei unito alla folla dei catecumeni e hai cominciato a obbedire ai comandamenti della Chiesa, hai attraversato il Mar Rosso. Durante le tappe del deserto, ogni giorno ti applichi ad ascoltare le Legge di Dio e a contemplare il volto di Mosè che ti svela la gloria del Signore. Ma quando arriverai alla sorgente spirituale del battesimo, e in presenza dell’ordine sacerdotale e levitico sarai iniziato a quei misteri venerandi e sublimi noti soltanto a coloro che hanno diritto di conoscerli, allora, avendo attraversato il Giordano, grazie al ministero dei sacerdoti, entrerai nella Terra promessa, quella terra dove Gesù, dopo Mosè, ti accoglie e diventa la tua guida per la nuova vita”[31]. Anche in una omelia su Numeri l’Autore istituisce un parallelismo fra il processo iniziatico e il cammino di liberazione di Israele che si estende dall’uscita dall’Egitto all’attraversamento del Giordano[32]. Per Origene, dunque, il nuovo credente, in tappe successive, si allontana dall’idolatria, incomincia ad aderire alle leggi divine, vive un’esperienza di deserto nella quale si imbeve della parola di Dio e si esercita a viverla, finalmente con il battesimo entra nella nuova Terra promessa abilitato ad aderire ai precetti evangelici.
Primariamente, dunque, il cammino inziatico è una crescente santificazione, opera dall’Alto, alla quale via via corrisponde una progressiva liberazione, una nuova condizione spirituale -prima simpatizzante, poi catecumeno, quindi eletto o competente, infine neofita- una capacità sempre più ampia nell’accogliere la parola di Dio e i misteri salvifici[33], un compito sempre più esigente di fedeltà alla Parola e di cambiamento di vita. A più riprese i Padri sottolineano l’esigenza di una seria crescita spirituale prima del battesimo. Il nuovo credente è chiamato a “mettere del suo”[34], a partecipare con diligente premura alla catechesi e portare frutti operosi[35], è sollecitato a sviluppare “una fede completa e matura”[36], a liberarsi dal dominio di satana, allontanarsi dalle passioni, correggere i difetti, confessare i peccati e acquistare la virtù[37]. Questo impegnativo compito di liberazione e di rinnovamento spirituale del credente è possibile grazie all’azione di Dio, primo attore della santificazione. È la grazia divina che muove il cuore dell’uomo alla fede: “Invero, ricorda Agostino, accade molto raramente, anzi mai, che qualcuno venga con l’intenzione di diventare cristiano senza essere toccato nel profondo da un certo timore di Dio”[38]. È ancora l’aiuto del Signore che sostiene il cammino di conversione. Cirillo di Gerusalemme rassicura l’illuminando nel suo combattimento spirituale: “Sarà a tua disposizione la spada dello Spirito”[39]. Per sottolineare l’azione liberatrice e santificatrice di Dio nella prassi catecumenale antica viene dato grande rilievo alla preghiera -della comunità, del catechista e dello stesso catecumeno- e all’ascolto della Parola, è prevista una molteplicità di celebrazioni e riti. Tra essi hanno una particolare rilevanza gli esorcismi, “senza dei quali l’anima non può venire purificata”[40]. Se è vero che “Dio, che ci ha creati senza di noi, non può salvarci senza di noi”[41], la responsabilità e l’impegno del credente restano fondamentali, ma sempre come risposta e cooperazione all’iniziativa di Dio: “A lui spetta piantare e irrigare, a te portare frutto; a Dio donare la grazia, a te riceverla e conservarla”[42].
È scuola di formazione ed esercizio di vita cristiana. L’intero processo iniziatico e, in particolare, l’esperienza catecumenale hanno lo scopo di formare il cristiano: il discepolo del Signore[43], l’atleta e il soldato di Cristo[44], il cittadino della Chiesa[45]. È vero discepolo di Cristo, secondo san Basilio, “chi si accosta al Signore per seguirlo, cioè per ascoltare le sue parole, credere e ubbidire a lui come a padrone e re e medico e maestro”[46]. L’obiettivo della formazione è la crescita spirituale del nuovo credente: sviluppo della fede, progresso nella conversione e cambiamento di vita, graduale inserimento nella comunità ecclesiale. Per questo non basta conoscere il messaggio cristiano. Ci si deve “sbarazzare delle cattive abitudini”[47], “sradicare i vizi e spegnere i barbari costumi”[48]. Occorre accogliere la parola di Dio e conformare ad essa cuore, parole e opere[49]. Si è chiamati a sviluppare la fede, la speranza e la carità[50]. Si deve portare frutti di opere buone e, in particolare, impegnarsi in opere di carità[51]. Tutto ciò si ottiene attraverso un vero “tirocinio degli uditori”[52], trasformando, così, il catecumenato in un “tempo di penitenza, di prova e di timore”[53].
Le testimonianze dei Padri confermano questo concetto di esercizio della vita cristiana con altre immagini semplici ed eloquenti. Il cammino che precede il battesimo è considerato un tempo di combattimento spirituale: lotta contro le seduzioni del male e impegno di rinnovamento interiore. Per questo Cirillo di Gerusalemme, all’inizio della Quaresima, ricorda agli illuminandi che “sono stati chiamati alle armi” e che devono “con buona volontà combattere la battaglia del Signore per vincere le avverse potestà”[54]. Secondo Tertulliano i catecumeni sono “novicioli”[55], cioè “soldati di leva” che devono apprendere l’arte del combattimento. Da Commodiano sono invitati ad essere “buone reclute”[56]. Il Crisostomo considera gli illuminandi “nuovi soldati in Cristo”[57]. Con un’immagine sportiva, poi, il catecumenato è presentato come un tempo di allenamento, di esercizi ginnici. Per Giovanni Crisostomo la tappa che precede il battesimo è “palestra e ginnasio”, dove gli illuminandi si allenano prima di scendere, con il battesimo, nell’arena per la gara[58]. Analoga immagine è espressa da Agostino, che esorta i competenti: “Ecco dov’è il vostro stadio, ecco il quadrante per i lottatori, ecco la pista per i corridori, ecco la palestra per i pugili”[59]. Soprattutto il periodo quaresimale che precede il battesimo è qualificato come un tempo di forgiatura e di rinnovamento interiore. Richiamando un’immagine classica, Cirillo di Gerusalemme afferma che l’illuminando è “come oro grezzo e sofisticato… che non può essere purificato dalle scorie senza il fuoco”. Per questo chiede che “l’anima venga forgiata, sia lavata a colpi di martello la durezza dell’infedeltà; cadano dal ferro le squame superflue e ne rimanga il metallo purificato”[60]. Il Crisostomo non esita ad entrare nei dettagli. Si tratta di sradicare le cattive abitudini, in particolare quella di giurare, di essere violento, di parlare male, di compiere azioni illecite. Si deve frenare la lingua, gli occhi, le passioni, soprattutto la collera, l’ira, il rancore, l’ostilità, l’invidia, i desideri perversi. Ci si astenga dai presagi, sortilegi, spettacoli. Si rinunci al male, si disprezzi le ricchezze e ci si distacchi dalle cose presenti. Ci si eserciti nelle buoni azioni, nella liberalità verso i poveri, nella modestia, nella mitezza[61]. Infine, in termini generali, il cammino catecumenale è ritenuto un tempo di crescita spirituale. Il catecumeno, come il bambino, per svilupparsi deve essere nutrito prima con il latte, poi con cibo solido[62]. Chi vuole crescere e diventare cristiano, come l’albero, ha bisogno di cura e potature[63].
È crescita spirituale promossa e operata dalla Chiesa. Già nell’Antico Testamento il popolo di Israele è il partner di Dio: popolo eletto dal Signore e suo interlocutore, destinatario della sua Alleanza, luogo dove si manifesta il suo disegno, inviato a testimoniare il suo mistero di salvezza. Ogni pio israelita fa l’esperienza di Dio condividendo vita e vicende del proprio popolo. La Chiesa, “convocazione” del nuovo Israele, è il popolo della nuova Alleanza. Voluta da Dio come sacramento universale di salvezza, la Chiesa ha la missione di incontrare ogni uomo e donna per introdurli nell’economia salvifica, per farli entrare in comunione con Dio e partecipare al mistero di morte e resurrezione di Cristo. Per questo l’iniziazione cristiana, quale cammino progressivo di crescita spirituale e di configurazione a Cristo, è essenzialmente opera della Chiesa: viene attuata da essa e in essa. In questa azione iniziatica si rivela e si compie in modo eminente la vocazione missionaria e materna della Chiesa.
Numerosi Padri, con un’immagine semplice ed immediata, paragonano l’esperienza del catecumeno nella comunità ecclesiale a quella del bambino nel grembo della madre durante il tempo della gestazione. Fra le testimonianze si può richiamare quella di Metodio, vescovo di Olimpo in Asia Minore, che verso il 310 scriveva: “Una donna, quando ha ricevuto informe il seme dell’uomo, dà alla luce, una volta compiuto il tempo, un essere perfetto. Allo stesso modo si potrebbe dire che la Chiesa non cessa di concepire nel suo grembo quelli che cercano riparo presso la Parola, e che essa li forma e li modella a immagine e somiglianza di Cristo, per farli, una volta compiuto il tempo, cittadini della vita immortale”[64]. La Chiesa, concepiti i nuovi credenti attraverso un’iniziale fede, li porta nel proprio grembo, li cura, li nutre, li protegge, progressivamente li forma e li santifica, per poi generarli a vita nuova con il battesimo. Il giorno di Pasqua Agostino, rivolgendosi ai neofiti, ricorda il loro precedente cammino di crescita, operato da Dio e dalla Chiesa, implicitamente espresso con l’uso della forma passiva dei verbi: “E ora pensate a voi stessi: non eravate e siete stati creati, siete stati radunati nell’aia del Signore, siete stati trebbiati con il lavoro dei buoi, ossia di coloro che annunziano il Vangelo, avete cominciato a essere macinati con digiuni ed esorcismi. Quindi siete venuti all’acqua e siete stati impastati e siete diventati una cosa sola. Con il sopraggiungere del fuoco dello Spirito Santo siete stati cotti e siete diventati pane del Signore”[65]. Più esplicitamente Quodvultdeus, rivolgendosi ai competenti oramai prossimi al battesimo, rammenta: “Gli esorcismi, i salmi, le insufflazioni, il cilicio, le genuflessioni… tutto ciò è il cibo con cui vostra madre vi alimenta nel suo grembo, per potervi fare nascere dall’acqua del battesimo e presentarvi preservati a Cristo esultanti di gioia”[66]. Anche Leone Magno, verso la metà del V secolo, ricorda agli eletti che per accedere al battesimo “devono essere scrutinati con esorcismi, santificati con digiuni e istruiti più frequentemente con predicazioni - et exorcismis scrutandi et ieiuniis santificandi et frequentius predicationibus imbuendi”[67].
In questo tempo di gestazione, dunque, la madre Chiesa si prende cura dei figli, appena concepiti, li educa e promuove la loro crescita spirituale in primo luogo con un appropriato nutrimento della Parola, con una continua impetrazione dell’aiuto del Signore, di cui sono espressione eloquente gli esorcismi quotidiani, la preghiera comunitaria nella sinassi eucaristica per i catecumeni, le veglie di preghiera, i molteplici riti e celebrazioni. Li segue con un premuroso e costante accompagnamento spirituale attraverso il Vescovo, i presbiteri e i diaconi, i catechisti e gli esorcisti, i garanti e i padrini, ma anche con la presenza e la testimonianza dei fedeli, la loro condivisione alla catechesi e agli esercizi ascetico-penitenziali dei catecumeni, la loro continua preghiera. In questo modo la Chiesa esercita la sua maternità attraverso i propri figli già rigenerati a vita nuova[68]. A sua volta Agostino associa i battezzati di lunga data all’azione materna della Chiesa che, dopo la gestazione e generazione dei nuovi figli, continua a prendersene cura. Il giorno del battesimo, a conclusione della Veglia pasquale, rammenta: “Mi rivolgo a voi, fratelli (battezzati), a voi che in qualche modo, data l’anzianità della vostra generazione, siete per loro (i neofiti ) come dei genitori, e vi raccomando di comportavi in modo che con coloro che prenderanno da voi l’esempio possiate godere e non perire insieme… Quando vi comportate male, voi, che siete fedeli già da tempo, dovrete rendere conto a Dio sia di voi stessi che di loro”[69].
È proposta unitaria e organica di educazione e santificazione. La crescita spirituale del catecumeno, la sua progressiva adesione e configurazione a Cristo sono il frutto convergente di numerosi operatori e della comunità cristiana, nello stesso tempo sono il risultato di una ricca esperienza unitaria nella quale confluiscono molteplici attività promosse e offerte dalla Chiesa: evangelizzazione e catechesi, riti e celebrazioni, esercizi ascetici e penitenziali, testimonianza di fede e di carità fraterna, condivisione, sostegno e accompagnamento spirituale dei fedeli. L’obiettivo è lo sviluppo integrale della vita cristiana nel nuovo credente, la sua progressiva partecipazione al mistero pasquale e il suo inserimento sempre più pieno nella Chiesa, raggiunti compiutamente con la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione. L’unità del processo iniziatico è assicurata dallo stesso obiettivo e dall’azione concorde dei diversi operatori, è fondata sulla continuità progressiva delle tappe e su una ricca e vitale esperienza comunitaria-ecclesiale, è espressa dalla celebrazione unitaria del battesimo, confermazione ed eucaristia. La organicità del cammino formativo spirituale è radicata sul profondo e armonico legame delle componenti o azioni iniziatiche che si intrecciano, si richiamano e si completano reciprocamente: l’approfondimento della Parola trova conferma e sostegno nella testimonianza dei fedeli, è preparato e attuato attraverso l’esperienza ascetico-penitenziale, viene arricchito e aiutato efficacemente con una molteplicità di riti e celebrazioni, è completato e sostenuto grazie all’accompagnamento spirituale dei garanti e padrini.
È partecipazione e attuazione della storia della salvezza. L’economia salvifica di Dio inizia con la creazione, si manifesta in modo privilegiato con fatti e parole nella storia del popolo eletto, si realizza in modo definitivo con l’incarnazione del Figlio di Dio, la sua vita, la sua morte e risurrezione. La venuta di Gesù Cristo e il suo mistero pasquale rappresentano il compimento della promessa antica e costituiscono l’irruzione della salvezza messianica, grazie alla quale il nuovo popolo del Signore può vivere pienamente il dono dell’Alleanza nell’esperienza di comunione filiale e sponsale con il suo Dio. La storia della salvezza, che viene da lontano, continua oggi. Tutto il processo di iniziazione cristiana è uno dei luoghi privilegiati dove si manifesta, continua e si compie la storia salvifica di Dio, che trova la sua espressione più alta nella celebrazione dei sacramenti. Per questo gli eventi della storia della salvezza costituiscono il riferimento costante e il contenuto dominante della catechesi che, nel processo iniziatico, precede e segue il battesimo.
Un’esplicita ed eloquente testimonianza è offerta da Agostino nella prima catechesi ai “rudes” nella fede, precedente il loro ingresso tra i catecumeni. La narrazione, suggerita dal Vescovo di Ippona, riassume in grandi tappe la storia della salvezza: creazione, caduta, progressiva azione liberatrice di Dio che ha il suo momento culminante con l’incarnazione di Gesù Cristo. Le cinque precedenti tappe trovano la loro continuazione e attuazione nella sesta: con la morte e risurrezione di Cristo e la Pentecoste inizia il tempo della Chiesa, in attesa del ritorno finale del Cristo glorioso[70]. La stessa catechesi morale, proposta da Ambrogio agli eletti nelle prime settimane della Quaresima, viene sviluppata “leggendo la storia dei Patriarchi e i precetti dei Proverbi”[71]. In particolare la catechesi storico-salvifica dei competenti o illumunandi, con approfondimenti dottrinali, è caratteristica delle numerose spiegazione del Simbolo, presentato come sintesi della storia della salvezza. Soprattutto nella catechesi mistagogica ai neofiti la storia della salvezza incontra una più ampia e dinamica interpretazione. Particolarmente significativa è la testimonianza di Cirillo di Gerusalemme. Nella prima catechesi mistagogica la rinunzia a satana e la liturgia battesimale sono poste in relazione al passaggio del Mar Rosso. L’antico esodo è detto ^_???, il nuovo ??????'?: là abbiamo Mosé, la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, il sangue di un agnello; qui il Cristo, la liberazione dal peccato, il sangue dell’Agnello immacolato. Il termine ^_??? ha il senso di “figura”, “ombra”, “prefigurazione”. Fa riferimento ad un evento specifico dell’Antico Testamento, ricco di un profondo e misterioso significato che rinvia all’agire, pur nascosto, di Dio nella storia. L’evento di liberazione operata da Cristo nel battesimo, invece, è ??????'?, cioè verità, realizzazione piena, vera. Con la seconda catechesi mistagogica Cirillo istituisce una relazione fra la morte risurrezione storica di Cristo e la sua partecipazione sacramentale e simbolica degli illuminandi nel battesimo: Cristo è veramente -?????¯??- morto e risorto, mentre il nuovo credente, con il battesimo, partecipa “in imitazione” -'''???'- alla morte e risurrezione di Cristo. In questo caso il battesimo è detto ???^?^????: nel sacramento si verifica una partecipazione imitativa simbolica alla morte e risurrezione di Cristo. Il suo effetto, però, è vero e reale: attua la salvezza. Per Cirillo, dunque, tre termini scandiscono la storia della salvezza: l’antico esodo è ^_???, è “figura” della liberazione divina. Questa diventa verità, realizzazione piena, ??????'?, in Cristo. Nel tempo della Chiesa il nuovo credente è inserito nella liberazione di Cristo attraverso il battesimo, che è ???^?^????, partecipazione vera, ma imitativa simbolica, alla morte e risurrezione di Cristo. Ciò che viene affermato del battesimo si applica, nelle successive catechesi gerusalemitane, alla confermazione e all’eucaristia[72].
In generale nella catechesi mistagogica i Padri -come Tertulliano, Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio, Teodoro di Mopsuestia- si avvalgono di una spiegazione tipologica: diversi avvenimenti dell’Antico e Nuovo Testamento, connessi all’acqua – della creazione, del diluvio, del Mar Rosso, di Meriba…del Giordano- alle unzioni dei re e dei profeti, alla manna e alla moltiplicazione dei pani, nei quali si manifesta l’azione salvifica di Dio, sono presentati come ^_???, vale a dire immagine, figura, anticipo di ciò che Dio, in modo pieno, compie oggi con il battesimo, la confermazione e l’eucaristia. Si tratta di “segni”, ricchi di efficacia, che aiutano a scoprire il valore e l’ordine della storia della salvezza: essi rinviano alla presenza operante di Dio nel passato, nello stesso tempo confermano ed esprimono l’agire di Dio nell’oggi in pienezza e potenza maggiori. Questi sacramenti sono, dunque, le magnalia Dei, le grandi azioni con le quali Dio non solo fa crescere la Chiesa ma continua in modo sorprendente la sua storia di salvezza. Questa visione invita a superare la concezione individualistica dei sacramenti, a riscoprire il loro significato ecclesiale e la loro valenza di segni efficaci dell’economia salvifica. Si giustifica, così, la loro celebrazione comunitaria, il loro stretto legame alla Pasqua, la coerente novità di vita richiesta ai neofiti, non solo sul piano personale ma anche su quello ecclesiale e apostolico-missionario: ogni credente in Cristo, infatti, è chiamato a collaborare con Dio, che opera nella Chiesa e nella storia, per la costruzione del mondo nuovo. Se la conversione al Vangelo è l’opera che Dio ha riservato a se stesso, la testimonianza del Risorto è opera che Dio affida a coloro che sono discepoli del Signore per l’edificazione del suo Regno nella Chiesa e oltre[73]. A tutto ciò introduce e abilita il processo di iniziazione cristiana.
L’insieme di questi tratti specifici conferisce all’intero processo d’iniziazione cristiana un carattere di sacramentalità. Dionisio Borobio, riferendosi alla totalità del cammino iniziatico, parla del “grande sacramento dell’iniziazione cristiana”[74]. In altre parole, tutto il processo iniziatico significa e comunica la salvezza: gradatamente suscita e nutre la fede; in tappe successive, grazie all’aiuto divino, purifica il cuore dell’uomo e lo libera dal potere del male; in forma sempre più ricca apre il nuovo credente al dono di vita e alla comunione con Dio che, accolto con cuore disponibile, lo configura progressivamente a Cristo; via via introduce il catecumeno nel mistero di morte e risurrezione, sino alla sua piena partecipazione con la celebrazione del battesimo, confermazione, eucaristia[75]. I diversi momenti ed interventi del processo iniziatico, espressione dell’azione materna e salvifica della Chiesa, assumono, pertanto, una valenza sacramentale-salvifica: ciò vale per l’accompagnamento della comunità ecclesiale, per l’azione pastorale-formativa dei numerosi ministri ed operatori -quali il Vescovo, i sacerdoti, i diaconi, gli esorcisti, i catechisti, i garanti e i padrini- si applica all’esperienza della preghiera e della vita penitenziale, alla catechesi e all’approfondimento della Parola, si attua in modo eminente con i diversi riti e celebrazioni, in particolare quella dei sacramenti dell’iniziazione[76].
Ad un’analoga conclusione, seppure diversamente motivata, perviene J. Ratzinger, che scrive: “La formula battesimale nella sua forma più antica è stata una professione di fede. E parimenti la professione di fede, nella sua forma più antica, è stata parte del sacramento… La formula battesimale, essendo veramente un credo dialogico, presuppone un lungo processo di apprendimento… Ciò significa che, tramite la professione battesimale, l’intero catecumenato si inserisce nel battesimo. Essendo la professione di fede elemento essenziale di questo sacramento, anche il catecumenato ne diventa parte”[77].
Si può, dunque, affermare che il divenire cristiano attraverso l’esteso processo iniziatico è tutto un evento di grazia, che si estende dalla chiamata alla fede sino al suo momento conclusivo con la celebrazione del battesimo e la mistagogia. Per questo le diverse tappe del cammino inziatico non sono tappe verso il battesimo, bensì tappe del battesimo, vale a dire tappe dell’evento di liberazione e salvezza che culmina con la celebrazione battesimale[78]. Il processo di iniziazione cristiana acquista, così, un nuovo significato: in esso le numerose attività e i diversi interventi della comunità cristiana e dei singoli ministeri esprimono l’azione salvifica della Chiesa, restano ad essa profondamente vincolati a livello spirituale ed operativo, hanno un valore non solo individuale ma comunitario.
Il catecumenato antico era una tappa fondamentale del processo iniziatico. In senso proprio esso si estendeva dalla prima accoglienza dei nuovi credenti nella comunità cristiana tra i catecumeni sino alla soglia del battesimo[79]. Il tempo catecumenale si articolava in due tappe: un esteso ed esigente periodo di formazione e conversione, arricchita, nel III secolo, da una breve esperienza spirituale, di pochi giorni, precedente la celebrazione battesimale; una prima tappa, alquanto ampia, di orientamento al cristianesimo e di una iniziale conversione, alla quale, nel IV e V secolo, seguiva una seconda tappa, durante la Quaresima, di intensa e rigorosa formazione e crescita spirituale, prima della celebrazione, nella Veglia pasquale, dei sacramenti dell’iniziazione.
Parte integrante del processo iniziatico, la proposta del catecumenato ne assumeva gli stessi tratti fondamentali e costitutivi. Finalizzato a formare il vero discepolo di Cristo e a promuovere una progressiva santificazione, il cammino catecumenale si fondava su una vitale esperienza comunitaria nel grembo materno della Chiesa. I catecumeni, sostenuti dall’accoglienza fraterna, dalla testimonianza e preghiera dei fedeli e dall’accompagnamento spirituale dei padrini, percorrevano un ricco itinerario formativo spirituale, fondato su una triplice esperienza: approfondimento della parola di Dio soprattutto attraverso la catechesi, esercizi ascetico-penitenziali, inoltre riti e celebrazioni.
La catechesi, universalmente attestata, occupava un posto centrale e insostituibile nella formazione e crescita spirituale dei nuovi credenti. Organica e sistematica, profondamente radicata nella Sacra Scrittura, introduceva al piano salvifico di Dio e proponeva, seppure in forma essenziale, i contenuti fondamentali del messaggio cristiano. Aveva lo scopo di favorire l’apprendimento, soprattutto la risposta di fede, la conversione del cuore, lo sviluppo di un comportamento cristiano. Il suo vitale legame con le altre componenti del processo iniziatico, le scelte contenutistiche e i criteri pedagogici e applicativi conferivano un volto proprio e originale al suo modello di trasmissione della Parola.
Gli esercizi ascetico-penitenziali erano numerosi, severi, sempre più frequenti con l’avvicinarsi del battesimo. Abituale era la richiesta del digiuno, a cui si aggiungeva sovente l’invito all’astinenza dalle carni e dal vino, alla moderazione nel cibo e nelle bevande, in alcune testimonianze anche alla rinunzia temporanea per gli sposati ai rapporti matrimoniali. Erano proposte elemosine, opere di carità e solidarietà fraterna, distacco dai beni materiali. Grande risalto veniva dato alla preghiera. Erano previsti diversi esercizi di mortificazione corporale: oltre al digiuno e all’astinenza, si raccomandava la frugalità, talvolta la rinunzia all’acqua, il cilicio, prostrazioni, lacrime, veglie notturne, dormire per terra, in alcune Chiese anche la privazione del bagno. Ancora più insistente era la richiesta di un’ascesi spirituale: confessione dei peccati, perdono delle offese, freno della lingua e degli occhi, lotta contro le passioni, correzione di vizi e difetti. La severità di queste forme penitenziali è paragonata da Agostino alla macinazione del grano[80]. Queste diversi esercizi, proposti dalla Chiesa e testimoniati dai fedeli, erano un efficace sostegno al cammino spirituale dei catecumeni. Avevano un valore ascetico: si mortifica la carne per liberare lo spirito, ci si esercita in un combattimento spirituale per rompere con le cattive abitudini e per acquisire un comportamento evangelico[81]. Favorivano un’apertura e disponibilità a Dio e agli altri[82]. Erano, poi, un via di purificazione. “Imponendo sofferenze e afflizioni al nostro corpo e al nostro spirito, scrive Tertulliano, noi rendiamo soddisfazione dei peccati commessi”[83]. E Agostino ricorda che i competenti “si purificano con l’astinenza, i digiuni e gli esorcismi”[84].
Il cammino catecumenale, inoltre, era sostenuto da riti e celebrazioni, sempre più numerosi nella tappa che precede il battesimo. In Occidente si incontra il rito dell’accoglienza dei nuovi credenti tra i catecumeni: segno di croce, sale e imposizione delle mani. Universale era la prassi dell’esorcismo ripetuto con frequenza: si invocava l’aiuto del Signore per liberare il catecumeno dalle catene del male. Rivestiva particolare rilievo, all’inizio della Quaresima, il rito di ammissione dei catecumeni tra gli eletti o illuminandi, seguito dalla nomendatio in Occidente o dalla onomatographia in Oriente. Si avevano, quindi, gli scrutini, una sorta di celebrazioni penitenziali comunitarie con l’inserimento dell’esorcismo, che a Roma e a Milano venivano celebrati tre volte nelle domeniche quaresimali. Anche gli esorcismi, che prevedevano la partecipazione dei fedeli, avevano lo scopo di purificare i candidati al battesimo e di sostenerli nel loro combattimento spirituale[85]. Verso la fine della Quaresima erano comunemente previste la traditio del Simbolo e, dopo alcuni giorni, la sua redditio. In alcune Chiese si incontrava anche un’analoga traditio e redditio del Padre Nostro. A questi riti si deve aggiungere la pubblica preghiera per i nuovi credenti durante l’eucaristia domenicale per i catecumeni. Tutti questi riti e celebrazioni, mentre esprimevano la presenza materna della Chiesa e introducevano progressivamente alla vita liturgica della comunità cristiana, nello stesso tempo sostenevano e alimentavano la risposta di fede ricordando che la crescita spirituale è primariamente un dono dall’Alto.
Le tre esperienze proposte nel catecumenato -la catechesi e l’approfondimento della Parola, gli esercizi ascetici e penitenziali, i riti e le celebrazioni- erano vitalmente connesse: si integravano vicendevolmente e si sostenevano reciprocamente al servizio della formazione e santificazione del catecumeno. Erano le azioni con le quali la Chiesa si prendeva cura dei figli concepiti nella fede, come ricorda espressamente il vescovo Quodvultdeus, rivolgendosi ai competenti: “Gli esorcismi, i salmi, le insufflazioni, il cilicio, le genuflessioni… tutto ciò è il cibo con cui vostra madre vi alimenta nel suo grembo”[86]. La triplice esperienza, testimoniata con dovizia nella prassi antica anche se con diverse accentuazioni, è ancora chiaramente attestata da Leone Magno, verso la metà del V secolo[87].
Modello della catechesi catecumenale
In senso proprio la catechesi del catecumenato antico presuppone una prima evangelizzazione ed è successivamente integrata con la catechesi mistagogica nei primi giorni dopo il battesimo. In modo esplicito Clemente Alessandrino pone la distinzione tra un primo annuncio o kerigma e la successiva catechesi: “Si può dire che il latte è la prima predicazione -"????'?- diffusa in abbondanza, mentre il cibo solido è la fede solidamente stabilita grazie alla catechesi –"?^????'?”. E spiega: all’inizio i nuovi catecumeni sono “esseri di carne ancora come bambini” che devono essere alimentati con latte, poi, un po’ più cresciuti, dovranno essere nutriti con cibo solido[88].
Prima della catechesi, dunque, si aveva una prima evangelizzazione, che sovente, soprattutto nel III secolo, precedeva l’ingresso tra i catecumeni, altre volte aveva luogo all’inizio del cammino catecumenale. Questa primo incontro con il messaggio cristiano e con il Vangelo era opera di missionari itineranti, come testimonia Origene[89], veniva assicurato dall’azione evangelizzatrice di laici[90], trovava attuazione nell’accompagnamento dei garanti[91]. Talvolta era offerto attraverso sermoni che, soprattutto Ambrogio e Agostino, rivolgevano unitamente a cristiani e pagani, altre volte grazie ad una prima catechesi ai principianti, come è testimoniato a Cartagine e in altre Chiese del Nord Africa ai tempi di Agostino.
Per Origene la prima predicazione aveva lo scopo di suscitare l’abbandono degli idoli e l’adorazione a Dio, creatore di tutte le cose. Seguiva una prima presentazione di Gesù, annunciato dalle profezie e testimoniato dagli scritti neotestamentari[92]. Pur con sensibilità teologica e pastorale diversa, analogo procedimento era previsto da Ambrogio per uditori pagani. Anzitutto, scrive il Vescovo di Milano, si deve dimostrare che vi è un solo Dio, poi confutare il politeismo[93]. Quindi, aggiunge: “Quando hai fatto accogliere l’idea d’un unico Dio, allora, grazie alla sua testimonianza, dimostrerai che la salvezza c’è stata data attraverso Cristo”[94]. E nel presentare Gesù Cristo si deve partire dalla sua umanità e, successivamente, arrivare al suo mistero. Solo così si evita il rifiuto dell’ascoltatore, perché, argomenta, “quando mai gli Ateniesi avrebbero potuto credere che il «Verbo si fece carne» e la Vergine concepì dallo Spirito, se fecero ironia all’udire la risurrezione dei morti?”[95]. Quando, poi, l’annuncio veniva rivolto ai giudei, il discorso di Ambrogio ignora, come ovvio, il riferimento al monoteismo e all’idolatria, per concentrasi subito sulla figura di Gesù Cristo, movendo dall’orizzonte familiare ai destinatari dell’Antico Testamento, in particolare dei profeti[96]. Anche Gregorio di Nissa riteneva necessario, prima di una formale catechesi, sviluppare una corretta idea di Dio, unico, creatore, trascendente, perfetto, movendo dalle “particolari concezioni” degli uditori e dai “loro pregiudizi”[97]. Soprattutto nel De catechizandis rudibus, Agostino offre la proposta più articolata di un primo annuncio: nell’esporre la storia della salvezza si deve soprattutto “mostrare l’amore che Dio per ha noi”[98], soffermandosi sui “mirabili eventi”[99] operati dal Signore, che trovano il loro compimento nella salvezza attuata in Gesù Cristo, che non solo è venuto per rivelare l’amore di Dio, ma si è “fatto uomo per noi”[100], ha ottenuto il perdono dei peccati con la sua morte e risurrezione e continua ad operare nella Chiesa, suo corpo.
In generale il nuovo credente era introdotto alla fede cristiana attraverso la testimonianza ed evangelizzazione di cristiani, alla quale seguiva una sorta di “catechesi di avvio” per suscitare l’abbandono degli idoli e l’adesione al Dio unico, dando risalto al carattere alternativo della proposta evangelica rispetto alle abitudini e ai valori pagani, assumendo, come nel caso di Agostino, un più esplicito carattere kerigmatico.
La predicazione del Vangelo caratterizzò l’azione degli Apostoli, dediti al “ministero della parola” (At 6, 4). Alla predicazione missionaria seguiva ordinariamente l’approfondimento della fede e della vita cristiana attraverso un’istruzione dottrinale e parenetica. Con i Padri apostolici l’insegnamento catechistico, destinato a sostenere e rafforzare la fede dei nuovi credenti, assunse diversi moduli, come lo schema delle “due vie”[101], quello della “promessa-compimento”[102], senza escludere quello apologetico[103].
Con lo sviluppo del catecumenato si assistette alla nascita di una proposta catechistica con connotazioni proprie e originali, anche se essa conobbe varianti nel tempo e tra le Chiese. Destinatari dell’istruzione catechistica erano giovani e adulti che, grazie al primo incontro con il messaggio cristiano, avevano sviluppato un’iniziale fede e conversione. Nel III secolo la catechesi, svolta in talune Chiese da laici, in altre da diaconi o presbiteri, costituiva l’esperienza portante e continuativa del cammino catecumenale, come è espressamente documentato da Ippolito Romano e Origene, da Tertulliano e Cipriano, così pure dalla Didascalia degli Apostoli. Conobbe, nel IV e V secolo, uno sviluppo organico e un approfondimento contenutistico. L’azione catechistica, assicurata dal Vescovo o da un suo delegato durante la Quaresima, aveva una periodicità quotidiana, dal lunedì al venerdì. Era finalizzata a promuovere nel catecumeno-eletto un approfondimento della fede e conversione[104].
La catechesi dei Padri non si esaurisce con quella del catecumenato. È certo, però, che la catechesi catecumenale, con la sua finalità, il suo sviluppo contenutistico, il suo raccordo con la comunità e l’intero processo iniziatico, raggiunge un valore e una esemplarità che travalica il catecumenato.
I due termini “catechesi” e “catecumeno” rinviano allo stesso verbo: "?^???¯. Se catechesi indica l’azione dell’insegnare a viva voce facendo echeggiare la parola, catecumeno designa il soggetto che ascolta la parola trasmessa verbalmente lasciandola riecheggiare nella propria vita[105]. Questa reciproca implicanza dei due termini, espressa a livello etimologico, trova una sua propria e concreta traduzione nel cammino catecumenale, impegnando chi fa e chi riceve la catechesi ad una relazione dinamica e aperta al mistero della parola di Dio: un atto di fedele interpretazione e di sapiente mediazione nel primo, un cuore disponibile all’ascolto e all’accoglienza nel secondo. A sua volta la catechesi condivide la stessa finalità del processo iniziatico: sviluppare fede e conversione del nuovo credente, promuovere conoscenza e adesione al piano salvifico, sostenere il cammino spirituale di liberazione e santificazione. In particolare la catechesi si caratterizza per il suo inserimento vitale nel processo iniziatico-catecumeanle: è colonna portante, fattore di continuità dell’esperienza formativa e spirituale, luogo di connessione delle componenti iniziatiche, che arricchisce e dalle quali è arricchita, ricevendo sostegno e fecondità.
Gli aspetti essenziali della catechesi catecumenale, schematicamente anticipati nella descrizione della sua identità, meritano un’ulteriore esplicitazione. Essi delineano più chiaramente il modello catechistico.
La catechesi ha un carattere dialogico. Come ricorda efficacemente Jean Daniélou, “la catechesi è trasmissione viva del deposito della fede ai nuovi membri della Chiesa”[106]. Essa si fonda sulla S. Scrittura e sulla fede sulla Chiesa espressa sinteticamente nel Simbolo che, secondo Agostino, è “regola della fede”[107]. La catechesi, al servizio della fede e della conversione del catecumeno, è una trasmissione della Parola non disincarnata ma attenta all’uomo, alla sua concreta condizione religiosa, culturale e spirituale. Per questo chi fa catechesi deve anzitutto preparare e disporre il cuore degli uditori ad accogliere la Parola come il contadino che butta il seme dopo avere dissodato il campo[108]. Occorre che la predicazione iniziale, come ricordano Origene, Ambrogio, Gregorio di Nissa, faccia riferimento alla situazione religiosa del pagano, dell’ebreo o dell’eretico per smantellare l’idolatria, i pregiudizi e gli errori, che l’insegnamento si adatti ai diversi destinatari e alle loro categorie culturali e filosofiche[109]. È poi necessario sviluppare e nutrire la fede con un progressivo nutrimento, rispondente alle capacità spirituali del credente: l’immagine del latte e cibo solido di Clemente Alessandrino diventa, per Origene, latte per i principianti, legumi per chi comincia a progredire, carne per i perfetti[110]. Soprattutto la catechesi è mediazione della parola, capace di promuovere dialogo e risposta vitale. Lo afferma Clemente Alessandrino con un efficace paragone: “Come il gioco della palla non dipende solo da chi la batte secondo le regole, ma richiede qualcuno che la riceva sullo stesso ritmo, perché la partita si possa giocare secondo le norme del gioco, così la dottrina insegnata si trova idonea a essere creduta quando vi collabora la fede degli ascoltatori, che è, per così dire una sorta di «arte naturale». Anche il terreno, quando è fecondo, collabora all’opera della semina; così non v’è giovamento alcuno nell’educazione anche ottima senza la disponibilità del discepolo”[111]. Analogo concetto, sintetico ed efficace, viene espresso da Cirillo di Gerusalemme nella sua catechesi di avvio agli illuminandi: “A me spetta parlare, a voi aderire alla parola, a Dio portare a compimento”[112].
Commenta Giuseppe Laiti: “Necessariamente la catechesi è dialogica: questa è la sua regola”[113]. Essa suppone un’apertura di fede, comporta un insegnamento che introduca e approfondisca il piano salvifico, mira a informare tutta la vita. Nell’ascolto della Parola il catecumeno è invitato a interrogarsi, a “sradicare i vizi abituali e spegnere i barbari costumi”[114], ad aprirsi all’amore di Dio[115]. Questo dialogo con la Parola e con Dio[116] non si esaurisce con la catechesi. Esso si fa risposta con la preghiera, con il combattimento spirituale e la conversione attraverso esercizi ascetico-penitenziali, con gli esorcismi. Trova sostegno nel confronto, silenzioso o aperto, del catecumeno con la testimonianza della comunità cristiana e degli accompagnatori. Raggiunge la sua espressione pubblica e solenne nella traditio e redditio del Simbolo. Diventa impegno definitivo nella rinunzia a satana e nella professione di fede prima dell’atto battesimale. La catechesi è trasmissione viva del deposito della fede. Non, però, da sola.
La catechesi è servizio alla fede e alla vita cristiana. Daniélou, utilizzando “iniziazione” in senso lato, attribuisce alla catechesi antica anche la caratteristica di “iniziazione cristiana integrale, che risponde alla totalità della persona… In questa prospettiva totale la catechesi è, insieme, iniziazione al contenuto della fede, alla vita cristiana, alla preghiera e alla vita sacramentale”[117]. Tale funzione, comunemente testimoniata dai Padri, si applica ad un titolo particolare alla catechesi catecumenale. Se Tertulliano richiede fede matura e conversione per accedere al battesimo, Agostino ricorda ai nuovi credenti, in tutto il tempo in cui sono catecumeni e in modo più approfondito quando sono competenti, che “imparino quale deve essere la fede e quale la vita del cristiano-audiant quae fides et qualis vita debeat esse cristiani”. E più oltre, nella stessa opera, aggiunge: “Coloro che chiedono il battesimo devono essere catechizzati in modo tale che non solo ascoltino ed accolgano che cosa credere ma anche come debbono vivere”[118]. Non dissimile è il pensiero di Cipriano, secondo il quale il catecumeno, “avendo abbracciato la verità della Chiesa, viene per imparare ed impara per vivere”[119]. In particolare il compito della catechesi è quello di promuovere un nuovo modo di pensare e di agire ispirato alla parola di Dio, come è affermato efficacemente da s. Basilio. Utilizzando l’immagine della cera che assume esattamente la forma dello stampo, egli chiede che “il cuore, la parola e l’azione (del catecumeno) prendano lo stampo e la forma dell’insegnamento del nostro Signore Gesù Cristo”[120]. Anche Origene, richiamando l’azione formativa dei cristiani, scrive: “Quando essi hanno abbattuto i dogmi pagani…. i cattivi pensieri e i sentimenti empi, ricostruiscono nel cuore di colui che essi hanno demolito, i buoni pensieri, i sentimenti di pietà, vi deporranno la dottrina di verità, lo istruiranno nei riti religiosi, gli insegneranno i costumi e le regole dell’osservanza”[121]. Per Agostino lo scopo della catechesi non è solo quello di «docere» o insegnare e di «dilectare» o allietare l’uditore, ma di «movere», cioè di commuovere l’ascoltatore per indurlo a rinnovarsi e ad aderire al Signore. Per questo ricorda a Deogratias: “Esponi ogni cosa in modo tale che chi ti ascolta, ascoltando creda, credendo speri e sperando ami”[122]. In altre parole si tratta di sviluppare la fede, la speranza e la carità. Per accedere al battesimo, come già ricordato da Basilio, bisogna prima diventare veri discepoli del Signore. Per questo la catechesi catecumenale non si limita all’apprendimento. Essa diventa ascolto e approfondimento della Parola per crescere nella fede, nell’amore a Dio e nella carità fraterna, nella preghiera e nelle buone opere, per sradicare vizi e comportamenti immorali e acquisire un modo nuovo di pensare, giudicare e agire conforme a Cristo. Questo sviluppo spirituale è dovuto, ad un titolo particolare, all’ascolto e accoglienza della Parola di Dio, come sottolinea Origene[123]. Diventa, però, concreto ed efficace con il sostegno della comunità dei fedeli, grazie all’aiuto dei padrini, attraverso gli esercizi ascetico-penitenziali, per mezzo di riti e celebrazioni.
La catechesi è insegnamento completo, organico ed essenziale. Cirillo di Gerusalemme ricorda agli illuminandi che “la vita cristiana consta di due realtà: le verità di fede e le buone opere. Dio non accetta né la dottrina senza le opere buone, né le opere buone senza la dottrina”. Premesso questo legame inscindibile tra verità e vita, continua il Vescovo: “Grandissimo tesoro è la conoscenza delle verità cristiane”[124], chiamate “dogmi”. Nelle testimonianze patristiche le verità cristiane abbracciano l’insieme del mistero cristiano: insegnamento morale, dogmatico e, seppure parzialmente, sacramentale.
Non mancano sensibili varianti nell’esposizione dei contenuti catechistici. Il Crisostomo accentua l’aspetto morale con essenziali accenni ai riti e ai sacramenti. Ambrogio, dopo una catechesi d’inizio su Dio unico e creatore e sulla figura di Cristo, dà spazio alla formazione morale nelle prime settimane della Quaresima, per poi concentrarsi sulla spiegazione del Credo. Cirillo, richiamate nelle prime due catechesi le disposizioni e la conversione necessarie al catecumeno per accedere al battesimo, il cui significato viene sinteticamente sviluppato nella III catechesi, presenta, nella IV, una sintesi delle verità cristiane, alla quale segue, nella V, la trattazione della fede richiesta per aderire alla spiegazione del Simbolo, che “racchiude tutta la dottrina della fede in pochi versetti… tutta la conoscenza della pietà contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento”[125]. Completa la formazione, nelle catechesi VI-XVIII, con un ampio approfondimento dei contenuti che, seguendo gli articoli del Credo, riguardano Dio, Gesù Cristo, Lo Spirito Santo, la risurrezione della carne, la Chiesa e la vita eterna. Verso il 380 a Gerusalemme, secondo la testimonianza di Egeria, i catechizzandi ricevono nelle prime cinque settimane quaresimali una catechesi biblica, con probabile riferimento alla storia della salvezza, per poi essere istruiti sul Simbolo, spiegato articolo per articolo dal Vescovo[126].
La spiegazione dei Padri è costantemente fondata sulla Scrittura, attenta a richiamare l’economia salvifica, sollecita a evidenziare, di volta in volta, verità dogmatiche, deviazioni eretiche, aspetti morali, esigenze applicative. La testimonianza più esemplare è offerta da Cirillo di Gerusalemme nella sua spiegazione del Simbolo. Ogni catechesi inizia con il richiamare un articolo o una sua parte, a cui segue la citazione di un testo scritturistico attinente al tema. Si ha quindi un approfondimento dell’argomento con ampi riferimenti ai due Testamenti e con la confutazione di eresie o errori. Si conclude additando la bellezza e la fecondità della fede della Chiesa, la sua fondazione biblica, la sua rilevanza per la vita del credente. Di fatto la catechesi catecumenale è ad un tempo biblica e dottrinale. E l’accostamento alla Scrittura si sviluppa sovente con una interpretazione letterale e spirituale: sono richiamati e spiegati avvenimenti e personaggi, per poi sottolinearne il loro significato esistenziale, la loro incidenza nella vita del credente.
L’insegnamento catechistico, inoltre, va all’essenziale, assicurando tuttavia uno sviluppo organico. È comprovato dalla prassi: nel periodo di maggiore ricchezza contenutistica la catechesi dei battezzandi si limitava al tempo della Quaresima. Ulteriore conferma viene da esplicite testimonianze. Origene distingue fra punti essenziali e chiari, destinati a tutti i credenti, ed enunciati che possono essere approfonditi da chi ha il dono della sapienza ed è amante delle scienza[127]. Per il Crisostomo il compito della catechesi è quello di “porre salde fondamenta” all’albergo, che è il catecumeno, e di “renderne salde le pareti”[128]. La stessa immagine è ripresa ed arricchita da Cirillo di Gerusalemme, che paragona la catechesi alla costruzione di un edificio, dove occorrono solide fondamenta e una forte connessione fra le pietre: “ Pensa che la catechesi sia la costruzione di un edificio. Se non scaviamo profondamente nel porre le fondamenta, se non congiungiamo ordinatamente il fabbricato con raccordi murari per eliminare ogni discontinuità che ne compromette la consistenza, non ricaveremo alcun vantaggio neppure dalle precedenti fatiche. Ma occorre che una pietra si appoggi ordinatamente all’altra e un angolo all’altro, e che, amputata ogni sporgenza, il resto dell’edificio s’innalzi uniforme. Allo stesso modo noi ti portiamo come le pietre della scienza: bisogna che tu sia istruito sul Dio vivente, sul giudizio, su Cristo, sulla risurrezione. E molte altre cose devi imparare… Se tu non ne fai la sintesi e non ricordi quanto precede e quanto segue… hai un edificio destinato a crollare”[129].
La catechesi catecumenale non esaurisce l’intera catechesi del processo iniziatico. Essa è seguita e completata da quella mistagogica, con una sua finalità, propri contenuti ed uno specifico procedimento che ne configurano in modo originale il suo modello[133]
Senza archeologismi
In questi ultimi decenni, insieme al catecumenato degli adulti, è stato programmato o avviato in Chiese sempre più numerose anche quello dei fanciulli. La stessa riflessione pastorale ha riservato un’attenzione sempre più estesa alla catechesi a modello catecumenale, sottolineata a sua volta da alcuni documenti ufficiali. La Evangelii nuntiandi osserva “che le condizioni attuali rendono sempre più urgente l’insegnamento sotto la forma di un catecumenato” (n. 44). Nel 1977 il Messaggio al popolo di Dio del Sinodo dei Vescovi dichiara che “modello di ogni catechesi è il catecumenato antico” (n. 8), soffermandosi successivamente su gli aspetti fondamentali di tale catechesi (nn. 8-10). Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che “per la sua stessa natura il battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale” e che nel rito romano “l’iniziazione cristiana dei bambini continua durante alcuni anni di catechesi, per concludersi più tardi con la confermazione e l’eucaristia, culmine della loro iniziazione cristiana” (n. 1231 e 1233). Soprattutto il nuovo Direttorio generale per la catechesi, del 1997, prevede per un primo approfondimento della fede una catechesi di base “al servizio dell’iniziazione cristiana”, detta anche “catechesi di iniziazione” (nn. 65-66 e 69), delineandone le caratteristiche fondamentali (nn.67-68), ricordando che “il catecumeno battesimale è il modello ispiratore dell’azione catechizzatrice” della Chiesa (n. 90).
Oggi parlare di catechesi a modello catecumenale implica un riferimento all’esperienza dei primi secoli. “Ogni volta, scrive Henri De Lubac, che la Chiesa indaga sulla sua fede, sul suo pensiero e sulla sua teologia, essa ritorna ai Padri”[134]. Nello stesso tempo l’attuale contesto sociale, culturale, religioso e anche quello ecclesiale ha pochi contatti con quello dei primi secoli. Quale lezione, dunque, il modello di catechesi del catecumenato antico può offrire alle comunità e agli operatori del nostro tempo?
Fare riferimento al passato non significa cadere nella tentazione di archeologismo. Un richiamo che, già alla fine del XIX secolo, risuonava nelle sagge parole di Luis Duchesne: “Nella Chiesa nessuna preoccupazione per l’avvenire può disinteressarsi della tradizione. Ma non sono così antiquato da credere che l’avvenire del cristianesimo consista nella restaurazione di questo o quell’altro antico stato di cose, qualunque siano i nomi che lo raccomandano”[135]. Richiamarsi all’esperienza dei Padri impegna a individuare le scelte ispiratrice del processo inziatico e della catechesi catecumanale per, poi, attuarle con discernimento e creatività, adattandole al nostro tempo.
Anzitutto la scelta di una catechesi catecumenale nelle nostre Chiese suppone il ricupero delle componenti fondamentali dell’autentico processo iniziatico.
-Occorre anzitutto promuovere nelle nostre comunità ecclesiali una nuova coscienza missionaria e un rinnovato impegno evangelizzatore verso chi non ha ancora conosciuto o accolto il Vangelo, ma anche verso i cristiani che si sono allontanati dalla fede.
[1] La disciplina del catecumenato sino al V secolo era prevista solo per persone sufficientemente mature: oltre ai giovani e adulti, probabilmente si estendeva anche a quanti avevano raggiunto la prima adolescenza, come sembrerebbe alludere Agostino: “Chi, infatti, è oramai arbitro della sua volontà -omnis enim qui arbiter voluntatis suae constitutus est- se intende accostarsi ai sacramenti dei fedeli, non può incominciare una vita nuova se prima non si pente di quella passata… Da tale penitenza sono esonerati solo i piccoli -parvuli- non potendo essi ancora avvalersi del loro libero arbitrio… Prescindendo dai piccoli, nessuno passa a Cristo, in modo da cominciare a essere ciò che non era, se prima non si pente del suo passato di non cristiano”, in Discorso 351,2, NBA 34, 170.
[2] L’applicazione dei tratti fondamentali del catecumenato ai fanciulli e ragazzi, con età inferiore ai 14 anni, si incontra ufficialmente solo nel nostro tempo con la pubblicazione, nel 1972, dell’Ordo initiationis christianae adultorum (OICA). Il capito V di questo testo pastorale-liturgico è dedicato al “Rito dell’iniziazione cristiana dei fanciulli nell’età del catechismo”.
[3] Nella Chiesa di Roma testimonianze significative di questa prassi sono offerte dal Sacramentario gelasiano, la cui redazione definitiva risale alla fine del VI secolo, e dall’Ordo Romano XI, compilato nel VII secolo. Quest’ultimo rituale, utilizzato come il precedente nelle parrocchie romane, prevedeva sette celebrazioni durante la Quaresima, chiamate “scrutini”. Ad essi seguiva la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione durante la Veglia pasquale, anticipata nel pomeriggio del Sabato Santo. Il processo dell’iniziazione cristiana si concludeva con sette celebrazioni eucaristiche durante la settimana di Pasqua, alle quale assistevano i neofiti insieme ai loro genitori e padrini.
[4] Nel Decretum pro Iacobis del Concilio di Firenze si afferma: “Circa i bambini, in ragione del pericolo di morte che può presentarsi sovente… (la Chiesa romana) esorta a non differire il sacramento del battesimo nei 40 o 80 giorni, secondo l’usanza di certuni, ma di conferirlo il più presto possibile – quam primum”, in DENZINGER, ed. 39, n. 1349.
[5] Talvolta si incontrano parafrasi che alludono al catecumenato: il Concilio di Nicea, can. 2, parla di “tempo per il catecumeno”, in J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, Riprod. Anastatica, Graz 1960, vol. II, 668; in Agostino si trova l’espressione “per tutto il tempo in cui i candidati mantengono il posto e il nome di catecumeni”, in De fide et operibus, VI, 9, PL 40, 202.
[6] TERTULLIANO, Apologeticum, XVIII, 4, CCL 1, 118.
[7] Per Dionisio Borobio la “iniziazione globale” è l’insieme di tutto il processo iniziatico: “Non ci riferiamo soltanto ai momenti sacramentali dell’iniziazione, ma prendiamo in considerazione tutti gli elementi che compongono il processo iniziatico: battesimo, pedagogia familiare, prima eucaristia, catecumenato e catechesi, confermazione, comunità eucaristica… Nell’azione iniziatoria totale entrano in gioco la serietà dell’evangelizzazione, l’autenticità della comunità ecclesiale, la verità dell’essere cristiano”, in La iniciación cristiana. Bautismo educación familiar primera eucaristía catecumenado confirmación comunidad cristiana, Ed. Sigueme, Salamanca 1996, 9.
[8] Negli anni cinquanta il catecheta francese, Paul Hitz, scriveva: “Nel mondo d’oggi il «catecumenato sociale» è scomparso oppure si rivela inefficace. Da secoli il battesimo dei bambini è generalizzato. Uno diventa cristiano senza essere stato preparato alla fede e alla vita cristiana, perché la Chiesa dà fiducia alla famiglia e alla comunità cristiana. Attraverso la famiglia e la comunità si stabilisce il congiungimento organico tra il battesimo del bambino e la fede della Chiesa. In pratica la famiglia e la comunità assicurano insieme la formazione, l’educazione e la protezione della fede del giovane cristiano. In un mondo con tradizioni e strutture cristiane l’ambiente familiare, parrocchiale e sociale costituiscono insieme un catecumenato sociale molto reale e veramente efficace. L’intera pastorale ordinaria della Chiesa, elaborata nei nostri paesi a partire dal Medioevo, presuppone questo catecumenato sociale, come pure la fede dei battezzati che vengono formati e protetti da esso. Questo genere di «pastorale dell’ovile» è fatto in funzione di persone già credenti e in funzione di un mondo cristiano”, in L’annonce missionnaire de l’Évangile, Cerf, Paris 1954, 174-175.
[9] Nel 1562 il Concilio di Trento stabilisce che i Vescovi “si adoperino affinché almeno nelle domeniche e negli altri giorni festivi nelle singole parrocchie i fanciulli siano diligentemente istruiti, da coloro ai quali compete, nei rudimenti della fede e nell’obbedienza a Dio e ai genitori”, Sessione XXIV, cap. V, in Canones et Decreta Concilii Tridentini, Ed. Richter, Lipsia,1853, 337.
[10] G. NEGRI, “Prospettive odierne di un rinnovamento catechistico”, in Il catechismo oggi in Italia. Atti del 1° Convegno Amici di Catechesi, LDC, Torino 1960, 117.
[10] GIOVANNI CRISOSTOMO, Cat. I, 5, PG 49, 239. Si veda anche Cat. II, PG 49, 225; Cat. III, 3, e 6, SC 366, 174 e 188.
[11] TERTULLIANO, Apologet. VII, 7, CCL 1, 99.
[12] In greco ?'_?^?' e in latino nundum iniziati. Cf. GIOVANNI CRISOSTOMO, Cat. III, 8, SC 366, 194; AMBROGIO, De Mysteriis 2, BACN 17, 126.
[13] A coloro che erano “iniziati” grazie ai sacramenti della Veglia pasquale il Crisostomo dà anche il nome di '?'??'???', oppure '??^??¯?????^?? e anche '??^??¯??_'???'. Cf. Cat. VII, 20, SC 50, 162; Cat. VIII, 16, SC 50, 191; Cat. I, 2, PG 49, 234; Hom. LXXXV in Joh. 3, PG 59, 463. Anche per Narsai i battezzati sono “iniziati”. Parlando della dimissione dei catecumeni, dice loro: “Andatevene, voi che non siete battezzati… perché solo agli iniziati è permesso partecipare ai Misteri (dell’eucaristia), Omelia XVII, in A. HAMMAN, L’iniziazione cristiana, Marietti, Casale Monferrato 1982, 182.
[14] Anche l’OICA parla di “sacramenti con i quali il cristiano è iniziato – sacramenta quibus christianus initiatur”, in “Praenotanda”, 6.
[15] Non sembra corretto intendere la “iniziazione” solo in termini sacramentali, anche se confermata da testimonianze patristiche. Occorre sottolineare che i termini '??^??¯??¯ e '??^??¯??? sono utilizzati dai Padri con significati diversi: introduzione ai misteri cristiani in generale (Metodio di Olimpo, Atanasio, Cirillo Alessandrino, Dionigi Areopagita); iniziazione al mistero del battesimo e della eucaristia (Giovanni Crisostomo, Basilio Magno, Gregorio di Nissa, Massimo il Confessore, Gregorio il Teologo); rivelazione della Bibbia (Gregorio di Nissa, Cirillo Alessandrino, Gregorio il Teologo); istruzione sui misteri di Cristo, dello Spirito Santo, della Chiesa (Clemente Alessandrino, Origine, Gregorio il Teologo, Giovanni Crisostomo, Palladio, Cirillo Alessandrino, Massimo il Confessore);anche insegnamento spirituale (Atanasio, Asterio di Amasea, Cirillo Alessandrino). Un’elencazione più dettagliata dei diversi significati di '??^??¯??¯ e suoi derivati si può trovare nello studio di T. FEDERICI, “La mistagogia della Chiesa”, in E. ANCILLI (ed.), Mistagogia e direzione spirituale, Pont. Ist. di Spiritualità del Teresianum-O R, Roma-Milano 1985, 163-245, soprattutto le pagine 194-195. Si veda anche le voci “'??^??¯??¯” e “'??^??¯???” in G. W. H. LAMPE, A Patristic Greek Lexicon, Oxford University Press, Oxford 1961, 890-891. Lo studio di M-P GY, “La notion chrétienne d’initiation. Jalon pour une enquêt”, in La Maison-Dieu 13 (1977), 33-45, non sembra che abbia tenuto nel dovuto conto l’ampio significato del termine mistagogia utilizzato dai Padri e l’esigente cammino iniziatico richiesto nell’antichità per diventare cristiano.
[16] BASILIO DI CESAREA, De Baptismo I, 1, PG 31, 1513B.
[17] L’Autore, nel 1889, dedica il capitolo IX
alla “iniziazione cristiana” nell’opera,
pioniera in questo campo: Origines du culte chrétien. Étude sur la liturgie avant Charlemagne, Ed. de Buccard, Paris 1925³.