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Una guida per un modello globale di iniziazione
cristiana.
don Andrea Fontana
SCHEDA 1: Il perché di una proposta globale
e innovativa….
Come collocarci di fronte alla proposta dell’itinerario
catecumenale dei ragazzi?
~ Ormai da molti anni si usa in Italia il
termine “iniziazione cristiana” a proposito della catechesi dei fanciulli
e dei ragazzi: sostituisce termini non più
adatti alla situazione di fede nel nostro
paese, quali “catechismo per la dottrina cristiana” o
“catechismo per la vita cristiana”. Non sono termini sbagliati, tuttavia non
sono più adatti a indicare ciò che deve avvenire
quando una famiglia chiede di iscrivere il
proprio figlio ad un cammino di fede in parrocchia.
Infatti, la situazione culturale e religiosa
è mutata: non esiste più una società cristiana; i genitori hanno smesso di trasmettere la
vita e la pratica cristiana ai figli; la
scuola e il quartiere non gravitano più attorno
alla chiesa. Il mondo è cambiato: siamo una minoranza e dobbiamo accogliere
chi bussa alla nostra porta, introducendolo
a poco a poco in un nuovo stato di vita rispetto
a quello da cui proviene e, appunto, “iniziarlo” al linguaggio, ai riti, agli stili di vita
cristiani. Anche quelli che si dichiarano
cristiani, e hanno pretese di sacramenti
e non sanno chi è Gesù Cristo e tantomeno
che cosa comporta credere in Lui.
Nel modello di società cristiana, da cui
proveniamo, avevamo appaltato l’iniziazione
cristiana in parte alla famiglia, in parte
alla società stessa: mentre si diventava
grandi, si diventava anche cristiani. L’ambiente
ci ispirava valori, preghiera, frequenza,
conoscenze: essendo venuto a mancare questo
contributo, dobbiamo riappropriarci come comunità il
compito di fare i cristiani. La famiglia e la società sono latitanti,
anzi spesso controproducenti a tale proposito.
O promotori di sincretismi o confusioni religiose.
Diventare cristiani non è soddisfare un vago
bisogno religioso.
~ Per questo il documento del Consiglio permanente della
CEI[1] giunge propizio a indicare un itinerario
che deve diventare nel giro dei prossimi
anni il modello di qualsiasi iniziazione nelle nostre comunità parrocchiali. Riguarda
le situazioni in cui ci sono ragazzi da battezzare,
ma va oltre, indicando le componenti dell’itinerario,
le tappe e le condizioni in cui deve avvenire.
Il 27 settembre u.s. a Roma è stata presentata
la prima parte della “Guida per l’itinerario catecumenale dei
ragazzi [7-14 anni]” a cura del Servizio nazionale per il catecumenato
al fine di sperimentare i nuovi percorsi.
Si tratta di una “guida” non di un sussidio
didattico: presenta cioè le linee di fondo per confezionare
un percorso su misura ad ogni situazione
pastorale e ad ogni realtà di persone diverse,
senza costringere nessuno in programmi preconfezionati. Non abbiamo bisogno di prêt-a-porter, ma di un taglio di stoffa da
confezionare su misura, come gli antichi
sarti. Conosciamo ormai bene come funziona
un itinerario catecumenale perché già da
anni se ne parla a proposito di adulti e
sappiamo che al centro sta la persona del
catecumeno, non il programma. Ed abbiamo
bisogno di riordinare l’esperienza pastorale
della iniziazione cristiana perché non funziona
più. Chissà che non sia questa la strada
giusta.
~ Al n.54-55 il doc. del Consiglio Permanente propone due forme di itinerario …
Noi abbiamo scelto di sussidiare il primo
(n.54) per tre motivi:
-
è propriamente un itinerario di iniziazione
cristiana sul modello degli adulti
-
gli altri sono già sufficientemente sussidiati
da materiale di accompagnamento dei catechismi
CEI: guide, quaderni attivi, audiovisivi,
ecc.
-
vogliamo promuovere un “modello” affinché
sia replicato anche nel completamento della
iniziazione cristiana degli altri ragazzi
In tutti i casi, il n. 53 propone le caratteristiche necessarie per
qualsiasi itinerario di iniziazione cristiana:
a. ai fanciulli e ai ragazzi sopra i sette anni
si diano i sacramenti dell’iniziazione cristiana
solo dopo un vero e proprio cammino catecumenale
b. tale cammino è bene che ordinariamente si
compia in un gruppo insieme ai coetanei già
battezzati che si preparano alla Cresima
e alla prima comunione
c. Ai fanciulli e ragazzi catecumeni, per quanto
è possibile, si conferiscano insieme i tre
sacramenti dell’iniziazione cristiana, facendone
coincidere la celebrazione con l’ammissione
dei coetanei già battezzati alla confermazione
e alla prima comunione
d. I fanciulli e i ragazzi catecumeni siano
accompagnati, pur nella varietà delle situazioni,
dall’aiuto e dall’esempio anche dei loro
genitori, il cui consenso è richiesto per
l’iniziazione e per vivere la loro futura
vita cristiana
e. La mistagogia sia curata come un tempo indispensabile,
al fine di familiarizzare i ragazzi alla
vita cristiana e ai suoi impegni di testimonianza
SCHEDA 2: I punti di forza della logica catecumenale….
1. La logica di un percorso catecumenale.
Prima di entrare in merito alla presentazione
concreta dell’itinerario proposto dalla Guida,
penso non sia inutile richiamare le condizioni che fanno di un cammino educativo un itinerario
per diventare cristiani.
1.1 Non è un corso né coinvolge solo gli aspetti
catechistici; si compie un itinerario catecumenale quando cambia qualcosa nella persona e nella vita, si acquisiscono abilità di
fare le cose di prima in modo nuovo. E siccome
si tratta di una “vita nuova”, non basta la buona volontà per convertirsi,
occorre il “dono dall’alto”. E’ una nuova identità che l’individuo acquisisce: comincia ad
esistere d’ora in poi in un altro luogo (“inizia una nuova esistenza”). Cambia il filo conduttore della sua vita,
i suoi punti di riferimento intellettuali,
affettivi, comportamentali. Non è più lui.
Ricordate il cieco nato: “è lui…non è lui … è uno che ci assomiglia…”
(Gv c.9).
1.2 Bisogna porre i fondamenti, cominciando da capo e mettere al centro dell’itinerario la persona
del catecumeno. Si tratta di partire dalla situazione concreta
dell’individuo (famiglia da cui proviene,
ambiente culturale, motivi delle sue scelte
…) per costruire su misura un abito nuovo, che è il cristiano, così come la Parola
di Dio ce lo annuncia. Cominciare da capo significa non dare nulla
per scontato, spiegando il significato di
tutto; porre attenzione alle cose più importanti;
radicare l’annuncio nella sensibilità e nelle
attese del catecumeno, convincere ad una
risposta consapevole. Soprattutto porre il
fondamento che è Cristo annunciato, creduto,
celebrato, vissuto.
1.3 Il cammino è progressivo, graduale, a tappe concluse: la Parola di Dio e l’esperienza della conversione
ci induce a credere che non si può fare tutto
subito. Ci sono delle priorità da rispettare:
il dialogo iniziale sulle motivazioni, la
figura centrale di Cristo, l’ascolto della
Parola, la scelta di aderire, il cambiamento
progressivo della vita e infine la piena
partecipazione al corpo di Cristo nell’Eucaristia.
Ci sono dei parroci che chiedono come prima
cosa la partecipazione alla Messa della domenica.
Sbagliato. La Messa è il culmine del cammino
catecumenale. Prima bisogna chiedere altre
cose. E non si può andare avanti se prima
non si fanno le cose richieste, proprio per
evitare di costruire dei cristiani “traballanti”
come un edificio non ben equilibrato: cristiani
che sanno tutto, ma non agiscono di conseguenza;
che vengono a Messa ma non partecipano alla
comunità; che pregano ma non amano Cristo.
1.4 A qualsiasi punto del cammino, ci si sente liberi e senza scadenze precostituite,
senza pressioni sociali o culturali: tutto dipende dalla grazia di Dio e dalla
risposta dell’uomo; se essa tarda a venire,
si rimanda. Non si deve forzare nessuno.
Ogni volta si deve avere l’impressione che
si è liberi di tornare indietro, o di essere
accolti più velocemente. Non si impone un
lungo tempo di attesa per torturare o mettere
alla prova. Non si rimanda nel tempo per
il gusto di far aspettare una cosa desiderata
… Ma soltanto perché il tempo rende liberi
di decidere, il tempo fa radicare sentimenti
e convinzioni, il tempo permette di chiarire
situazioni ingarbugliate… Il tempo è necessario
per maturare atteggiamenti e comportamenti.
1.5 Non è cammino di iniziazione se non si appoggia e non introduce ad una comunità visibile e concreta. Non si diventa cristiani da soli… Non si
vive da cristiani isolati … Iniziare a Cristo
è iniziare alla Chiesa, corpo di Cristo …
Il problema della evangelizzazione e della
formazione cristiana nel nostro tempo è condizionato
proprio dalla vita delle nostre comunità:
potranno le nostre parrocchie diventare luoghi
di accoglienza, testimoni di carità, immagine
visibile di Cristo vivo in mezzo a noi? Luoghi
di testimonianza e di celebrazioni autentiche,
luoghi di fede e di speranza?
2. La logica catecumenale applicata al percorso
educativo dei ragazzi.
Applicando a fanciulli e ragazzi da 7 a 14 anni questi criteri, si esige:
2.1 Non si costruisca l’itinerario ragionando solo in termini di anni o di età: si deve cominciare a ragionare sulle risposte date, sui cambiamenti avvenuti, sulle presenze
acquisite all’interno della parrocchia. Per
questo, nel sussidio, noi diciamo: “non meno di un anno”. Gli unici tempi da rispettare sono i tempi
liturgici, che comunque si ripresentano ogni
anno e permettono di approfondire più volte
certi aspetti non ancora acquisiti. Non si
passa alla tappa successiva solo perché il
fanciullo è andato avanti di classe nella
scuola, ma unicamente quando nel gruppo maturano le condizioni necessarie. Le condizioni
necessarie sono quelle espresse negli obiettivi
di ciascuna tappa… Non è questione di fare
un discorso di “élite”, ma di proporre seriamente
la fede nella libertà di accoglierla o no,
con la consapevolezza che non si creano classifiche
di merito (solo Dio sa…)
Ö Ora invece chi arriva in quarta elementare
ha “diritto” a ricevere la Prima Comunione
e i genitori pretendono di fargliela fare,
credenti o no; è un servizio che la Chiesa
deve offrire a tutti.
Si sentono offesi se avviene il rifiuto:
e questa situazione andrà ancora avanti per
un po’…
2.2 Si raccolga il “gruppo catecumenale”, attraverso cui si sperimenta concretamente
la comunità cristiana e che prevede obbligatoriamente
la partecipazione dei genitori o di qualcuno
della famiglia, il quale avrà lo spazio educativo
necessario per orientare e verificare i cambiamenti
di vita nel ragazzo. Nel cammino ci devono
essere spazi di verifica: se effettivamente
il ragazzo comincia a pregare, se effettivamente
legge il Vangelo, se effettivamente comincia
a perdonare le offese, ecc… Nel gruppo catecumenale
ci sono persone che vivono accanto al ragazzo
ogni giorno e riescono dunque a verificare
i cambiamenti (padrini, garanti, genitori,
accompagnatori …).
Ö Ora, invece, esistono le “classi” che fanno
“lezione” nelle “aule” con un “catechista”
che è insegnante per un’ora alla settimana:
si pone fine a questi equivoci. Il gruppo
catecumenale presenta un serie variegata
di interventi educativi, il catechista o
accompagnatore ha il compito di amalgamare,
stimolare, coordinare con incontri, rapporti
personali, presenze in vari momenti. Ma è
il gruppo che educa, che inizia alla fede,
che valuta il percorso fatto.
2.3 La celebrazione dei Sacramenti nella loro unitarietà, togliendo ad essi il significato di un “premio”
per la fedele partecipazione ad anni di catechismo;
restituendo loro invece il senso della immersione
nella morte di Cristo per rinascere con Lui
alla pienezza della vita nuova. In relazione
con la vita concreta della comunità cristiana
che celebra nella Pasqua il mistero della
morte e risurrezione di Cristo (Veglia pasquale).
Essendo i sacramenti partecipazione al mistero
pasquale di Cristo vanno celebrati come un
evento unico. E risultano essere non la méta
finale del cammino, bensì il culmine di un
radicale novità di vita che si consoliderà
ancora nel tempo immediatamente successivo
fino all’età adulta.
Ö Ora, invece, i sacramenti sono stiracchiati
in avanti o indietro secondo interessi pastorali
più o meno convincenti, dando ad essi significati che non hanno senso: vedi la
Cresima = sacramento della maturità cristiana
da rimandare a 18 anni … non è un problema
di età, ma di fede. Soprattutto l’ordine
seguito non è corretto … E si sono staccati
per motivi storici.
2.4 Non è un cammino “ciclico”, come suggerito dai catechismi della CEI,
ma un cammino progressivo, a tappe: il primo posto viene dato alla Bibbia e non ai catechismi; anche se i catechismi
ci sono utili per chiarificare, completare,
sostenere, pregare e vivere la proposta della
Parola di Dio; tuttavia non possono essere
utilizzati nella sequenza con cui sono costruiti.
Infatti, salvo piccole eccezioni, prevedono
un andamento ciclico con la presentazione
del messaggio cristiano a cerchi concentrici,
con successivi approfondimenti, a mano a
mano che l’età lo permette. Noi dobbiamo
invece procedere dalla evangelizzazione alla formazione,
dall’essenziale al complesso, dai fondamenti
della fede alla piena adesione ad essa …
Ö Ora, invece, per molti il catechismo è un
sussidiario da leggere riga per riga, compilando
quaderni attivi e strumenti didattici: la
fede cristiana nasce dall’ascolto della Parola
e dalla accoglienza di essa nella nostra
vita, traditio-redditio… Iniziare alla vita
cristiana è iniziare all’ascolto della Parola:
i catechismi CEI sono una attualizzazione
della Parola da utilizzare come strumento
per comprenderla meglio, secondo le esigenze
del cammino catecumenale. Adesso sono i catechismi
CEI in primo piano, deve esserci la Bibbia:
i catechismi come strumenti.
2.5 La coerenza progettuale specifica del percorso
nella sua identità cristiana, non soltanto
un ritrovarsi per “una buona parola”: la priorità alla fede e alla adesione a
Cristo rispetto alla morale; il radicarsi
nella storia della salvezza presentata dalla
Bibbia e dunque nella liturgia ecclesiale;
il rimando continuo tra insegnamento, vita
e celebrazione in un dinamismo che è la vita
cristiana… Un itinerario ha chiari obiettivi,
un piano contenutistico specifico in riferimento
a Gesù Cristo e motivato dai passi successivi
da compiere, attività ed esperienze cristiane
da condurre e tappe sacramentali o celebrative
da vivere… Ogni cosa viene fatta con una
logica ben precisa, non solo perché bisogna
farla. Il cammino costituisce anche un luogo
di rinnovamento per tutta la parrocchia:
non solo una riproduzione di essa, come in
fotocopia, ma la ricerca di una nuova fedeltà
al Vangelo di Gesù. Costruendo il ragazzo
nella sua nuova identità cristiana (cfr schema
finale)
Ö Ora, invece, la maggior parte della catechesi
viene fatta in forma improvvisata, ripetitiva,
occasionale: molti catechisti non sanno usare
i testi perché non li conoscono nella loro
struttura; non ne colgono il percorso, non
sanno nulla di obiettivi educativi né con
i ragazzi né con gli adulti. La nostra catechesi
è puramente ripetizione di concetti e di
nozioni, ripetizione aggiornata con alcune
tecniche didattiche moderne che la rendono
più attiva. Ma non è sufficiente.
SCHEDA 3: Il percorso catecumenale dei ragazzi
attraverso la “Guida”
Cf lo specchietto allegato alla “Guida”.
2.3 componenti dell’itinerario:
La novità essenziale è il fatto che un itinerario
catecumenale “è un tirocinio di vita cristiana” (doc.cit.n.30). Implica dunque:
-
ascolto della Parola di Dio, attraverso la Bibbia: “il contenuto dell’annuncio ha come oggetto
il racconto della storia della salvezza e
in particolare della storia di Gesù Cristo”
(doc. cit. n.32). Il linguaggio biblico ed
evangelico, i personaggi, i momenti fondamentali
– come la morte e risurrezione di Gesù –
sono l’orizzonte in cui si muove il cristiano
e di cui diventa epigono continuando nella
propria vita di oggi, segnata da lavoro,
studio, famiglia, divertimento ecc., ad incontrare
il medesimo Dio che lo chiama, lo salva,
lo guida alla pienezza della vita
-
i riti di passaggio e le celebrazioni: “Esse accompagnano tutto l’itinerario, diventando
espressione della fede, accoglienza della
grazia propria di ogni tappa, adesione progressiva
al mistero della salvezza, fonte di catechesi,
impegno di carità, preparazione adeguata
al passaggio finale” (doc. cit. n.36). Senza il dono di Dio non
si può vivere da cristiani, essendo la vita
cristiana “vita eterna” che Dio ha donato
agli uomini; dunque senza l’accoglienza del
dono invocato nella preghiera, sperimentato
nella celebrazioni dell’anno liturgico, espresso
nei riti di ammissione al catecumenato, della
elezione, delle unzioni e degli scrutini.
Nello stesso tempo sarà anche necessario
attraverso le celebrazioni imparare a celebrare
da cristiani il mistero della salvezza che
si compie: imparare a riconoscere i segni,
compierne i gesti, appropriarsi della parole
e dei canti, entrare da protagonisti della
dinamica del celebrare cristiano. Le celebrazioni
non sono solo una messa in scena del percorso
fatto, ma un reale dono di Dio per consolidare
in noi il cambiamento avvenuto.
-
la pratica della vita cristiana: essendo “tirocinio” o “apprendistato” –
a mano a mano che il cammino procede – i
ragazzi devono acquisire atteggiamenti e
comportamenti propri del cristiano: non certo
per raggiungere la perfezione nel giro di
qualche anno, ma almeno per impratichirsi
dello “stile cristiano” di vita. Esso è diverso
da altri stili di vita, basati sul consumismo,
sugli interessi egoistici, sulla superficialità,
ecc… Lo stile cristiano prevede invece un
riferimento ai valori dell’amore e della
condivisione così come Cristo ha vissuto;
un inserimento nelle concreta comunità cristiana
rappresentata dalla parrocchia; la fedeltà
alle scadenze settimanali (il giorno del
Signore), ai momenti ecclesiali rilevanti
(celebrazioni pubbliche), alla preghiera
quotidiana insieme alla lettura della Bibbia,
la solidarietà quaresimale e periodica, l’amore
verso tutti, disinteressato e fedele; la
sincerità e la trasparenza della vita…
3.2 tappe dell’itinerario catecumenale:
Non sono tappe soltanto trasmesse dalla tradizione dell’antico catecumenato, ma tappe richieste dalla logica catecumenale di un apprendistato progressivo e graduale.
Richiamo brevemente le tre tappe:
-
la prima tappa è l’Ammissione al Catecumenato, dopo un certo tempo di evangelizzazione e
di costituzione del gruppo catecumenale che
non può durare meno di un anno. Questa tappa
rappresenta una prima accoglienza nella Chiesa,
il primo passo di adesione a Cristo, e la
scelta di iniziare un cammino consapevole
di conoscenza e incontro con la fede cristiana
(nn.40-41).
Ö Negli itinerari catechistici ordinari, occorre
cambiare nome a questa celebrazione, ad es.
Ammissione alla Chiesa cattolica (o Consegna
della Bibbia o altro …): chi è già battezzato
non può chiamarsi “catecumeno” e nessun itinerario
dopo il Battesimo può dirsi catecumenale…
-
La seconda tappa è l’Elezione o Chiamata al Battesimo, all’inizio dell’ultima Quaresima prima dei
Sacramenti: essa sancisce la conclusione
dopo almeno 3 anni di cammino sistematico
e di tirocinio di vita cristiana. Siamo pronti
a entrare nella Chiesa e a partecipare alla
morte e risurrezione di Cristo introducendo
la novità di vita cristiana (nn.42-45). La
Quaresima sarà il tempo della preparazione
immediata, spirituale e ascetica, ai sacramenti.
Ö Anche questo rito deve cambiare nome negli
itinerari ordinari: con il rito delle Ceneri
già potrebbe aversi un significato di “conversione”.
La “chiamata definitiva” può essere un termine
appropriato, chiamata a vivere la vita cristiana
in Cristo. Oppure, potrebbe essere un rito
di “discernimento” dela propria vita in relazione
con Cristo.
-
La terza tappa, “vertice dell’iniziazione cristiana”, consiste nella Celebrazione dei sacramenti
del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia,
durante la veglia pasquale, per il loro legame con la Pasqua di Cristo,
in unità per una piena partecipazione alla
Sua vita nuova (nn.46-50). La mistagogia
che seguirà alla Celebrazione dei Sacramenti
per almeno un anno consolida la vita cristiana
e la presenza consapevole nella comunità
cristiana fino alla celebrazione dell’anniversario
del Battesimo (n.48).
Ö La celebrazione dei sacramenti deve sempre
prevedere la celebrazione unitaria, anche
quando si tratta solo del Battesimo ed Eucaristia,
o Eucaristia e Confermazione. In una data
significativa dal punto di vista liturgico
(non 25 aprile né 1 maggio), ma nella veglia
pasquale, in un domenica di pasqua, o nella
Pentecoste.
Questi riti di passaggio fondamentali scandiscono i tempi progressivi e graduali
del “diventare cristiani”:
·
La prima evangelizzazione: siccome non si tratta di un tributo da pagare
per avere diritto a qualcosa (Prima comunione…),
ma di un cammino di conversione – perché
i ragazzi e le famiglie non sono automaticamente
cristiani – prima occorre ascoltare l’annuncio:
la fede nasce dall’ascolto, non la inventiamo
noi. Intanto si costruisce il gruppo.
·
Il catecumenato (o tempo dell’apprendistato):
pronunciato il primo “sì” di assenso a Gesù
Cristo e al cammino conseguente, si struttura
un itinerario sistematico, continuo, progressivo
in cui si apprende a vivere da cristiani.
E’ il tempo della “formazione” in cui l’individuo
gradualmente si “trasforma”.
·
L’ultima Quaresima o illuminazione: portato a termine l’apprendistato, occorre
prepararsi ad accogliere il “dono di Dio”
con l’attenzione della mente, l’apertura
del cuore, e le mani protese verso i Sacramenti.
Non diventiamo cristiani solo per scelta
nostra: occorre disporci ad accogliere il
dono.
·
Mistagogia: infine, ricevuti i sacramenti e diventati
cristiani, dobbiamo consolidare la nostra
appartenenza alla comunità credente, interrogandoci
sul significato e le conseguenze dei doni
ricevuti… trovare il nostro posto nella comunità
concreta, vicino a casa.
Altre celebrazioni intermedie potranno segnare
di volta in volta l’acquisizione di contenuti
e di comportamenti, affidandoli nella preghiera
e nell’ascolto della Parola alla grazia di
Dio e implorando da essa la fedeltà alle
mete raggiunte: consegna del Vangelo, delle Beatitudini,
del precetto del Signore – Esorcismi – unzione
prebattesimale – riti penitenziali – abito
bianco …
Ancora una volta, va precisato che alcuni
riti, propri del catecumenato, non possono
essere celebrati nelle situazioni in cui
i ragazzi sono già battezzati: unzione, abito
bianco, effatà, ecc…
3.3
i contenuti:
Per quanto riguarda i contenuti essi vengono presentati in relazione alle attività e alle celebrazioni e prevedono la scansione:
-
prima evangelizzazione: porre il fondamento
che è Cristo: “chi è Gesù per noi?”
-
prima fase del catecumenato: la storia della salvezza coinvolge anche noi: conoscendola ne diventiamo
protagonisti, rivivendola nella nostra esistenza
concreta.
-
seconda fase del catecumenato: scopriamo
l’amore del Padre imparando a riceverlo ogni giorno nella
preghiera e nei sacramenti e a viverlo celebrando l’anno liturgico.
-
terza fase del catecumenato: portiamo a termine
la nostra conversione imparando a vivere nell’amore come Gesù,
nello Spirito santo. Seguire Gesù nell’amore
è il nostro quotidiano.
-
ultima quaresima: preparazione spirituale a celebrare i Sacramenti
-
mistagogia: vivere i sacramenti ricevuti
e radicare la propria presenza nella comunità cristiana e la testimonianza nel mondo.
La “Guida” offre abbondante materiale per le celebrazioni,
adattando quelle degli adulti e abbondante
materiale per il percorso contenutistico:
si parte da un primo incontro con la figura
di Cristo (evangelizzazione) per lasciarsi
coinvolgere nella storia della salvezza in
sua compagnia, celebrandolo nella liturgia
e nei sacramenti, fino a imparare i comportamenti
propri di un discepolo di Cristo che vive
l’amore nella Chiesa e nel mondo e trova
infine il proprio ruolo nella comunità (mistagogia).
Alcuni “modelli” di incontro vengono proposti
all’inizio, poi vengono solo più riportati
i titoli affinché ogni operatore possa liberamente
costruirseli sul medesimo modello.
I contenuti fanno riferimento sempre a testi
biblici che scandiscono il cammino e ai catechismi
della CEI che offrono materiale abbondante
per riflettere, pregare e vivere. Anche se
sono da usare liberamente come strumenti
per operare il cambiamento di vita.
SCHEDA 4: Indicazioni per la sperimentazione
e la proposta nelle parrocchie
Condizioni pastorali per realizzare il percorso
nella sperimentazione…
-
La proposta va fatta nella libertà e nella
sperimentazione: non deve essere imposta, ma proposta e motivata
affinché gli adulti, catechisti e genitori,
ne siano convinti e vi aderiscano liberamente.
Alcune famiglie a cui è stato fatta la proposta
hanno aderito e cominciato il cammino; le
altre continuano nel cammino tradizionale.
Come motivare le diversità di itinerari nella
stessa parrocchia? E’ vero che si creano
delle élite o non piuttosto si tiene conto
delle diverse esperienze per proporre qualcosa
che sia adatto a ciascuno, nella sua situazione?
-
Imparare a coniugare la pratica con la riflessione pastorale e
teologica: non dobbiamo solo tenere conto del costume
in atto nelle nostre parrocchie, ma appellandoci
ai principi teologici e alla tradizione ecclesiale,
cercare nuove strade per muoverci verso nuove forme di vita cristiana,
lasciandoci guidare dallo Spirito. E’ più
faticoso, ma anche più stimolante. Bisognerà
inventare, sperimentare, correggere. Come lavorare insieme parroci e catechisti,
esperti e pastori per trovare nuove soluzioni?
Come elaborare concretamente gli itinerari
senza copiare schemi precostituiti e troppo
generici?
-
Il gruppo catecumenale (o di tipo catecumenale per chi è già battezzato) come ambiente: nessun itinerario deve essere
individuale. Non si prende il ragazzo in
disparte, facendogli ripetizione per le cose
che gli altri già sanno e lui non ancora,
siccome non è battezzato. La pubblicità del
battesimo aiuta tutta la comunità a prendere
coscienza del proprio Battesimo e della vita
che ne consegue. Come gestire concretamente il gruppo? Come
coinvolgere tutta la parrocchia per renderla
comunità accogliente?
A monte di ogni iniziativa “nuova”, soprattutto
nella iniziazione cristiana, devono esserci
comunità accoglienti e capaci di testimonianza, che aperte alla
missione siano “sale della terra e luce del mondo”. E’ il problema della pastorale odierna e va al di là del mio breve intervento
…. Tuttavia non si può prescindere da essa
nel mettersi in cammino per diventare cristiani:
infatti, non si tratta di un itinerario di
ricerca isolato né di una situazione “vergognosa”…
anzi, quando un ragazzo chiede il battesimo
tutta la comunità deve sentirsi coinvolta
a rendere ragione della propria fede. In
che modo concretamente? L’orientamento dei
Vescovi è verso un “gruppo catecumenale”: cioè, un gruppo “con la presenza di alcuni adulti (catechisti,
accompagnatori, padrini), della famiglia
e, almeno in alcuni momenti più significativi,
della comunità tutta” (doc. cit. n.26): ovviamente nel gruppo confluiranno
i ragazzi in cammino verso il Battesimo e
altri in cammino verso il completamento della
loro iniziazione con la Confermazione e l’Eucaristia.
Sapranno le nostre parrocchie lasciarsi coinvolgere
dalla novità di un catecumenato che li interpella
e dalle presenze che esigono di essere accolte?
·
Il coinvolgimento della famiglia. Proprio perché si tratta di raggiungere un
“inizio” di vita cristiana nella Chiesa,
l’itinerario catecumenale non può prescindere
dall’intervento della famiglia, in misura
tale che almeno non vanifichi gli sforzi
di vivere quotidianamente gli atteggiamenti
propri della fede cristiana e partecipare
alla vita della comunità parrocchiale. “Nell’iniziazione cristiana la famiglia ha
un ruolo tutto particolare … quali che siano
le situazioni, è bene ricercare il coinvolgimento
della famiglia o di alcuni suoi membri –
fratelli o sorelle, parenti… - o di persone
strettamente collegate con la famiglia. La
domanda del Battesimo per i fanciulli dovrà
sempre essere accompagnata dal consenso dei
genitori” (doc. cit. n. 29). Sapremo trovare nuove strade per arrivare
alle famiglie, là dove ci sono problemi di
orari di lavoro, situazioni difficili, chiusura
alla ricerca di fede?
-
Occorre costantemente riferirsi all’anno liturgico, come itinerario annuale già proposto a tutta
la comunità, di anno in anno. Pur vivendone
di volta in volta aspetti diversi, per non
ripetere sempre le stesse esperienze. Come rendere vive le nostre celebrazioni
affinché i ragazzi ne siano protagonisti
e le trovino significative e radicate nella
loro vita concreta?
-
Non si può chiamare “catecumenale” un itinerario fatto dove non ci sono ragazzi
da battezzare: occorre chiamarlo “di tipo
catecumenale” o semplicemente di “iniziazione
cristiana”; così come nel caso non ci siano
ragazzi da battezzare occorre sostituire
le celebrazioni tipicamente catecumenali
con altre analoghe: es. il rito di Ammissione
può essere sostituito con il Rito della conferma
(volontà di fare un cammino per entrare nella
vita cristiana già donata nel Battesimo);
il rito della elezione con un rito di presentazione
alla comunità; le unzioni e gli scrutini
con riti penitenziali o con la celebrazione
della Penitenza … ecc. Saremo capaci di uscire dai pacchetti di
offerta preconfezionata delle editrici cattoliche
per inventare itinerari incarnati nella nostra
realtà operativa, progettando e diversificando,
senza perdere il filo conduttore?
-
Un itinerario di tipo catecumenale è un quadro di riferimento all’interno del quale si acquisiscono tutti
gli elementi di cui si discute da anni e
che non si possono attuare parzialmente perché
non produrrebbero “novità”: i genitori, l’età
e la celebrazione dei sacramenti, il cambiamento
di vita, l’esperienza di comunità, i catechismi
strumenti al servizio della Parola di Dio,
la figura nuova di un catechista “accompagnatore”
di famiglie e costruttore di comunità, ecc… Di fronte alla delusione circa l’efficacia
della attuale catechesi dell’iniziazione
non basta porre dei tamponi: non è questione
di gruppi più o meno numerosi o ragazzi indisciplinati,
né di orari di catechismo, né di fare qualche
incontro con i genitori. E’ una riorganizzazione
della iniziazione cristiana totale. E’ una mentalità nuova con cui lavorare nelle
nostre parrocchie, non una soluzione metodologica
né una tecnica che risolve tutti i nostri
problemi… Come formare catechisti con una
mentalità nuova, costruttori di comunità,
evangelizzatori e non soltanto “insegnanti”?
-
Il materiale è abbondante: si tratta di scegliere e rielaborare. Le
proposte pervenute dalle diocesi e dalle
parrocchie ci aiuteranno a comporre un itinerario
più concreto e lineare.
Sarebbe infine interessante che si elaborasse
un vero e proprio itinerario, ispirato al catecumenato, che fondandosi
sui suoi principi, proponesse un nuovo percorso
nella situazione normale dei ragazzi che
devono completare l’iniziazione cristiana
attraverso la Confermazione e l’Eucaristia…
·
La sperimentazione avverrà nei prossimi anni per giungere ad
una edizione aggiornata della presente “Guida”.
Occorre che le parrocchie e le diocesi facciano
pervenire materiale e suggerimenti al “Servizio
nazionale”, con le scelte concrete operate
nelle diverse situazioni. Bisogna dare una
risposta agli interrogativi che ho esposto
per poter aiutare le comunità meno attrezzate
di persone e di sussidi in grado di percorrere
questo itinerario. Tutto il materiale elaborato
costituirà un utile aiuto per tutti affinché
il materiale offerto dalla Guida possa giungere
a configurare percorsi educativi concreti.
La sperimentazione esprime lo spirito di
libertà con cui i genitori devono scegliere,
non per fare i primi della classe o una élite,
ma per convinzione. La sperimentazione permette
anche di arrivare all’itinerario in maniera
graduale introducendo le novità a poco a
poco, cambiando la prassi attuale.
La logica dei tempi nell’itinerario di iniziazione
cristiana.
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Il Rito di Ammissione al catecumenato:
una comunità concreta e visibile ci accoglie
per accompagnarci all’incontro con Cristo,
a vivere con Lui, a celebrare il Suo amore
che salva.
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Il Rito della Elezione o Chiamata definitiva:
la Chiesa cattolica, nella persona del Vescovo
(o del ministro)
ci chiama a diventare nuove creature in Cristo
morto e risorto,
così come lo testimonia, lo celebra, lo vive
quotidianamente.
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La Celebrazione dei Sacramenti della Iniziazione
cristiana:
il Dio di Gesù Cristo fa alleanza con noi
per sempre
rendendoci suoi figli nella Chiesa cattolica
e ci dona la sua Presenza
e la Comunione piena con Lui attraverso lo
Spirito santo.
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1. Iniziamo con la narrazione dell’evento Gesù Cristo,
buona notizia che ci manifesta definitivamente
l’amore di Dio
e la possibilità di salvezza, seguendo il
vangelo di Marco.
E’ davanti a Lui che dobbiamo decidere.
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2.