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Conferenza Episcopale Italiana
L’iniziazione cristiana
2. - Orientamenti per l’iniziazione
dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni
Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente
Il passaggio a una “pastorale di missione permanente”, scelta qualificante della Chiesa italiana nel Convegno ecclesiale di Palermo (C.E.I., Con il dono della carità dentro la storia, 23), comporta la ricerca delle forme più idonee per annunciare il Vangelo e promuovere una mentalità cristiana matura in una società caratterizzata dal pluralismo culturale e religioso e percorsa da molteplici fenomeni di secolarismo.
In questo orizzonte si pone questa nota pastorale L’iniziazione cristiana. 2 - Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. Essa fa parte di un progetto con cui il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana si ripromette di indicare contenuti, finalità e modalità per itinerari di iniziazione cristiana che conducano alla maturità della fede, a divenire cioè discepoli di Gesù in cammino con lui verso il Padre, vivendo un’esistenza secondo lo Spirito, membri coerenti e attivi della Chiesa, testimoni autentici del Vangelo nel mondo. Il progetto si è proposto di tracciare un percorso in tre tappe, nelle quali si affrontano tre situazioni particolari:
- quella di persone adulte che chiedono i sacramenti dell’iniziazione;
- quella dei fanciulli e ragazzi (dai 7 ai 14 anni) che chiedono di essere iniziati al mistero di Cristo e alla vita della Chiesa;
- quella di coloro che desiderano risvegliare la loro fede in Cristo, dopo aver ricevuto il Battesimo, ma non essendo mai stati veramente evangelizzati.
Il testo che viene ora pubblicato fa seguito alla prima parte, edita in data 30 marzo 1997 e dedicata agli Orientamenti per il catecumenato degli adulti, e propone un adattamento del Rito per l’iniziazione cristiana degli adulti alle esigenze dei fanciulli e dei ragazzi, nel quadro della missione evangelizzatrice della Chiesa e dell’inserimento del cammino di iniziazione nella pastorale ordinaria, offrendo criteri per un’efficace azione di annuncio e catechesi, per una pertinente educazione alla testimonianza e per una corretta celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione, chiedendo il coinvolgimento delle famiglie e della comunità parrocchiale nelle scelte dei fanciulli e dei ragazzi, riservando un’attenzione particolare alle situazioni dei più deboli.
Il cammino così delineato e offerto alle comunità ecclesiali esige da esse una conversione pastorale che dia il primato all’evangelizzazione e all’educazione della mentalità di fede. Esso si presenta anche come recupero delle radici più autentiche della tradizione cristiana per coniugarle con le domande dell’uomo di oggi. La sua attuazione richiederà un impegno nuovo, ma potrà costituire, nel servizio ai più piccoli, un’occasione di rinnovamento missionario di tutta la comunità.
Roma, 23 maggio 1999
Domenica di Pentecoste
Il Consiglio Episcopale Permanente
introduzione
L’INIZIAZIONE CRISTIANA
DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI OGGI IN ITALIA
L’iniziazione cristiana
1. - Il Signore Gesù, al quale il Padre ha
donato ogni potere in cielo e in terra, ha
affidato alla sua Chiesa la missione di fare
discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo e insegnando loro ad osservare tutto
ciò che egli ha comandato, e le ha assicurato
la sua presenza sino alla fine del mondo
(Mt 28,18-20).
2. - Coloro che, prestando ascolto all’annunzio
del Vangelo predicato dagli apostoli, si
convertono e credono in Gesù Cristo, per
mezzo del Battesimo, uniti con lui nella
sua morte, sepoltura e risurrezione, rinascono
dall’acqua e dallo Spirito come nuove creature,
ottengono la remissione dei peccati e, liberati
dal potere delle tenebre, diventano figli
adottivi di Dio e sono aggregati al suo popolo.
Con la Confermazione, segnati dal sigillo
dello Spirito, che al Giordano discese su
Gesù e nella Pentecoste si manifestò sulla
comunità dei discepoli, sono più profondamente
configurati a Cristo, profeta, sacerdote,
re e pastore, e abilitati a spandere, con
la testimonianza dello stesso Spirito, il
profumo di Cristo.
Nell’Eucaristia celebrano, con tutto il popolo
di Dio, il memoriale della morte e risurrezione
del Signore: si uniscono all’offerta del
suo sacrificio offrendo se stessi come primizia
dell’umanità redenta, partecipano al rendimento
di grazie e alla supplica di Cristo e della
Chiesa perché il Padre effonda su tutto il
genere umano lo Spirito creatore e redentore,
prendono parte al Corpo e al Sangue di Cristo,
che riunisce nella Chiesa, Corpo di Cristo,
quanti lo ricevono ed è pegno di risurrezione.
“I tre sacramenti dell’iniziazione sono così
intimamente tra loro congiunti, che portano
i fedeli a quella maturità cristiana per
cui possano compiere nella Chiesa e nel mondo
la missione propria del popolo di Dio” (RICA, Introduzione generale, 2).[1]
3. - Questo itinerario, uguale per tutti,
dev’essere adattato alle varie condizioni
ed età di coloro che credono in Cristo e
chiedono di entrare nella comunità dei suoi
discepoli.
Una particolare condizione è quella dei fanciulli
o ragazzi non ancora battezzati che hanno
raggiunto l’età della discrezione e chiedono
i sacramenti dell’iniziazione “per iniziativa
dei loro genitori o tutori oppure spontaneamente,
col consenso degli stessi genitori o tutori”
(RICA, 306).
La crescente domanda del Battesimo per i
fanciulli e i ragazzi
4. - Cresce in Italia il numero dei ragazzi
e delle ragazze, dai 7 ai 14 anni, per i
quali si richiede il Battesimo, mentre diminuisce
la domanda e la celebrazione di questo sacramento
per i bambini nei primi due anni di vita.
Spesso la domanda del Battesimo per questi
ragazzi è presentata al parroco, o a un operatore
pastorale, da un genitore. A questo riguardo
c’è da considerare che la situazione coniugale
dei genitori si presenta oggi molto diversificata:
uniti da matrimonio cristiano, da matrimonio
civile, da nuovo matrimonio civile dopo aver
divorziato dal primo coniuge sposato con
rito religioso, conviventi in attesa di matrimonio
civile o religioso, conviventi per scelta.
Anche la sensibilità religiosa dei genitori
è assai varia: “lontananza” teorica e pratica
più o meno consapevole, legame tradizionale
ad alcune pratiche religiose, autentica riappropriazione
della vita di fede riscoperta magari dopo
molti anni.
In questa diversità di situazioni la richiesta
del Battesimo per il figlio trova svariate
motivazioni, a volte tra loro mescolate:
protezione di fronte ai pericoli dell’esistenza,
integrazione sociale in un ambiente ancora
pur connotato in senso cristiano, ricerca
di più stabili ancoraggi etici nel delicato
momento della crescita, sincera volontà di
condividere con i figli la fede ritrovata.
5. - Nella maggior parte dei casi i genitori
che chiedono il Battesimo per un figlio in
questa età sono coloro che gli hanno trasmesso
la vita. A volte la richiesta è collegata
alla nascita di un altro figlio, in un contesto
familiare che si è fatto più stabile e sereno.
Altre volte essa affianca la decisione dei
genitori di passare dal matrimonio solo civile
o dalla convivenza al matrimonio religioso.
In alcuni casi a richiedere il Battesimo
sono i genitori adottivi o affidatari, soprattutto
coloro che hanno potuto avvalersi del più
facile accesso alle adozioni internazionali.
Senza nulla togliere alla schietta motivazione
religiosa, in questi casi il dono del Battesimo
assume anche il valore di una definitiva
introduzione nel contesto sociale e culturale
della famiglia di adozione o di affido. Sarà
allora particolarmente importante – soprattutto
nel caso dell’affido – considerare attentamente
il paese di provenienza del ragazzo e le
sue personali intenzioni.
Anche la crescente immigrazione in Italia
da altri paesi pone di fronte a una nuova
situazione pastorale: quella di famiglie
non cristiane che, integrandosi nella società
italiana, si avvicinano alla Chiesa cattolica
e domandano per i loro figli l’aggregazione
alla comunità cristiana.
6. - Non è infrequente che la domanda del
Battesimo venga presentata al parroco, o
a un operatore pastorale, direttamente dal
ragazzo. A volte, anche quando a fare la
richiesta è materialmente il genitore, è
il ragazzo a insistere, avendo maturato autonomamente
dall’ambiente familiare la decisione di farsi
battezzare, magari stimolato a tale richiesta
dall’esempio dei coetanei. A determinarla
concorrono diversi fattori, che diventano
così momenti di esperienza e luoghi di apertura
all’azione della grazia divina.
In primo luogo si segnalano gli ambiti educativi
tradizionali della pastorale dei ragazzi:
i centri giovanili parrocchiali, gli oratori,
le scuole cattoliche, l’insegnamento della
religione cattolica nella scuola pubblica...
La disponibilità ad accogliere tutti, senza
discriminazioni di sorta, è occasione d’incontro
con la proposta cristiana da parte dei fanciulli
e dei ragazzi non ancora battezzati. Ciò
accade con i figli di famiglie che vivono
lontane dall’esperienza religiosa cattolica,
come pure con i figli di famiglie non cristiane.
Il clima di gioia e di amicizia che caratterizza
questi ambienti, oltre ai momenti in cui
è proposta la liturgia, la preghiera, il
gesto caritativo e l’istruzione cristiana,
può dare il via a un sincero desiderio di
far parte del gruppo di coloro che vivono
il Vangelo.
Nella medesima direzione spinge l’appartenenza
ad alcune associazioni cattoliche aperte
anche alla presenza di non battezzati. Il
forte coinvolgimento nella vita associativa
può essere la molla che fa scattare la domanda
del Battesimo da parte del fanciullo o del
ragazzo.
Restano, infine, da considerare i segni della
fede cristiana in cui, nonostante ogni altra
cosa in contrario, vive ancora un ragazzo
in Italia. Dallo studio scolastico o dalle
gite turistiche che compie con la famiglia,
con la scuola o con il gruppo, egli riceve
continui stimoli a rapportarsi alla tradizione
cristiana e al Battesimo, che di essa è la
radice, e a porsi in proposito qualche domanda
che lo riguarda in forma più intima e personale
e che può condurlo alla soglia della fede.
Fanciulli e ragazzi interpellano la comunità
cristiana
7. - In questi anni la Chiesa italiana, in
sintonia con la disciplina della Chiesa universale,
ha preso coscienza di questo nuovo problema
pastorale e ha dato le prime necessarie indicazioni
per affrontarlo. Il Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, dedica infatti alla “iniziazione cristiana
dei fanciulli nell’età del catechismo” il
capitolo V, nel quale viene data grande importanza
all’istituzione di un cammino catecumenale,
che culmini nella celebrazione unitaria dei
sacramenti del Battesimo, della Confermazione
e dell’Eucaristia.
Adottando questa modalità, la Chiesa fa appello
all’esigenza del tutto tradizionale di non
dare i sacramenti, e il Battesimo in specie,
in modo indiscriminato. La richiesta dei
genitori o il desiderio del fanciullo, unito
al consenso dei genitori, sono la condizione
necessaria ma non sufficiente per accedere
ai sacramenti. Da lì dovrebbe iniziare un
itinerario progressivo e disteso nel tempo,
grazie al quale si consolida nella vita del
fanciullo, con la partecipazione dei genitori,
la conoscenza dei misteri della fede e la
pratica delle virtù cristiane, per un’apertura
incondizionata alla grazia sacramentale.
8. - Si tratta ora di orientare un’adeguata
applicazione di queste direttive nel contesto
pastorale sopra descritto, tenendo conto
anche dell’itinerario di crescita nella fede
dei coetanei già rinnovati dalla grazia del
Battesimo. Ci si inserisce così, alla luce
delle condizioni culturali e sociali del
nostro tempo, nell’attenzione che da sempre
la Chiesa ha esercitato verso i suoi figli
più giovani, per renderli pienamente partecipi
del dono della vita nuova in Cristo.
La Chiesa, infatti, sa che ogni età della
vita, anche quella dei bambini, dei fanciulli
e dei ragazzi, ha intrinseco valore nel piano
di Dio, come ricordano i testi evangelici
del dibattito su chi è il più grande (Mt 18,1-5; Mc 9,35-37; Lc 9,46-48) e dell’accoglienza dei piccoli
da parte di Gesù (Mt 19,13-15; Mc 10,13-16; Lc 18,15-17).
capitolo primo
L’INIZIAZIONE CRISTIANA
DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI IERI E OGGI
9. - Fedele alla consegna del Maestro, la
Chiesa non ha mai cessato lungo i secoli
di accogliere i più piccoli per aprire loro
i tesori della parola di Dio e condurli al
Signore, attraverso l’educazione religiosa,
la progressiva accoglienza nell’assemblea
liturgica e l’ammissione ai sacramenti dell’iniziazione
cristiana.
I primi secoli
10. - Nella Chiesa apostolica non si incontrano
affermazioni esplicite sul Battesimo dei
bambini. La prima conversione di un pagano,
narrata dal libro degli Atti, è quella di un centurione romano. L’apostolo
Pietro, dopo avere annunciato la parola di
salvezza a Cornelio e a tutta la sua famiglia,
ordinò che “fossero battezzati nel nome di
Gesù Cristo” (At 10,48). Il carceriere di Paolo e Sila, accolta
la parola del Signore insieme a “tutti quelli
della sua casa..., si fece battezzare con
tutti i suoi” (At 16,32-33). Anche Crispo, capo della sinagoga,
“credette nel Signore insieme a tutta la
sua famiglia” (At 18,8). Nella città di Filippi Paolo battezzò
Lidia “insieme alla sua famiglia” (At 16,15) e a Corinto “la famiglia di Stefana”
(1 Cor 1,16). Probabilmente nelle espressioni “casa”
e “famiglia” sono inclusi anche i figli.
Pure sull’educazione religiosa dei figli
si conosce poco. Si può ritenere che essa
fosse un impegno comune delle famiglie cristiane,
secondo quanto esorta l’apostolo Paolo: “Figli,
obbedite ai vostri genitori nel Signore...
E voi, padri, non inasprite i vostri figli,
ma allevateli nell’educazione e nella disciplina
del Signore” (Ef 6,1.4). A imitazione di Cristo soprattutto
i padri sono invitati ad ammonire, senza
esasperarli (Col 3,21), i figli, la cui educazione ha un
riferimento privilegiato al quarto comandamento.
Per questo viene richiesto ai figli di “praticare
la pietà verso quelli della propria famiglia”
(1 Tm 5,4) e di obbedire “ai genitori in tutto”
(Col 3,20).
11. - In contesti culturali e religiosi differenti,
con diverse esperienze di vita e organizzazioni
sociali, sono sorte varie forme di introduzione
alla vita cristiana sia degli adulti sia
dei figli ancora minorenni. Per questi ultimi,
secondo le limitate testimonianze dei Padri,
si possono identificare alcune forme fondamentali.
Una prima forma di iniziazione prevedeva
un’educazione religiosa, soprattutto familiare,
nell’infanzia e fino alla preadolescenza,
rinviando la decisione per il Battesimo all’età
più matura. Divenuto adulto o avendo raggiunto
una sufficiente capacità di scelta responsabile,
chi decideva di accedere al Battesimo doveva
iscriversi al catecumenato e percorrere il
cammino formativo previsto. I grandi Padri
del IV secolo – quali Basilio di Cesarea,
Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Girolamo,
Rufino di Aquileia, Paolino di Nola, Agostino,
Gregorio di Nazianzo –, benché nati in famiglie
cristiane e riconoscenti per l’educazione
religiosa ricevuta, decisero di accedere
al Battesimo solo in età adulta.
Un’altra forma di iniziazione cristiana prevedeva
l’ammissione dei bambini di genitori cristiani
ai sacramenti dell’iniziazione, a cui seguiva
una educazione religiosa a carico soprattutto
della famiglia. Il Battesimo degli infanti,
presente con ogni probabilità già nella Chiesa
delle prime generazioni, è una pratica diffusa
nel III secolo ed espressamente attestata
a Roma, ad Alessandria, a Cartagine. Secondo
la Tradizione apostolica, al termine della solenne Veglia battesimale,
prima degli adulti venivano battezzati i
bambini, alcuni capaci di rispondere e altri
ancora infanti, per i quali rispondevano
i genitori o qualcuno della famiglia.[2]
12. - Ordinariamente nei primi secoli non
sembra che la Chiesa abbia rivolto una specifica
e diretta attenzione all’educazione dei fanciulli.
I bambini dei genitori cristiani, eccetto
quelli in pericolo di morte, quando venivano
battezzati in tenera età erano associati
alla fase conclusiva dell’iniziazione degli
adulti, che culminava nella celebrazione
unitaria di Battesimo, Confermazione ed Eucaristia
durante la Veglia pasquale nella chiesa madre,
sotto la presidenza del vescovo.
I genitori cristiani erano gli unici educatori
della fede dei loro figli. Nel loro compito
educativo potevano contare sul sostegno e
sull’incoraggiamento dei pastori. Questi
esortavano a educare i figli nel timore di
Dio e ad ammonirli nel Signore, a raccomandare
loro di servire Dio nella verità e di fare
ciò che a lui piace, a formarli a operare
la giustizia, fare elemosine, pregare Dio,
e, all’occorrenza, a frenarli con utili rimproveri.[3] Non mancano Padri della Chiesa, come Girolamo,
Origene, Basilio e Agostino, che invitano
con insistenza alla lettura della Sacra Scrittura
in famiglia. Particolarmente suggestiva è
l’immagine scelta da Giovanni Crisostomo
nel rivolgersi ai genitori cristiani: “Tornati
a casa, prepariamo due tavole: una per il
cibo del corpo, l’altra per il cibo della
Sacra Scrittura”.[4] I genitori con la cura dei figli non solo
assolvono a una funzione educativa cristiana,
ma svolgono anche un’azione di intermediari
nella loro santificazione.[5]
La formazione cristiana dei fanciulli nella
famiglia e nella comunità
13. - Con il passare dei secoli, la diffusione
generalizzata del Battesimo dei bambini sviluppò
nella Chiesa un crescente interesse alla
formazione cristiana postbattesimale:[6] una elementare formazione cristiana dei
fanciulli che, con gli anni, veniva continuata
e integrata da una regolare istruzione religiosa
degli adulti, alla quale il Concilio di Trento
riconosce un ruolo primario.[7]
Nell’infanzia, e soprattutto nella fanciullezza,
la formazione cristiana veniva assicurata
dalla famiglia, ma veniva arricchita dall’istruzione
religiosa impartita nelle scuole monastiche,
episcopali e parrocchiali, diffuse nel medioevo.
Con il Concilio di Trento, si fece obbligo
di promuovere in ogni parrocchia, nelle domeniche
e nei giorni festivi, un’istruzione religiosa
elementare per tutti i fanciulli.[8] Così la catechesi dei fanciulli, già presente
in alcune Chiese locali, divenne compito
ufficiale e obbligatorio per tutte le parrocchie.
Strumento privilegiato per l’istruzione dei
fanciulli era il catechismo, un sommario
della dottrina cristiana a domande e risposte.
14. - I genitori erano sostenuti nella loro
missione educativa in diversi modi dalla
Chiesa. Nella predicazione si indicavano
loro i contenuti dell’istruzione da impartire
ai figli e il modo di condurli a una condotta
virtuosa. Inoltre venivano offerti ai fedeli
laici manuali di vita cristiana, nei quali
non mancavano norme e suggerimenti sul come
“ottenere l’obbedienza”, “insegnare le preghiere
e le verità fondamentali della dottrina cristiana”,
“fare partecipare i figli alle funzioni religiose”.
La Confessione, almeno annuale, era occasione
per richiamare la responsabilità dei genitori,
invitati a interrogarsi su come avevano assolto
il loro compito educativo verso i figli.
I genitori erano coadiuvati nella loro missione
educativa dai padrini, chiamati anch’essi
a “istruire i bambini”.[9] Il loro impegno viene connesso al Battesimo.
Si ricorda che “genitori e padrini devono
educare i bambini nella fede religiosa cattolica,
perché quelli li hanno generati e Dio li
ha dati a loro, questi perché divennero garanti”.[10]
15. - L’educazione cristiana dei fanciulli
e ragazzi trovava espressione pratica nella
partecipazione alla vita religiosa e cultuale
della comunità parrocchiale. Numerosi sono
i sinodi locali che fanno obbligo ai genitori
di condurre alla chiesa i figli che hanno
raggiunto l’età della discrezione. Il fanciullo
così era presente alla Messa e alla preghiera
dei vespri della comunità, ascoltava i sermoni,
prendeva parte alle diverse forme di religiosità
popolare, familiarizzava con le immagini
sacre. Mediante i sacramenti e con la partecipazione
alla vita religiosa del popolo di Dio, l’educazione
cristiana dei fanciulli e ragazzi in famiglia
e a scuola trovò sostegno e compimento, aprendosi
nello stesso tempo alla dimensione comunitaria
della parrocchia. L’atmosfera generale di
questi secoli costituì una sorta di liturgia
della vita, nella quale ogni dettaglio dell’esistenza
rivestiva un significato religioso.
In questa educazione cristiana dei fanciulli
e ragazzi rivive una parte non trascurabile
dello spirito del catecumenato antico: istruzione
religiosa, formazione pratica alla vita morale,
presenza determinante di accompagnatori spirituali
– genitori, padrini, maestri, sacerdoti –,
ampio spazio dato alla preghiera personale
e comunitaria, esercizio della carità e delle
opere di misericordia, progressiva partecipazione
alla vita sacramentale, cultuale e religiosa
della comunità cristiana.
L’educazione religiosa nel nostro secolo
16. - È noto come alla fine del secolo XIX
si registrarono in Italia grandi mutamenti
in tutti i settori. In campo religioso la
scristianizzazione delle masse, specialmente
nelle grandi città, assunse proporzioni sempre
più vaste. Per far fronte a questa situazione
molte furono le iniziative proposte per ravvivare
il tessuto cristiano della società. Tra queste
si segnala una rinnovata attenzione alla
catechesi, con una specifica attenzione ai
fanciulli e ai ragazzi, la cui educazione
religiosa poteva fare sempre meno affidamento
sulle risorse della famiglia.
Il decreto Quam singulari Christus amore di san Pio X (1910) anticipa la prima Comunione
ai bambini “giunti all’età della ragione”.
Successivamente la catechesi porta i fanciulli
a familiarizzarsi con i segni e i gesti liturgici,
oltre che con il linguaggio biblico. La formazione
cristiana dei fanciulli si concentra così
sulla preparazione alla Messa di prima Comunione,
fatta precedere dalla prima Confessione e,
a volte, dalla Confermazione.
17. - La costituzione liturgica del Concilio
Vaticano II Sacrosanctum Concilium (1963) ha dato un significativo impulso
a ripensare l’educazione alla fede dei fanciulli
in chiave di iniziazione cristiana, dopo
aver ripristinato lo stesso catecumenato
degli adulti. Il RICA (1972) ha introdotto, infatti, con il capitolo
V dedicato al Rito dell’iniziazione cristiana dei fanciulli
nell’età del catechismo, un’attenzione nuova all’iniziazione cristiana
nel cambiamento culturale in atto.
In particolare si precisa che l’iniziazione
cristiana dei fanciulli “richiede innanzi
tutto tanto la conversione personale e, in
rapporto all’età, gradatamente maturata,
quanto l’aiuto dell’educazione necessaria
a questa età. Inoltre deve essere adattata
al cammino spirituale dei candidati, cioè
al loro progresso nella fede e all’istruzione
catechistica che ricevono. Perciò, come per
gli adulti, la loro iniziazione si protrae
anche per più anni, se è necessario, prima
che accedano ai sacramenti, si distingue
in vari gradi e tempi, e comporta alcuni
riti” (RICA, 307).
18. - L’iniziazione cristiana invita così
a una pastorale ecclesiale che sostenga:
- la prima evangelizzazione, caratterizzata
da una forte testimonianza degli adulti educatori
per un iniziale incontro vitale con la realtà
del Vangelo;
- la catechesi, modellata sull’“apprendistato”
a divenire cristiani, in cui persone, segni
e processi educativi costituiscono un privilegiato
schema comunicativo di autentici valori e
significati cristiani;
- il coinvolgimento della comunità ecclesiale,
la cui fede “visibile” viene consegnata (traditio) in modo progressivo, per essere riconsegnata
(redditio) dai ragazzi, avendola interiorizzata con
l’aiuto dei catechisti e degli adulti-educatori;
- la partecipazione-assimilazione al mistero
pasquale, che si compie nella celebrazione
dei sacramenti del Battesimo, della Confermazione
e dell’Eucaristia.
Il cammino di iniziazione cristiana, secondo
una sapiente pedagogia cristiana, è articolato
in tappe, successive e graduali, con una
propria originalità e fisionomia spirituale,
con proprie accentuazioni e segni liturgici,
e permette di valorizzare tutta la sapienza
educativa di una comunità guidata dall’azione
dello Spirito Santo.
Iniziazione cristiana e rinnovamento della
catechesi in Italia
19. - Il rinnovamento della catechesi, che
ha caratterizzato la Chiesa in Italia nei
decenni dopo il Concilio Vaticano II, ha
assunto come quadro organico le indicazioni
del RICA. In tal modo ha inteso rinnovare la pastorale
della educazione alla fede dei fanciulli
integrando più armoniosamente, con la nozione
di iniziazione cristiana, la dimensione catechistica
e la dimensione liturgico-sacramentale e
la vita di carità.
Questi orientamenti sono stati tradotti,
all’interno del progetto del Catechismo per la vita cristiana pubblicato dalla C.E.I., nei quattro volumi
del Catechismo per l’iniziazione cristiana dei
fanciulli e dei ragazzi. “Per iniziazione cristiana si può intendere
il processo globale attraverso il quale si
diventa cristiani. Si tratta di un cammino
diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto
della Parola, dalla celebrazione e dalla
testimonianza dei discepoli del Signore attraverso
il quale il credente compie un apprendistato
globale della vita cristiana e si impegna
a una scelta di fede e a vivere come figli
di Dio, ed è assimilato, con il Battesimo,
la Confermazione e l’Eucaristia, al mistero
pasquale di Cristo nella Chiesa”.[11]
20. - La crescente domanda di Battesimo per
i fanciulli e i ragazzi ha posto all’attenzione
delle comunità cristiane la necessità che,
accanto agli itinerari che completano l’iniziazione
cristiana dei fanciulli già battezzati, fosse
avviato nuovamente l’itinerario proprio della
iniziazione cristiana per i fanciulli non
ancora battezzati.
Tale itinerario rimanda per contenuti e modalità
a quello previsto per gli adulti che chiedono
il Battesimo, ma tiene conto delle peculiarità
proprie dell’età della fanciullezza e della
preadolescenza, del loro specifico legame
familiare, del contesto socio-ambientale
in cui sono inseriti e del bisogno particolare
di una crescita armonica e integrale a garanzia
della loro crescita spirituale.
Accogliendo le indicazioni del capitolo V
del RICA, esso viene oggi in tal modo proposto a
tutte le comunità ecclesiali, tenendo conto
della situazione pastorale delle nostre Chiese
e in particolare del rapporto con il progetto
formativo globale previsto per questa età.
capitolo secondo
L’ITINERARIO DI INIZIAZIONE CRISTIANA
DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI NELLA CHIESA
ITALIANA
Il significato dell’itinerario per l’iniziazione
cristiana
21. - Dio ha attuato la salvezza del genere
umano nella storia attraverso eventi successivi
fino all’evento ultimo e definitivo della
Pasqua di Cristo. Similmente egli continua
a operare a livello di ogni persona con interventi
successivi fino a farla partecipe del mistero
pasquale di Cristo e inserirla nel suo popolo.
Questa successione di interventi di Dio costituisce
un vero e proprio “itinerario”, nel quale
ogni persona è chiamata a entrare, accogliendo
la Parola che viene da Dio, partecipando
alla celebrazione dei santi misteri e portando
frutti di un’esistenza rinnovata.
22. - Anche l’iniziazione cristiana è un
itinerario: il progressivo attuarsi nel tempo
del progetto salvifico di Dio che chiama
l’uomo alla vita divina del Figlio, inserendolo
stabilmente nella Chiesa e ricolmandolo in
abbondanza della grazia dello Spirito Santo.
Se è vero che con la celebrazione dei tre
sacramenti i fanciulli e i ragazzi sono pienamente
iniziati alla vita cristiana, tuttavia, proprio
per la legge della progressione della storia
della salvezza, anche l’itinerario che ad
essi conduce partecipa di quella grazia preparandola,
anticipandola, favorendola.
L’opera dello Spirito Santo nell’iniziazione
cristiana
23. - L’intera vita di Gesù è sotto l’azione
dello Spirito Santo, dal suo concepimento,
all’inizio e durante la sua missione, fino
al suo compimento nella Pasqua.
Come il suo Signore, anche la Chiesa inizia
il suo cammino con l’effusione dello Spirito
nella Pentecoste e, secondo la promessa fatta
da Gesù, prosegue la sua missione nel mondo
guidata dallo Spirito.
Per questa ragione i fanciulli e i ragazzi
compiono il loro itinerario di iniziazione
cristiana guidati e rafforzati dallo Spirito,
fino alla sua particolare effusione nei sacramenti
dell’iniziazione, quando lo Spirito prende
stabilmente dimora in loro con i suoi doni.
Tutti – iniziandi, padrini, accompagnatori,
catechisti – interagiscono animati dall’unico
Spirito, obbedienti alla sua voce e alla
sua azione.
24. - Proprio perché guidati dallo Spirito,
i fanciulli e i ragazzi non sono soggetti
passivi. L’azione dello Spirito si esprime
infatti nello sviluppare la loro soggettività,
nel renderli protagonisti del loro itinerario.
È lo Spirito che li muove al dialogo con
Cristo, a quella conformazione a lui fino
a dire: “non sono più io che vivo, ma Cristo
vive in me” (Gal 2,20); fino a dire in lui: “Padre nostro
che sei nei cieli” (Mt 6,9).
L’itinerario dell’iniziazione cristiana si
sviluppa in ogni momento in forma dialogica
fra Cristo e gli iniziandi, sotto l’azione
dello Spirito.
Nel predisporre gli itinerari ci si dovrà
preoccupare che essi rispettino, favoriscano
e sviluppino sempre più intensamente il dialogo
tra gli iniziandi e Cristo, fino a diventare
“corpo di Cristo”.
25. - Ogni iniziando intraprende il suo itinerario
portando con sé tutta la propria storia:
familiare, culturale, religiosa, psicologica...
Egli poi viene ad inserirsi in contesti ecclesiali
tra loro diversi: situazione di antica, recente
o incipiente cristianizzazione; celebrazione
distanziata dei tre sacramenti dell’iniziazione
e non secondo l’ordine tradizionale; forme
diverse di catechesi...
Tutto questo postula che non si possa proporre
un modello uniforme di itinerario; tutti
gli itinerari però devono tener conto della
situazione della persona e rispettare la
realtà dei sacramenti.
La Chiesa, soggetto e contesto dell’iniziazione
cristiana
26. - Secondo il RICA “l’iniziazione dei catecumeni si fa con
una certa gradualità in seno alla comunità
dei fedeli” (RICA, 4), che in concreto si esprime nella famiglia,
nei catechisti, padrini e accompagnatori,
nel gruppo. Perciò la comunità cristiana
degli adulti è il contesto e l’esperienza
portante della iniziazione dei fanciulli
e dei ragazzi.
La Chiesa, che accetta la domanda di Battesimo
avanzata dal ragazzo con il consenso della
sua famiglia, non può limitarsi ad accoglierla,
ma come vera madre nella cui fede il ragazzo
è iniziato, deve saper mettere in atto tutto
quanto favorisce l’iniziale chiamata alla
salvezza fino al suo compimento. Il contesto
in cui viviamo non porta facilmente i fanciulli
e i ragazzi alla fede, né li sostiene nel
loro cammino; è necessario quindi creare
un ambiente adatto alla loro età, capace
di accompagnarli nella loro progressiva crescita
nella fede, in un autentico cammino di conversione
personale e di adesione a Cristo.
Questo è possibile attraverso l’inserimento
del fanciullo e del ragazzo in un gruppo
“catecumenale”, con la presenza di alcuni
adulti (catechisti, accompagnatori, padrini),
della famiglia e, almeno in alcuni momenti
più significativi, della comunità tutta.
Il gruppo, luogo dell’incontro con la Chiesa
27. - Il gruppo è l’ambiente umano in cui
concretamente il fanciullo incontra e fa
l’esperienza della Chiesa: “Poiché i fanciulli
da iniziarsi sono spesso in rapporto con
qualche gruppo di compagni già battezzati,
che si preparano con la catechesi alla Confermazione
e all’Eucaristia, l’iniziazione è impartita
gradatamente e si appoggia come su fondamento
in questo stesso gruppo catechistico” (RICA, 308).
La scelta può cadere su un gruppo catechistico
esistente o su un altro appositamente formato.
Qualunque sia il gruppo in cui il fanciullo
catecumeno si inserisca, esso deve, per il
fine che si propone, assumere una fisionomia
particolare, essere cioè un gruppo ben caratterizzato
ecclesialmente, accogliente, catecumenale,
esperienziale.
Questo gruppo deve essere capace di vera
accoglienza, in modo che il fanciullo catecumeno
non si senta un estraneo, ma venga a trovarsi
a casa sua, tra veri amici, che sono come
lui in cammino. La sua diversità di catecumeno
– che non può e non deve essere annullata
o sminuita – dovrebbe essere vissuta come
una opportunità di tutto il gruppo.
Questo è possibile se il gruppo catecumenale
che si forma sa porsi alla scoperta di Cristo,
del Vangelo, della Chiesa, e gradualmente
cresce nella fede e vive e celebra la conversione
a Cristo; se a un tipo di catechesi piuttosto
sistematica preferisce quella più propriamente
evangelizzatrice e kerigmatica; se non ha
scadenze precostituite né date della prima
Comunione e della Confermazione fissate per
tutti, ma è attento e rispettoso della diversa
maturazione delle persone; se si propone
di rispettare la dinamica unitaria dei sacramenti
dell’iniziazione.
Nel gruppo il catecumeno deve poter fare,
insieme con i suoi coetanei, le molteplici
esperienze delle vita cristiana: ascolto
della Parola, preghiera personale e comunitaria,
esercizio della carità, partecipazione alla
vita della comunità...
L’opera degli adulti e della comunità locale
28. - Nel compiere il suo cammino di iniziazione
il catecumeno è accompagnato in modo particolare
da alcuni adulti: il vescovo, il sacerdote,
il catechista o animatore del gruppo e i
padrini. Sono persone che gli stanno accanto
e interagiscono nei vari momenti dell’annuncio,
nell’esercizio della vita cristiana, nella
celebrazione, rispettose del cammino del
catecumeno e dell’azione dello Spirito.
Primo responsabile dell’iniziazione è il
vescovo, ed è bene che in alcuni momenti
egli si renda presente e i catecumeni lo
possano incontrare.
La domanda di Battesimo fatta da fanciulli
o ragazzi dovrebbe trovare i pastori, i catechisti
e gli animatori dei gruppi pronti e preparati
a ripensare in relazione ad essa la catechesi
e l’animazione.
I padrini, che talora possono essere gli
stessi catechisti e animatori, hanno il compito
di accompagnare da vicino il catecumeno nell’esercizio
della vita cristiana e nell’inserimento nella
comunità.
Tutti poi – vescovo, sacerdote, catechisti,
animatori e padrini – non agiscono da soli.
Si esige il coinvolgimento anche di tutta
la comunità ecclesiale. Questo avvenimento
può divenire l’occasione per risvegliare
nella comunità il senso delle sue origini,
della necessità di una rinnovata riscoperta
della propria fede.
Il ruolo della famiglia
29. - Nell’iniziazione cristiana la famiglia
ha un ruolo tutto particolare. Spesso ci
si trova in presenza di situazioni familiari
molto diverse tra loro, che esigono da parte
della comunità ecclesiale e dei suoi operatori
un’assunzione di maggiore responsabilità
e di ampia azione di accompagnamento. Diversa
infatti è la situazione di genitori che intraprendono
con il figlio il cammino dell’iniziazione
da quella di coloro che restano indifferenti
e lasciano libero il figlio di fare la scelta
cristiana.
Quali che siano le situazioni, è bene ricercare
il coinvolgimento della famiglia o di alcuni
suoi membri – fratelli o sorelle, parenti...
–, o di persone strettamente collegate alla
famiglia.
La domanda di Battesimo per i fanciulli dovrà
sempre essere accompagnata dal consenso dei
genitori.
Elementi comuni ad ogni itinerario
30. - Ogni itinerario di iniziazione cristiana
è un tirocinio di vita cristiana. Esso deve
prevedere tutti gli elementi che concorrono
all’iniziazione: l’annuncio-ascolto-accoglienza
della Parola, l’esercizio della vita cristiana,
la celebrazione liturgica e l’inserimento
nella comunità cristiana.
Annuncio e accoglienza della Parola (catechesi)
31. - I fanciulli e i ragazzi che intraprendono
l’itinerario di iniziazione cristiana solitamente
sono all’oscuro di tutto ciò che riguarda
la fede cristiana. Essi hanno solo una iniziale
conoscenza del cristianesimo. Chi li accoglie
deve porsi a questo livello, senza dare nulla
per scontato.
La finalità dell’annuncio non è tanto di
trasmettere nozioni e regole di comportamento,
ma di contribuire a portare il catecumeno
a:
- un incontro con Cristo vivo: i vari elementi
dell’annuncio devono essere strutturati in
modo che al fanciullo risulti che Cristo
oggi gli parla, lo invita alla conversione,
lo chiama a condividere la sua avventura
umana; da parte sua il fanciullo catecumeno
accoglie questa Parola e vi risponde con
la fede, la preghiera e l’azione; si deve
instaurare una vera comunicazione, un dialogo
di salvezza;
- un incontro con una comunità, la Chiesa,
che è in ascolto costante della parola di
Cristo per seguirlo e vivere come luiì;
- la scoperta che egli stesso fa parte della
storia della salvezza: il fanciullo è guidato
gradualmente a comprendere che è chiamato
rivivere in sé la storia di Gesù e, più in
generale, la storia della salvezza in una
comunità.
In questo modo egli diviene protagonista
nella espressione della sua fede personale,
nella partecipazione consapevole e creativa
alla preghiera e alla liturgia della comunità,
nell’appartenenza responsabile e attiva alla
vita ecclesiale, nella testimonianza serena
e coraggiosa negli ambienti pubblici.
32. - Il contenuto dell’annuncio ha come
oggetto il racconto della storia della salvezza
e in particolare della storia di Gesù. Tale
storia viene raccontata non come qualcosa
di lontano e ormai concluso, ma come successione
di eventi aperti, attuali, che attendono
altri protagonisti. L’anno liturgico risulta
di fatto il contesto più opportuno per compiere
questo annuncio narrativo e coinvolgente.
Solo successivamente sarà possibile organizzare
l’annuncio attorno ad alcune verità fondamentali
contenute nel Credo.
33. - Il modo migliore per arrivare all’incontro
vivo con Cristo e con la Chiesa, è quello
di far assumere al momento dell’annuncio
una certa qual configurazione di liturgia
della parola.
Il RICA sottolinea come “opportuna” quella catechesi
che sia “disposta per gradi e presentata
integralmente, adattata all’anno liturgico
e fondata sulle celebrazioni della parola”.
Essa raggiunge due obiettivi: “porta i catecumeni
non solo a una conveniente conoscenza dei
dogmi e dei precetti, ma anche all’intima
conoscenza del mistero della salvezza” (RICA, 19, 1).
In questo modo il momento dell’annuncio segue
una dinamica propria della Chiesa antica,
quella della “traditio-redditio”.
34. - Il cammino di iniziazione cristiana
dei fanciulli e dei ragazzi ha trovato la
sua giusta collocazione nel rinnovamento
della catechesi promosso dalla Chiesa in
Italia. La Conferenza Episcopale Italiana
ha proposto una nuova catechesi con l’edizione,
in quattro volumi, del Catechismo per l’iniziazione cristiana dei
fanciulli e dei ragazzi (1991). Esso è un invito per un rinnovato
impegno nella pastorale catechistica, davanti
alle sfide poste alla catechesi dal cambiamento
culturale.
I catechismi Io sono con voi (6-8 anni), Venite con me (8-10 anni), Sarete miei testimoni (11-12 anni) e Vi ho chiamato amici (13-14 anni) costituiscono un autorevole
punto di riferimento per una pastorale che
intenda affrontare la scristianizzazione
sempre più estesa, che raggiunge i fanciulli
e ragazzi battezzati. A volte essi, nei riguardi
dei coetanei che chiedono il Battesimo, si
distinguono solo per il dono di grazia che
portano in sé, ma di cui non hanno coscienza.
Questi catechismi sono un valido strumento
per il gruppo di iniziazione cristiana, che
raduna insieme coloro che domandano l’iniziazione
cristiana e coloro che devono completare
l’iniziazione cristiana con i sacramenti
della Confermazione e dell’Eucaristia.
35. - “Coloro che rivestono un compito educativo
dovranno concordemente ed efficacemente adoperarsi
perché i fanciulli, i quali hanno già innato
un certo qual senso di Dio e delle cose divine,
facciano anche, secondo l’età e lo sviluppo
raggiunto, l’esperienza concreta di quei
valori umani che sono sottesi alla celebrazione
eucaristica”.[12] Questa indicazione, proposta per la preparazione
all’Eucaristia, è valida anche per tutta
l’iniziazione cristiana ed è, almeno in alcuni
casi, il punto di partenza dell’annuncio.
Le celebrazioni liturgiche
36. - Componente fondamentale dell’itinerario
dell’iniziazione, anche se non prima in ordine
cronologico, è quella liturgica, dove emerge
chiaramente che l’iniziazione è opera di
Dio, che salva l’uomo, suscita e attende
la sua collaborazione.
La celebrazione non è collocata solo al termine
del percorso iniziatico, quale punto culminante
costituito dai tre sacramenti dell’iniziazione;
essa accompagna tutto l’itinerario, diventando
espressione della fede, accoglienza della
grazia propria di ogni tappa, adesione progressiva
al mistero della salvezza, fonte di catechesi,
impegno di carità, preparazione adeguata
al passaggio finale.
La pratica della vita cristiana come testimonianza
e missionarietà
37. - L’ascolto e l’accoglienza della Parola,
come pure la celebrazione liturgica, contribuiscono
a quella conversione, a quella fede e a quello
stile di vita cristiana verso cui converge
tutto l’itinerario catecumenale.
Coloro che accompagnano i catecumeni, pertanto,
devono educarli a vivere la fede, assumendo
in base alla loro età gli atteggiamenti evangelici:
- l’ascolto della parola di Dio, mediante la
lettura e il confronto con la Sacra Scrittura;
- la conversione, assumendo i valori e i comportamenti
conformi al Vangelo: povertà di spirito,
mitezza, misericordia, purezza di cuore,
fame e sete di giustizia, impegno a essere
operatori di pace, fortezza nelle avversità
e nelle persecuzioni;
- la partecipazione alla liturgia della Chiesa
e ai suoi gesti: stupore, adorazione, gratitudine
e rendimento di grazie per i doni di Dio,
supplica e intercessione, offerta, preghiera
comune con i fratelli, canto;
- la collaborazione alle attività e ai servizi
all’interno del gruppo e della comunità parrocchiale,
come la lettura e il canto nelle celebrazioni,
l’attenzione delicata ai più piccoli e agli
anziani, la cura dei luoghi della preghiera;
- l’espressione pubblica della fede nelle concrete
situazioni della vita: in famiglia, nella
scuola, con gli amici, nel tempo libero e
nel gioco;
- l’annuncio e la testimonianza del Vangelo,
rispondendo con dolcezza e rispetto a chiunque
chiede ragione della speranza che è in loro
(1 Pt 3,15-16).
I tempi e le tappe
38. - Come per gli adulti, l’iniziazione
dei fanciulli e dei ragazzi “si protrae anche
per più anni, se è necessario, prima che
accedano ai sacramenti; si distingue in vari
gradi e tempi, e comporta alcuni riti” (RICA, 307).
I tempi sono: l’evangelizzazione o precatecumenato,
il catecumenato, la purificazione quaresimale,
la mistagogia.
Le tappe o passaggi sono: l’ammissione al
catecumenato, l’elezione o chiamata al Battesimo,
la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione
cristiana, cioè Battesimo, Confermazione
e Eucaristia.
39. - Quando un fanciullo o ragazzo chiede
di diventare cristiano e i suoi genitori
hanno dato il consenso, è opportuno far precedere
l’inizio del catecumenato da un tempo sufficiente
perché si costituisca il gruppo di accompagnamento
e i genitori o i loro rappresentanti prendano
coscienza dei motivi che hanno portato alla
scelta e conoscano il significato del cammino
da intraprendere.
Questo tempo potrebbe iniziare con una celebrazione
di accoglienza, nella quale esprimere il
fatto che il candidato viene chiamato da
Cristo, da lui accolto in seno al gruppo
di amici che condividono la chiamata e fanno
l’itinerario di iniziazione cristiana.
È questo un tempo di evangelizzazione rivolto alle famiglie e ai non battezzati
per far scoprire la persona di Gesù.
40. - La prima tappa dell’itinerario è l’ammissione al catecumenato (RICA, 314-329), nella quale il fanciullo o ragazzo
che vuole conoscere meglio Gesù Cristo e
meglio amarlo, è accolto dalla Chiesa, con
il segno della croce, ed è ammesso alla liturgia
della parola.
L’ammissione si fa in un gruppo, nel quale
non dovranno mancare i genitori e gli accompagnatori,
ma non molto numeroso, al fine di non turbare
i fanciulli (RICA, 314). Il rito si svolge in chiesa, o in
altro luogo conveniente, tale da favorire
l’esperienza di un’accoglienza familiare
(RICA, 315).
Rispondendo alla domanda dei fanciulli di
diventare cristiani, chi presiede li invita
a chiedere il consenso dei genitori (RICA, 320) e chiede ai presenti se sono disposti
a sostenere i fanciulli con la fede e la
carità. Quindi traccia il segno della croce
sulla fronte. I genitori e i catechisti tracciano
anch’essi in silenzio un segno di croce sulla
fronte dei fanciulli (RICA, 322).
Dopo l’ingresso in chiesa, viene portato
il libro delle Scritture, il presidente introduce
la liturgia della parola, spiegando brevemente
la dignità della parola di Dio che è annunziata
e ascoltata nella assemblea (RICA, 325). Tra le letture indicate si scelgono
quelle che si possono adattare sia alla comprensione
dei catecumeni sia al livello della catechesi
ricevuta da loro e dai loro coetanei (RICA, 326).
L’ammissione al catecumenato è legata al
momento in cui il fanciullo è capace di decidersi
in rapporto a Gesù Cristo. Perciò la celebrazione
non deve essere fatta troppo presto, suppone
una prima evangelizzazione che susciti la
fede e implica una prima esperienza di vita
nella comunità.
41. - Con questa tappa inizia il catecumenato, un tempo di vero tirocinio di vita cristiana,
durante il quale il fanciullo o ragazzo cresce
nell’esperienza spirituale dell’amore di
Dio e prende coscienza che è chiamato a dare
una risposta ai molti inviti del Signore.
Il tempo del catecumenato è ritmato da celebrazioni
in stretta relazione con la catechesi che
si va sviluppando e secondo il metodo della
traditio-redditio, come la “consegna” della Bibbia (storia
della salvezza), del Simbolo della fede,
del Padre nostro, delle Beatitudini, della
Legge (comandamenti, precetto della carità,
discorso della montagna). La “riconsegna”
potrebbe avvenire al termine delle relative
catechesi e dopo un periodo di esperienza
(RICA, 312; cf. 103, 125, 181-192).
Tali celebrazioni si pongono nella direzione
delle tre componenti dell’itinerario catecumenale,
cioè:
- inserire l’annuncio in una celebrazione della
parola;
- formare alla celebrazione con la celebrazione;
- aiutare ad acquisire i valori sottesi al
cammino catecumenale attraverso apposite
celebrazioni.
42. - La seconda tappa è l’elezione o chiamata al Battesimo. Con essa i catecumeni che hanno manifestato
un vivo senso di fede e di carità e una conoscenza
della fede cristiana proporzionate alla loro
età, vengono ammessi ai sacramenti dell’iniziazione
ed entrano nella preparazione immediata alla
loro celebrazione.
Il rito dell’elezione manifesta la chiamata
di Dio alla fede attraverso la Chiesa e la
volontà dei catecumeni di ricevere il Battesimo.
Si richiede perciò il giudizio di idoneità
espresso dai catechisti, dai genitori, dai
padrini, dagli accompagnatori e da quanti
hanno curato la formazione dei catecumeni.
L’elezione può avvenire all’inizio dell’ultima
Quaresima oppure all’inizio dell’ultimo anno
della catechesi catecumenale. Essa si fa
durante la celebrazione della Messa domenicale.
Dopo l’omelia i fanciulli vengono presentati
alla comunità e viene reso pubblico il giudizio
di idoneità di quanti hanno curato la loro
formazione, ed essi stessi manifestano la
volontà di accedere al Battesimo e scrivono
il loro nome sul libro dei candidati al Battesimo.
Chi presiede, chiamandoli per nome, li dichiara
“eletti”. La celebrazione si conclude con
la preghiera litanica per gli eletti e il
loro congedo. Il rito, con i necessari adattamenti,
può essere preso dal rito per i catecumeni
adulti (RICA, 143-151).
43. - Il tempo della preparazione immediata
al Battesimo è ritmato da alcune celebrazioni:
le “consegne” o “riconsegne”, se non sono
state fatte precedentemente, e gli scrutini o celebrazioni penitenziali (RICA, 330-342).
Le celebrazioni penitenziali hanno lo scopo di far prendere coscienza
al fanciullo o ragazzo che Dio lo ha amato
e lo ama continuamente, ma non sempre egli
ha risposto o risponde a lui positivamente.
Le celebrazioni manifestano l’iniziativa
di Dio che sostiene la libertà dei fanciulli
nel loro orientamento verso di lui, li illuminano
sul significato della lotta che già debbono
affrontare e sostenere, donano loro forza
e coraggio per partecipare alla vittoria
di Cristo sul peccato, ma anche la gioia
e la pace che scaturiscono dalla certezza
di appartenere già al mondo salvato da Gesù
Cristo. L’iniziativa di Dio richiede infatti
la collaborazione del fanciullo, con la volontà
di meglio conoscere Gesù Cristo e di partecipare
maggiormente alla vita della Chiesa e un
atteggiamento di conversione adatto alla
sua condizione.
Nella celebrazione dello scrutinio, si chiede
al Padre che i fanciulli, che già fanno esperienza
della tentazione e del peccato, siano purificati
e preservati da ogni male e corroborati nel
cammino della vita (RICA, 339) e si fa l’unzione con l’olio dei catecumeni,
sul petto o su entrambe le mani (RICA, 340).
44. - Gli scrutini o celebrazioni penitenziali
possono essere uno o più. In questo caso
le formule si prepareranno sul modello di
quelle del primo, ispirandosi agli scrutini
degli adulti.
Se i sacramenti dell’iniziazione non si celebrano
nelle solennità pasquali, gli scrutini vengono
celebrati nel tempo più opportuno (RICA, 333).
Nel tempo degli scrutini i fanciulli già
battezzati che frequentano la catechesi possono
celebrare il sacramento della Penitenza (RICA, 332).
45. - Il Direttorio per le messe con la partecipazione
di fanciulli osserva che “nella formazione liturgica
dei fanciulli e nella loro preparazione alla
vita liturgica della Chiesa, possono avere
grande importanza anche le varie celebrazioni,
predisposte allo scopo di facilitare ai fanciulli
stessi la percezione e il significato di
alcuni elementi liturgici, quali il saluto,
il silenzio, la preghiera comune di lode,
specialmente se fatta in canto”.[13]
Questo modo di formazione liturgica deve
essere tenuto presente anche per i fanciulli
e i ragazzi che domandano il Battesimo: attraverso
le diverse celebrazioni essi sono gradualmente
formati al celebrare cristiano, in modo che
la partecipazione diventi consapevole e piena.
Essi sono così introdotti ad accogliere la
parola di Dio come attuale annuncio di salvezza
e a scoprire il senso e la pregnanza dei
vari elementi della ritualità cristiana:
il canto, le acclamazioni, le processioni
e i gesti simbolici.
46. - La terza tappa è il vertice dell’iniziazione
cristiana. Essa consiste nella celebrazione dei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia
(RICA, 343-368).
In considerazione del legame con il mistero
pasquale i sacramenti dell’iniziazione cristiana
si celebrano di norma nella Veglia pasquale,
o in altra domenica durante il tempo pasquale
(RICA, 343).
Per salvaguardare l’unità dell’iniziazione
e la successione teologica dei sacramenti,
“il Battesimo si celebra durante la Messa
nella quale i neofiti per la prima volta
partecipano all’Eucaristia. La Confermazione
viene conferita nel corso della stessa celebrazione
o dal vescovo o dal sacerdote che dà il Battesimo”
(RICA, 344).
Prima della rinunzia a Satana e della professione
di fede dei fanciulli catecumeni, il celebrante,
secondo le circostanze, invita alla professione
di fede i genitori, i padrini e anche tutti
i presenti, mediante il Simbolo apostolico
o quello niceno-costantinopolitano (RICA, 351).
Nella celebrazione il fanciullo catecumeno
è accompagnato dal padrino (e dalla madrina),
rappresentante della Chiesa nel suo compito
di madre, da lui scelto e approvato dal sacerdote
(RICA, 346).
47. - La data di celebrazione dei sacramenti
sarà stabilita tenendo presente:
- l’idoneità del fanciullo a condurre una vita
cristiana proporzionata alla sua età;
- lo sviluppo dell’itinerario catechistico,
che deve potersi svolgere in modo ordinato,
senza essere condizionato da una data fissata
precedentemente;
- la necessità di prevedere dopo l’iniziazione
cristiana un periodo sufficiente perché i
neofiti facciano l’esperienza nella Chiesa
della vita sacramentale; per questo è da
sconsigliare la celebrazione dei sacramenti
dell’iniziazione a conclusione dell’anno
scolastico;
- l’opportunità di riunire insieme i fanciulli
che devono ricevere l’iniziazione cristiana
e i loro compagni che devono completare l’iniziazione
cristiana con il sacramento della Confermazione
e con quello dell’Eucaristia (RICA, 310).
48. - Con la celebrazione del Battesimo,
della Confermazione e dell’Eucaristia, non
è terminato l’itinerario di iniziazione cristiana.
Inizia il tempo della mistagogia, per familiarizzarsi sempre di più con la
vita cristiana e i suoi impegni di testimonianza
(RICA, 369). Il neofita è educato, secondo la
sua età, a scoprire il posto dei sacramenti
nella vita, a crescere in una sempre più
grande fedeltà a Cristo, rinnovandola con
la grazia dei sacramenti.
Il fanciullo o ragazzo neofita, attraverso
la meditazione del Vangelo, la catechesi,
l’esperienza dei sacramenti e l’esercizio
della carità, è condotto ad approfondire
i misteri celebrati e il senso della fede,
a consolidare la pratica della vita cristiana,
a stabilire rapporti più stretti con gli
altri membri della comunità.
La mistagogia dovrebbe estendersi per tutto
il tempo pasquale e per l’intero anno successivo
e potrebbe concludersi con una solenne celebrazione
dell’anniversario del Battesimo.
49. - Nel tempo della mistagogia i neofiti
continuano la formazione penitenziale e si
preparano a celebrare comunitariamente il
sacramento della Penitenza, seconda tavola
di salvezza dopo il Battesimo, ripresa e
affinamento della corrispondenza alla grazia
battesimale.
Il neofita dovrà essere accompagnato dalla
comunità – concretamente dal gruppo in seno
al quale si è preparato – a fare proprio
l’impegno della celebrazione eucaristica
domenicale e a continuare la sua formazione
cristiana nell’età della adolescenza e della
giovinezza.
Per esprimere questi impegni si può prevedere
per il tempo della mistagogia la “consegna”
del giorno del Signore o domenica (ottava
di Pasqua o otto giorni dopo il Battesimo),
del Credo niceno-costantinopolitano (sintesi
sistematica della fede) e del catechismo
che deve guidare la formazione cristiana
negli anni successivi.
50. - Il calendario delle tappe dell’iniziazione
cristiana non può essere fissato a priori:
ciascuna di esse deve corrispondere realmente
al progresso nella fede del fanciullo e del
gruppo, progresso che dipende dall’iniziativa
divina, ma anche dalla libera risposta dei
ragazzi, dalla loro vita comunitaria e dallo
svolgimento della formazione catechistica.
È compito dei responsabili del gruppo determinare
in base a questi criteri la durata dei tempi
e il momento di ciascuna tappa.
Celebrazioni e comunità cristiana
51. - Il RICA prevede che la comunità cristiana sia in
vario modo sempre presente e partecipe in
ogni passaggio e tempo dell’itinerario catecumenale.
Il catecumeno viene così condotto gradualmente
a partecipare alle celebrazioni della comunità,
specialmente all’Eucaristia e alle feste
dell’anno liturgico.
Ci si deve tuttavia chiedere se sia opportuno
che egli partecipi a tutta la celebrazione
eucaristica. I fanciulli e ragazzi catecumeni,
qualora non ci fossero gravi inconvenienti,
potrebbero prendere parte con i loro coetanei
alla liturgia della parola ed essere quindi
dimessi. In questo modo l’educazione alla
partecipazione liturgica avverrebbe nel rispetto
del principio della gradualità e della progressione.
È da prendere in considerazione la possibilità
prospettata dal Direttorio per le Messe con partecipazione di fanciulli
di celebrare la liturgia della parola in
un luogo a parte, per congiungersi poi, con
la presentazione dei doni, a tutta la comunità.
Itinerari differenziati per l’iniziazione
cristiana
52. - La comunità cristiana, consapevole
delle difficoltà di vivere la fede nel contesto
sociale e culturale odierno, e convinta del
grande aiuto che può provenire ai fanciulli
dalla famiglia, dai coetanei e dagli adulti,
li conduce all’esperienza della vita cristiana,
secondo una materna cura pedagogica che porti
la loro fede iniziale a prendere radici.
Offre ad essi itinerari che tengano conto
della loro età, psicologia, esperienza religiosa,
della situazione familiare, dell’ambiente
parrocchiale, del cammino formativo dei loro
coetanei.
53. - Gli itinerari possono essere diversificati
secondo le circostanze. Si atterranno però
alle seguenti indicazioni:
a) ai fanciulli e ai ragazzi sopra i sette anni
si diano i sacramenti dell’iniziazione cristiana
solo dopo un vero e proprio cammino catecumenale
(RICA, 306-307);
b) tale cammino è bene che ordinariamente si
compia in un gruppo insieme ai coetanei già
battezzati che si preparano alla Cresima
e alla prima Comunione (RICA, 308, a);