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Il Rinnovamento della Catechesi
Anno 1970 – Prima Parte
Il popolo di Dio nel mondo...
1. La storia del popolo di Dio è storia dell’amore
divino. Le ragioni dell’esistenza di questo
popolo singolare sono le misteriose ragioni
per cui Dio “ha cosi amato il mondo da dare
il suo Figlio unigenito, affinché chiunque
crede in Lui non muoia, ma abbia la vita
eterna”. Sono le ragioni della missione stessa
di questo popolo, sempre ricca e feconda
di fermenti rinnovatori e vivificanti per
la umanità.
. . . cresce nella pazienza e nella speranza
2. Sospinto dagli avvenimenti e dalle tensioni
del secolo, nel quale è inserito, il popolo
di Dio cresce nella pazienza, e nella speranza,
maturando la coscienza di sé e della propria
missione, in “adesione fedelissima alle parole
e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente
dell’insegnamento autorevole della tradizione
ecclesiastica e nella docilità alla interiore
illuminazione dello Spirito Santo”. È un’esperienza di continua conversione,
di purificazione e di carità, che muove la
Chiesa a una fedeltà sempre più piena al
suo Signore e sostiene la sua missione di
pace e di salvezza per gli uomini.
Il rinnovamento della pastorale catechistica
3. Anche il proposito di rinnovare la pastorale
catechistica conduce la Chiesa a questa esperienza
di vita interiore, che le consente di “ritrovare
in se stessa, vivente ed operante nello Spirito
Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla
con ferma fiducia agli uomini del nostro
tempo.
I - Le Rivelazioni di Dio agli uomini
Dio stesso raduna il suo popolo...
4. Nella storia, la Chiesa è l’universale sacramento
della salvezza e della vita che viene da
Dio. Dio stesso la raduna da tutti i popoli,
rivelando il mistero della sua volontà, per
ammettere tutti gli uomini alla comunione
con Sé, nello Spirito Santo, per mezzo del
Figlio suo.
... per mezzo del Figlio suo fatto uomo
5. Di questo mistero, Cristo è il Mediatore
e insieme la pienezza, il Sacerdote, il Profeta,
l’Alfa e l’Omega. Soprattutto in Lui, Dio
si intrattiene con gli uomini come con amici,
dopo aver loro parlato a più riprese e in
più modi.
Egli è il Verbo di Dio, per mezzo del quale
tutto è stato creato; nella sua incarnazione,
nella sua vita, soprattutto nella sua passione,
morte e risurrezione, l’umanità intera è
chiamata alla pace, alla comunione intima
con Dio in un vincolo di amore universale
che coinvolge tutte le creature.
Lo Spirito Santo dona la pace di Cristo...
6. La pace con Dio, ristabilita in Cristo, è
data in eredità a tutti gli uomini mediante
lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal
Figlio, per santificare la Chiesa senza interruzione.
Lo Spirito, che opera nel mondo intero fin
dall’inizio della creazione, dal giorno della
pentecoste prende dimora fra i credenti come
in un tempio. Li riunisce in comunione gerarchica;
li vivifica nella carità; in essi suscita
la memoria della vita, della morte e risurrezione
del Signore e ne attualizza la presenza salvifica,
soprattutto con la parola e nella frazione
del pane eucaristico. In tal modo, abilita
e muove i credenti a dare testimonianza al
Vangelo, sicché, vedendo le loro opere buone,
tutti glorifichino il Padre comune.
... perché la Chiesa la viva e la diffonda
7. Questo è il mistero di cui la Chiesa ha esperienza,
il messaggio di cui resta sempre discepola,
custode e interprete; ad esso dà perenne
testimonianza nella storia, pregustando e
preannunciando la pienezza della vita nell’eternità.
Tutti coloro che, attratti dal Padre e mossi
dallo Spirito Santo, rispondono liberamente
all’amore rivelato e comunicato nel Figlio,
formano la Chiesa, assemblea degli eletti
in Cristo.
Sono pienamente incorporati nella Chiesa
quanti “sono congiunti con Cristo. i. dai
vincoli della professione della fede, dei
sacramenti, del regime ecclesiastico e della
comunione”.
La Chiesa è missionaria
8. Tutta la Chiesa è missionaria, in forza della
stessa carità con la quale Dio ha mandato
il suo Figlio per la salvezza di tutti gli
uomini. E unica è la sua missione, quella
di farsi prossimo di tutti gli uomini e di
tutti i popoli, per diventare segno universale
e strumento efficace della pace di Cristo.
Il triplice ministero della Chiesa
9. La missione della Chiesa si fa testimonianza
e servizio, con la varietà di uffici e la
ricchezza di doni che Cristo le elargisce,
per mezzo dello Spirito Santo, e che convergono
nel triplice ministero: profetico, regale,
sacerdotale.
Sono tre ministeri dell’unica missione della
Chiesa, intimamente connessi tra loro. Il
ministero della parola ha anche valore liturgico
e regale; il ministero sacerdotale anche
valore profetico e pastorale; il ministero
regale anche valore liturgico e profetico.
II – La Chiesa e la Parola di Dio
Il ministero della parola
10. Il ministero della parola di Dio è l’esercizio
della missione profetica di Cristo, che continua
nella Chiesa. “Dio, il quale ha parlato nel
passato, non cessa di parlare con la Sposa
del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo,
per mezzo del quale la viva voce del Vangelo
risuona nella Chiesa e, per mezzo di questa,
nel mondo, introduce i credenti a tutta intera
la verità e in essi fa risiedere la parola
di Cristo in tutta la sua ricchezza”.
La Chiesa ascolta religiosamente la parola
di Dio
11. La Chiesa è sempre in religioso ascolto della
parola di Dio che, quale seme, “germogliando
nel buon terreno irrigato dalla rugiada divina,
assorbe la linfa vitale e la trasforma e
l’assimila, per produrre finalmente un frutto
abbondante”.
Dalla parola di Dio, la Chiesa viene adunata
ed i suoi figli rigenerati. La Chiesa dipende
dalla parola di Dio: per questo, gli Apostoli
si sentirono essenzialmente ministri della
parola, dispensatori dei misteri di Dio.
Tutta la Chiesa è responsabile della parola
di Dio
12. La comunità dei cristiani è una comunità
profetica. Ad essa Cristo partecipa il suo
profetico potere. Nella Chiesa ogni credente è, per la sua
parte, responsabile della parola di Dio.
Ognuno riceve lo Spirito Santo per annunciarla
fino alla estremità della terra. A tal fine,
lo Spirito Santo dispensa a ciascuno grazie,
carismi e uffici, secondo la posizione che
occupa nella Chiesa.
Il magistero della Chiesa
13. I Pastori hanno la missione di annunciare
autorevolmente e autenticamente la parola
di Dio. Ad essi spetta anche riconoscere
gli autentici carismi profetici, che lo Spirito
Santo distribuisce a tutto il popolo di Dio.
Il Sommo Pontefice è costituito da Cristo
pastore e maestro di tutti i fratelli: “e
tu, quando ti sarai convertito, conferma
i tuoi fratelli”. Ecco l’ufficio del magistero. Gli Apostoli
e i loro successori lo esercitano per la
Chiesa e per il mondo, in comunione gerarchica
con il Vicario di Cristo e in comunione tra
loro. In forza del mandato divino e con l’assistenza
dello Spirito Santo, attingono dall’unico
deposito della fede tutto Ciò che Dio ha
rivelato; alimentano, riconoscono e garantiscono
il senso della fede nel popolo cristiano
e lo guidano con amore sulla via della verità. Ad essi non deve mancare l’apporto convergente
e attivo dei sacerdoti, dei fedeli, dei teologi,
in gerarchica comunione di carismi e di doni.
La Chiesa è discepola e testimone di tutta
la parola di Dio
14. La Chiesa è discepola e testimone di tutta
la parola di Dio, poiché è discepola e testimone
di Cristo, pienezza di tutta la Rivelazione.
Perciò, in Cristo religiosamente ascolta
e fiduciosamente proclama la voce di Dio
che si leva dal creato, i presentimenti e
gli echi della sua parola nella storia e
nella cultura dei popoli, la rivelazione
del suo mistero e del suo patto con Israele
e della eterna alleanza con il nuovo popolo
di Dio, la profezia della pace eterna con
Lui.
Nella sacra Tradizione e nella sacra Scrittura
dell’uno e dell’altro testamento, la Chiesa
trova la fonte, la forza e la regola della
sua missione profetica.
III – La pedagogia di Dio e della Chiesa
La pedagogia di Dio
15. Nell’esercizio della sua missione profetica,
la Chiesa si lascia guidare dalla pedagogia
di Dio. Egli, fin dall’inizio, ha condotto
il suo colloquio con gli uomini “con eventi
e parole intimamente connessi, in modo che
le opere, compiute da Dio nella storia della
salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina
e le realtà significate dalle parole, e le
parole dichiarano le opere e Chiariscono
il mistero in esse contenuto”.
Con provvida radualità, ha svelato il mistero
del suo amore, muovendo gli uomini attraverso
la storia e l’antica alleanza verso l’incontro
con Cristo. Ha soccorso gli uomini con eventi e con parole
ad essi familiari, parlando al suo popolo
secondo il tipo di cultura proprio delle
diverse situazioni storiche, mostrando la
sua “condiscendenza ” al massimo grado nel
Figlio suo fatto carne.
La Chiesa proclama una parola che si fa carne
16. La Chiesa, pertanto, non proclama un’astratta
ideologia, ma la parola che si è fatta carne
in Cristo, Figlio di Dio, Maestro e Redentore
di tutti gli uomini. Dallo Spirito Santo la Chiesa viene introdotta
sempre più pienamente nella verità. Progredisce
nella comprensione tanto delle cose quanto
delle parole trasmesse, finché venga a compimento
il disegno di Dio.
Né può esimersi, per il mandato ricevuto
da Cristo, dal confrontare con la parola
e con il disegno di Dio le realtà mutevoli
della storia, per interpretarle e giudicarle
nella luce del medesimo Spirito, secondo
le esigenze del regno di Dio che viene. In tal modo, il messaggio rivelato mantiene
la sua integrità e viene proclamato sempre
vivo a tutte le generazioni.
IV – L’itinerario di Fede
La conversione cristiana
17. Il ministero della parola riunisce gli uomini
nella Chiesa mediante la fede. Questa convergenza
verso la Chiesa produce tra gli uomini una
misteriosa divisione, poiché Cristo “è posto
per la caduta e la risurrezione di molti
in Israele, e come segno a cui si contraddirà”.
Chi, mosso dallo Spirito, si fa attento e
docile alla parola di Dio, segue un itinerario
di conversione a Lui, di abbandono alla sua
volontà, di conformazione a Cristo, di solidarietà
nella Chiesa, di vita nuova nel mondo. È
itinerario che può comportare, nello stesso
tempo, la letizia dell’incontro e la continua
esigenza di ulteriore ricerca; la compunzione
per l’infedeltà e il coraggio per la ripresa;
la pace della scoperta e l’ansia di nuove
conoscenze; la certezza della verità e il
costante bisogno di nuova luce.
Dio stesso accompagna nell’itinerario della
fede
18. Lungo il cammino della fede, nessuno è solo.
Dio stesso alimenta e conforta la riflessione
e l’esperienza delle cose spirituali, mediante
il suo Spirito presente nella Chiesa. Egli
sostiene ciascuno anche con la testimonianza
di tutti i fratelli, guida con la “predicazione
di coloro che con la successione episcopale
hanno ricevuto un carisma sicuro di verità”
e accoglie come offerta gradita le gioie
e le fatiche del pellegrinaggio.
Così, nella pazienza e nella speranza, ciascuno
porta con sé il dono di Dio, come in fragili
vasi, fino a quando Dio stesso concederà
nuovi cieli e nuova terra: “questa è la vita
eterna: che conoscano te, unico vero Dio,
e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.
La principali espressioni del ministero della
Parola di Dio
I – La missione profetica e il ministero
della Parola
La missione profetica della Chiesa
19. La Chiesa proclama il messaggio della salvezza
con la parola, con la celebrazione liturgica,
con la testimonianza della vita. Tutto ciò
che deriva dalla sua fedeltà a Cristo è glorificazione
di Dio e comunicazione di pace per gli uomini.
Anche i suoi limiti e le sue imperfezioni
sono, implicitamente, annuncio della misericordia
di Dio, che alla fine la farà apparire davanti
a Sé “tutta gloriosa, senza macchia, né ruga,
... ma santa e immacolata”.
Pertanto, tutta la vita della Chiesa, come
già tutta la vita del suo Signore, è manifestazione
profetica per il mondo. Gli uomini possono,
così, entrare in comunione con Cristo attraverso
le molteplici e impenetrabili vie di Dio.
La fede dipende dall’ascolto
20. La Chiesa esercita la missione profetica
primariamente con la predicazione viva della
parola di Dio. Fu questo il primo apostolato affidato da
Dio al popolo dell’antica alleanza, soprattutto
alle sue guide e ai suoi profeti. Nella pienezza
dei tempi, Cristo lo esercitò con divina
autorità e sapienza e continua a esercitarlo
nei secoli mediante la Chiesa.
Nessun’altra forma di diffusione del pensiero
può sostituire la predicazione viva della
parola di Dio. La via ordinaria che porta
alla fede resta sempre quella indicata dall’Apostolo:
“la fede dipende dunque dall’udire la predicazione,
ma questa, a sua volta, dalla parola di Cristo”.
Le forme della predicazione sono molteplici
21. La predicazione della Chiesa assume forme
molteplici, secondo le persone che annunciano
la parola, coloro che la ascoltano, le celebrazioni
e i tempi della liturgia, le circostanze
di una concreta situazione sociale, la varietà
di mezzi e di metodi che l’esperienza e la
scienza pastorale Suggeriscono. I discepoli
di Cristo sono inviati a tutto il mondo e
sono responsabilmente presenti in tutte le
strutture della società. Quando operano singolarmente,
come quando si riuniscono in comunità locali
o in gruppi di natura varia, essi obbediscono
ad un interiore impulso di carità, che li
porta a intrecciare un dialogo vivo, vario
e personale con i fratelli nella fede, con
gli altri cristiani, con tutti gli uomini.
Le forme della predicazione pubblica
22. La Chiesa predica la parola anzitutto mediante
il ministero dei Pastori e di coloro che
essi associano alla propria missione. Tale
ministero assume espressioni pubbliche e
ufficiali, quali sono, in primo luogo, le
diverse forme di evangelizzazione e di catechesi,
l’omelia e la celebrazione della parola.
Le occasioni dell’annuncio
23. Ciascun membro del popolo di Dio deve farsi
attento ai suoi rapporti quotidiani con gli
altri. Deve cioè superare la mentalità di
chi, consciamente o meno, lascia l’esercizio
dell’ufficio profetico ai sacerdoti, ai religiosi,
ai catechisti, ai missionari, che operano
in forme istituzionalizzate. La vocazione
degli uomini alla fede e la loro stessa maturazione
cristiana vengono decise sempre più frequentemente
attraverso la testimonianza, che i battezzati
possono rendere nelle più disparate occasioni
d’incontro e di dialogo.
Alcuni esempi
24. Assumono oggi grande importanza i rapporti
quotidiani con chi soffre crisi di fede,
la consuetudine di vita con i cristiani di
altre confessioni, la presenza dei battezzati
tra le popolazioni che ancora non conoscono
Cristo. Inoltre, cresce la responsabilità
dei genitori, perché la fede dei figli ha
bisogno di chiara testimonianza e di continuo
confronto con le situazioni concrete della
vita moderna. Negli ambienti della scuola,
del lavoro e della professione, nei luoghi
di cura e di rieducazione, in vacanza, nei
momenti del tempo libero e del turismo, il
cristiano rende ragione della speranza che
è in lui, attraverso le esperienze e le fatiche
quotidiane, sempre ricche di occasioni per
una irradiazione della parola di Dio. Proficua opera di diffusione della fede possono
svolgere, nel rispetto dell’etica professionale,
i responsabili degli strumenti di comunicazione
sociale e tutti coloro che in qualche modo
influiscono sull’orientamento della pubblica
opinione. Particolare efficacia assume la
testimonianza della parola di Dio, che scaturisce
dagli avvenimenti principali della storia
contemporanea della Chiesa. L’opera pastorale
del Sommo Pontefice, le iniziative di pace
e di carità, il rinnovamento delle chiese
locali, la costanza dei fratelli che soffrono
per la fede, in un certo senso lo stesso
travaglio della Chiesa, sono occasioni delle
quali la parola di Dio si serve, per aprire
un dialogo, o per illuminare l’esperienza
cristiana.
II – L’evangelizzazione, lieto annuncio della
Parola di Dio
L’evangelizzazione
25. L’evangelizzazione propriamente detta è il
primo annuncio della salvezza a chi, per
ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora
non crede. Questo ministero è essenziale alla Chiesa
oggi come nei primi secoli della sua storia,
non soltanto per i popoli non cristiani,
ma per gli stessi credenti.
L’esperienza pastorale attesta, infatti,
che non si può sempre supporre la fede in
chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro
nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro
che vivono nell’indifferenza, farla scoprire
con impegno personale alle nuove generazioni
e continuamente rinnovarla in quelli che
la professano senza sufficiente convinzione
o la espongono a grave pericolo. Anche i
cristiani ferventi, del resto, hanno sempre
bisogno di ascoltare l’annuncio delle verità
e dei fatti fondamentali della salvezza e
di conoscerne il senso radicale, che è la
“lieta novella” dell’amore di Dio.
La preevangelizzazione
26. L’evangelizzazione è normalmente preceduta
ed accompagnata dal dialogo leale con quanti
hanno una fede diversa o non hanno alcuna
fede. I cristiani sono corresponsabili della
vita sociale, culturale ed economica degli
uomini con i quali vivono; conoscono la loro
storia e le loro tradizioni, collaborano
alle loro iniziative e ai loro piani di sviluppo,
chiariscono i problemi critici e i pregiudizi
che riguardano la naturale religiosità dell’uomo,
fino a suscitare l’interesse per Cristo e
per la Chiesa. È un dialogo, che alcuni chiamano preevangelizzazione.
Esso precede logicamente la predicazione
cristiana e tuttavia ne accompagna in concreto
tutto lo sviluppo. Anche coloro che posseggono
la fede debbono, infatti, riscoprirne costantemente
la ragionevolezza e la mirabile armonia con
le esigenze più profonde e più attuali dell’uomo
e della sua storia. In altre parole: fin dall’inizio, la fede
accolta dall’uomo diviene esperienza umana
integrale. Essa è suscitata e sostenuta dai
doni soprannaturali della Rivelazione e si
inserisce e si integra nelle risorse naturali
dello spirito e di tutto l’uomo, elevandone
singolarmente le capacità.
III – La predicazione liturgica, culmine
del mistero della Parola
La predicazione liturgica
27. La predicazione della parola e l’itinerario
della fede raggiungono il loro vertice nella
celebrazione liturgica. La liturgia è l’esercizio
del sacerdozio di Cristo, culto pubblico
integrale del suo Corpo Mistico, ossia del
Capo e delle membra. Cristo associa a sé
la Chiesa, rende gloria a Dio e santifica
gli uomini nello Spirito Santo, soprattutto
perpetuando sotto i segni eucaristici il
sacrificio della croce: “sacramento di pietà,
segno di unità, vincolo di carità, convito
pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima
viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno
della gloria futura”.
Di quest’unica celebrazione, la parola è
in vario modo parte integrante. La predicazione
diventa essa stessa atto liturgico; la proclamazione
delle sacre Scritture, le parole che danno
“forma ” al rito, l’omelia, i canti, le preghiere
e le professioni di fede dell’assemblea svelano
e rendono attuale il mistero della salvezza
operata da Cristo, Maestro, Sacerdote e Pastore
del popolo di Dio.
La liturgia della parola
28. La Chiesa celebra in modo speciale la parola
di Dio nella prima parte della santa Messa,
aprendo ai fedeli i tesori delle sacre Scritture,
guidandoli con la parola del celebrante a
maggior comprensione dei doni del Signore,
accompagnandoli alla professione di fede
e disponendoli a partecipare al sacrificio,
che Cristo offre perennemente al Padre, per
la salvezza del mondo, mediante il ministero
dei sacerdoti. Accogliendo la parola di Dio
nella santa Messa, come pure nella celebrazione
degli altri sacramenti, i fedeli riconoscono
“che le meraviglie annunciate trovano il
loro coronamento nel mistero pasquale” e
sono portati, “nel rendimento di grazie,
ad una partecipazione fruttuosa dei misteri
della salvezza. Così la Chiesa si nutre del
pane della vita sia alla mensa della parola
di Dio che a quella del Corpo di Cristo”.
L’omelia
29. Anche l’omelia è parte integrante dell’azione
liturgica, di cui assume i movimenti e le
caratteristiche. Con l’omelia, il ministro
competente annuncia, spiega e loda il mistero
cristiano che si celebra, perché i fedeli
lo accolgano intimamente nella loro vita
e a loro volta si dispongano a testimoniano
nel mondo.
L’omelia deriva i suoi temi e i suoi motivi
soprattutto dalla sacra Scrittura e dai testi
liturgici della Messa o del sacramento che
si celebra. Nel corso dell’anno liturgico,
l’omelia illustra i misteri della fede e
le norme della vita cristiana, riferendoli
sempre alla pasqua di Cristo; essa tiene
in debito conto l’azione liturgica che si
sta svolgendo e assume una accentuata tonalità
cherigmatica, dottrinale, morale o apologetica,
secondo le particolari esigenze dei fedeli
presenti.
La fede e la speranza di chi si fa ministro
della parola devono trasparire nel momento
dell’omelia, di modo che chi ascolta possa
cogliere la perenne attualità del mistero
della salvezza, voglia assumerlo come norma
di vita e perseveri in una convinzione operosa.
IV – La catechesi per l’itinerario della
fede
La catechesi
30. La Chiesa sviluppa l’annuncio fondamentale
della parola di Dio con la catechesi, per
guidare l’itinerario degli uomini alla fede,
dalla invocazione o dalla riscoperta del
Battesimo fino alla pienezza della vita cristiana.
La catechesi è esplicazione sempre più sistematica
della prima evangelizzazione, educazione
di coloro che si dispongono a ricevere il
Battesimo o a ratificarne gli impegni, iniziazione
alla vita della Chiesa e alla concreta testimonianza
di carità. Essa intende portare alla maturità della
fede attraverso la presentazione sempre più
completa di Ciò che Cristo ha detto, ha fatto
e ha comandato di fare. Abilita l’uomo alla
vita teologale, vale a dire all’esercizio
della fede, della speranza, della carità
nelle quotidiane situazioni concrete: “dà
luce e forza alla fede, nutre la vita secondo
lo spirito di Cristo, porta a partecipare
in maniera consapevole e attiva al mistero
liturgico ed è stimolo all’azione apostolica”.
La precatechesi
31. La catechesi è rivolta a chi, sia pure implicitamente,
ha già fatto l’opzione fondamentale per Cristo
e per la sua Chiesa. È a servizio degli uomini:
considera, cioè, il livello effettivo della
loro maturazione cristiana, le loro crisi
e i loro progressi spirituali e qui li raggiunge,
con varietà di mezzi e di metodi, che l’autorità
dei Pastori e l’esperienza degli adulti nella
fede suggeriscono. Particolare attenzione
si deve oggi riservare al contesto culturale
e sociale, in cui nasce e si sviluppa la
fede dei cristiani. Si tende a rimettere
tutto in discussione per una radicale verifica;
dal successo tecnico e scientifico emergono
nuovi problemi critici; le tensioni sociali
possono provocare disattenzione ed indifferenza;
certo costume morale corrente può indebolire
la volontà e l’onestà nella ricerca dei valori.
In questo contesto, non sempre si spegne
la fondamentale adesione a Cristo, che sta
all’inizio della vita della fede. Pertanto,
i fedeli vanno spesso aiutati a scrutare
gli interessi contingenti del secolo, al
fine di percorrere con amore l’itinerario
della fede. Del resto, questa attenzione ispira tutta
la catechesi e in certa misura anche l’omelia,
suggerendo le leggi e i metodi della cosiddetta
“precatechesi”. Soprattutto quando ci si
rivolge ai giovani, ai lavoratori, alle persone
di cultura, occorre spesso verificarne all’inizio
gli atteggiamenti e gli interessi, per non
seminare la parola di Dio in un terreno non
preparato ad accoglierla e a farla fruttificare.
IV – Catechesi, predicazione liturgica e
testimonianza della vita
Catechesi e liturgia
32. “Prima che gli uomini possano accostarsi
alla liturgia, bisogna che siano chiamati
alla fede e si convertano”. Poi, la catechesi
inizia i cristiani a cogliere il valore dei
segni liturgici, con i quali Dio si rivela
e si comunica; li abilita alla professione
di fede, che essi esprimono soprattutto nell’assemblea
eucaristica; li dispone a compiere con Cristo
l’offerta gradita al Padre. Anche ai fedeli
che partecipano alla sacra liturgia, la Chiesa
ha sempre il dovere di predicare la fede
e la penitenza, mostrando come la liturgia
è il culmine e la fonte della vita cristiana.
Così, l’esperienza liturgica, che tocca in
modo singolare tutto l’uomo, conforta l’azione
catechistica: i fedeli crescono nell’intelligenza
del mistero cristiano, nutriti dei sacramenti
pasquali. La comunione con Cristo si prolunga
efficacemente e fa, di ogni ulteriore riflessione,
una conversazione con il Padre, nello Spirito
Santo.
Catechesi e testimonianza cristiana
33. La catechesi illumina le molteplici situazioni
della vita, preparando ciascuno a scoprire
e a vivere la sua vocazione cristiana nel
mondo. Infatti, crescendo nella conoscenza
di Cristo mediante la fede, ciascuno fa proprio
il pensiero di Lui, i suoi giudizi, la sua
volontà, la sua croce e la sua gloria, in
una operosa vita di carità. D’altro lato,
l’esperienza cristiana della vita conferma
la fede e apre la coscienza a nuovo desiderio
di conoscere e amare il Signore e di rendergli
testimonianza.
Il ministero della parola e uno
34. Unica è la parola di Dio, come uno è il Signore
Gesù Cristo, al quale si rende testimonianza
e unico l’ufficio profetico del quale, in
diverso modo, si partecipa. Molteplici sono
le forme della predicazione.
Su un piano di studio o in determinate situazioni
storiche, è spesso agevole e utile sottolineare
le distinzioni. Ma, nella pratica pastorale,
ogni forma di predicazione tende ad essere
piena testimonianza della parola di Dio,
con accentuazioni di volta in volta particolari.
La catechesi non spegne, ma sostiene la letizia
del primo annuncio. Non si limita a soddisfare
le aspirazioni legittime dell’intelligenza,
ma è celebrazione del mistero della salvezza,
in modo suo proprio. L’esplicazione sistematica
della fede è memoria degli eventi e delle
parole della salvezza, santificazione in
atto per ciascuno, annuncio della piena comunione
con Dio nella vita eterna.
La predicazione è evento salvifico
35. La parola che viene da Dio, di Dio possiede
la potenza e l’efficacia. Perciò, sia pure
in modo diverso, secondo i momenti e le forme,
ogni atto di predicazione è glorificazione
di Dio ed evento salvifico per gli uomini.
La predicazione non è semplice comunicazione
di sapere, ma trasmissione di una parola
che invita, interroga, provoca, consola,
crea comunione e salva. Deve esserne consapevole,
con trepidazione e con fiducia, chi assolve
questo compito in qualsiasi modo e forma:
nell’azione che egli compie, è presente la
grazia della parola, potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede.
Finalità e compiti della catechesi
I – La mentalità di fede
L’obbedienza della fede
36. Chi accoglie il primo annuncio della salvezza,
è chiamato a riconoscere l’amore di Dio,
ad abbandonarsi liberamente a Lui e a prestargli
il pieno ossequio dell’intelletto e della
volontà. Dio stesso lo previene e lo soccorre;
lo Spirito Santo muove il suo cuore e apre
gli occhi della sua mente, donando “dolcezza
nel consentire e nel credere alla verità”
e perfezionando continuamente la sua fede.
Fede esplicita e operosa
37. La catechesi è sempre ordinata a disporre
e a guidare i credenti ad accogliere l’azione
dello Spirito Santo per ravvivare e sviluppare
la fede, per renderla esplicita ed operosa
in una vita coerentemente cristiana. La catechesi
è testimonianza sempre più completa e organica
della parola che, mediante la Chiesa, lo
Spirito Santo insegna e richiama alla memoria,
per comunicare a ciascuno un possesso del
pensiero di Cristo quale si addice a uomini
nuovi.
La mentalità del cristiano
38. Con la catechesi, la Chiesa si rivolge a
chi è già sul cammino della fede e gli presenta
la parola di Dio in adeguata pienezza, “con
tutta longanimità e dottrina”, perché, mentre
si apre alla grazia divina, maturi in lui
la sapienza di Cristo. Educare al pensiero
di Cristo, a vedere la storia come Lui, a
giudicare la vita come Lui, a scegliere e
ad amare come Lui, a sperare come insegna
Lui, a vivere in Lui la comunione con il
Padre e lo Spirito Santo. In una parola,
nutrire e guidare la mentalità di fede: questa
è la missione fondamentale di chi fa catechesi
a nome della Chiesa. In modo vario, ma sempre
organico, tale missione riguarda unitariamente
tutta la vita del cristiano: la conoscenza
sempre più profonda e personale della sua
fede; la sua appartenenza a Cristo nella
Chiesa; la sua apertura agli altri; il suo
comportamento nella vita.
II – Una conoscenza sempre più profonda e
personale
Conoscere la propria fede
39. La fede è Conoscenza di Dio, del suo disegno
d’amore, della sua volontà di salvezza. Per
questo, la catechesi è insegnamento, esposizione
chiara e sempre più profonda della dottrina
rivelata, nel rispetto delle esigenze e delle
capacità dei fedeli. Oggi si discute diffusamente
sulle attitudini dell’intelligenza alla verità,
sul valore educativo delle idee e della dottrina
sistematica, sui rischi dell’intellettualismo
e del nozionismo in tutti i settori dell’educazione.
Anche i catechisti sono interessati a questa
discussione, per cercare le leggi più sapienti
della crescita spirituale. Essi, tuttavia,
sono consapevoli che l’obbedienza della fede
nasce dalla chiara conoscenza del disegno
di Dio e dalla profonda coscienza del suo
amore. C’è vera mentalità di fede, quando
c’è capacità di comprendere e di interpretare
tutte le cose secondo la pienezza del pensiero
di Cristo.
La docilità allo Spirito Santo
40. In vista di tale obiettivo, i catechisti
sono chiamati a farsi sempre più docili all’azione
dello Spirito Santo, attenti e fedeli all’insegnamento
dei Pastori. Nell’esercizio della loro missione,
essi traggono aiuto da ogni valida ricerca
teologica, come dalle indicazioni delle scienze
profane.
Soprattutto, si preoccupano che la dottrina
rivelata diventi valore e motivo ispiratore
per tutta la vita cristiana.
La ratifica personale
41. La mentalità di fede è radicata nella persona;
anzi, in parte determinante, è frutto della
sua libera attività spirituale. Con la grazia
dello Spirito Santo, ciascuno sviluppa le
sue facoltà di ammirazione, di intuizione,
di contemplazione, di giudizio, di adorazione,
fino a ratificare coscientemente la fede
che ha avuto in dono. La presentazione organica
del mistero cristiano va commisurata sapientemente
alle condizioni di coloro ai quali è rivolta.
Non di rado, essi sono come “bambini bisognosi
ancora di latte e non di cibo solido”. Sempre
sono in situazioni personali assai concrete
e diverse. Il catechista deve saper toccare
ciascuno nell’intimo della sua vocazione
e condizione personale, perché ciascuno sia
reso capace di sviluppare responsabilmente
la conoscenza della fede e di conformarvi
tutta la vita
III – Iniziazione alla vita ecclesiale
Vivere la propria fede
42. La fede è adesione a Dio, che parla e chiama
gli uomini alla comunione, nel Figlio suo
fatto carne. Promuovere la maturazione spirituale
dei credenti, significa introdurli sempre
più pienamente nella vita della Chiesa, Corpo
Mistico di Cristo, sacramento di unità e
di salvezza per il mondo intero.
Gli obiettivi della catechesi divengono così
più precisi, in riferimento alle varie dimensioni
della Chiesa, comunità di fede, di culto,
di carità.
L’appartenenza a Cristo nella Chiesa
43. Formare la mentalità cristiana, significa
nutrire il senso dell’appartenenza a Cristo
nella Chiesa. La catechesi ridesta continuamente
la coscienza del Battesimo ricevuto; apre
l’anima alla parola che convoca e vivifica
la Chiesa; invita alla preghiera e alla professione
della fede; guida ad assumere la missione
della Chiesa secondo la propria personale
vocazione; promuove il dialogo con Dio, con
i fratelli, con tutti gli uomini; rende capaci
di giudicare gli eventi della storia con
spirito profetico. L’uomo del ventesimo secolo
può apparire quasi allergico all’esperienza
della fede e proteso, spesso generosamente,
all’impegno nel mondo. Da questa rilevazione,
non di rado troppo esteriore, traspare l’urgenza
di educare i cristiani a comprendere Che
la fede non allontana dalla storia, ma svela
in essa le intenzioni di Dio, riversando
luce nuova sulla vocazione integrale dell’uomo.
L’iniziazione al culto della Chiesa
44. La fede abilita il credente al culto, che
la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia
e nella preghiera personale di tutti i suoi
membri.
Promuovere una matura mentalità di fede,
significa educare i credenti all’adorazione,
al rendimento di grazie, alla penitenza,
al senso della comunità, alla familiarità
con i segni che indicano la presenza di Dio
e in vario modo lo comunicano; in una parola,
introdurli alla comprensione e all’esercizio
del sacerdozio regale, con il quale sono
consacrati dallo Spirito Santo.
La partecipazione alle celebrazioni liturgiche
45. Più precisamente, la catechesi prepara la
piena, consapevole, attiva partecipazione
dei fedeli alle celebrazioni liturgiche.
In questo settore, oggi, la missione del
catechista diviene quanto mai varia e decisiva
per l’educazione dei credenti. Guidare la
famiglia alla celebrazione del Battesimo
dei figli; introdurre i fanciulli al mistero
eucaristico, alla virtù e al sacramento della
Penitenza, agli impegni della Confermazione;
condurre la comunità cristiana a riscoprire
i sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine
sacro; richiamare il valore dell’Unzione
dei malati; riproporre il significato del
giorno del Signore, dell’anno liturgico,
della celebrazione dei santi: sono altrettanti
impegni che il catechista è chi amato ad
affrontare, nel clima di un profondo rinnovamento
della vita liturgica della Chiesa.
Il mistero eucaristico
46. Al vertice di questa azione educativa, sta
la preoccupazione di disporre i fedeli a
fare del mistero eucaristico la fonte e il
culmine di tutta la vita cristiana. Tutto
il bene spirituale della Chiesa è racchiuso
nell’Eucaristia, dove Cristo, nostra Pasqua,
è presente e dà vita agli uomini, invitandoli
e inducendoli a offrire se stessi con Lui
e in sua memoria, per la salvezza del mondo.
In questi ultimi decenni, la catechesi, accompagnandosi
al movimento biblico e liturgico, ha messo
in maggiore evidenza la centralità della
Messa e con ottimi frutti ha tentato vie
nuove per l’educazione dei fedeli. Si pensi
ad alcuni fatti e aspetti fondamentali che,
come idee madri, sempre più efficacemente
ispirano il contenuto della catechesi: la
storia della salvezza, l’alleanza, il regno
di Dio, la comunione con il Padre, il Figlio
e lo Spirito Santo. Si pensi anche alla crescente
attenzione che la catechesi riserva al tema
della sacra liturgia e alla preparazione
dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia. La catechesi deve proporre il mistero eucaristico
in tutta la sua realtà. La fede viva nel
mistero eucaristico rivela al massimo grado
l’autentica mentalità del cristiano.
Vocazione alla carità
47. La fede opera nella carità. Educare alla
maturità cristiana significa, pertanto, insegnare
che la fede, senza le opere, è morta.
Tutta la vita dell’uomo deve apparire come
vocazione a conoscere e ad amare Dio e il
prossimo nelle concrete situazioni dell’impegno
cristiano e, alla fine, nella beatitudine
della comunione eterna. Dio stesso è il fondamento della carità:
“se Dio ci ha amato così, anche noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha
visto Dio; se ci amiamo a vicenda, Dio rimane
in noi e l’amore di Lui è perfetto in noi.
Mostrando in sommo grado l’amore del Padre,
Cristo, “per mezzo della sua croce, ha riconciliato
tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo
l’unità di tutti in un solo popolo e in un
solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio
e, nella gloria della sua risurrezione, ha
diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli
uomini”. Santificati dallo Spirito Santo,
i cristiani formano il popolo di Dio, la
sua famiglia, il sacramento del suo amore
universale. Il mondo li può riconoscere,
se amano Dio e osservano i suoi comandamenti,
fino a dare la vita per i fratelli.
La catechesi educa a conoscere “la vita eterna,
che era presso il Padre e si è resa visibile
a noi”, perché i fedeli crescano nella comunione
e la loro comunione sia con il Padre, con
il Figlio, con lo Spirito Santo. Mostra nella Chiesa la comunità di coloro
che si amano in un solo Spirito e che sono
“perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli
e nella unione fraterna, nella frazione del
pane e nelle preghiere”. Supera ogni confine,
svelando in tutti gli uomini e in ciascuno
di loro l’immagine stessa di Cristo. Ricorda
i comandamenti di Dio e proclama lo spirito
delle beatitudini. Invita ad essere pazienti
e benevoli, ad eliminare l’invidia, l’orgoglio,
la maldicenza, il sopruso; sprona a tutto
Credere, a tutto sperare, a tutto soffrire,
perché l’amore mai tramonterà. Così il cristiano
viene ad assumere in sé le aspirazioni di
tutti gli uomini, per dedicarsi con spirito
di povertà al loro servizio. Non pura filantropia,
dunque, ma impulso a edificare sulla terra
la famiglia di Dio, nella verità, nella giustizia,
nella speranza.
Carità nella Chiesa
48. Il primo servizio di carità, che il cristiano
è tenuto a prestare, riguarda la Chiesa.
La carità unisce tutti i membri del popolo
di Dio nella comunione della fede; trasforma
i cristiani in comunità di culto, facendo
dei loro sacrifici una sola offerta in Cristo;
fa della Chiesa una comunità di amore, dando
significato a tutti i ministeri e carismi,
in modo che concorrano a edificare l’unico
Corpo di Cristo, per la salvezza del mondo. La catechesi porta a scoprire e a vivere
la Chiesa, come realtà di comunione, come
sacramento di amore e di salvezza per tutti
gli uomini. Ha cura che i cristiani vivano
la loro comunione con tutta la Chiesa, uniti
alla gerarchia, per mezzo della quale lo
Spirito Santo raduna e guida il popolo di
Dio. Li conduce a scoprire sempre ciò che
unisce e a superare ciò che divide. Fa crescere
l’impegno della santità ed è continuo alimento
dell’apostolato.
IV – Una mentalità profondamente universale
Il movimento ecumenico
49. In questa linea di educazione cristiana,
oggi assumono particolare importanza tre
problemi della vita della Chiesa, che la
catechesi deve attentamente considerare:
il movimento ecumenico, l’attività missionaria,
i rapporti con coloro che non hanno alcuna
fede. Il movimento ecumenico, cioè “le attività
e le iniziative che, a seconda delle varie
necessità della Chiesa e opportunità dei
tempi, sono suscitate e ordinate a promuovere
l’unità dei cristiani”, è un segno dei tempi
da scrutare con viva sensibilità.
La catechesi educa a evitare parole, giudizi
e opere, che non rispecchiano la vera condizione
dei fratelli separati; porta a conoscere
la loro storia e il loro pensiero; richiede
una testimonianza più chiara della propria
fede; invita alla preghiera; guida a comprendere
le iniziative del dialogo che si va sviluppando;
sollecita ciascuno alla collaborazione, entro
i limiti della competenza personale, secondo
le direttive del magistero. Ricorda continuamente
il testamento di Gesù: “che tutti siano una
sola cosa, come tu, Padre, sei in me, ed
io in te; siano anch’essi in noi, perché
il mondo creda che tu mi hai mandato”.
L’attività missionaria
50. L’attività missionaria, in senso stretto,
è l’opera di evangelizzazione e fondazione
della Chiesa tra le genti che non conoscono
Cristo. La Chiesa è sacramento di unità e segno di
salvezza per tutta la famiglia umana. Ne
deve avere coscienza il cristiano, per ripetere
in sé la parola dell’Apostolo: “l’amore del
Signore ci spinge, al pensiero che uno è
morto per tutti”. La catechesi sviluppa nel
cristiano una mentalità profondamente cattolica.
Educa a rilevare e a rispettare tutto ciò
che c’è di buono nell’umanità, soprattutto
in seno alle grandi religioni; esorta a edificare
la pace, la comprensione e lo sviluppo, in
uno spirito di famiglia; convince a partecipare
responsabilmente all’attività missionaria
della Chiesa, con la preghiera, con la testimonianza
della vita, con l’aiuto generoso; stabilisce
un clima di dialogo e di simpatia con le
giovani chiese locali, invitando a riconoscere
il contributo che esse portano alla crescita
di tutto il popolo di Dio. Sempre la catechesi
ricorda la volontà del Maestro: “ho ancora
altre pecore che non sono di questo ovile;
anche quelle io devo radunare; ed ascolteranno
la mia voce, e si farà un solo gregge e un
solo pastore”.
I rapporti con coloro che non credono
51. I rapporti con coloro che non hanno alcuna
fede interessano oggi, in modo nuovo, la
catechesi. Anche nel nostro paese, il fenomeno
dell’ateismo assume forme e proporzioni prima
sconosciute. Il cristiano deve saperlo giudicare
nelle sue componenti storiche, sociologiche,
dottrinali e morali, per assumere un atteggiamento
responsabile. Secondo l’opportunità, la catechesi
riserva un esame serio alle ragioni che si
nascondono nella mente degli atei. Essa mostra
che la dignità dell’uomo trova la sua radice
e la sua perfezione nel riconoscimento di
Dio; richiama i fondamenti razionali della
fede, facendo soprattutto riferimento ai
più profondi problemi dell’uomo; insegna
che la speranza dei beni futuri dà nuovi
motivi anche per gli impegni terreni; educa
a respingere l’incredulità e insieme a riconoscere
che tutti gli uomini debbono contribuire
fraternamente alla retta edificazione del
mondo; rivendica l’autentica libertà religiosa
in tutte le sue dimensioni; guida i credenti
a rivelare la presenza di Dio attraverso
la testimonianza della vita.
Così il cristiano diviene capace di un dialogo
sincero e avveduto, nel contesto concreto
del proprio ambiente. Consapevole che la
sua fede è in armonia con le aspirazioni
più segrete del cuore umano, egli è certo
che la sua gioiosa speranza è destinata a
diffondersi.
V – Una mentalità profondamente universale
Educare la virtù della fede
52. La fede è virtù, atteggiamento abituale dell’anima,
inclinazione permanente a giudicare e ad
agire secondo il pensiero di Cristo, con
spontaneità e con vigore, come conviene a
uomini “giustificati”.
Con la grazia dello Spirito Santo, cresce
la virtù della fede se il messaggio cristiano
è appreso e assimilato come “buona novella”,
nel significato salvifico che ha per la vita
quotidiana dell’uomo. La parola di Dio deve
apparire ad ognuno “come una apertura ai
propri problemi, una risposta alle proprie
domande, un allargamento ai propri valori
ed insieme una soddisfazione alle proprie
aspirazioni”. Diventerà agevolmente motivo
e criterio per tutte le valutazioni e le
scelte della vita.
Unità della coscienza
53. La fede deve essere integrata nella vita,
come si ama dire per indicare che la coscienza
del cristiano non conosce fratture, ma è
profondamente unitaria.
La dissociazione tra fede e vita è gravemente
rischiosa per il cristiano, soprattutto in
certi momenti dell’età evolutiva, o di fronte
a certi impegni concreti. Si pensi ai momenti
forti della preadolescenza e dell’adolescenza;
al momento in cui i giovani maturano il loro
amore, o entrano nel mondo del lavoro; alle
preoccupazioni della vita familiare; agli
impegni degli operai e dei professionisti
sul piano della giustizia sociale; alle tensioni
spirituali, che caratterizzano oggi la pubblica
opinione e il comportamento morale. Quante
volte il cristiano è costretto ad andare
contro corrente! Il messaggio della fede
lo può sorreggere, se diviene per lui prospettiva
organica e dinamica di tutta l’esistenza,
luce di Dio nella sua vita.
Dottrina e vita
54. Il catechista, dunque, non disperde il suo
insegnamento in una serie interminabile di
nozioni e di informazioni frammentarie; né
agisce di volta in volta episodicamente,
senza tenere presente il significato complessivo
di tutta la sua azione. Egli si preoccupa
di presentare la dottrina in un sistema sempre
più organico ed adeguato. Conosce le tappe
normali della crescita della fede e guida
lo sviluppo armonico ed integrale del cristiano.
In particolare, egli conosce le situazioni
di vita più impegnative di coloro che gli
sono affidati e non trascura di farle oggetto
costante di riflessione e di conversazione.
Ricorre a termini e a formulazioni dottrinali,
non per allontanarsi dalla vita, ma per interpretarla
con maggiore chiarezza ed autorità, nella
luce della fede.
Il mistero del Verbo fatto carne
55. Del resto, tale è il mistero di Cristo: il
Figlio di Dio, assumendo l’umana natura nell’unità
della Persona divina, prende dimora tra noi,
come Salvatore e Maestro ed entra, in forza
del suo amore, nella esistenza di coloro
ai quali si rivela, rivolgendo ad essi urgente
appello per un nuovo modo di essere e di
vivere. “Parola fatta carne” è il suo nome.
E la parola di Dio “è viva ed efficace e
più tagliente di ogni spada a doppio taglio;
poiché essa penetra fino al punto di divisione
dell’anima e dello spirito, delle giunture
e delle midolla, e giudica i sentimenti e
i pensieri del cuore”. Cristo può essere
accolto, se è presentato come evento salvifico
presente nelle vicende quotidiane degli uomini.
Per questo il catechista opera la verità
nella sua stessa vita. La sua azione, del
resto, è sempre un atto ecclesiale: è la
testimonianza della perenne presenza di Cristo
nella Chiesa e nella storia del mondo.
Il messaggio della Chiesa è Gesù risorto
I – Gesù, centro vivo della catechesi
La catechesi, come la fede, deve svolgersi
attorno a un nucleo centrale
56. La catechesi è diretta a formare nel cristiano
una matura mentalità di fede; a rendere la
sua fede sicura, esplicita, fattiva. Occorre,
per questo, che i fedeli accolgano il messaggio
rivelato, ordinandolo attorno a un centro
vivo, ben assimilato e operante. Essi debbono
compiere questo fondamentale atto di fede,
dal quale far scaturire e al quale ricondurre
ogni altro atto di fede. Chiamato a crescere
nella fede tra molte difficoltà e vicissitudini,
il cristiano ha bisogno di accogliere in
sé questo germe, capace di sostenere tutti
gli sviluppi successivi.
Il nucleo centrale della catechesi è Gesù
Cristo
57. Il centro vivo della fede è Gesù Cristo.
Solo per mezzo di Lui gli uomini possono
salvarsi; da Lui ricevono il fondamento e
la sintesi di ogni verità; in Lui trovano
“la chiave, il centro e il fine dell’uomo
nonché di tutta la storia umana”. Cristiano
è chi ha scelto Cristo e lo segue. In questa
decisione fondamentale per Gesù Cristo, è
contenuta e compiuta ogni altra esigenza
di conoscenza e di azione della fede. La
Chiesa, quindi, deve predicare a tutti Gesù
Cristo e fare in modo che ogni cristiano
aderisca alla sua divina persona e al suo
insegnamento, sino a conoscere e vivere tutto
il suo “mistero”. Come appare chiaramente
dal libro degli Atti, dalle tradizioni evangeliche,
dalle lettere di san Paolo e di san Giovanni,
il lieto annuncio di ogni catechesi è Gesù.
Gesù Cristo, vivo, “ieri, oggi, nei secoli”
58. Scegliendo Gesù Cristo come centro vivo,
la catechesi non intende proporre semplicemente
un nucleo essenziale di verità da credere;
ma intende soprattutto far accogliere la
sua persona vivente, nella pienezza della
sua umanità e divinità, come Salvatore e
Capo della Chiesa e di tutto il creato. Questa
prospettiva ha una importanza pastorale di
prim’ordine. Quando un messaggio viene dalla
persona e la persona consacra per esso la
vita, gli uomini del nostro tempo sono particolarmente
disposti a farlo proprio e a dargli testimonianza.
Si tratta di un aspetto molto caratteristico
della sensibilità odierna, dal quale la catechesi
può trarre grandissimo profitto. La via,
corrispondente all’azione stessa di Dio e
alle esigenze dell’uomo, è quella seguita
dalla Chiesa fino dai primi tempi: predicare
la persona di Gesù Cristo, Lui che è sempre
presente e sempre il medesimo, “ieri, oggi,
e in eterno”.
II - La catechesi annuncia Gesù Cristo, Uomo perfetto,
Figlio incarnato di Dio, Salvatore e Capo
di tutto il creato
Predicare Gesù uomo perfetto. . .
59. Evangelizzare Gesù significa anzitutto presentarlo
nella sua esistenza concreta e nel suo messaggio,
quale fu trasmesso dagli Apostoli e dalle
prime comunità cristiane. Egli appare come
“l’Uomo perfetto”, che “ha lavorato con mani
d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito
con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”.
“Nessun uomo ha mai parlato come parla costui”,
con autorità, con libertà e dolcezza, indicando
le vie dell’amore, della giustizia, della
sincerità. Nessuno ha parlato agli uomini
del mistero di Dio, come Lui, rendendo ad
essi possibile un’alta esperienza del Padre,
che è nel segreto e vede nel segreto, che
è pronto alla misericordia.
...secondo le attese di coloro che ascoltano...
60. La catechesi deve introdurre i credenti nella
pienezza dell’umanità di Cristo, per farli
entrare nella pienezza della sua divinità.
Lo può fare in molti modi, muovendo da premesse
e da esperienze diverse, seguendo metodi
diversi, secondo l’età, le attitudini, la
cultura, la problematica, le angosce e le
speranze di chi ascolta. La catechesi mette
particolarmente in luce i lineamenti della
personalità di Gesù Cristo, che meglio lo
rivelano all’uomo del nostro tempo: la sua
squisita attenzione alla Sofferenza umana,
la povertà della sua vita, il suo amore per
i poveri, i malati, i peccatori, la sua capacità
di scrutare i cuori, la sua lotta contro
la doppiezza farisaica, il Suo fascino di
capo e di amico, la potenza capovolgitrice
del suo messaggio, la sua professione di
pace e di servizio, la sua obbedienza alla
volontà del Padre, il carattere profondamente
Spirituale della sua religiosità. In questa
presentazione di Gesù Cristo, non si lasci
mai pensare che Egli è Soltanto l’uomo, per
quanto perfetto: sempre si dia risalto agli
inquietanti interrogativi, che hanno una
risposta esauriente solo nella scoperta e
nell’accoglimento della sua divinità.
...dando cosi una prima risposta ai loro
problemi
61. “Chiunque segue Cristo, l’Uomo perfetto,
si fa lui pure più uomo” Questa catechesi
su Cristo è già una prima risposta ai problemi
umani, anche per coloro che non hanno il
dono della fede. Essa poi vuole abilitare
i credenti a riferirsi costantemente alla
vita e alla parola di Cristo, nel quale trovano
la pienezza di ogni grazia e verità.
Predicare Gesù Cristo, Figlio di Dio
62. Questo Gesù, infatti, “Dio lo ha costituito
Signore”.
Egli stesso si è proclamato Figlio di Dio
e si è appropriato il nome di Dio. È il “Figlio
proprio” di Dio, “l’immagine del Dio invisibile
a; “inabita in Lui corporalmente tutta la
pienezza della divinità”. È il Verbo di Dio
che si è fatto carne e che abitò tra noi;
è il Dio unigenito che ci ha fatto conoscere
il Padre.
Così la Chiesa ha sempre...
63. Questo ineffabile contenuto della fede in
Gesù Cristo deve apparire, esplicitamente
o implicitamente, in ogni atto di catechesi,
come del resto in ogni azione pastorale.
Esso corrisponde alla presa di coscienza
della prima comunità cristiana che, trasalendo
di gioia, ha riconosciuto con quale sovrabbondanza
Dio avesse adempiuto le promesse fatte al
suo popolo, amando il mondo fino a dare il
suo Figlio unigenito. La Chiesa ha proclamato
e tuttora proclama agli uomini lo stesso
insondabile evento: l’Uomo perfetto, nel
quale essi già ricevono una risposta a molti
problemi, può risolvere le loro attese con
larghezza imprevista, perché è il Figlio
di Dio, consostanziale al Padre, che tra
essi ha preso dimora, per opera dello Spirito
Santo.
e deve fare particolarmente oggi...
64. La fede nella divinità di Gesù Cristo va
particolarmente difesa e corroborata in questo
nostro tempo. La grande attenzione ai problemi
umani rende attuale il pericolo che Cristo
venga accolto soltanto per la sua testimonianza
umana. Inoltre, le prospettive cosmiche,
in cui gli uomini stanno rapidamente entrando,
possono sollevare nuovi problemi per la fede
nella incarnazione del Figlio di Dio sulla
terra. Occorre una coraggiosa e rinnovata
catechesi, che porti l’uomo a esclamare ancora
oggi, con umiltà e veracità, dinanzi a Gesù
Cristo: “mio Signore, e mio Dio!”.
... perché gli uomini abbiano il coraggio
di presentarsi in piena confidenza a Dio
65. In Gesù Cristo, Figlio inviato dal Padre,
l’uomo che cerca da sempre, quasi a tastoni,
di afferrare Dio, scopre, alla fine, che
Dio non è lontano da ciascuno di noi: Egli
infatti si rivela pienamente nel Figlio suo
Gesù Cristo. Questa catechesi ha grande significato
per il nostro tempo. Oggi, molti uomini avvertono
sensibilmente una nuova forma di lontananza
da Dio, la sua “morte”, come si suol dire,
e non hanno coraggio di avvicinarsi a Lui,
benché siano agitati, per ragioni nuove,
da un profondo assillo di valori spirituali
e trascendenti.
Questo doloroso peregrinare nel deserto,
come sulle orme di Dio, trova in Gesù Cristo
il termine promesso. L’annuncio di Lui, Verbo
fatto carne che occhi d’uomo hanno veduto
e mani d’uomo hanno toccato, ci è stato dato
affinché, entrati in comunione con il Padre,
la nostra gioia sia piena.
Predicare Gesù Cristo, Salvatore e Capo di
tutto il creato
66. Figlio di Dio tra noi, per il suo amore e
la sua obbedienza fino alla morte di croce,
Gesù Cristo è colui nel quale il Padre ha
voluto salvare e riunire tutti gli uomini
e l’intero universo: è questa la “nuova creazione”
inaugurata sulla terra, che si attuerà perfettamente
alla fine del tempo. Chi crede in Gesù Cristo
e lo “evangelizza”, deve riconoscerlo e proclamarlo
Salvatore e Capo di tutte le cose, “piegando
le ginocchia” insieme con ogni altra creatura.
Gesù Cristo è Capo del Corpo, che è la Chiesa.
Noi tutti siamo stati “creati in Gesù Cristo”,
per costituire in Lui una sola famiglia e
un solo popolo di Dio. In Lui sussistono
riunite tutte le cose, “ricapitolate nel
Cristo”, a lode della gloria di Dio.
Egli intatti è il Risorto...
67. Il primato di Gesù Cristo, centro di coesione
di tutto ciò che Dio ha creato e redime,
si manifesta con ogni potenza nella sua morte
e risurrezione.
Dal Signore risorto e gloriosamente asceso
al cielo, “primogenito dei morti”, si riversa
su tutti lo Spirito che dà la vita. Con la
sua risurrezione, ha inizio la piena redenzione
di tutto il Corpo, ossia della Chiesa, popolo
di Dio. Dio ci ha “convivificati” e “conrisuscitati”
con Cristo, noi morti a causa del peccato,
per farci assidere con Lui nella vita eterna.
E nella sua risurrezione si esprime e va
compiendosi la restaurazione finale di tutto
il creato, pronta a rivelarsi nella risurrezione
dei figli di Dio. L’annuncio più completo
e possente, che contiene ogni altra verità
su Gesù Cristo, è quello sempre proclamato
dagli Apostoli: “questo Gesù, Dio lo ha veramente
risuscitato, e noi tutti ne siamo testimoni”.
È la pasqua di Cristo: essa riprende e compie
la pasqua del vecchio testamento; costituisce
il centro dell’economia di salvezza del nuovo
testamento, fondamento della Chiesa, primizia
delle nuove terre e dei nuovi cieli.
...e in Lui gli uomini sono solidali con
tutta la storia e con tutto il mondo
68. La fede in Gesù Cristo, come Capo e Signore
della nuova creazione, è la proposta essenziale
soprattutto per l’uomo moderno. In Gesù Cristo,
egli può sentirsi solidale con tutta la storia,
con tutti gli uomini, con tutto il mondo.
Nessuno dei suoi onesti impegni temporali
è vano. Egli sa di partecipare, con semplicità
e lealtà, al movimento che, in virtù di Cristo,
redime tutta la creazione e tende a sollevarla
sino alla pienezza di Dio. “Perché tutto
è vostro, sia Paolo, sia Apollo, sia Cefa,
sia il mondo, sia la vita, sia la morte,
sia il presente, sia il futuro: tutto è vostro.
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.
III – Il Mistero di Cristo è Mistero di comunione
Il “mistero di Cristo”...
69. Gesù Cristo, nella pienezza della Sua umanità
e divinità, e come Salvatore e Signore di
tutte le creature, è il “mistero” che Dio
ha predisposto da tutta l’eternità e ha svelato
al suo popolo, perché lo annunci e lo diffonda
nel mondo. È il “mistero di Cristo”, del
quale san Paolo si dichiara ministro: la
Chiesa è incaricata di proclamarne e di metterne
in luce, di fronte a tutti, le “insondabili
ricchezze”. L’esperienza di fede dei cristiani
ha come contenuto essenziale questo mistero.
“Radicati e fondati” nella carità di Cristo,
i fedeli sono chiamati a riconoscerlo e a
viverne “l’ampiezza e la lunghezza, l’altezza
e la profondità”, fino a essere “ripieni
di tutta la pienezza di Dio”.
... è mistero di comunione tra gli uomini
e con Dio
70. Il mistero di Cristo è mistero di comunione.
Il disegno di Dio è di stabilire la pace
in Gesù Cristo: di portare, in Gesù Cristo,
tutti gli uomini al dialogo e alla comunione
con Sé, di realizzare tra loro, prima disgregati
dal peccato, una fraterna comunione, riunendoli
nel Corpo Mistico del Figlio suo. Di dialogo,
di comunione, di pace, gli uomini del nostro
tempo sentono profondamente l’esigenza. Anche
per questo, la catechesi deve avere il suo
centro vivo nel “mistero di Cristo”.
IV – La catechesi annuncia il mistero di Cristo
come mistero presente nella Chiesa
Gesù Cristo è vivo e presente...
71. Il mistero di Cristo è accolto dai cristiani
come realtà operante oggi e per ciascuno.
Così la catechesi deve annunciarlo. “Risuscitato
dai morti, Cristo non muore più”: il dono
ineffabile di Lui, che Dio ci ha fatto, è
sempre vivo e presente.
...soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia
72. I fedeli partecipano al mistero di Cristo
in modo abituale ed eminente con la celebrazione
dell’Eucaristia La comunità cristiana, radunandosi
attorno all’altare e traendo dal sacrificio
di Cristo alimento per la propria vita spirituale,
crede e testimonia che nella santa Messa
si perpetua il sacrificio della croce, continua
a compiersi il mistero della parola, la Chiesa
continua a rinnovarsi e a crescere, il servizio
della carità continua a sgorgare in funzione
dell’unità. Così l’Eucaristia, mentre è memoria
del passato e annuncio del futuro, “fino
a quando Egli verrà”, è anche il momento
più importante dell’incontro di Dio con gli
uomini, degli uomini con Dio, degli uomini
tra loro. Perciò la catechesi propone costantemente
Gesù come centro vivo del proprio messaggio,
e lo mostra presente e operante nella santissima
Eucaristia.
Ogni atto, implicito o esplicito di fede,
ha per termine il “mistero di Cristo”
73. La celebrazione dell’Eucaristia è il momento
fondamentale per la crescita di tutta la
comunità e di ogni suo membro nella fede
di Cristo. Anche ogni altro gesto religioso
e di carità è occasione e mezzo per accogliere
e manifestare il mistero di Cristo, come
realtà salvifica che opera nel presente.
Il catechista sa scoprire e proporre ai suoi
ascoltatori questi continui rapporti di attualità. Del resto, in ogni suo sforzo di bontà, in
ogni suo gesto istintivamente religioso,
in ogni suo impegno di perfezione e di progresso,
qualsiasi uomo che vive onestamente sulla
terra pone, in qualche modo, una implicita
premessa all’accoglimento della parola di
Cristo. Se poi è diventato discepolo del
Signore, entra in contatto vivo con Lui mediante
ognuna delle scelte concrete, anche le più
umili e semplici, che la fede gli ispira
e gli domanda. Un atto di elemosina, un proposito
di fedeltà al proprio dovere, una parola
di conforto o di perdono, un segno di croce,
una semplice invocazione, hanno sempre come
termine Gesù Cristo e, come frutto, una più
profonda partecipazione alla sua vita e alla
sua parola. Il centro unitario, cui pervengono
per vie innumerevoli e varie la fede e la
catechesi, è sempre Gesù Cristo. Egli “si
manifestò nella carne, fu giustificato nello
spirito, apparve agli angeli, fu annunziato
alle genti, fu creduto nel mondo, fu assunto
nella gloria”. Su Lui, come sulla pietra angolare, deve
crescere e stare l’edificio della fede.
Per una piena predicazione del messaggio
cristiano
I – Criteri per l’esposizione dell’intero
messaggio di Cristo
Dall’adesione a Gesù Cristo, alla interezza
del suo mistero
74. L’adesione a Gesù Cristo deve ampliarsi e
approfondirsi in uno sviluppo organico, che
soddisfi al bisogno di fede di ciascuno,
secondo la sua vocazione e situazione, rendendo
conto, quanto più possibile, dell’oggettiva
ricchezza della Rivelazione. Così la fede
si trasforma gradualmente in una sapienza
cristiana viva e coerente. È compito della
catechesi operare questa maturazione. Riferendosi
sempre a Gesù Cristo, la catechesi ha cura
di offrire una presentazione completa del
mistero rivelato, orientando di continuo
alla conformità della vita con la fede. In
tal modo, essa presenta “l’intero mistero
di Cristo”, con tutta la pienezza delle sue
implicazioni e dei suoi sviluppi.
L’attenzione alle esigenze di fede dei credenti
75. La misura e il modo di questa pienezza sono
variabili e relativi alle attitudini e necessità
di fede dei singoli cristiani e al contesto
di cultura e di vita in cui si trovano. La
Chiesa ha sempre predicato con particolare
sollecitudine quelle verità che, in un determinato
contesto, possono essere integrate nel pensiero
e nella vita dei vari ascoltatori, proponendole
“secondo quanto conviene alla situazione
e al dovere di stato di ciascuno”. Trova
qui giustificazione la pluralità dei catechismi,
quali verranno pubblicati anche in Italia,
e la varietà dei testi didattici, da compilarsi
in rapporto all’età, alle capacità, alla
mentalità, alle responsabilità e al genere
di vita, al grado di crescita ecclesiale
dei vari destinatari.
Nell’elaborare il contenuto della catechesi,
è necessaria una continua ricerca, che, lasciando
intatto l’essenziale, trovi ogni volta le
formulazioni più adatte alle diverse categorie
di fedeli. Essa è segno di fedeltà alla parola
di Dio, inesauribile nella sua ricchezza,
e al dialogo con gli uomini, le cui esigenze
sono, almeno in parte, varie e mutevoli.
L’adattamento della parola rivelata, legge
della catechesi
76. L’elaborazione di una catechesi sistematica
deve rispondere alle doti intrinseche della
parola di Dio, al suo carattere di parola
viva e attuale. La catechesi dovrà servirsi
di un linguaggio, che corrisponda alla cultura
odierna e sappia far comprendere la Rivelazione
agli uomini di oggi. “Altro, infatti, è il
deposito o le verità di fede, altro è il
modo con cui vengono enunciate, rimanendo
pur sempre lo stesso il significato e il
senso profondo”. La Chiesa, “sin dagli inizi della sua storia,
imparò ad esprimere il messaggio di Cristo
ricorrendo ai concetti e alle lingue dei
diversi popoli, e inoltre si sforzò di illustrarlo
con la sapienza dei filosofi: allo scopo
cioè di adattare, quanto si conviene, il
Vangelo sia alla capacità di tutti, sia alle
esigenze dei sapienti. E tale adattamento
della predicazione della parola rivelata
deve rimanere legge di ogni evangelizzazione”. La preoccupazione di un linguaggio adatto
alla mentalità contemporanea deve essere
presente nell’elaborazione dei catechismi,
dei testi didattici e più ancora nella catechesi
viva.
I problemi umani debbono essere di continuo
coinvolti nell’esposizione del messaggio
cristiano
77. Uno dei caratteri più notevoli della cultura
del nostro tempo è la singolare attenzione
che essa dedica all’uomo e ai suoi problemi.
Gli interrogativi capitali sono certamente
quelli che riguardano il senso della vita
umana, il perché del dolore, del male, della
morte, il destino che dopo la morte attende
l’uomo, il valore della legge morale, dei
rapporti sociali e via dicendo. Questi interrogativi
si confondono con i gravi problemi della
felicità, della giustizia umana, della pace.
Ciò rimane vero, anche se messo a dura prova
da altri fenomeni in corso, come i processi
di tecnicizzazione e di secolarizzazione;
o se apparentemente smentito da alcune tendenze
del nostro tempo, come il senso del concreto,
il bisogno dell’immediato e del visibile,
la preferenza data all’utile e al dilettevole.
In realtà, l’esperienza giornaliera dimostra
che basta una gioia o un dolore, per far
emergere nell’uomo le sue ansie vive e le
sue aspirazioni profonde. Chiunque voglia
fare all’uomo d’oggi un discorso efficace
su Dio, deve muovere dai problemi umani e
tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio.
È questa, del resto, esigenza intrinseca
per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio
della Rivelazione, infatti, è il “Dio con
noi”, il Dio che chiama, che salva e dà senso
alla nostra vita; e la sua parola è destinata
a irrompere nella storia, per rivelare a
ogni uomo la sua vera vocazione e dargli
modo di realizzarla.
I vari temi della fede debbono lasciar trasparire
le principali “dimensioni” del mistero cristiano.
La dimensione comunitaria, storico-escatologica,
sacramentale
78. Una profonda attenzione all’uomo si ritrova
in tutte le dimensioni del messaggio cristiano,
alle quali la catechesi deve dare risalto.
Così, il mistero cristiano è un mistero di
“comunione”. Nella catechesi, non ci si deve
mai stancare di presentare in questa luce
ogni verità e ogni atto. Tutto il cristianesimo,
nelle affermazioni della sua fede, nella
sua costituzione vitale, nella liturgia,
negli impegni che propone, nelle mete che
annuncia, ha una struttura eminentemente
comunitaria, che non può mai essere disconosciuta.
Del pari, va continuamente proposto il carattere
“storico-escatologico” del cristianesimo.
Il cristianesimo nasce ed è costituito da
una serie ordinata difatti e di parole che
rivelano e attuano il disegno di Dio: interventi
divini e risposte umane, culminanti nell’evento
supremo che è Cristo. È una storia presente,
che realizza una promessa già fatta nell’antica
alleanza, come pure, quasi incoativamente,
in ogni altra religione e in ogni autentica
esperienza spirituale; e anticipa e prepara,
in segni variamente efficaci, una pienezza
futura e definitiva. È un movimento storico
pieno di significato, dove ogni generazione,
rimanendo fedele al passato, svolge un suo
compito proprio; dove, sotto la guida dello
Spirito Santo, va preparandosi il regno senza
fine, nel quale la “vita con Cristo in Dio”,
quaggiù ancora nascosta, si paleserà pienamente.
Anche la nota della “sacramentalità” qualifica
tutto il cristianesimo. Ogni dono di Dio
e ogni impegno dei credenti si esprime e
si compie in segni di salvezza, che raggiungono
la loro massima efficacia nei sette sacramenti,
soprattutto nell’Eucaristia. Anzi, l’umanità
stessa di Gesù è il grande sacramento della
nostra salvezza; e la Chiesa, in tutta la
sua realtà visibile, è “segno e strumento”
di grazia e di redenzione.
La dimensione “spirituale” del mistero cristiano:
la continua azione dello Spirito Santo.
79. La presenza operante dello Spirito Santo
va riconosciuta in ogni momento del disegno
divino. Egli è lo “Spirito creatore”, che
edifica il Corpo di Cristo; è il dono messianico
per eccellenza, che fa entrare l’uomo in
un nuovo e definitivo rapporto con Dio e
lo conforma a Cristo; conserva e alimenta
la comunione di salvezza tra tutti gli uomini.
Dono ottenuto e inviato a noi da Gesù Cristo,
ne continua e completa la missione, animando
e guidando la Chiesa e il mondo nel cammino
verso l’ultimo compimento. È Lui che spinge
la Chiesa a svilupparsi, a rinnovarsi, ad
aggiornarsi, a capire i tempi, ad evangelizzare
il mondo; è Lui che ne conserva la struttura
organica e ne vivifica le istituzioni; è
Lui che viene comunicato nei sacramenti,
per mezzo dei quali santifica il popolo di
Dio. Egli è principio di unità e di interiorità;
distribuendo nella Chiesa ministeri e carismi,
vi suscita vocazioni ed opere che l’autorità
non estingue, ma discerne, giudica e coordina.
Anche la catechesi si compie sotto l’azione
dello Spirito Santo; per mezzo di Lui, la
viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa
e nel mondo.
In una fede matura, ogni tema si armonizza
nel mistero di Cristo
80. La catechesi sui diversi temi della fede
è tanto più ricca e formativa, quanto meglio
mette in evidenza queste permanenti dimensioni
obiettive del messaggio della salvezza.
In ogni caso, la catechesi deve svolgersi
ricollegando ogni volta i singoli temi al
mistero centrale di Cristo. In altre parole:
deve apparire uno sviluppo della fondamentale
esperienza di fede del cristiano, che ha
per oggetto Gesù Cristo. In questo modo,
il cristiano può illuminare con la fede tutta
la sua cultura e la sua vita, senza smarrirsi
nella molteplicità delle situazioni. Giunto
a maturità, egli saprà trovare nella sua
fede una risposta coerente e tempestiva ai
molti interrogativi che gli si pongono.
Gli elementi essenziali del messaggio di
Cristo
Introduzione
Intenzioni e limiti del presente documento
81. Centro vivo della catechesi è Gesù Cristo,
primogenito di ogni creatura. In Lui si incontrano
Dio e l’uomo, si compie la loro riconciliazione,
si instaura la nuova alleanza di salvezza.
Non si tratta di esporre in questo documento
tutte le verità cristiane, né di indicare
il modo di ordinarle procedendo dal mistero
di Cristo; a ciò si provvederà con i catechismi.
Qui si tracciano soltanto le grandi linee
del contenuto di una catechesi organica e
insieme si descrivono le leggi fondamentali
del loro coordinamento. Vi è pure l’esigenza
di ricondurre tutto il deposito della fede
a una breve sintesi, facendone quasi una
“professione di fede”, quale si trova nei
simboli più venerati della tradizione cristiana,
o quale è apparsa, in forma nuova e più ampia,
nel “credo” di Paolo VI. La catechesi vi
provvede, muovendosi con giusta libertà di
metodo. Del resto, nelle sue formali articolazioni,
il simbolo di fede non esprime tutta la materia
che deve essere trasmessa nella catechesi.
Anche le linee sintetiche, che verranno ora
proposte, debbono essere interpretate nella
luce di quella esigenza e insieme di quella
libertà.
1 – Gesù Cristo introduce nel mistero di Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo
La catechesi cristologica è una catechesi
trinitaria
82. Gesù Cristo ci introduce nel mistero di Dio,
Padre e Figlio e Spirito Santo. Rivelandosi
come il Messia e il Figlio di Dio, Egli ha
rivelato, nello stesso tempo, il Padre e
lo Spirito Santo. Il Dio che dobbiamo riconoscere
e benedire è il “Padre del Signore nostro
Gesù Cristo”, che in Cristo ci ha predestinati
a essere suoi figli e in Lui ci ha donato
lo Spirito di adozione, pegno della nostra
eredità e salvezza. Noi conosciamo l’intima
vita trinitaria di Dio, mediante la comunicazione
che ce ne viene fatta nella Persona, nell’opera,
nella parola di Gesù Cristo. Il sublime mistero
della vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito
Santo, deve essere proposto dalla catechesi
nella maniera con cui è stato rivelato al
mondo, e cioè, supremamente, attraverso la
conoscenza e l’esperienza che ne ebbe Gesù
Cristo e che Egli ha annunciato e offerto
agli uomini.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protagonisti
del piano di salvezza
83. La catechesi si serve dei grandi testi del
nuovo testamento, che contengono questa rivelazione
di Cristo e propongono la meditazione che
ne ha fatto la prima comunità cristiana,
sotto l’azione dello Spirito Santo e la guida
degli Apostoli. In particolare, usa le “formule”
cherigmatiche della comunità apostolica;
la catechesi sinottica, che inizia con il
Battesimo di Gesù e si conclude con l’ordine
di annunciare la remissione dei peccati,
mediante il Battesimo nel nome del Padre,
del Figlio, dello Spirito Santo; le grandi
pagine paoline, ove l’Apostolo traccia la
sintesi del piano di Dio, e quelle in cui
presenta l’opera dello Spirito Santo inviato
dal Padre per mezzo di Gesù; l’insegnamento
di san Giovanni, soprattutto la catechesi
sullo Spirito Santo, che egli colloca tra
i discorsi di Gesù all’ultima cena. L’incontro
con il mistero trinitario avviene, allora,
mediante il riconoscimento del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo, viventi in
perfettissima comunione d’amore e protagonisti
di quel piano di salvezza, che trova il suo
momento culminante nella morte e risurrezione
di Gesù. Alla rivelazione, che Gesù fa del
suo rapporto con il Padre e lo Spirito Santo,
corrisponde nel cristiano la consapevolezza
che la sua vita è, sin dal Battesimo, una
consacrazione alle tre Persone divine, che
richiede una comunione sempre più stretta
con loro.
È evidente l’importanza che ha, nella catechesi
su Dio, il ricorso alle altre fonti cui la
catechesi si ispira, in particolare alla
celebrazione della liturgia. La liturgia,
infatti, si svolge davanti a Dio santo ed
eterno, ed è tutta pervasa della convinzione
profonda che la vita cristiana consiste in
una familiarità sempre più intima con le
tre Persone divine.
Il Dio della Rivelazione è il “Dio vivente”
84 .Per mezzo di Gesù Cristo, giunge a pienezza
la concezione di Dio che scaturisce da tutta
la Scrittura, fin dai libri dell’antico testamento.
Il Dio della Rivelazione è il Dio vivente:
trascende infinitamente gli uomini e ogni
altra realtà, eppure è autore della loro
storia e in essa continuamente interviene,
mostrandosi come il Dio che offre e vuole
l’alleanza, il Dio santo, giusto, misericordioso,
che vede, libera e salva, il Dio che ama
come sposo e padre. E questa la vera “personalità”
di Dio, che traspare da ogni pagina rivelata
e si manifesta pienamente nell’insegnamento
e nell’opera del suo Unigenito, venuto a
dimorare tra noi. E questa la vita delle
tre divine Persone: vita di sapienza e di
amore, secondo una misura che la ragione
umana, da sola, non avrebbe mai concepito
e raggiunto. La catechesi deve gioiosamente
predicare questo Dio di Abramo, di Isacco,
di Giacobbe, il Dio dei giudici e dei profeti,
il Dio del Signore nostro Gesù Cristo. E
lo fa proponendo, nei modi suoi propri, il
grande e consolante discorso che Dio stesso,
con le parole e le azioni, ha fatto progressivamente
di Sé, agli Ebrei prima e poi, pienamente
e definitivamente in Gesù Cristo, a tutta
l’umanità.
La catechesi su Dio e la situazione del mondo
di oggi
85. Presentando il mistero di Dio come è stato
comunicato in Gesù Cristo, non si possono
ignorare nella catechesi i gravi problemi
posti dalla situazione e dalla riflessione
del mondo d’oggi. Il fenomeno chiamato di
secolarizzazione, al quale il mondo è sottoposto,
fa sorgere in generale molte difficoltà,
ma insieme può facilitare la comprensione
della fede in Dio. La catechesi si propone
di purificare, quanto è possibile e secondo
le esigenze di coloro cui si rivolge, la
nozione di Dio da contaminazioni culturali,
che ne ostacolano l’accoglimento. Il catechista
cerca di essere molto umile dinanzi al mistero
di Dio, perché il Dio di Israele è veramente
un Dio nascosto; ma, insieme, egli è pieno
di fiduciosa consapevolezza che il Padre
del Signore nostro Gesù Cristo, che lo ha
risuscitato da morte, è il “Dio vivente”,
nel quale l’uomo può riporre sempre la sua
speranza. Inoltre, la catechesi su Dio non
può ignorare che “tra i fatti più gravi del
nostro tempo va annoverato l’ateismo”; e
che alla genesi di questo fenomeno “possono
contribuire non poco i credenti, in quanto
per aver trascurato di educare la propria
fede, o per una presentazione fallace della
dottrina, o anche per i difetti della propria
vita religiosa, morale e sociale, si deve
dire piuttosto che nascondono e non che manifestano
il genuino volto di Dio e della religione”.
Senza dubbio, l’intelligenza umana è naturalmente
capace di cogliere e proporre alcune verità
fondamentali su Dio, come sull’uomo e sul
mondo: questo impegno razionale dev’essere
esplicato anche nella catechesi. Ma è ancora
più doverosa la “ testimonianza di una fede
viva e matura”, che si manifesti nelle opere
della giustizia e della carità: essa rappresenta
un efficace invito rivolto agli atei “a prendere
in considerazione il Vangelo di Cristo con
animo aperto”.
2 – Gesù Cristo genera la Chiesa, suo Corpo Mistico
e popolo di Dio
La catechesi sulla Chiesa, come “popolo adunalo
nell’unità del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo”
86. Con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo
ha fatto nascere la Chiesa: popolo di Dio,
mirabilmente preparato nella storia di Israele,
fondato su Pietro e sugli Apostoli, popolo
che Cristo genera e fa crescere mediante
l’effusione pentecostale del suo Spirito,
il quale continuamente rinnova e dirige la
Chiesa, con i suoi doni gerarchici e carismatici;
“popolo adunato nell’unità del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo”. Nella Chiesa,
Dio offre agli uomini come un sacramento,
cioè un segno e strumento dell’intima unione
con Dio e dell’unità di tutto il genere umano.
La Chiesa è “il germe e l’inizio” della perfetta
comunione che si realizzerà nel regno di
Dio, quando l’umanità, disgregata dal peccato,
sarà definitivamente riunita e salva e il
mistero di Cristo avrà pieno compimento.
La catechesi deve presentare instancabilmente
la Chiesa in questa sua misteriosa realtà
di “comunione” e di “missione”. Il popolo
di Dio è “un germe validissimo di unità,
di speranza e di salvezza per tutta l’umanità.
Costituito da Cristo per una comunione di
vita, di carità e di verità, è pure da Lui
assunto ad essere strumento della redenzione
di tutti e, quale luce del mondo e sale della
terra, è inviato a tutto il mondo”. Nella sua stessa organizzazione esterna,
socialmente ordinata, nella gerarchia da
Gesù stabilita, nelle sue strutture visibilmente
operanti, la Chiesa accoglie e manifesta
lo Spirito di Dio, che la riunisce e l’accresce
per la salvezza di tutto il genere umano.
La compaginazione gerarchica e sacramentale
del popolo di Dio
87. La Chiesa è un popolo sacerdotale. Gesù Cristo
la rende partecipe del suo sacerdozio, facendo
di tutti i battezzati “un regno e dei sacerdoti
per Dio e per il Padre suo”.
“Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio
ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano
essenzialmente e non solo di grado, sono
tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché
l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo,
partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo”.
Questa distinzione e questa unità devono
essere ugualmente asserite se si vuol dare
risposta al problema, oggi più vivo che mai
anche nel nostro paese, della funzione e
missione propria di chi è insignito del sacerdozio
ministeriale. “L’indole sacra e organica
della comunità sacerdotale viene attuata
per mezzo dei sacramenti e delle virtù”.
I sacramenti sono le azioni fondamentali,
con le quali Gesù Cristo dona ai fedeli il
suo Spirito, facendone un popolo santo che
si offre, in Lui e con Lui, in oblazione
gradita al Padre. È molto importante che
la catechesi, mentre presenta i sette sacramenti
come incomparabili beni della Chiesa, li
ricolleghi continuamente a Gesù Cristo, dal
quale “traggono la loro efficacia” e allo
Spirito Santo, che in essi agisce. In questa
luce, si comprenderà ancora meglio il primato
dell’Eucaristia su tutti i sacramenti e sugli
altri atti liturgici, nella edificazione
della Chiesa. Nell’Eucaristia, infatti, Gesù
Cristo è presente nel modo più misteriosamente
reale e più efficace; mediante l’Eucaristia,
lo Spirito Santo, invocato per la santificazione
dei doni, riunisce in un solo corpo coloro
che comunicano al Corpo e al Sangue del Signore.
Nella catechesi sul carattere sacerdotale
della Chiesa e sulle azioni nelle quali si
esprime, non si può ignorare la diffidenza
del mondo d’oggi verso ogni espressione cosiddetta
“sacrale”. Si deve mostrare come nell’esercizio
del suo potere sacerdotale, mediante i sacramenti
e la preghiera di lode, e soprattutto mediante
l’Eucaristia, la Chiesa non intende affatto
estraniarsi dal mondo e dai suoi gravi problemi.
Dall’esercizio di quel potere essa trae la
grazia di trasformare il mondo con opere
di giustizia e di carità, costituenti esse
pure il culto verace che Dio richiede e che
Lo glorifica.
Il carattere missionario del popolo di Dio
88. Tutti gli uomini, “dal giusto Abele fino
all ’ultimo eletto”, sono chiamati a riunirsi
presso il Padre nell’unico Corpo di Cristo,
che sussiste nella Chiesa cattolica; e fin
da quaggiù tutti gli uomini, sia pure per
ragioni e in modi diversi, sono congiunti
con la Chiesa cattolica o comunque ad essa
ordinati. In questo senso, la catechesi deve
muoversi nella luce di quanto ha insegnato
il Concilio Vaticano Il, circa l’universalità
dell’unico popolo di Dio, che “non solo si
raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso
interno si compone di vari ordini”; e circa
il rapporto che hanno con la Chiesa cattolica
coloro che appartengono alle altre chiese
cristiane o anche ad altre professioni religiose.
Questa catechesi tiene conto delle peculiari
condizioni religiose del nostro paese, dando
prova, al tempo stesso, di chiarezza dottrinale
e di prontezza al dialogo, di ansia per la
diffusione della verità e di rispetto per
la coscienza. Non verrà meno, in tal modo,
l’impegno missionario che deve sospingere
tutta la Chiesa “a cooperare perché sia eseguito
il piano di Dio, che ha costituito Cristo
principio della salvezza per il mondo intero”.
Piuttosto, questo impegno deve attuarsi nello
spirito e con le modalità indicate dal Vaticano
II: “la grazia del rinnovamento non può avere
sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna
di esse non allarga la vasta trama della
sua carità sino ai confini della terra, dimostrando
per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine
che ha per coloro che sono i suoi propri
membri”.
La Chiesa, popolo in cammino verso la pienezza
del mistero di Cristo
89. La catechesi deve inculcare profondamente
nei fedeli l’idea della Chiesa peregrinante.
In questa luce, essi si renderanno conto
che la Chiesa è bensì adornata quaggiù di
vera santità, ma ancora imperfetta, e quindi
sempre bisognosa di purificazione e di rinnovamento.
Essa è gioiosa e gloriosa nel suo Signore,
e insieme umile e paziente ogni giorno. I
fedeli, sapendosi incamminati verso la Chiesa
celeste, possono consolidare la loro speranza,
benedicendo Dio per quello che già posseggono,
mentre lo pregano fiduciosamente di accordare
loro il possesso definitivo. La Chiesa prosegue
in tal modo il suo pellegrinaggio tra le
persecuzioni del mondo e le consolazioni
di Dio, annunziando a tutti Gesù Cristo.
Dal Signore risorto trae “forza per vincere
con sapienza e amore le sue interne ed esterne
afflizioni e difficoltà, e per svelare al
mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente,
il mistero di Lui, sino che alla fine dei
tempi sarà manifestato nella pienezza della
sua luce”.
La Madonna è la “piena di grazia” e il modello
della Chiesa
90. Unita in modo ineffabile al Signore è Maria,
che “nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo,
il posto più alto e il più vicino a noi”.
In Lei, la “piena di grazia” e il “modello
della Chiesa”, si manifesta in modo eminente
il dono dello Spirito Santo. In Lei, preservata
da ogni macchia di peccato originale, liberamente
e totalmente fedele al Signore, assunta alla
gloria celeste in anima e corpo, lo Spirito
Santo ha già pienamente attuato e manifestato
la sua missione. Ella è “pienamente conformata
con il Figlio suo, Signore dei dominanti,
vincitore del peccato e della morte”. Madre
di Dio e “madre a noi nell’ordine della grazia”,
vergine e madre, figura della verginità e
maternità di tutta la Chiesa, segno di certa
speranza e di consolazione per il “peregrinante
popolo di Dio”, Ella “riunisce per così dire
e riverbera in sé i massimi dati della fede”
e “chiama i credenti al Figlio suo, al suo
sacrificio e all’amore del Padre”. La santa
Vergine è onorata in maniera particolarissima
dal nostro popolo. La catechesi deve costantemente
collegarla con il mistero di Cristo e della
Chiesa, in Lei già pienamente compiuto, e
deve guidare i fedeli a comprendere e vivere,
nella devozione alla Madonna, quel medesimo
mistero. Per questo, la catechesi mariana
deve copiosamente attingere all’insegnamento
proposto dal Concilio Vaticano II e dal più
recente magistero.
3 – Gesù Cristo fa nuovo l’uomo mediante il dono
del suo Spirito
La catechesi parla di un “uomo nuovo”
91. “Rivelando il mistero del Padre e del suo
amore”, Gesù Cristo “spiega anche pienamente
l’uomo all’uomo”: gli fa noti gli elementi
essenziali della sua vocazione, nonché le
tappe del suo itinerario nella comunità di
salvezza. Così, nel mistero di Cristo “trova
vera luce il mistero dell’uomo”. L’uomo,
unità di anima e di corpo, è stato creato
in Cristo per una nuova vita: per ricevere
dal Padre il dono dello Spirito di Cristo
e diventare in tal modo figlio di Dio, configurato
al Figlio proprio e bene amato, Gesù Cristo.
Con un termine ricco di significato, che
si può ricavare dalle pagine del nuovo testamento,
questo dono viene chiamato “grazia santificante”.
È il dono per il quale l’uomo viene trasformato
dallo Spirito Santo, ed entra con Dio in
un rapporto di vita assolutamente gratuito:
nasce la “nuova creatura”, l’“uomo nuovo”. Questa elevazione soprannaturale è l’aspetto
essenziale e specifico che caratterizza l’antropologia
cristiana nei confronti di ogni altra antropologia.
L’uomo della storia della salvezza è situato
nell’ordine soprannaturale. Tale prospettiva
fondamentale deve essere tenuta costantemente
presente nella catechesi cristiana sull’uomo.
La creazione dell’uomo libero, come appello
alla sua glorificazione in Cristo
92. Anche la creazione divina dell’universo e
dell’uomo, già insegnata dalla prima pagina
della Bibbia, deve essere illuminata da quella
prospettiva.
La verità della creazione non va considerata
semplicemente come dottrina a sé stante,
ma in funzione della salvezza soprannaturale
operata da Gesù Cristo. La creazione del
mondo è la prima tappa della storia della
salvezza; e in particolare, la creazione
dell’uomo costituisce il primo dono e il
primo invito a lui verso il supremo traguardo
della glorificazione in Cristo. Per questa
ragione, ogni elemento costitutivo dell’uomo
nella sua realtà creaturale, soprattutto
la sua libertà spirituale, riceve il pieno
significato in ordine al dono della grazia.
La grazia richiede all’uomo libera risposta
e libera adesione in Gesù Cristo all’iniziativa
di Dio. Perciò il cristianesimo, per intrinseca
vocazione, mira a proteggere, fortificare,
promuovere la libertà della persona, indispensabile
condizione alla sua crescita nella grazia;
e nella libertà, racchiude e promuove, come
nel loro vertice, tutti i valori umani che
sono ordinati a costruirla. L’uomo d’oggi, attento ai valori umani e
soprattutto al valore della libertà, trova
risposta nel messaggio cristiano, che è messaggio
di suprema libertà. Occorre però convincerlo,
con una catechesi adatta, che il supremo
esercizio di questa libertà, affrancata dal
peccato e da ogni condizionamento, sta nella
fondamentale opzione con la quale egli si
apre al dono soprannaturale di Dio.
La catechesi sul peccato, alla luce della
vocazione soprannaturale dell’uomo
93. Il libero aprirsi dell’uomo alla salvezza
soprannaturale è radicalmente ostacolato
dal peccato.
Nella catechesi deve essere chiaramente affermato
questo aspetto tragico della storia della
salvezza. In Adamo, per una misteriosa solidarietà,
tutti gli uomini hanno peccato ribellandosi
a Dio, sicché il peccato ha invaso dolorosamente
l’umanità, scatenando in essa altre innumerevoli
ribellioni personali e procurandole ogni
altra sofferenza e rovina. È il peccato originale:
un mistero reale e unico, che la fede della
Chiesa non consente di ridurre alla somma
dei peccati personali o alla influenza negativa
di ogni colpa sulla comunità.
Tacendo questo aspetto dell’antropologia
cristiana, non si renderebbe pienamente ragione
della missione di Cristo, che è posta in
relazione con il peccato e si svolge attraverso
il mistero della croce. La catechesi sul
peccato è tanto più necessaria nel nostro
tempo, che non sa riconoscerne il significato
religioso, o presume di trovare salvezza
solo nel progresso tecnico e scientifico,
anziché nella conversione spirituale. Il
peccato è rifiuto della comunione con Dio
e disgregazione del popolo che Dio ha convocato;
offesa a Dio e perciò vera e radicale alienazione
dell’uomo. Tuttavia, anche alla comprensione
del peccato, originale e personale, non si
arriva se non muovendo dalla vocazione soprannaturale
dell’uomo. La catechesi sul peccato deve
essere svolta nella convinzione che “si è
riversata su tutti, con ben più grande abbondanza,
la grazia di Dio e il dono conferito per
merito di un solo Uomo, Gesù Cristo”. Il
disegno di Dio è di comunicare se stesso
in Gesù Cristo, con una ricchezza che trascende
ogni comprensione e travolge ogni ostacolo:
l’attuazione di questo straordinario disegno
di amore non si arresta dinanzi alla colpa
degli uomini. Per tale motivo, il cristiano,
anche se è assillato dal la necessità e dal
dovere di combattere contro il peccato e
ogni sua conseguenza, è sostenuto ogni giorno
da una speranza che non delude: egli partecipa,
per mezzo dello Spirito di Gesù, alla vita
stessa di Dio.
La vita morale è un “sì” alla legge dello
Spirito, nella fedeltà ai comandamenti di
Dio
94. Anche la catechesi morale deve essere sviluppata
nella luce della vocazione soprannaturale
dei fedeli. L’impegno morale cristiano è
di portare a maturo sviluppo la nuova realtà,
operatasi nell’uomo mediante la grazia. Tale sviluppo avviene sotto la guida dello
Spirito Santo, che configura il cristiano
a Gesù Cristo, ed è la vera e suprema legge
della condotta morale. Gesù ci comunica lo
Spirito Santo per operare in noi con tutta
la sua potenza e vita; e lo Spirito Santo
s’incarica incessantemente di farci appartenere
a Cristo, di conformarci a Lui, di renderci
“n solo spirito con Lui”. La vita morale
cristiana è una vita “nello Spirito” docile
perciò allo Spirito, che è donato da Cristo
“a guisa di legge”; gioisce della libertà
di cui lo Spirito è fonte e pegno; si traduce
nella carità, che Egli diffonde nei cuori,
che riassume e adempie tutta la legge. Ciò
comporta la fedeltà ai comandamenti di Dio
e al comandamento nuovo dell’amore, con il
quale Cristo li porta a compimento. Comporta,
altresì, la fedeltà alle direttive di vita
date dal Maestro, soprattutto nel discorso
della montagna. La catechesi deve presentare questo doveroso
impegno di fedeltà, come via per seguire
Gesù Cristo, persona viva, nella disponibilità,
mai del tutto attuata, allo Spirito Santo. Nella medesima prospettiva, deve collocare
le altre concrete norme morali, che provengono
dalla autorità e dalla convergente riflessione
di tutta la comunità, sia nella Chiesa, sia
nella società civile.
Carità e preghiera
95. L’inesausta azione dello Spirito di Cristo
è bene espressa, quando si mette in luce
l’originalità propria della vita morale cristiana,
che consiste nel riassumere e accentrare
ogni impegno etico nel grande e nuovo comandamento
dell’amore del prossimo. Esso ha, come sublime
ideale, su cui modellarsi, l’amore stesso
col quale Dio ama tutti gli uomini in Gesù
Cristo e li chiama a una corrispondente testimonianza
di carità nello Spirito. A questo modo, la vita del cristiano è risposta
grata e gioiosa all’iniziativa di salvezza
che viene dall’amore del Padre. Tutta la
condotta morale assume allora un essenziale
significato religioso: e “a gloria di Dio”,
è ringraziamento a Dio Padre, per mezzo di
Gesù Cristo. Questa situazione si esprime,
in maniera pienamente consapevole, nei momenti
della preghiera. La catechesi deve educare
i fedeli a un tale riconoscimento esplicito
della potenza e bontà di Dio, manifestatasi
in Gesù Cristo, insegnando loro i contenuti
e le vie della preghiera personale e comunitaria,
soprattutto della preghiera liturgica.
4 – Il messaggio di Cristo e i problemi della
situazione storica dei fedeli
Temi suggeriti dalle condizioni di tempo
e di luogo
96. Nel fare catechesi, la Chiesa propone ai
credenti non soltanto i grandi contenuti
della fede che scaturiscono in ogni tempo
e luogo da una meditazione attenta del mistero
di Cristo; ma, con viva sensibilità pastorale,
svolge anche i temi, che le condizioni storiche
e ambientali rendono particolarmente attuali
e urgenti. Anzi, il messaggio cristiano non
sarebbe credibile, se non cercasse di affrontare
e risolvere questi problemi. Né si tratta
di una semplice preoccupazione didattica
o pedagogica. Si tratta invece di un’esigenza
di “incarnazione”, essenziale al cristianesimo.
La Chiesa deve sempre raccogliere gli appelli
che la storia rivolge alla coscienza cristiana,
perché si compia interamente il disegno divino
di ricapitolare ogni cosa in Gesù Cristo.
I grandi problemi del mondo contemporaneo
97. Il Concilio Vaticano II ha esplicitamente
indicato alcuni dei grandi problemi del mondo
contemporaneo. Così, i temi della pace, della
libertà, della giustizia sociale, dell’impegno
culturale e politico, della collaborazione
internazionale in particolare verso i popoli
in via di sviluppo, debbono entrare nella
catechesi della Chiesa, senza temere di presentare
il messaggio della fede, ove è necessario,
nel suo significato di fecondo scandalo e
di rottura. Si tratta di un vasto impegno
di coerenza al Vangelo, dalla cui attuazione
dipende la sorte stessa del cristianesimo,
particolarmente presso le generazioni dei
giovani. Non è compito del presente documento
elaborare questa catechesi nei suoi precisi
contenuti, il che sarà fatto nei diversi
catechismi, ma soltanto indicarne la doverosa
e non dilazionabile urgenza. Per analoghe
ragioni, debbono trovare un adeguato sviluppo
nella catechesi i problemi propri della Chiesa
nel tempo presente, in particolare il dialogo
ecumenico e quello con le religioni non cristiane.
Un’attenzione particolare ai temi riguardanti
la famiglia
98. Fra i temi più vivi e attuali di cui la catechesi
deve occuparsi, vi sono quelli riguardanti
il matrimonio e la famiglia. Attenta alle
parole della fede, e insieme sensibile alle
indagini antropologiche o sociologiche del
nostro tempo, la catechesi deve presentare
la famiglia nei suoi valori di unità e stabilità,
nei suoi impegni di amore e fecondità, nella
sua vocazione di comunità aperta al mondo
e alla Chiesa. Si tratta di una catechesi
che, gradualmente e adeguatamente, deve accompagnare
sempre lo sviluppo umano dei fedeli.
La problematica umana, sociale, religiosa
del nostro paese
99. Infine, va dedicata peculiare attenzione
a quei temi che corrispondono alla problematica
umana e sociale del nostro paese, o alle
manifestazioni tipiche della sua religiosità.
E un’esigenza che qui basta segnalare, affidandone
la formulazione più precisa ai catechismi,
ai testi didattici, alla catechesi viva.
5 – Gesù Cristo conclude la storia della salvezza
100. In Gesù Cristo e per il suo mistero, i credenti
vivono fin d’ora, come in embrione, le ultime
realtà della storia della salvezza. Esse
però diverranno palesi e perfette nella parusia,
quando Cristo verrà Con potenza, giudice
dei vivi e dei morti, a concludere la storia
e a consegnare il regno al Padre. Verranno
allora la nuova terra e i nuovi cieli. Il
disegno di Dio, di ricapitolare ogni cosa
in Cristo, sarà compiuto e Dio sarà tutto
in tutti. La catechesi sui “novissimi” deve quindi
avvenire sotto il segno della consolazione
e della speranza, che sorreggono la Chiesa:
di questa consolazione e di questa speranza,
gli uomini del nostro tempo sentono un bisogno
segreto, struggente. Inoltre, come del resto si rileva nella Bibbia,
un maggiore rilievo deve essere dato all’aspetto
comunitario di questi eventi conclusivi:
è tutta la Chiesa che, nel “giorno del Signore”,
giunge al suo compimento ed entra nella “pienezza
di Dio”. I novissimi dell’uomo singolo non
devono esaurire l’attenzione dei fedeli,
lasciando nell’ombra quelli dell’intera umanità
e del mondo, che sono l’oggetto primario
della vivente speranza, alla quale è rinato
il popolo di Dio. Infine, la catechesi sulle
realtà escatologiche deve essere ferma e
verace. Non ne tace né sminuisce alcuna,
nemmeno la tragica realtà della morte eterna:
poiché tutti compariranno “davanti al tribunale
di Cristo, per ricevere ciascuno la retribuzione
delle opere compiute col corpo, sia in bene
che in male”, e “ne usciranno, quanti fecero
il bene in risurrezione di vita, e quanti
fecero il male in risurrezione di condanna”.
Gesù inizio, centro e fine della storia della
salvezza
101. Gesù, che è all’inizio e al centro della
storia della salvezza, ne è dunque la conclusione
e il fine. La Chiesa, sua Sposa, mossa dallo
Spirito Santo, ne attende e ne invoca il
ritorno: “Vieni, Signore Gesù”. Chi fa catechesi
alimenta instancabilmente quest’attesa e
questa preghiera, che predispone, nella carità
dello Spirito, al “nostro adunarci con Cristo”
e al beatificante possesso finale di Dio.
Continua....