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Il Rinnovamento della Catechesi
Anno 1970 – Prima Parte
Il popolo di Dio nel mondo...
1. La storia del popolo di Dio è storia dell’amore
divino. Le ragioni dell’esistenza di questo
popolo singolare sono le misteriose ragioni
per cui Dio “ha cosi amato il mondo da dare
il suo Figlio unigenito, affinché chiunque
crede in Lui non muoia, ma abbia la vita
eterna”. Sono le ragioni della missione stessa
di questo popolo, sempre ricca e feconda
di fermenti rinnovatori e vivificanti per
la umanità.
. . . cresce nella pazienza e nella speranza
2. Sospinto dagli avvenimenti e dalle tensioni
del secolo, nel quale è inserito, il popolo
di Dio cresce nella pazienza, e nella speranza,
maturando la coscienza di sé e della propria
missione, in “adesione fedelissima alle parole
e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente
dell’insegnamento autorevole della tradizione
ecclesiastica e nella docilità alla interiore
illuminazione dello Spirito Santo”. È un’esperienza di continua conversione,
di purificazione e di carità, che muove la
Chiesa a una fedeltà sempre più piena al
suo Signore e sostiene la sua missione di
pace e di salvezza per gli uomini.
Il rinnovamento della pastorale catechistica
3. Anche il proposito di rinnovare la pastorale
catechistica conduce la Chiesa a questa esperienza
di vita interiore, che le consente di “ritrovare
in se stessa, vivente ed operante nello Spirito
Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla
con ferma fiducia agli uomini del nostro
tempo.
I - Le Rivelazioni di Dio agli uomini
Dio stesso raduna il suo popolo...
4. Nella storia, la Chiesa è l’universale sacramento
della salvezza e della vita che viene da
Dio. Dio stesso la raduna da tutti i popoli,
rivelando il mistero della sua volontà, per
ammettere tutti gli uomini alla comunione
con Sé, nello Spirito Santo, per mezzo del
Figlio suo.
... per mezzo del Figlio suo fatto uomo
5. Di questo mistero, Cristo è il Mediatore
e insieme la pienezza, il Sacerdote, il Profeta,
l’Alfa e l’Omega. Soprattutto in Lui, Dio
si intrattiene con gli uomini come con amici,
dopo aver loro parlato a più riprese e in
più modi.
Egli è il Verbo di Dio, per mezzo del quale
tutto è stato creato; nella sua incarnazione,
nella sua vita, soprattutto nella sua passione,
morte e risurrezione, l’umanità intera è
chiamata alla pace, alla comunione intima
con Dio in un vincolo di amore universale
che coinvolge tutte le creature.
Lo Spirito Santo dona la pace di Cristo...
6. La pace con Dio, ristabilita in Cristo, è
data in eredità a tutti gli uomini mediante
lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal
Figlio, per santificare la Chiesa senza interruzione.
Lo Spirito, che opera nel mondo intero fin
dall’inizio della creazione, dal giorno della
pentecoste prende dimora fra i credenti come
in un tempio. Li riunisce in comunione gerarchica;
li vivifica nella carità; in essi suscita
la memoria della vita, della morte e risurrezione
del Signore e ne attualizza la presenza salvifica,
soprattutto con la parola e nella frazione
del pane eucaristico. In tal modo, abilita
e muove i credenti a dare testimonianza al
Vangelo, sicché, vedendo le loro opere buone,
tutti glorifichino il Padre comune.
... perché la Chiesa la viva e la diffonda
7. Questo è il mistero di cui la Chiesa ha esperienza,
il messaggio di cui resta sempre discepola,
custode e interprete; ad esso dà perenne
testimonianza nella storia, pregustando e
preannunciando la pienezza della vita nell’eternità.
Tutti coloro che, attratti dal Padre e mossi
dallo Spirito Santo, rispondono liberamente
all’amore rivelato e comunicato nel Figlio,
formano la Chiesa, assemblea degli eletti
in Cristo.
Sono pienamente incorporati nella Chiesa
quanti “sono congiunti con Cristo. i. dai
vincoli della professione della fede, dei
sacramenti, del regime ecclesiastico e della
comunione”.
La Chiesa è missionaria
8. Tutta la Chiesa è missionaria, in forza della
stessa carità con la quale Dio ha mandato
il suo Figlio per la salvezza di tutti gli
uomini. E unica è la sua missione, quella
di farsi prossimo di tutti gli uomini e di
tutti i popoli, per diventare segno universale
e strumento efficace della pace di Cristo.
Il triplice ministero della Chiesa
9. La missione della Chiesa si fa testimonianza
e servizio, con la varietà di uffici e la
ricchezza di doni che Cristo le elargisce,
per mezzo dello Spirito Santo, e che convergono
nel triplice ministero: profetico, regale,
sacerdotale.
Sono tre ministeri dell’unica missione della
Chiesa, intimamente connessi tra loro. Il
ministero della parola ha anche valore liturgico
e regale; il ministero sacerdotale anche
valore profetico e pastorale; il ministero
regale anche valore liturgico e profetico.
II – La Chiesa e la Parola di Dio
Il ministero della parola
10. Il ministero della parola di Dio è l’esercizio
della missione profetica di Cristo, che continua
nella Chiesa. “Dio, il quale ha parlato nel
passato, non cessa di parlare con la Sposa
del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo,
per mezzo del quale la viva voce del Vangelo
risuona nella Chiesa e, per mezzo di questa,
nel mondo, introduce i credenti a tutta intera
la verità e in essi fa risiedere la parola
di Cristo in tutta la sua ricchezza”.
La Chiesa ascolta religiosamente la parola
di Dio
11. La Chiesa è sempre in religioso ascolto della
parola di Dio che, quale seme, “germogliando
nel buon terreno irrigato dalla rugiada divina,
assorbe la linfa vitale e la trasforma e
l’assimila, per produrre finalmente un frutto
abbondante”.
Dalla parola di Dio, la Chiesa viene adunata
ed i suoi figli rigenerati. La Chiesa dipende
dalla parola di Dio: per questo, gli Apostoli
si sentirono essenzialmente ministri della
parola, dispensatori dei misteri di Dio.
Tutta la Chiesa è responsabile della parola
di Dio
12. La comunità dei cristiani è una comunità
profetica. Ad essa Cristo partecipa il suo
profetico potere. Nella Chiesa ogni credente è, per la sua
parte, responsabile della parola di Dio.
Ognuno riceve lo Spirito Santo per annunciarla
fino alla estremità della terra. A tal fine,
lo Spirito Santo dispensa a ciascuno grazie,
carismi e uffici, secondo la posizione che
occupa nella Chiesa.
Il magistero della Chiesa
13. I Pastori hanno la missione di annunciare
autorevolmente e autenticamente la parola
di Dio. Ad essi spetta anche riconoscere
gli autentici carismi profetici, che lo Spirito
Santo distribuisce a tutto il popolo di Dio.
Il Sommo Pontefice è costituito da Cristo
pastore e maestro di tutti i fratelli: “e
tu, quando ti sarai convertito, conferma
i tuoi fratelli”. Ecco l’ufficio del magistero. Gli Apostoli
e i loro successori lo esercitano per la
Chiesa e per il mondo, in comunione gerarchica
con il Vicario di Cristo e in comunione tra
loro. In forza del mandato divino e con l’assistenza
dello Spirito Santo, attingono dall’unico
deposito della fede tutto Ciò che Dio ha
rivelato; alimentano, riconoscono e garantiscono
il senso della fede nel popolo cristiano
e lo guidano con amore sulla via della verità. Ad essi non deve mancare l’apporto convergente
e attivo dei sacerdoti, dei fedeli, dei teologi,
in gerarchica comunione di carismi e di doni.
La Chiesa è discepola e testimone di tutta
la parola di Dio
14. La Chiesa è discepola e testimone di tutta
la parola di Dio, poiché è discepola e testimone
di Cristo, pienezza di tutta la Rivelazione.
Perciò, in Cristo religiosamente ascolta
e fiduciosamente proclama la voce di Dio
che si leva dal creato, i presentimenti e
gli echi della sua parola nella storia e
nella cultura dei popoli, la rivelazione
del suo mistero e del suo patto con Israele
e della eterna alleanza con il nuovo popolo
di Dio, la profezia della pace eterna con
Lui.
Nella sacra Tradizione e nella sacra Scrittura
dell’uno e dell’altro testamento, la Chiesa
trova la fonte, la forza e la regola della
sua missione profetica.
III – La pedagogia di Dio e della Chiesa
La pedagogia di Dio
15. Nell’esercizio della sua missione profetica,
la Chiesa si lascia guidare dalla pedagogia
di Dio. Egli, fin dall’inizio, ha condotto
il suo colloquio con gli uomini “con eventi
e parole intimamente connessi, in modo che
le opere, compiute da Dio nella storia della
salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina
e le realtà significate dalle parole, e le
parole dichiarano le opere e Chiariscono
il mistero in esse contenuto”.
Con provvida radualità, ha svelato il mistero
del suo amore, muovendo gli uomini attraverso
la storia e l’antica alleanza verso l’incontro
con Cristo. Ha soccorso gli uomini con eventi e con parole
ad essi familiari, parlando al suo popolo
secondo il tipo di cultura proprio delle
diverse situazioni storiche, mostrando la
sua “condiscendenza ” al massimo grado nel
Figlio suo fatto carne.
La Chiesa proclama una parola che si fa carne
16. La Chiesa, pertanto, non proclama un’astratta
ideologia, ma la parola che si è fatta carne
in Cristo, Figlio di Dio, Maestro e Redentore
di tutti gli uomini. Dallo Spirito Santo la Chiesa viene introdotta
sempre più pienamente nella verità. Progredisce
nella comprensione tanto delle cose quanto
delle parole trasmesse, finché venga a compimento
il disegno di Dio.
Né può esimersi, per il mandato ricevuto
da Cristo, dal confrontare con la parola
e con il disegno di Dio le realtà mutevoli
della storia, per interpretarle e giudicarle
nella luce del medesimo Spirito, secondo
le esigenze del regno di Dio che viene. In tal modo, il messaggio rivelato mantiene
la sua integrità e viene proclamato sempre
vivo a tutte le generazioni.
IV – L’itinerario di Fede
La conversione cristiana
17. Il ministero della parola riunisce gli uomini
nella Chiesa mediante la fede. Questa convergenza
verso la Chiesa produce tra gli uomini una
misteriosa divisione, poiché Cristo “è posto
per la caduta e la risurrezione di molti
in Israele, e come segno a cui si contraddirà”.
Chi, mosso dallo Spirito, si fa attento e
docile alla parola di Dio, segue un itinerario
di conversione a Lui, di abbandono alla sua
volontà, di conformazione a Cristo, di solidarietà
nella Chiesa, di vita nuova nel mondo. È
itinerario che può comportare, nello stesso
tempo, la letizia dell’incontro e la continua
esigenza di ulteriore ricerca; la compunzione
per l’infedeltà e il coraggio per la ripresa;
la pace della scoperta e l’ansia di nuove
conoscenze; la certezza della verità e il
costante bisogno di nuova luce.
Dio stesso accompagna nell’itinerario della
fede
18. Lungo il cammino della fede, nessuno è solo.
Dio stesso alimenta e conforta la riflessione
e l’esperienza delle cose spirituali, mediante
il suo Spirito presente nella Chiesa. Egli
sostiene ciascuno anche con la testimonianza
di tutti i fratelli, guida con la “predicazione
di coloro che con la successione episcopale
hanno ricevuto un carisma sicuro di verità”
e accoglie come offerta gradita le gioie
e le fatiche del pellegrinaggio.
Così, nella pazienza e nella speranza, ciascuno
porta con sé il dono di Dio, come in fragili
vasi, fino a quando Dio stesso concederà
nuovi cieli e nuova terra: “questa è la vita
eterna: che conoscano te, unico vero Dio,
e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.
La principali espressioni del ministero della
Parola di Dio
I – La missione profetica e il ministero
della Parola
La missione profetica della Chiesa
19. La Chiesa proclama il messaggio della salvezza
con la parola, con la celebrazione liturgica,
con la testimonianza della vita. Tutto ciò
che deriva dalla sua fedeltà a Cristo è glorificazione
di Dio e comunicazione di pace per gli uomini.
Anche i suoi limiti e le sue imperfezioni
sono, implicitamente, annuncio della misericordia
di Dio, che alla fine la farà apparire davanti
a Sé “tutta gloriosa, senza macchia, né ruga,
... ma santa e immacolata”.
Pertanto, tutta la vita della Chiesa, come
già tutta la vita del suo Signore, è manifestazione
profetica per il mondo. Gli uomini possono,
così, entrare in comunione con Cristo attraverso
le molteplici e impenetrabili vie di Dio.
La fede dipende dall’ascolto
20. La Chiesa esercita la missione profetica
primariamente con la predicazione viva della
parola di Dio. Fu questo il primo apostolato affidato da
Dio al popolo dell’antica alleanza, soprattutto
alle sue guide e ai suoi profeti. Nella pienezza
dei tempi, Cristo lo esercitò con divina
autorità e sapienza e continua a esercitarlo
nei secoli mediante la Chiesa.
Nessun’altra forma di diffusione del pensiero
può sostituire la predicazione viva della
parola di Dio. La via ordinaria che porta
alla fede resta sempre quella indicata dall’Apostolo:
“la fede dipende dunque dall’udire la predicazione,
ma questa, a sua volta, dalla parola di Cristo”.
Le forme della predicazione sono molteplici
21. La predicazione della Chiesa assume forme
molteplici, secondo le persone che annunciano
la parola, coloro che la ascoltano, le celebrazioni
e i tempi della liturgia, le circostanze
di una concreta situazione sociale, la varietà
di mezzi e di metodi che l’esperienza e la
scienza pastorale Suggeriscono. I discepoli
di Cristo sono inviati a tutto il mondo e
sono responsabilmente presenti in tutte le
strutture della società. Quando operano singolarmente,
come quando si riuniscono in comunità locali
o in gruppi di natura varia, essi obbediscono
ad un interiore impulso di carità, che li
porta a intrecciare un dialogo vivo, vario
e personale con i fratelli nella fede, con
gli altri cristiani, con tutti gli uomini.
Le forme della predicazione pubblica
22. La Chiesa predica la parola anzitutto mediante
il ministero dei Pastori e di coloro che
essi associano alla propria missione. Tale
ministero assume espressioni pubbliche e
ufficiali, quali sono, in primo luogo, le
diverse forme di evangelizzazione e di catechesi,
l’omelia e la celebrazione della parola.
Le occasioni dell’annuncio
23. Ciascun membro del popolo di Dio deve farsi
attento ai suoi rapporti quotidiani con gli
altri. Deve cioè superare la mentalità di
chi, consciamente o meno, lascia l’esercizio
dell’ufficio profetico ai sacerdoti, ai religiosi,
ai catechisti, ai missionari, che operano
in forme istituzionalizzate. La vocazione
degli uomini alla fede e la loro stessa maturazione
cristiana vengono decise sempre più frequentemente
attraverso la testimonianza, che i battezzati
possono rendere nelle più disparate occasioni
d’incontro e di dialogo.
Alcuni esempi
24. Assumono oggi grande importanza i rapporti
quotidiani con chi soffre crisi di fede,
la consuetudine di vita con i cristiani di
altre confessioni, la presenza dei battezzati
tra le popolazioni che ancora non conoscono
Cristo. Inoltre, cresce la responsabilità
dei genitori, perché la fede dei figli ha
bisogno di chiara testimonianza e di continuo
confronto con le situazioni concrete della
vita moderna. Negli ambienti della scuola,
del lavoro e della professione, nei luoghi
di cura e di rieducazione, in vacanza, nei
momenti del tempo libero e del turismo, il
cristiano rende ragione della speranza che
è in lui, attraverso le esperienze e le fatiche
quotidiane, sempre ricche di occasioni per
una irradiazione della parola di Dio. Proficua opera di diffusione della fede possono
svolgere, nel rispetto dell’etica professionale,
i responsabili degli strumenti di comunicazione
sociale e tutti coloro che in qualche modo
influiscono sull’orientamento della pubblica
opinione. Particolare efficacia assume la
testimonianza della parola di Dio, che scaturisce
dagli avvenimenti principali della storia
contemporanea della Chiesa. L’opera pastorale
del Sommo Pontefice, le iniziative di pace
e di carità, il rinnovamento delle chiese
locali, la costanza dei fratelli che soffrono
per la fede, in un certo senso lo stesso
travaglio della Chiesa, sono occasioni delle
quali la parola di Dio si serve, per aprire
un dialogo, o per illuminare l’esperienza
cristiana.
II – L’evangelizzazione, lieto annuncio della
Parola di Dio
L’evangelizzazione
25. L’evangelizzazione propriamente detta è il
primo annuncio della salvezza a chi, per
ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora
non crede. Questo ministero è essenziale alla Chiesa
oggi come nei primi secoli della sua storia,
non soltanto per i popoli non cristiani,
ma per gli stessi credenti.
L’esperienza pastorale attesta, infatti,
che non si può sempre supporre la fede in
chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro
nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro
che vivono nell’indifferenza, farla scoprire
con impegno personale alle nuove generazioni
e continuamente rinnovarla in quelli che
la professano senza sufficiente convinzione
o la espongono a grave pericolo. Anche i
cristiani ferventi, del resto, hanno sempre
bisogno di ascoltare l’annuncio delle verità
e dei fatti fondamentali della salvezza e
di conoscerne il senso radicale, che è la
“lieta novella” dell’amore di Dio.
La preevangelizzazione
26. L’evangelizzazione è normalmente preceduta
ed accompagnata dal dialogo leale con quanti
hanno una fede diversa o non hanno alcuna
fede. I cristiani sono corresponsabili della
vita sociale, culturale ed economica degli
uomini con i quali vivono; conoscono la loro
storia e le loro tradizioni, collaborano
alle loro iniziative e ai loro piani di sviluppo,
chiariscono i problemi critici e i pregiudizi
che riguardano la naturale religiosità dell’uomo,
fino a suscitare l’interesse per Cristo e
per la Chiesa. È un dialogo, che alcuni chiamano preevangelizzazione.
Esso precede logicamente la predicazione
cristiana e tuttavia ne accompagna in concreto
tutto lo sviluppo. Anche coloro che posseggono
la fede debbono, infatti, riscoprirne costantemente
la ragionevolezza e la mirabile armonia con
le esigenze più profonde e più attuali dell’uomo
e della sua storia. In altre parole: fin dall’inizio, la fede
accolta dall’uomo diviene esperienza umana
integrale. Essa è suscitata e sostenuta dai
doni soprannaturali della Rivelazione e si
inserisce e si integra nelle risorse naturali
dello spirito e di tutto l’uomo, elevandone
singolarmente le capacità.
III – La predicazione liturgica, culmine
del mistero della Parola
La predicazione liturgica
27. La predicazione della parola e l’itinerario
della fede raggiungono il loro vertice nella
celebrazione liturgica. La liturgia è l’esercizio
del sacerdozio di Cristo, culto pubblico
integrale del suo Corpo Mistico, ossia del
Capo e delle membra. Cristo associa a sé
la Chiesa, rende gloria a Dio e santifica
gli uomini nello Spirito Santo, soprattutto
perpetuando sotto i segni eucaristici il
sacrificio della croce: “sacramento di pietà,
segno di unità, vincolo di carità, convito
pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima
viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno
della gloria futura”.
Di quest’unica celebrazione, la parola è
in vario modo parte integrante. La predicazione
diventa essa stessa atto liturgico; la proclamazione
delle sacre Scritture, le parole che danno
“forma ” al rito, l’omelia, i canti, le preghiere
e le professioni di fede dell’assemblea svelano
e rendono attuale il mistero della salvezza
operata da Cristo, Maestro, Sacerdote e Pastore
del popolo di Dio.
La liturgia della parola
28. La Chiesa celebra in modo speciale la parola
di Dio nella prima parte della santa Messa,
aprendo ai fedeli i tesori delle sacre Scritture,
guidandoli con la parola del celebrante a
maggior comprensione dei doni del Signore,
accompagnandoli alla professione di fede
e disponendoli a partecipare al sacrificio,
che Cristo offre perennemente al Padre, per
la salvezza del mondo, mediante il ministero
dei sacerdoti. Accogliendo la parola di Dio
nella santa Messa, come pure nella celebrazione
degli altri sacramenti, i fedeli riconoscono
“che le meraviglie annunciate trovano il
loro coronamento nel mistero pasquale” e
sono portati, “nel rendimento di grazie,
ad una partecipazione fruttuosa dei misteri
della salvezza. Così la Chiesa si nutre del
pane della vita sia alla mensa della parola
di Dio che a quella del Corpo di Cristo”.
L’omelia
29. Anche l’omelia è parte integrante dell’azione
liturgica, di cui assume i movimenti e le
caratteristiche. Con l’omelia, il ministro
competente annuncia, spiega e loda il mistero
cristiano che si celebra, perché i fedeli
lo accolgano intimamente nella loro vita
e a loro volta si dispongano a testimoniano
nel mondo.
L’omelia deriva i suoi temi e i suoi motivi
soprattutto dalla sacra Scrittura e dai testi
liturgici della Messa o del sacramento che
si celebra. Nel corso dell’anno liturgico,
l’omelia illustra i misteri della fede e
le norme della vita cristiana, riferendoli
sempre alla pasqua di Cristo; essa tiene
in debito conto l’azione liturgica che si
sta svolgendo e assume una accentuata tonalità
cherigmatica, dottrinale, morale o apologetica,
secondo le particolari esigenze dei fedeli
presenti.
La fede e la speranza di chi si fa ministro
della parola devono trasparire nel momento
dell’omelia, di modo che chi ascolta possa
cogliere la perenne attualità del mistero
della salvezza, voglia assumerlo come norma
di vita e perseveri in una convinzione operosa.
IV – La catechesi per l’itinerario della
fede
La catechesi
30. La Chiesa sviluppa l’annuncio fondamentale
della parola di Dio con la catechesi, per
guidare l’itinerario degli uomini alla fede,
dalla invocazione o dalla riscoperta del
Battesimo fino alla pienezza della vita cristiana.
La catechesi è esplicazione sempre più sistematica
della prima evangelizzazione, educazione
di coloro che si dispongono a ricevere il
Battesimo o a ratificarne gli impegni, iniziazione
alla vita della Chiesa e alla concreta testimonianza
di carità. Essa intende portare alla maturità della
fede attraverso la presentazione sempre più
completa di Ciò che Cristo ha detto, ha fatto
e ha comandato di fare. Abilita l’uomo alla
vita teologale, vale a dire all’esercizio
della fede, della speranza, della carità
nelle quotidiane situazioni concrete: “dà
luce e forza alla fede, nutre la vita secondo
lo spirito di Cristo, porta a partecipare
in maniera consapevole e attiva al mistero
liturgico ed è stimolo all’azione apostolica”.
La precatechesi
31. La catechesi è rivolta a chi, sia pure implicitamente,
ha già fatto l’opzione fondamentale per Cristo
e per la sua Chiesa. È a servizio degli uomini:
considera, cioè, il livello effettivo della
loro maturazione cristiana, le loro crisi
e i loro progressi spirituali e qui li raggiunge,
con varietà di mezzi e di metodi, che l’autorità
dei Pastori e l’esperienza degli adulti nella
fede suggeriscono. Particolare attenzione
si deve oggi riservare al contesto culturale
e sociale, in cui nasce e si sviluppa la
fede dei cristiani. Si tende a rimettere
tutto in discussione per una radicale verifica;
dal successo tecnico e scientifico emergono
nuovi problemi critici; le tensioni sociali
possono provocare disattenzione ed indifferenza;
certo costume morale corrente può indebolire
la volontà e l’onestà nella ricerca dei valori.
In questo contesto, non sempre si spegne
la fondamentale adesione a Cristo, che sta
all’inizio della vita della fede. Pertanto,
i fedeli vanno spesso aiutati a scrutare
gli interessi contingenti del secolo, al
fine di percorrere con amore l’itinerario
della fede. Del resto, questa attenzione ispira tutta
la catechesi e in certa misura anche l’omelia,
suggerendo le leggi e i metodi della cosiddetta
“precatechesi”. Soprattutto quando ci si
rivolge ai giovani, ai lavoratori, alle persone
di cultura, occorre spesso verificarne all’inizio
gli atteggiamenti e gli interessi, per non
seminare la parola di Dio in un terreno non
preparato ad accoglierla e a farla fruttificare.
IV – Catechesi, predicazione liturgica e
testimonianza della vita
Catechesi e liturgia
32. “Prima che gli uomini possano accostarsi
alla liturgia, bisogna che siano chiamati
alla fede e si convertano”. Poi, la catechesi
inizia i cristiani a cogliere il valore dei
segni liturgici, con i quali Dio si rivela
e si comunica; li abilita alla professione
di fede, che essi esprimono soprattutto nell’assemblea
eucaristica; li dispone a compiere con Cristo
l’offerta gradita al Padre. Anche ai fedeli
che partecipano alla sacra liturgia, la Chiesa
ha sempre il dovere di predicare la fede
e la penitenza, mostrando come la liturgia
è il culmine e la fonte della vita cristiana.
Così, l’esperienza liturgica, che tocca in
modo singolare tutto l’uomo, conforta l’azione
catechistica: i fedeli crescono nell’intelligenza
del mistero cristiano, nutriti dei sacramenti
pasquali. La comunione con Cristo si prolunga
efficacemente e fa, di ogni ulteriore riflessione,
una conversazione con il Padre, nello Spirito
Santo.
Catechesi e testimonianza cristiana
33. La catechesi illumina le molteplici situazioni
della vita, preparando ciascuno a scoprire
e a vivere la sua vocazione cristiana nel
mondo. Infatti, crescendo nella conoscenza
di Cristo mediante la fede, ciascuno fa proprio
il pensiero di Lui, i suoi giudizi, la sua
volontà, la sua croce e la sua gloria, in
una operosa vita di carità. D’altro lato,
l’esperienza cristiana della vita conferma
la fede e apre la coscienza a nuovo desiderio
di conoscere e amare il Signore e di rendergli
testimonianza.
Il ministero della parola e uno
34. Unica è la parola di Dio, come uno è il Signore
Gesù Cristo, al quale si rende testimonianza
e unico l’ufficio profetico del quale, in
diverso modo, si partecipa. Molteplici sono
le forme della predicazione.
Su un piano di studio o in determinate situazioni
storiche, è spesso agevole e utile sottolineare
le distinzioni. Ma, nella pratica pastorale,
ogni forma di predicazione tende ad essere
piena testimonianza della parola di Dio,
con accentuazioni di volta in volta particolari.
La catechesi non spegne, ma sostiene la letizia
del primo annuncio. Non si limita a soddisfare
le aspirazioni legittime dell’intelligenza,
ma è celebrazione del mistero della salvezza,
in modo suo proprio. L’esplicazione sistematica
della fede è memoria degli eventi e delle
parole della salvezza, santificazione in
atto per ciascuno, annuncio della piena comunione
con Dio nella vita eterna.
La predicazione è evento salvifico
35. La parola che viene da Dio, di Dio possiede
la potenza e l’efficacia. Perciò, sia pure
in modo diverso, secondo i momenti e le forme,
ogni atto di predicazione è glorificazione
di Dio ed evento salvifico per gli uomini.
La predicazione non è semplice comunicazione
di sapere, ma trasmissione di una parola
che invita, interroga, provoca, consola,
crea comunione e salva. Deve esserne consapevole,
con trepidazione e con fiducia, chi assolve
questo compito in qualsiasi modo e forma:
nell’azione che egli compie, è presente la
grazia della parola, potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede.
Finalità e compiti della catechesi
I – La mentalità di fede
L’obbedienza della fede
36. Chi accoglie il primo annuncio della salvezza,
è chiamato a riconoscere l’amore di Dio,
ad abbandonarsi liberamente a Lui e a prestargli
il pieno ossequio dell’intelletto e della
volontà. Dio stesso lo previene e lo soccorre;
lo Spirito Santo muove il suo cuore e apre
gli occhi della sua mente, donando “dolcezza
nel consentire e nel credere alla verità”
e perfezionando continuamente la sua fede.
Fede esplicita e operosa
37. La catechesi è sempre ordinata a disporre
e a guidare i credenti ad accogliere l’azione
dello Spirito Santo per ravvivare e sviluppare
la fede, per renderla esplicita ed operosa
in una vita coerentemente cristiana. La catechesi
è testimonianza sempre più completa e organica
della parola che, mediante la Chiesa, lo
Spirito Santo insegna e richiama alla memoria,
per comunicare a ciascuno un possesso del
pensiero di Cristo quale si addice a uomini
nuovi.
La mentalità del cristiano
38. Con la catechesi, la Chiesa si rivolge a
chi è già sul cammino della fede e gli presenta
la parola di Dio in adeguata pienezza, “con
tutta longanimità e dottrina”, perché, mentre
si apre alla grazia divina, maturi in lui
la sapienza di Cristo. Educare al pensiero
di Cristo, a vedere la storia come Lui, a
giudicare la vita come Lui, a scegliere e
ad amare come Lui, a sperare come insegna
Lui, a vivere in Lui la comunione con il
Padre e lo Spirito Santo. In una parola,
nutrire e guidare la mentalità di fede: questa
è la missione fondamentale di chi fa catechesi
a nome della Chiesa. In modo vario, ma sempre
organico, tale missione riguarda unitariamente
tutta la vita del cristiano: la conoscenza
sempre più profonda e personale della sua
fede; la sua appartenenza a Cristo nella
Chiesa; la sua apertura agli altri; il suo
comportamento nella vita.
II – Una conoscenza sempre più profonda e
personale
Conoscere la propria fede
39. La fede è Conoscenza di Dio, del suo disegno
d’amore, della sua volontà di salvezza. Per
questo, la catechesi è insegnamento, esposizione
chiara e sempre più profonda della dottrina
rivelata, nel rispetto delle esigenze e delle
capacità dei fedeli. Oggi si discute diffusamente
sulle attitudini dell’intelligenza alla verità,
sul valore educativo delle idee e della dottrina
sistematica, sui rischi dell’intellettualismo
e del nozionismo in tutti i settori dell’educazione.
Anche i catechisti sono interessati a questa
discussione, per cercare le leggi più sapienti
della crescita spirituale. Essi, tuttavia,
sono consapevoli che l’obbedienza della fede
nasce dalla chiara conoscenza del disegno
di Dio e dalla profonda coscienza del suo
amore. C’è vera mentalità di fede, quando
c’è capacità di comprendere e di interpretare
tutte le cose secondo la pienezza del pensiero
di Cristo.
La docilità allo Spirito Santo
40. In vista di tale obiettivo, i catechisti
sono chiamati a farsi sempre più docili all’azione
dello Spirito Santo, attenti e fedeli all’insegnamento
dei Pastori. Nell’esercizio della loro missione,
essi traggono aiuto da ogni valida ricerca
teologica, come dalle indicazioni delle scienze
profane.
Soprattutto, si preoccupano che la dottrina
rivelata diventi valore e motivo ispiratore
per tutta la vita cristiana.
La ratifica personale
41. La mentalità di fede è radicata nella persona;
anzi, in parte determinante, è frutto della
sua libera attività spirituale. Con la grazia
dello Spirito Santo, ciascuno sviluppa le
sue facoltà di ammirazione, di intuizione,
di contemplazione, di giudizio, di adorazione,
fino a ratificare coscientemente la fede
che ha avuto in dono. La presentazione organica
del mistero cristiano va commisurata sapientemente
alle condizioni di coloro ai quali è rivolta.
Non di rado, essi sono come “bambini bisognosi
ancora di latte e non di cibo solido”. Sempre
sono in situazioni personali assai concrete
e diverse. Il catechista deve saper toccare
ciascuno nell’intimo della sua vocazione
e condizione personale, perché ciascuno sia
reso capace di sviluppare responsabilmente
la conoscenza della fede e di conformarvi
tutta la vita
III – Iniziazione alla vita ecclesiale
Vivere la propria fede
42. La fede è adesione a Dio, che parla e chiama
gli uomini alla comunione, nel Figlio suo
fatto carne. Promuovere la maturazione spirituale
dei credenti, significa introdurli sempre
più pienamente nella vita della Chiesa, Corpo
Mistico di Cristo, sacramento di unità e
di salvezza per il mondo intero.
Gli obiettivi della catechesi divengono così
più precisi, in riferimento alle varie dimensioni
della Chiesa, comunità di fede, di culto,
di carità.
L’appartenenza a Cristo nella Chiesa
43. Formare la mentalità cristiana, significa
nutrire il senso dell’appartenenza a Cristo
nella Chiesa. La catechesi ridesta continuamente
la coscienza del Battesimo ricevuto; apre
l’anima alla parola che convoca e vivifica
la Chiesa; invita alla preghiera e alla professione
della fede; guida ad assumere la missione
della Chiesa secondo la propria personale
vocazione; promuove il dialogo con Dio, con
i fratelli, con tutti gli uomini; rende capaci
di giudicare gli eventi della storia con
spirito profetico. L’uomo del ventesimo secolo
può apparire quasi allergico all’esperienza
della fede e proteso, spesso generosamente,
all’impegno nel mondo. Da questa rilevazione,
non di rado troppo esteriore, traspare l’urgenza
di educare i cristiani a comprendere Che
la fede non allontana dalla storia, ma svela
in essa le intenzioni di Dio, riversando
luce nuova sulla vocazione integrale dell’uomo.
L’iniziazione al culto della Chiesa
44. La fede abilita il credente al culto, che
la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia
e nella preghiera personale di tutti i suoi
membri.
Promuovere una matura mentalità di fede,
significa educare i credenti all’adorazione,
al rendimento di grazie, alla penitenza,
al senso della comunità, alla familiarità
con i segni che indicano la presenza di Dio
e in vario modo lo comunicano; in una parola,
introdurli alla comprensione e all’esercizio
del sacerdozio regale, con il quale sono
consacrati dallo Spirito Santo.
La partecipazione alle celebrazioni liturgiche
45. Più precisamente, la catechesi prepara la
piena, consapevole, attiva partecipazione
dei fedeli alle celebrazioni liturgiche.
In questo settore, oggi, la missione del
catechista diviene quanto mai varia e decisiva
per l’educazione dei credenti. Guidare la
famiglia alla celebrazione del Battesimo
dei figli; introdurre i fanciulli al mistero
eucaristico, alla virtù e al sacramento della
Penitenza, agli impegni della Confermazione;
condurre la comunità cristiana a riscoprire
i sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine
sacro; richiamare il valore dell’Unzione
dei malati; riproporre il significato del
giorno del Signore, dell’anno liturgico,
della celebrazione dei santi: sono altrettanti
impegni che il catechista è chi amato ad
affrontare, nel clima di un profondo rinnovamento
della vita liturgica della Chiesa.
Il mistero eucaristico
46. Al vertice di questa azione educativa, sta
la preoccupazione di disporre i fedeli a
fare del mistero eucaristico la fonte e il
culmine di tutta la vita cristiana. Tutto
il bene spirituale della Chiesa è racchiuso
nell’Eucaristia, dove Cristo, nostra Pasqua,
è presente e dà vita agli uomini, invitandoli
e inducendoli a offrire se stessi con Lui
e in sua memoria, per la salvezza del mondo.
In questi ultimi decenni, la catechesi, accompagnandosi
al movimento biblico e liturgico, ha messo
in maggiore evidenza la centralità della
Messa e con ottimi frutti ha tentato vie
nuove per l’educazione dei fedeli. Si pensi
ad alcuni fatti e aspetti fondamentali che,
come idee madri, sempre più efficacemente
ispirano il contenuto della catechesi: la
storia della salvezza, l’alleanza, il regno
di Dio, la comunione con il Padre, il Figlio
e lo Spirito Santo. Si pensi anche alla crescente
attenzione che la catechesi riserva al tema
della sacra liturgia e alla preparazione
dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia. La catechesi deve proporre il mistero eucaristico
in tutta la sua realtà. La fede viva nel
mistero eucaristico rivela al massimo grado
l’autentica mentalità del cristiano.
Vocazione alla carità
47. La fede opera nella carità. Educare alla
maturità cristiana significa, pertanto, insegnare
che la fede, senza le opere, è morta.
Tutta la vita dell’uomo deve apparire come
vocazione a conoscere e ad amare Dio e il
prossimo nelle concrete situazioni dell’impegno
cristiano e, alla fine, nella beatitudine
della comunione eterna. Dio stesso è il fondamento della carità:
“se Dio ci ha amato così, anche noi dobbiamo
amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha
visto Dio; se ci amiamo a vicenda, Dio rimane
in noi e l’amore di Lui è perfetto in noi.
Mostrando in sommo grado l’amore del Padre,
Cristo, “per mezzo della sua croce, ha riconciliato
tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo
l’unità di tutti in un solo popolo e in un
solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio
e, nella gloria della sua risurrezione, ha
diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli
uomini”. Santificati dallo Spirito Santo,
i cristiani formano il popolo di Dio, la
sua famiglia, il sacramento del suo amore
universale. Il mondo li può riconoscere,
se amano Dio e osservano i suoi comandamenti,
fino a dare la vita per i fratelli.
La catechesi educa a conoscere “la vita eterna,
che era presso il Padre e si è resa visibile
a noi”, perché i fedeli crescano nella comunione
e la loro comunione sia con il Padre, con
il Figlio, con lo Spirito Santo. Mostra nella Chiesa la comunità di coloro
che si amano in un solo Spirito e che sono
“perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli
e nella unione fraterna, nella frazione del
pane e nelle preghiere”. Supera ogni confine,
svelando in tutti gli uomini e in ciascuno
di loro l’immagine stessa di Cristo. Ricorda
i comandamenti di Dio e proclama lo spirito
delle beatitudini. Invita ad essere pazienti
e benevoli, ad eliminare l’invidia, l’orgoglio,
la maldicenza, il sopruso; sprona a tutto
Credere, a tutto sperare, a tutto soffrire,
perché l’amore mai tramonterà. Così il cristiano
viene ad assumere in sé le aspirazioni di
tutti gli uomini, per dedicarsi con spirito
di povertà al loro servizio. Non pura filantropia,
dunque, ma impulso a edificare sulla terra
la famiglia di Dio, nella verità, nella giustizia,
nella speranza.
Carità nella Chiesa
48. Il primo servizio di carità, che il cristiano
è tenuto a prestare, riguarda la Chiesa.
La carità unisce tutti i membri del popolo
di Dio nella comunione della fede; trasforma
i cristiani in comunità di culto, facendo
dei loro sacrifici una sola offerta in Cristo;
fa della Chiesa una comunità di amore, dando
significato a tutti i ministeri e carismi,
in modo che concorrano a edificare l’unico
Corpo di Cristo, per la salvezza del mondo. La catechesi porta a scoprire e a vivere
la Chiesa, come realtà di comunione, come
sacramento di amore e di salvezza per tutti
gli uomini. Ha cura che i cristiani vivano
la loro comunione con tutta la Chiesa, uniti
alla gerarchia, per mezzo della quale lo
Spirito Santo raduna e guida il popolo di
Dio. Li conduce a scoprire sempre ciò che
unisce e a superare ciò che divide. Fa crescere
l’impegno della santità ed è continuo alimento
dell’apostolato.
IV – Una mentalità profondamente universale
Il movimento ecumenico
49. In questa linea di educazione cristiana,
oggi assumono particolare importanza tre
problemi della vita della Chiesa, che la
catechesi deve attentamente considerare:
il movimento ecumenico, l’attività missionaria,
i rapporti con coloro che non hanno alcuna
fede. Il movimento ecumenico, cioè “le attività
e le iniziative che, a seconda delle varie
necessità della Chiesa e opportunità dei
tempi, sono suscitate e ordinate a promuovere
l’unità dei cristiani”, è un segno dei tempi
da scrutare con viva sensibilità.
La catechesi educa a evitare parole, giudizi
e opere, che non rispecchiano la vera condizione
dei fratelli separati; porta a conoscere
la loro storia e il loro pensiero; richiede
una testimonianza più chiara della propria
fede; invita alla preghiera; guida a comprendere
le iniziative del dialogo che si va sviluppando;
sollecita ciascuno alla collaborazione, entro
i limiti della competenza personale, secondo
le direttive del magistero. Ricorda continuamente
il testamento di Gesù: “che tutti siano una
sola cosa, come tu, Padre, sei in me, ed
io in te; siano anch’essi in noi, perché
il mondo creda che tu mi hai mandato”.
L’attività missionaria
50. L’attività missionaria, in senso stretto,
è l’opera di evangelizzazione e fondazione
della Chiesa tra le genti che non conoscono
Cristo. La Chiesa è sacramento di unità e segno di
salvezza per tutta la famiglia umana. Ne
deve avere coscienza il cristiano, per ripetere
in sé la parola dell’Apostolo: “l’amore del
Signore ci spinge, al pensiero che uno è
morto per tutti”. La catechesi sviluppa nel
cristiano una mentalità profondamente cattolica.
Educa a rilevare e a rispettare tutto ciò
che c’è di buono nell’umanità, soprattutto
in seno alle grandi religioni; esorta a edificare
la pace, la comprensione e lo sviluppo, in
uno spirito di famiglia; convince a partecipare
responsabilmente all’attività missionaria
della Chiesa, con la preghiera, con la testimonianza
della vita, con l’aiuto generoso; stabilisce
un clima di dialogo e di simpatia con le
giovani chiese locali, invitando a riconoscere
il contributo che esse portano alla crescita
di tutto il popolo di Dio. Sempre la catechesi
ricorda la volontà del Maestro: “ho ancora
altre pecore che non sono di questo ovile;
anche quelle io devo radunare; ed ascolteranno
la mia voce, e si farà un solo gregge e un
solo pastore”.
I rapporti con coloro che non credono
51. I rapporti con coloro che non hanno alcuna
fede interessano oggi, in modo nuovo, la
catechesi. Anche nel nostro paese, il fenomeno
dell’ateismo assume forme e proporzioni prima
sconosciute. Il cristiano deve saperlo giudicare
nelle sue componenti storiche, sociologiche,
dottrinali e morali, per assumere un atteggiamento
responsabile. Secondo l’opportunità, la catechesi
riserva un esame serio alle ragioni che si
nascondono nella mente degli atei. Essa mostra
che la dignità dell’uomo trova la sua radice
e la sua perfezione nel riconoscimento di
Dio; richiama i fondamenti razionali della
fede, facendo soprattutto riferimento ai
più profondi problemi dell’uomo; insegna
che la speranza dei beni futuri dà nuovi
motivi anche per gli impegni terreni; educa
a respingere l’incredulità e insieme a riconoscere
che tutti gli uomini debbono contribuire
fraternamente alla retta edificazione del
mondo; rivendica l’autentica libertà religiosa
in tutte le sue dimensioni; guida i credenti
a rivelare la presenza di Dio attraverso
la testimonianza della vita.
Così il cristiano diviene capace di un dialogo
sincero e avveduto, nel contesto concreto
del proprio ambiente. Consapevole che la
sua fede è in armonia con le aspirazioni
più segrete del cuore umano, egli è certo
che la sua gioiosa speranza è destinata a
diffondersi.
V – Una mentalità profondamente universale
Educare la virtù della fede
52. La fede è virtù, atteggiamento abituale dell’anima,
inclinazione permanente a giudicare e ad
agire secondo il pensiero di Cristo, con
spontaneità e con vigore, come conviene a
uomini “giustificati”.
Con la grazia dello Spirito Santo, cresce
la virtù della fede se il messaggio cristiano
è appreso e assimilato come “buona novella”,
nel significato salvifico che ha per la vita
quotidiana dell’uomo. La parola di Dio deve
apparire ad ognuno “come una apertura ai
propri problemi, una risposta alle proprie
domande, un allargamento ai propri valori
ed insieme una soddisfazione alle proprie
aspirazioni”. Diventerà agevolmente motivo
e criterio per tutte le valutazioni e le
scelte della vita.
Unità della coscienza
53. La fede deve essere integrata nella vita,
come si ama dire per indicare che la coscienza
del cristiano non conosce fratture, ma è
profondamente unitaria.
La dissociazione tra fede e vita è gravemente
rischiosa per il cristiano, soprattutto in
certi momenti dell’età evolutiva, o di fronte
a certi impegni concreti. Si pensi ai momenti
forti della preadolescenza e dell’adolescenza;
al momento in cui i giovani maturano il loro
amore, o entrano nel mondo del lavoro; alle
preoccupazioni della vita familiare; agli
impegni degli operai e dei professionisti
sul piano della giustizia sociale; alle tensioni
spirituali, che caratterizzano oggi la pubblica
opinione e il comportamento morale. Quante
volte il cristiano è costretto ad andare
contro corrente! Il messaggio della fede
lo può sorreggere, se diviene per lui prospettiva
organica e dinamica di tutta l’esistenza,
luce di Dio nella sua vita.
Dottrina e vita
54. Il catechista, dunque, non disperde il suo
insegnamento in una serie interminabile di
nozioni e di informazioni frammentarie; né
agisce di volta in volta episodicamente,
senza tenere presente il significato complessivo
di tutta la sua azione. Egli si preoccupa
di presentare la dottrina in un sistema sempre
più organico ed adeguato. Conosce le tappe
normali della crescita della fede e guida
lo sviluppo armonico ed integrale del cristiano.
In particolare, egli conosce le situazioni
di vita più impegnative di coloro che gli
sono affidati e non trascura di farle oggetto
costante di riflessione e di conversazione.
Ricorre a termini e a formulazioni dottrinali,
non per allontanarsi dalla vita, ma per interpretarla
con maggiore chiarezza ed autorità, nella
luce della fede.
Il mistero del Verbo fatto carne
55. Del resto, tale è il mistero di Cristo: il
Figlio di Dio, assumendo l’umana natura nell’unità
della Persona divina, prende dimora tra noi,
come Salvatore e Maestro ed entra, in forza
del suo amore, nella esistenza di coloro
ai quali si rivela, rivolgendo ad essi urgente
appello per un nuovo modo di essere e di
vivere. “Parola fatta carne” è il suo nome.
E la parola di Dio “è viva ed efficace e
più tagliente di ogni spada a doppio taglio;
poiché essa penetra fino al punto di divisione
dell’anima e dello spirito, delle giunture
e delle midolla, e giudica i sentimenti e
i pensieri del cuore”. Cristo può essere
accolto, se è presentato come evento salvifico
presente nelle vicende quotidiane degli uomini.
Per questo il catechista opera la verità
nella sua stessa vita. La sua azione, del
resto, è sempre un atto ecclesiale: è la
testimonianza della perenne presenza di Cristo
nella Chiesa e nella storia del mondo.
Il messaggio della Chiesa è Gesù risorto
I – Gesù, centro vivo della catechesi
La catechesi, come la fede, deve svolgersi
attorno a un nucleo centrale
56. La catechesi è diretta a formare nel cristiano una matura mentalità di fede; a rendere la sua fede sicura, esplicita, fattiva. Occorre, per questo, che i fedeli accolgano il messaggio rivelato, ordinandolo attorno a un centro vivo, ben assimilato e operante. Essi debbono compiere questo fondamentale atto di fede, dal quale far scaturire e al quale ricondurre ogni altro atto di fede. Chiamato a crescere nella fede tra molte difficoltà e vicissitudini, il cristiano ha bisogno di accogliere in sé questo germe, capace di sostenere tutti gli sviluppi successivi.