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Il Rinnovamento della Catechesi

Anno 1970 – Prima Parte

 

 

Introduzione

 

 

Il popolo di Dio nel mondo...       
1. La storia del popolo di Dio è storia dell’amore divino. Le ragioni dell’esistenza di questo popolo singolare sono le misteriose ragioni per cui Dio “ha cosi amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Sono le ragioni della missione stessa di questo popolo, sempre ricca e feconda di fermenti rinnovatori e vivificanti per la umanità.


. . . cresce nella pazienza e nella speranza
           
2. Sospinto dagli avvenimenti e dalle tensioni del secolo, nel quale è inserito, il popolo di Dio cresce nella pazienza, e nella speranza, maturando la coscienza di sé e della propria missione, in “adesione fedelissima alle parole e al pensiero di Cristo, nel ricordo riverente dell’insegnamento autorevole della tradizione ecclesiastica e nella docilità alla interiore illuminazione dello Spirito Santo”. È un’esperienza di continua conversione, di purificazione e di carità, che muove la Chiesa a una fedeltà sempre più piena al suo Signore e sostiene la sua missione di pace e di salvezza per gli uomini.


Il rinnovamento della pastorale catechistica
       
3. Anche il proposito di rinnovare la pastorale catechistica conduce la Chiesa a questa esperienza di vita interiore, che le consente di “ritrovare in se stessa, vivente ed operante nello Spirito Santo, la parola di Cristo” e di proclamarla con ferma fiducia agli uomini del nostro tempo.

 

 

La Chiesa e il Ministero della Parola di Dio

 

I - Le Rivelazioni di Dio agli uomini

 

Dio stesso raduna il suo popolo...    
4. Nella storia, la Chiesa è l’universale sacramento della salvezza e della vita che viene da Dio. Dio stesso la raduna da tutti i popoli, rivelando il mistero della sua volontà, per ammettere tutti gli uomini alla comunione con Sé, nello Spirito Santo, per mezzo del Figlio suo.


... per mezzo del Figlio suo fatto uomo
    
5. Di questo mistero, Cristo è il Mediatore e insieme la pienezza, il Sacerdote, il Profeta, l’Alfa e l’Omega. Soprattutto in Lui, Dio si intrattiene con gli uomini come con amici, dopo aver loro parlato a più riprese e in più modi.            Egli è il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato; nella sua incarnazione, nella sua vita, soprattutto nella sua passione, morte e risurrezione, l’umanità intera è chiamata alla pace, alla comunione intima con Dio in un vincolo di amore universale che coinvolge tutte le creature.


Lo Spirito Santo dona la pace di Cristo...

6. La pace con Dio, ristabilita in Cristo, è data in eredità a tutti gli uomini mediante lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, per santificare la Chiesa senza interruzione.            Lo Spirito, che opera nel mondo intero fin dall’inizio della creazione, dal giorno della pentecoste prende dimora fra i credenti come in un tempio. Li riunisce in comunione gerarchica; li vivifica nella carità; in essi suscita la memoria della vita, della morte e risurrezione del Signore e ne attualizza la presenza salvifica, soprattutto con la parola e nella frazione del pane eucaristico. In tal modo, abilita e muove i credenti a dare testimonianza al Vangelo, sicché, vedendo le loro opere buone, tutti glorifichino il Padre comune.


... perché la Chiesa la viva e la diffonda

7. Questo è il mistero di cui la Chiesa ha esperienza, il messaggio di cui resta sempre discepola, custode e interprete; ad esso dà perenne testimonianza nella storia, pregustando e preannunciando la pienezza della vita nell’eternità.            Tutti coloro che, attratti dal Padre e mossi dallo Spirito Santo, rispondono liberamente all’amore rivelato e comunicato nel Figlio, formano la Chiesa, assemblea degli eletti in Cristo.            Sono pienamente incorporati nella Chiesa quanti “sono congiunti con Cristo. i. dai vincoli della professione della fede, dei sacramenti, del regime ecclesiastico e della comunione”.


La Chiesa è missionaria
       
8.  Tutta la Chiesa è missionaria, in forza della stessa carità con la quale Dio ha mandato il suo Figlio per la salvezza di tutti gli uomini. E unica è la sua missione, quella di farsi prossimo di tutti gli uomini e di tutti i popoli, per diventare segno universale e strumento efficace della pace di Cristo.


Il triplice ministero della Chiesa
  
9.  La missione della Chiesa si fa testimonianza e servizio, con la varietà di uffici e la ricchezza di doni che Cristo le elargisce, per mezzo dello Spirito Santo, e che convergono nel triplice ministero: profetico, regale, sacerdotale.            Sono tre ministeri dell’unica missione della Chiesa, intimamente connessi tra loro. Il ministero della parola ha anche valore liturgico e regale; il ministero sacerdotale anche valore profetico e pastorale; il ministero regale anche valore liturgico e profetico.

 

 

II – La Chiesa e la Parola di Dio

 

Il ministero della parola   
10. Il ministero della parola di Dio è l’esercizio della missione profetica di Cristo, che continua nella Chiesa. “Dio, il quale ha parlato nel passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa e, per mezzo di questa, nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza”.


La Chiesa ascolta religiosamente la parola di Dio

11. La Chiesa è sempre in religioso ascolto della parola di Dio che, quale seme, “germogliando nel buon terreno irrigato dalla rugiada divina, assorbe la linfa vitale e la trasforma e l’assimila, per produrre finalmente un frutto abbondante”.            Dalla parola di Dio, la Chiesa viene adunata ed i suoi figli rigenerati. La Chiesa dipende dalla parola di Dio: per questo, gli Apostoli si sentirono essenzialmente ministri della parola, dispensatori dei misteri di Dio.


Tutta la Chiesa è responsabile della parola di Dio
      
12. La comunità dei cristiani è una comunità profetica. Ad essa Cristo partecipa il suo profetico potere.  Nella Chiesa ogni credente è, per la sua parte, responsabile della parola di Dio. Ognuno riceve lo Spirito Santo per annunciarla fino alla estremità della terra. A tal fine, lo Spirito Santo dispensa a ciascuno grazie, carismi e uffici, secondo la posizione che occupa nella Chiesa.


Il magistero della Chiesa

13. I Pastori hanno la missione di annunciare autorevolmente e autenticamente la parola di Dio. Ad essi spetta anche riconoscere gli autentici carismi profetici, che lo Spirito Santo distribuisce a tutto il popolo di Dio. Il Sommo Pontefice è costituito da Cristo pastore e maestro di tutti i fratelli: “e tu, quando ti sarai convertito, conferma i tuoi fratelli”. Ecco l’ufficio del magistero. Gli Apostoli e i loro successori lo esercitano per la Chiesa e per il mondo, in comunione gerarchica con il Vicario di Cristo e in comunione tra loro. In forza del mandato divino e con l’assistenza dello Spirito Santo, attingono dall’unico deposito della fede tutto Ciò che Dio ha rivelato; alimentano, riconoscono e garantiscono il senso della fede nel popolo cristiano e lo guidano con amore sulla via della verità. Ad essi non deve mancare l’apporto convergente e attivo dei sacerdoti, dei fedeli, dei teologi, in gerarchica comunione di carismi e di doni.



La Chiesa è discepola e testimone di tutta la parola di Dio

14. La Chiesa è discepola e testimone di tutta la parola di Dio, poiché è discepola e testimone di Cristo, pienezza di tutta la Rivelazione.            Perciò, in Cristo religiosamente ascolta e fiduciosamente proclama la voce di Dio che si leva dal creato, i presentimenti e gli echi della sua parola nella storia e nella cultura dei popoli, la rivelazione del suo mistero e del suo patto con Israele e della eterna alleanza con il nuovo popolo di Dio, la profezia della pace eterna con Lui.            Nella sacra Tradizione e nella sacra Scrittura dell’uno e dell’altro testamento, la Chiesa trova la fonte, la forza e la regola della sua missione profetica.

 

III – La pedagogia di Dio e della Chiesa

 

La pedagogia di Dio

15. Nell’esercizio della sua missione profetica, la Chiesa si lascia guidare dalla pedagogia di Dio. Egli, fin dall’inizio, ha condotto il suo colloquio con gli uomini “con eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e Chiariscono il mistero in esse contenuto”.            Con provvida radualità, ha svelato il mistero del suo amore, muovendo gli uomini attraverso la storia e l’antica alleanza verso l’incontro con Cristo.  Ha soccorso gli uomini con eventi e con parole ad essi familiari, parlando al suo popolo secondo il tipo di cultura proprio delle diverse situazioni storiche, mostrando la sua “condiscendenza ” al massimo grado nel Figlio suo fatto carne.


La Chiesa proclama una parola che si fa carne

16. La Chiesa, pertanto, non proclama un’astratta ideologia, ma la parola che si è fatta carne in Cristo, Figlio di Dio, Maestro e Redentore di tutti gli uomini. Dallo Spirito Santo la Chiesa viene introdotta sempre più pienamente nella verità. Progredisce nella comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, finché venga a compimento il disegno di Dio.            Né può esimersi, per il mandato ricevuto da Cristo, dal confrontare con la parola e con il disegno di Dio le realtà mutevoli della storia, per interpretarle e giudicarle nella luce del medesimo Spirito, secondo le esigenze del regno di Dio che viene. In tal modo, il messaggio rivelato mantiene la sua integrità e viene proclamato sempre vivo a tutte le generazioni.

 

IV – L’itinerario di Fede

 

La conversione cristiana

17. Il ministero della parola riunisce gli uomini nella Chiesa mediante la fede. Questa convergenza verso la Chiesa produce tra gli uomini una misteriosa divisione, poiché Cristo “è posto per la caduta e la risurrezione di molti in Israele, e come segno a cui si contraddirà”.            Chi, mosso dallo Spirito, si fa attento e docile alla parola di Dio, segue un itinerario di conversione a Lui, di abbandono alla sua volontà, di conformazione a Cristo, di solidarietà nella Chiesa, di vita nuova nel mondo. È itinerario che può comportare, nello stesso tempo, la letizia dell’incontro e la continua esigenza di ulteriore ricerca; la compunzione per l’infedeltà e il coraggio per la ripresa; la pace della scoperta e l’ansia di nuove conoscenze; la certezza della verità e il costante bisogno di nuova luce.

 

Dio stesso accompagna nell’itinerario della fede

18. Lungo il cammino della fede, nessuno è solo. Dio stesso alimenta e conforta la riflessione e l’esperienza delle cose spirituali, mediante il suo Spirito presente nella Chiesa. Egli sostiene ciascuno anche con la testimonianza di tutti i fratelli, guida con la “predicazione di coloro che con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità” e accoglie come offerta gradita le gioie e le fatiche del pellegrinaggio.            Così, nella pazienza e nella speranza, ciascuno porta con sé il dono di Dio, come in fragili vasi, fino a quando Dio stesso concederà nuovi cieli e nuova terra: “questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.


La principali espressioni del ministero della Parola di Dio

 

 

 

 

 

I – La missione profetica e il ministero della Parola

 

La missione profetica della Chiesa

19. La Chiesa proclama il messaggio della salvezza con la parola, con la celebrazione liturgica, con la testimonianza della vita. Tutto ciò che deriva dalla sua fedeltà a Cristo è glorificazione di Dio e comunicazione di pace per gli uomini. Anche i suoi limiti e le sue imperfezioni sono, implicitamente, annuncio della misericordia di Dio, che alla fine la farà apparire davanti a Sé “tutta gloriosa, senza macchia, né ruga, ... ma santa e immacolata”.            Pertanto, tutta la vita della Chiesa, come già tutta la vita del suo Signore, è manifestazione profetica per il mondo. Gli uomini possono, così, entrare in comunione con Cristo attraverso le molteplici e impenetrabili vie di Dio.

 

La fede dipende dall’ascolto

20. La Chiesa esercita la missione profetica primariamente con la predicazione viva della parola di Dio.  Fu questo il primo apostolato affidato da Dio al popolo dell’antica alleanza, soprattutto alle sue guide e ai suoi profeti. Nella pienezza dei tempi, Cristo lo esercitò con divina autorità e sapienza e continua a esercitarlo nei secoli mediante la Chiesa.            Nessun’altra forma di diffusione del pensiero può sostituire la predicazione viva della parola di Dio. La via ordinaria che porta alla fede resta sempre quella indicata dall’Apostolo: “la fede dipende dunque dall’udire la predicazione, ma questa, a sua volta, dalla parola di Cristo”.

 

Le forme della predicazione sono molteplici

21. La predicazione della Chiesa assume forme molteplici, secondo le persone che annunciano la parola, coloro che la ascoltano, le celebrazioni e i tempi della liturgia, le circostanze di una concreta situazione sociale, la varietà di mezzi e di metodi che l’esperienza e la scienza pastorale Suggeriscono. I discepoli di Cristo sono inviati a tutto il mondo e sono responsabilmente presenti in tutte le strutture della società. Quando operano singolarmente, come quando si riuniscono in comunità locali o in gruppi di natura varia, essi obbediscono ad un interiore impulso di carità, che li porta a intrecciare un dialogo vivo, vario e personale con i fratelli nella fede, con gli altri cristiani, con tutti gli uomini.

 

Le forme della predicazione pubblica

22. La Chiesa predica la parola anzitutto mediante il ministero dei Pastori e di coloro che essi associano alla propria missione. Tale ministero assume espressioni pubbliche e ufficiali, quali sono, in primo luogo, le diverse forme di evangelizzazione e di catechesi, l’omelia e la celebrazione della parola.

 

Le occasioni dell’annuncio    

23. Ciascun membro del popolo di Dio deve farsi attento ai suoi rapporti quotidiani con gli altri. Deve cioè superare la mentalità di chi, consciamente o meno, lascia l’esercizio dell’ufficio profetico ai sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti, ai missionari, che operano in forme istituzionalizzate. La vocazione degli uomini alla fede e la loro stessa maturazione cristiana vengono decise sempre più frequentemente attraverso la testimonianza, che i battezzati possono rendere nelle più disparate occasioni d’incontro e di dialogo.

 

Alcuni esempi

24. Assumono oggi grande importanza i rapporti quotidiani con chi soffre crisi di fede, la consuetudine di vita con i cristiani di altre confessioni, la presenza dei battezzati tra le popolazioni che ancora non conoscono Cristo. Inoltre, cresce la responsabilità dei genitori, perché la fede dei figli ha bisogno di chiara testimonianza e di continuo confronto con le situazioni concrete della vita moderna. Negli ambienti della scuola, del lavoro e della professione, nei luoghi di cura e di rieducazione, in vacanza, nei momenti del tempo libero e del turismo, il cristiano rende ragione della speranza che è in lui, attraverso le esperienze e le fatiche quotidiane, sempre ricche di occasioni per una irradiazione della parola di Dio. Proficua opera di diffusione della fede possono svolgere, nel rispetto dell’etica professionale, i responsabili degli strumenti di comunicazione sociale e tutti coloro che in qualche modo influiscono sull’orientamento della pubblica opinione. Particolare efficacia assume la testimonianza della parola di Dio, che scaturisce dagli avvenimenti principali della storia contemporanea della Chiesa. L’opera pastorale del Sommo Pontefice, le iniziative di pace e di carità, il rinnovamento delle chiese locali, la costanza dei fratelli che soffrono per la fede, in un certo senso lo stesso travaglio della Chiesa, sono occasioni delle quali la parola di Dio si serve, per aprire un dialogo, o per illuminare l’esperienza cristiana.

 

 

II – L’evangelizzazione, lieto annuncio della Parola di Dio

 

L’evangelizzazione

25. L’evangelizzazione propriamente detta è il primo annuncio della salvezza a chi, per ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora non crede.   Questo ministero è essenziale alla Chiesa oggi come nei primi secoli della sua storia, non soltanto per i popoli non cristiani, ma per gli stessi credenti.            L’esperienza pastorale attesta, infatti, che non si può sempre supporre la fede in chi ascolta. Occorre ridestarla in coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro che vivono nell’indifferenza, farla scoprire con impegno personale alle nuove generazioni e continuamente rinnovarla in quelli che la professano senza sufficiente convinzione o la espongono a grave pericolo. Anche i cristiani ferventi, del resto, hanno sempre bisogno di ascoltare l’annuncio delle verità e dei fatti fondamentali della salvezza e di conoscerne il senso radicale, che è la “lieta novella” dell’amore di Dio.

 

La preevangelizzazione

26. L’evangelizzazione è normalmente preceduta ed accompagnata dal dialogo leale con quanti hanno una fede diversa o non hanno alcuna fede. I cristiani sono corresponsabili della vita sociale, culturale ed economica degli uomini con i quali vivono; conoscono la loro storia e le loro tradizioni, collaborano alle loro iniziative e ai loro piani di sviluppo, chiariscono i problemi critici e i pregiudizi che riguardano la naturale religiosità dell’uomo, fino a suscitare l’interesse per Cristo e per la Chiesa. È un dialogo, che alcuni chiamano preevangelizzazione. Esso precede logicamente la predicazione cristiana e tuttavia ne accompagna in concreto tutto lo sviluppo. Anche coloro che posseggono la fede debbono, infatti, riscoprirne costantemente la ragionevolezza e la mirabile armonia con le esigenze più profonde e più attuali dell’uomo e della sua storia.   In altre parole: fin dall’inizio, la fede accolta dall’uomo diviene esperienza umana integrale. Essa è suscitata e sostenuta dai doni soprannaturali della Rivelazione e si inserisce e si integra nelle risorse naturali dello spirito e di tutto l’uomo, elevandone singolarmente le capacità.

 

 

III – La predicazione liturgica, culmine del mistero della Parola

 

La predicazione liturgica

27. La predicazione della parola e l’itinerario della fede raggiungono il loro vertice nella celebrazione liturgica. La liturgia è l’esercizio del sacerdozio di Cristo, culto pubblico integrale del suo Corpo Mistico, ossia del Capo e delle membra. Cristo associa a sé la Chiesa, rende gloria a Dio e santifica gli uomini nello Spirito Santo, soprattutto perpetuando sotto i segni eucaristici il sacrificio della croce: “sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura”.            Di quest’unica celebrazione, la parola è in vario modo parte integrante. La predicazione diventa essa stessa atto liturgico; la proclamazione delle sacre Scritture, le parole che danno “forma ” al rito, l’omelia, i canti, le preghiere e le professioni di fede dell’assemblea svelano e rendono attuale il mistero della salvezza operata da Cristo, Maestro, Sacerdote e Pastore del popolo di Dio.

 

La liturgia della parola

28. La Chiesa celebra in modo speciale la parola di Dio nella prima parte della santa Messa, aprendo ai fedeli i tesori delle sacre Scritture, guidandoli con la parola del celebrante a maggior comprensione dei doni del Signore, accompagnandoli alla professione di fede e disponendoli a partecipare al sacrificio, che Cristo offre perennemente al Padre, per la salvezza del mondo, mediante il ministero dei sacerdoti. Accogliendo la parola di Dio nella santa Messa, come pure nella celebrazione degli altri sacramenti, i fedeli riconoscono “che le meraviglie annunciate trovano il loro coronamento nel mistero pasquale” e sono portati, “nel rendimento di grazie, ad una partecipazione fruttuosa dei misteri della salvezza. Così la Chiesa si nutre del pane della vita sia alla mensa della parola di Dio che a quella del Corpo di Cristo”.

L’omelia

29. Anche l’omelia è parte integrante dell’azione liturgica, di cui assume i movimenti e le caratteristiche. Con l’omelia, il ministro competente annuncia, spiega e loda il mistero cristiano che si celebra, perché i fedeli lo accolgano intimamente nella loro vita e a loro volta si dispongano a testimoniano nel mondo.            L’omelia deriva i suoi temi e i suoi motivi soprattutto dalla sacra Scrittura e dai testi liturgici della Messa o del sacramento che si celebra. Nel corso dell’anno liturgico, l’omelia illustra i misteri della fede e le norme della vita cristiana, riferendoli sempre alla pasqua di Cristo; essa tiene in debito conto l’azione liturgica che si sta svolgendo e assume una accentuata tonalità cherigmatica, dottrinale, morale o apologetica, secondo le particolari esigenze dei fedeli presenti.            La fede e la speranza di chi si fa ministro della parola devono trasparire nel momento dell’omelia, di modo che chi ascolta possa cogliere la perenne attualità del mistero della salvezza, voglia assumerlo come norma di vita e perseveri in una convinzione operosa.

 

 

IV – La catechesi per l’itinerario della fede

 

La catechesi

30. La Chiesa sviluppa l’annuncio fondamentale della parola di Dio con la catechesi, per guidare l’itinerario degli uomini alla fede, dalla invocazione o dalla riscoperta del Battesimo fino alla pienezza della vita cristiana. La catechesi è esplicazione sempre più sistematica della prima evangelizzazione, educazione di coloro che si dispongono a ricevere il Battesimo o a ratificarne gli impegni, iniziazione alla vita della Chiesa e alla concreta testimonianza di carità.   Essa intende portare alla maturità della fede attraverso la presentazione sempre più completa di Ciò che Cristo ha detto, ha fatto e ha comandato di fare. Abilita l’uomo alla vita teologale, vale a dire all’esercizio della fede, della speranza, della carità nelle quotidiane situazioni concrete: “dà luce e forza alla fede, nutre la vita secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera consapevole e attiva al mistero liturgico ed è stimolo all’azione apostolica”.

La precatechesi

31. La catechesi è rivolta a chi, sia pure implicitamente, ha già fatto l’opzione fondamentale per Cristo e per la sua Chiesa. È a servizio degli uomini: considera, cioè, il livello effettivo della loro maturazione cristiana, le loro crisi e i loro progressi spirituali e qui li raggiunge, con varietà di mezzi e di metodi, che l’autorità dei Pastori e l’esperienza degli adulti nella fede suggeriscono. Particolare attenzione si deve oggi riservare al contesto culturale e sociale, in cui nasce e si sviluppa la fede dei cristiani. Si tende a rimettere tutto in discussione per una radicale verifica; dal successo tecnico e scientifico emergono nuovi problemi critici; le tensioni sociali possono provocare disattenzione ed indifferenza; certo costume morale corrente può indebolire la volontà e l’onestà nella ricerca dei valori. In questo contesto, non sempre si spegne la fondamentale adesione a Cristo, che sta all’inizio della vita della fede. Pertanto, i fedeli vanno spesso aiutati a scrutare gli interessi contingenti del secolo, al fine di percorrere con amore l’itinerario della fede.    Del resto, questa attenzione ispira tutta la catechesi e in certa misura anche l’omelia, suggerendo le leggi e i metodi della cosiddetta “precatechesi”. Soprattutto quando ci si rivolge ai giovani, ai lavoratori, alle persone di cultura, occorre spesso verificarne all’inizio gli atteggiamenti e gli interessi, per non seminare la parola di Dio in un terreno non preparato ad accoglierla e a farla fruttificare.

 

 

 

IV – Catechesi, predicazione liturgica e testimonianza della vita

 

Catechesi e liturgia

32. “Prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, bisogna che siano chiamati alla fede e si convertano”. Poi, la catechesi inizia i cristiani a cogliere il valore dei segni liturgici, con i quali Dio si rivela e si comunica; li abilita alla professione di fede, che essi esprimono soprattutto nell’assemblea eucaristica; li dispone a compiere con Cristo l’offerta gradita al Padre. Anche ai fedeli che partecipano alla sacra liturgia, la Chiesa ha sempre il dovere di predicare la fede e la penitenza, mostrando come la liturgia è il culmine e la fonte della vita cristiana. Così, l’esperienza liturgica, che tocca in modo singolare tutto l’uomo, conforta l’azione catechistica: i fedeli crescono nell’intelligenza del mistero cristiano, nutriti dei sacramenti pasquali. La comunione con Cristo si prolunga efficacemente e fa, di ogni ulteriore riflessione, una conversazione con il Padre, nello Spirito Santo.

 

Catechesi e testimonianza cristiana

33. La catechesi illumina le molteplici situazioni della vita, preparando ciascuno a scoprire e a vivere la sua vocazione cristiana nel mondo. Infatti, crescendo nella conoscenza di Cristo mediante la fede, ciascuno fa proprio il pensiero di Lui, i suoi giudizi, la sua volontà, la sua croce e la sua gloria, in una operosa vita di carità. D’altro lato, l’esperienza cristiana della vita conferma la fede e apre la coscienza a nuovo desiderio di conoscere e amare il Signore e di rendergli testimonianza.

 

Il ministero della parola e uno

34. Unica è la parola di Dio, come uno è il Signore Gesù Cristo, al quale si rende testimonianza e unico l’ufficio profetico del quale, in diverso modo, si partecipa. Molteplici sono le forme della predicazione.            Su un piano di studio o in determinate situazioni storiche, è spesso agevole e utile sottolineare le distinzioni. Ma, nella pratica pastorale, ogni forma di predicazione tende ad essere piena testimonianza della parola di Dio, con accentuazioni di volta in volta particolari. La catechesi non spegne, ma sostiene la letizia del primo annuncio. Non si limita a soddisfare le aspirazioni legittime dell’intelligenza, ma è celebrazione del mistero della salvezza, in modo suo proprio. L’esplicazione sistematica della fede è memoria degli eventi e delle parole della salvezza, santificazione in atto per ciascuno, annuncio della piena comunione con Dio nella vita eterna.

 

La predicazione è evento salvifico

35. La parola che viene da Dio, di Dio possiede la potenza e l’efficacia. Perciò, sia pure in modo diverso, secondo i momenti e le forme, ogni atto di predicazione è glorificazione di Dio ed evento salvifico per gli uomini. La predicazione non è semplice comunicazione di sapere, ma trasmissione di una parola che invita, interroga, provoca, consola, crea comunione e salva. Deve esserne consapevole, con trepidazione e con fiducia, chi assolve questo compito in qualsiasi modo e forma: nell’azione che egli compie, è presente la grazia della parola, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.

 

 

Finalità e compiti della catechesi

 

 

 

 

I – La mentalità di fede

 

L’obbedienza della fede

36. Chi accoglie il primo annuncio della salvezza, è chiamato a riconoscere l’amore di Dio, ad abbandonarsi liberamente a Lui e a prestargli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà. Dio stesso lo previene e lo soccorre; lo Spirito Santo muove il suo cuore e apre gli occhi della sua mente, donando “dolcezza nel consentire e nel credere alla verità” e perfezionando continuamente la sua fede.

Fede esplicita e operosa

37. La catechesi è sempre ordinata a disporre e a guidare i credenti ad accogliere l’azione dello Spirito Santo per ravvivare e sviluppare la fede, per renderla esplicita ed operosa in una vita coerentemente cristiana. La catechesi è testimonianza sempre più completa e organica della parola che, mediante la Chiesa, lo Spirito Santo insegna e richiama alla memoria, per comunicare a ciascuno un possesso del pensiero di Cristo quale si addice a uomini nuovi.

 

 

 

La mentalità del cristiano

38. Con la catechesi, la Chiesa si rivolge a chi è già sul cammino della fede e gli presenta la parola di Dio in adeguata pienezza, “con tutta longanimità e dottrina”, perché, mentre si apre alla grazia divina, maturi in lui la sapienza di Cristo. Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa. In modo vario, ma sempre organico, tale missione riguarda unitariamente tutta la vita del cristiano: la conoscenza sempre più profonda e personale della sua fede; la sua appartenenza a Cristo nella Chiesa; la sua apertura agli altri; il suo comportamento nella vita.

 

 

II – Una conoscenza sempre più profonda e personale

 

Conoscere la propria fede

39. La fede è Conoscenza di Dio, del suo disegno d’amore, della sua volontà di salvezza. Per questo, la catechesi è insegnamento, esposizione chiara e sempre più profonda della dottrina rivelata, nel rispetto delle esigenze e delle capacità dei fedeli. Oggi si discute diffusamente sulle attitudini dell’intelligenza alla verità, sul valore educativo delle idee e della dottrina sistematica, sui rischi dell’intellettualismo e del nozionismo in tutti i settori dell’educazione. Anche i catechisti sono interessati a questa discussione, per cercare le leggi più sapienti della crescita spirituale. Essi, tuttavia, sono consapevoli che l’obbedienza della fede nasce dalla chiara conoscenza del disegno di Dio e dalla profonda coscienza del suo amore. C’è vera mentalità di fede, quando c’è capacità di comprendere e di interpretare tutte le cose secondo la pienezza del pensiero di Cristo.

 

La docilità allo Spirito Santo

40. In vista di tale obiettivo, i catechisti sono chiamati a farsi sempre più docili all’azione dello Spirito Santo, attenti e fedeli all’insegnamento dei Pastori. Nell’esercizio della loro missione, essi traggono aiuto da ogni valida ricerca teologica, come dalle indicazioni delle scienze profane.            Soprattutto, si preoccupano che la dottrina rivelata diventi valore e motivo ispiratore per tutta la vita cristiana.

 

La ratifica personale

41. La mentalità di fede è radicata nella persona; anzi, in parte determinante, è frutto della sua libera attività spirituale. Con la grazia dello Spirito Santo, ciascuno sviluppa le sue facoltà di ammirazione, di intuizione, di contemplazione, di giudizio, di adorazione, fino a ratificare coscientemente la fede che ha avuto in dono. La presentazione organica del mistero cristiano va commisurata sapientemente alle condizioni di coloro ai quali è rivolta. Non di rado, essi sono come “bambini bisognosi ancora di latte e non di cibo solido”. Sempre sono in situazioni personali assai concrete e diverse. Il catechista deve saper toccare ciascuno nell’intimo della sua vocazione e condizione personale, perché ciascuno sia reso capace di sviluppare responsabilmente la conoscenza della fede e di conformarvi tutta la vita

 

 

III – Iniziazione alla vita ecclesiale

 

Vivere la propria fede

42. La fede è adesione a Dio, che parla e chiama gli uomini alla comunione, nel Figlio suo fatto carne. Promuovere la maturazione spirituale dei credenti, significa introdurli sempre più pienamente nella vita della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, sacramento di unità e di salvezza per il mondo intero.            Gli obiettivi della catechesi divengono così più precisi, in riferimento alle varie dimensioni della Chiesa, comunità di fede, di culto, di carità.

 

L’appartenenza a Cristo nella Chiesa

43. Formare la mentalità cristiana, significa nutrire il senso dell’appartenenza a Cristo nella Chiesa. La catechesi ridesta continuamente la coscienza del Battesimo ricevuto; apre l’anima alla parola che convoca e vivifica la Chiesa; invita alla preghiera e alla professione della fede; guida ad assumere la missione della Chiesa secondo la propria personale vocazione; promuove il dialogo con Dio, con i fratelli, con tutti gli uomini; rende capaci di giudicare gli eventi della storia con spirito profetico. L’uomo del ventesimo secolo può apparire quasi allergico all’esperienza della fede e proteso, spesso generosamente, all’impegno nel mondo. Da questa rilevazione, non di rado troppo esteriore, traspare l’urgenza di educare i cristiani a comprendere Che la fede non allontana dalla storia, ma svela in essa le intenzioni di Dio, riversando luce nuova sulla vocazione integrale dell’uomo.

 

L’iniziazione al culto della Chiesa

44. La fede abilita il credente al culto, che la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia e nella preghiera personale di tutti i suoi membri.            Promuovere una matura mentalità di fede, significa educare i credenti all’adorazione, al rendimento di grazie, alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che indicano la presenza di Dio e in vario modo lo comunicano; in una parola, introdurli alla comprensione e all’esercizio del sacerdozio regale, con il quale sono consacrati dallo Spirito Santo.

 

La partecipazione alle celebrazioni liturgiche

45.  Più precisamente, la catechesi prepara la piena, consapevole, attiva partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche. In questo settore, oggi, la missione del catechista diviene quanto mai varia e decisiva per l’educazione dei credenti. Guidare la famiglia alla celebrazione del Battesimo dei figli; introdurre i fanciulli al mistero eucaristico, alla virtù e al sacramento della Penitenza, agli impegni della Confermazione; condurre la comunità cristiana a riscoprire i sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine sacro; richiamare il valore dell’Unzione dei malati; riproporre il significato del giorno del Signore, dell’anno liturgico, della celebrazione dei santi: sono altrettanti impegni che il catechista è chi amato ad affrontare, nel clima di un profondo rinnovamento della vita liturgica della Chiesa.

 

Il mistero eucaristico

46. Al vertice di questa azione educativa, sta la preoccupazione di disporre i fedeli a fare del mistero eucaristico la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana. Tutto il bene spirituale della Chiesa è racchiuso nell’Eucaristia, dove Cristo, nostra Pasqua, è presente e dà vita agli uomini, invitandoli e inducendoli a offrire se stessi con Lui e in sua memoria, per la salvezza del mondo. In questi ultimi decenni, la catechesi, accompagnandosi al movimento biblico e liturgico, ha messo in maggiore evidenza la centralità della Messa e con ottimi frutti ha tentato vie nuove per l’educazione dei fedeli. Si pensi ad alcuni fatti e aspetti fondamentali che, come idee madri, sempre più efficacemente ispirano il contenuto della catechesi: la storia della salvezza, l’alleanza, il regno di Dio, la comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Si pensi anche alla crescente attenzione che la catechesi riserva al tema della sacra liturgia e alla preparazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia. La catechesi deve proporre il mistero eucaristico in tutta la sua realtà. La fede viva nel mistero eucaristico rivela al massimo grado l’autentica mentalità del cristiano.

 

Vocazione alla carità

47. La fede opera nella carità. Educare alla maturità cristiana significa, pertanto, insegnare che la fede, senza le opere, è morta.            Tutta la vita dell’uomo deve apparire come vocazione a conoscere e ad amare Dio e il prossimo nelle concrete situazioni dell’impegno cristiano e, alla fine, nella beatitudine della comunione eterna.  Dio stesso è il fondamento della carità: “se Dio ci ha amato così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo a vicenda, Dio rimane in noi e l’amore di Lui è perfetto in noi. Mostrando in sommo grado l’amore del Padre, Cristo, “per mezzo della sua croce, ha riconciliato tutti gli uomini con Dio e, ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini”. Santificati dallo Spirito Santo, i cristiani formano il popolo di Dio, la sua famiglia, il sacramento del suo amore universale. Il mondo li può riconoscere, se amano Dio e osservano i suoi comandamenti, fino a dare la vita per i fratelli.            La catechesi educa a conoscere “la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi”, perché i fedeli crescano nella comunione e la loro comunione sia con il Padre, con il Figlio, con lo Spirito Santo. Mostra nella Chiesa la comunità di coloro che si amano in un solo Spirito e che sono “perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli e  nella unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”. Supera ogni confine, svelando in tutti gli uomini e in ciascuno di loro l’immagine stessa di Cristo. Ricorda i comandamenti di Dio e proclama lo spirito delle beatitudini. Invita ad essere pazienti e benevoli, ad eliminare l’invidia, l’orgoglio, la maldicenza, il sopruso; sprona a tutto Credere, a tutto sperare, a tutto soffrire, perché l’amore mai tramonterà. Così il cristiano viene ad assumere in sé le aspirazioni di tutti gli uomini, per dedicarsi con spirito di povertà al loro servizio. Non pura filantropia, dunque, ma impulso a edificare sulla terra la famiglia di Dio, nella verità, nella giustizia, nella speranza.

 

Carità nella Chiesa

48. Il primo servizio di carità, che il cristiano è tenuto a prestare, riguarda la Chiesa. La carità unisce tutti i membri del popolo di Dio nella comunione della fede; trasforma i cristiani in comunità di culto, facendo dei loro sacrifici una sola offerta in Cristo; fa della Chiesa una comunità di amore, dando significato a tutti i ministeri e carismi, in modo che concorrano a edificare l’unico Corpo di Cristo, per la salvezza del mondo. La catechesi porta a scoprire e a vivere la Chiesa, come realtà di comunione, come sacramento di amore e di salvezza per tutti gli uomini. Ha cura che i cristiani vivano la loro comunione con tutta la Chiesa, uniti alla gerarchia, per mezzo della quale lo Spirito Santo raduna e guida il popolo di Dio. Li conduce a scoprire sempre ciò che unisce e a superare ciò che divide. Fa crescere l’impegno della santità ed è continuo alimento dell’apostolato.

 

 

 

IV – Una mentalità profondamente universale

 

Il movimento ecumenico

49. In questa linea di educazione cristiana, oggi assumono particolare importanza tre problemi della vita della Chiesa, che la catechesi deve attentamente considerare: il movimento ecumenico, l’attività missionaria, i rapporti con coloro che non hanno alcuna fede. Il movimento ecumenico, cioè “le attività e le iniziative che, a seconda delle varie necessità della Chiesa e opportunità dei tempi, sono suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani”, è un segno dei tempi da scrutare con viva sensibilità.            La catechesi educa a evitare parole, giudizi e opere, che non rispecchiano la vera condizione dei fratelli separati; porta a conoscere la loro storia e il loro pensiero; richiede una testimonianza più chiara della propria fede; invita alla preghiera; guida a comprendere le iniziative del dialogo che si va sviluppando; sollecita ciascuno alla collaborazione, entro i limiti della competenza personale, secondo le direttive del magistero. Ricorda continuamente il testamento di Gesù: “che tutti siano una sola cosa, come tu, Padre, sei in me, ed io in te; siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.

 

L’attività missionaria

50. L’attività missionaria, in senso stretto, è l’opera di evangelizzazione e fondazione della Chiesa tra le genti che non conoscono Cristo.  La Chiesa è sacramento di unità e segno di salvezza per tutta la famiglia umana. Ne deve avere coscienza il cristiano, per ripetere in sé la parola dell’Apostolo: “l’amore del Signore ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti”. La catechesi sviluppa nel cristiano una mentalità profondamente cattolica. Educa a rilevare e a rispettare tutto ciò che c’è di buono nell’umanità, soprattutto in seno alle grandi religioni; esorta a edificare la pace, la comprensione e lo sviluppo, in uno spirito di famiglia; convince a partecipare responsabilmente all’attività missionaria della Chiesa, con la preghiera, con la testimonianza della vita, con l’aiuto generoso; stabilisce un clima di dialogo e di simpatia con le giovani chiese locali, invitando a riconoscere il contributo che esse portano alla crescita di tutto il popolo di Dio. Sempre la catechesi ricorda la volontà del Maestro: “ho ancora altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle io devo radunare; ed ascolteranno la mia voce, e si farà un solo gregge e un solo pastore”.

 

I rapporti con coloro che non credono

51. I rapporti con coloro che non hanno alcuna fede interessano oggi, in modo nuovo, la catechesi. Anche nel nostro paese, il fenomeno dell’ateismo assume forme e proporzioni prima sconosciute. Il cristiano deve saperlo giudicare nelle sue componenti storiche, sociologiche, dottrinali e morali, per assumere un atteggiamento responsabile. Secondo l’opportunità, la catechesi riserva un esame serio alle ragioni che si nascondono nella mente degli atei. Essa mostra che la dignità dell’uomo trova la sua radice e la sua perfezione nel riconoscimento di Dio; richiama i fondamenti razionali della fede, facendo soprattutto riferimento ai più profondi problemi dell’uomo; insegna che la speranza dei beni futuri dà nuovi motivi anche per gli impegni terreni; educa a respingere l’incredulità e insieme a riconoscere che tutti gli uomini debbono contribuire fraternamente alla retta edificazione del mondo; rivendica l’autentica libertà religiosa in tutte le sue dimensioni; guida i credenti a rivelare la presenza di Dio attraverso la testimonianza della vita.            Così il cristiano diviene capace di un dialogo sincero e avveduto, nel contesto concreto del proprio ambiente. Consapevole che la sua fede è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano, egli è certo che la sua gioiosa speranza è destinata a diffondersi.

 

 

V – Una mentalità profondamente universale

 

Educare la virtù della fede

52. La fede è virtù, atteggiamento abituale dell’anima, inclinazione permanente a giudicare e ad agire secondo il pensiero di Cristo, con spontaneità e con vigore, come conviene a uomini “giustificati”.            Con la grazia dello Spirito Santo, cresce la virtù della fede se il messaggio cristiano è appreso e assimilato come “buona novella”, nel significato salvifico che ha per la vita quotidiana dell’uomo. La parola di Dio deve apparire ad ognuno “come una apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni”. Diventerà agevolmente motivo e criterio per tutte le valutazioni e le scelte della vita.

 

Unità della coscienza

53. La fede deve essere integrata nella vita, come si ama dire per indicare che la coscienza del cristiano non conosce fratture, ma è profondamente unitaria.            La dissociazione tra fede e vita è gravemente rischiosa per il cristiano, soprattutto in certi momenti dell’età evolutiva, o di fronte a certi impegni concreti. Si pensi ai momenti forti della preadolescenza e dell’adolescenza; al momento in cui i giovani maturano il loro amore, o entrano nel mondo del lavoro; alle preoccupazioni della vita familiare; agli impegni degli operai e dei professionisti sul piano della giustizia sociale; alle tensioni spirituali, che caratterizzano oggi la pubblica opinione e il comportamento morale. Quante volte il cristiano è costretto ad andare contro corrente! Il messaggio della fede lo può sorreggere, se diviene per lui prospettiva organica e dinamica di tutta l’esistenza, luce di Dio nella sua vita.

 

Dottrina e vita

54. Il catechista, dunque, non disperde il suo insegnamento in una serie interminabile di nozioni e di informazioni frammentarie; né agisce di volta in volta episodicamente, senza tenere presente il significato complessivo di tutta la sua azione. Egli si preoccupa di presentare la dottrina in un sistema sempre più organico ed adeguato. Conosce le tappe normali della crescita della fede e guida lo sviluppo armonico ed integrale del cristiano.            In particolare, egli conosce le situazioni di vita più impegnative di coloro che gli sono affidati e non trascura di farle oggetto costante di riflessione e di conversazione. Ricorre a termini e a formulazioni dottrinali, non per allontanarsi dalla vita, ma per interpretarla con maggiore chiarezza ed autorità, nella luce della fede.

 

Il mistero del Verbo fatto carne

55. Del resto, tale è il mistero di Cristo: il Figlio di Dio, assumendo l’umana natura nell’unità della Persona divina, prende dimora tra noi, come Salvatore e Maestro ed entra, in forza del suo amore, nella esistenza di coloro ai quali si rivela, rivolgendo ad essi urgente appello per un nuovo modo di essere e di vivere. “Parola fatta carne” è il suo nome. E la parola di Dio “è viva ed efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; poiché essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e giudica i sentimenti e i pensieri del cuore”. Cristo può essere accolto, se è presentato come evento salvifico presente nelle vicende quotidiane degli uomini. Per questo il catechista opera la verità nella sua stessa vita. La sua azione, del resto, è sempre un atto ecclesiale: è la testimonianza della perenne presenza di Cristo nella Chiesa e nella storia del mondo.


Il messaggio della Chiesa è Gesù risorto

 

 

 

 

 

I – Gesù, centro vivo della catechesi

 

La catechesi, come la fede, deve svolgersi attorno a un nucleo centrale

56. La catechesi è diretta a formare nel cristiano una matura mentalità di fede; a rendere la sua fede sicura, esplicita, fattiva. Occorre, per questo, che i fedeli accolgano il messaggio rivelato, ordinandolo attorno a un centro vivo, ben assimilato e operante. Essi debbono compiere questo fondamentale atto di fede, dal quale far scaturire e al quale ricondurre ogni altro atto di fede. Chiamato a crescere nella fede tra molte difficoltà e vicissitudini, il cristiano ha bisogno di accogliere in sé questo germe, capace di sostenere tutti gli sviluppi successivi.

Il nucleo centrale della catechesi è Gesù Cristo

57. Il centro vivo della fede è Gesù Cristo. Solo per mezzo di Lui gli uomini possono salvarsi; da Lui ricevono il fondamento e la sintesi di ogni verità; in Lui trovano “la chiave, il centro e il fine dell’uomo nonché di tutta la storia umana”. Cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue. In questa decisione fondamentale per Gesù Cristo, è contenuta e compiuta ogni altra esigenza di conoscenza e di azione della fede. La Chiesa, quindi, deve predicare a tutti Gesù Cristo e fare in modo che ogni cristiano aderisca alla sua divina persona e al suo insegnamento, sino a conoscere e vivere tutto il suo “mistero”. Come appare chiaramente dal libro degli Atti, dalle tradizioni evangeliche, dalle lettere di san Paolo e di san Giovanni, il lieto annuncio di ogni catechesi è Gesù.

 

Gesù Cristo, vivo, “ieri, oggi, nei secoli”

58. Scegliendo Gesù Cristo come centro vivo, la catechesi non intende proporre semplicemente un nucleo essenziale di verità da credere; ma intende soprattutto far accogliere la sua persona vivente, nella pienezza della sua umanità e divinità, come Salvatore e Capo della Chiesa e di tutto il creato. Questa prospettiva ha una importanza pastorale di prim’ordine. Quando un messaggio viene dalla persona e la persona consacra per esso la vita, gli uomini del nostro tempo sono particolarmente disposti a farlo proprio e a dargli testimonianza. Si tratta di un aspetto molto caratteristico della sensibilità odierna, dal quale la catechesi può trarre grandissimo profitto. La via, corrispondente all’azione stessa di Dio e alle esigenze dell’uomo, è quella seguita dalla Chiesa fino dai primi tempi: predicare la persona di Gesù Cristo, Lui che è sempre presente e sempre il medesimo, “ieri, oggi, e in eterno”.

 

 

II - La catechesi annuncia Gesù Cristo, Uomo perfetto, Figlio incarnato di Dio, Salvatore e Capo di tutto il creato

 

Predicare Gesù uomo perfetto. . .

59. Evangelizzare Gesù significa anzitutto presentarlo nella sua esistenza concreta e nel suo messaggio, quale fu trasmesso dagli Apostoli e dalle prime comunità cristiane. Egli appare come “l’Uomo perfetto”, che “ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”. “Nessun uomo ha mai parlato come parla costui”, con autorità, con libertà e dolcezza, indicando le vie dell’amore, della giustizia, della sincerità. Nessuno ha parlato agli uomini del mistero di Dio, come Lui, rendendo ad essi possibile un’alta esperienza del Padre, che è nel segreto e vede nel segreto, che è pronto alla misericordia.

 

...secondo le attese di coloro che ascoltano...

60. La catechesi deve introdurre i credenti nella pienezza dell’umanità di Cristo, per farli entrare nella pienezza della sua divinità. Lo può fare in molti modi, muovendo da premesse e da esperienze diverse, seguendo metodi diversi, secondo l’età, le attitudini, la cultura, la problematica, le angosce e le speranze di chi ascolta. La catechesi mette particolarmente in luce i lineamenti della personalità di Gesù Cristo, che meglio lo rivelano all’uomo del nostro tempo: la sua squisita attenzione alla Sofferenza umana, la povertà della sua vita, il suo amore per i poveri, i malati, i peccatori, la sua capacità di scrutare i cuori, la sua lotta contro la doppiezza farisaica, il Suo fascino di capo e di amico, la potenza capovolgitrice del suo messaggio, la sua professione di pace e di servizio, la sua obbedienza alla volontà del Padre, il carattere profondamente Spirituale della sua religiosità. In questa presentazione di Gesù Cristo, non si lasci mai pensare che Egli è Soltanto l’uomo, per quanto perfetto: sempre si dia risalto agli inquietanti interrogativi, che hanno una risposta esauriente solo nella scoperta e nell’accoglimento della sua divinità.

 

...dando cosi una prima risposta ai loro problemi

61. “Chiunque segue Cristo, l’Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” Questa catechesi su Cristo è già una prima risposta ai problemi umani, anche per coloro che non hanno il dono della fede. Essa poi vuole abilitare i credenti a riferirsi costantemente alla vita e alla parola di Cristo, nel quale trovano la pienezza di ogni grazia e verità.

 

Predicare Gesù Cristo, Figlio di Dio

62. Questo Gesù, infatti, “Dio lo ha costituito Signore”.            Egli stesso si è proclamato Figlio di Dio e si è appropriato il nome di Dio. È il “Figlio proprio” di Dio, “l’immagine del Dio invisibile a; “inabita in Lui corporalmente tutta la pienezza della divinità”. È il Verbo di Dio che si è fatto carne e che abitò tra noi; è il Dio unigenito che ci ha fatto conoscere il Padre.

 

Così la Chiesa ha sempre...

63. Questo ineffabile contenuto della fede in Gesù Cristo deve apparire, esplicitamente o implicitamente, in ogni atto di catechesi, come del resto in ogni azione pastorale. Esso corrisponde alla presa di coscienza della prima comunità cristiana che, trasalendo di gioia, ha riconosciuto con quale sovrabbondanza Dio avesse adempiuto le promesse fatte al suo popolo, amando il mondo fino a dare il suo Figlio unigenito. La Chiesa ha proclamato e tuttora proclama agli uomini lo stesso insondabile evento: l’Uomo perfetto, nel quale essi già ricevono una risposta a molti problemi, può risolvere le loro attese con larghezza imprevista, perché è il Figlio di Dio, consostanziale al Padre, che tra essi ha preso dimora, per opera dello Spirito Santo.

 

e deve fare particolarmente oggi...

64. La fede nella divinità di Gesù Cristo va particolarmente difesa e corroborata in questo nostro tempo. La grande attenzione ai problemi umani rende attuale il pericolo che Cristo venga accolto soltanto per la sua testimonianza umana. Inoltre, le prospettive cosmiche, in cui gli uomini stanno rapidamente entrando, possono sollevare nuovi problemi per la fede nella incarnazione del Figlio di Dio sulla terra. Occorre una coraggiosa e rinnovata catechesi, che porti l’uomo a esclamare ancora oggi, con umiltà e veracità, dinanzi a Gesù Cristo: “mio Signore, e mio Dio!”.

 

... perché gli uomini abbiano il coraggio di presentarsi in piena confidenza a Dio

65. In Gesù Cristo, Figlio inviato dal Padre, l’uomo che cerca da sempre, quasi a tastoni, di afferrare Dio, scopre, alla fine, che Dio non è lontano da ciascuno di noi: Egli infatti si rivela pienamente nel Figlio suo Gesù Cristo. Questa catechesi ha grande significato per il nostro tempo. Oggi, molti uomini avvertono sensibilmente una nuova forma di lontananza da Dio, la sua “morte”, come si suol dire, e non hanno coraggio di avvicinarsi a Lui, benché siano agitati, per ragioni nuove, da un profondo assillo di valori spirituali e trascendenti.            Questo doloroso peregrinare nel deserto, come sulle orme di Dio, trova in Gesù Cristo il termine promesso. L’annuncio di Lui, Verbo fatto carne che occhi d’uomo hanno veduto e mani d’uomo hanno toccato, ci è stato dato affinché, entrati in comunione con il Padre, la nostra gioia sia piena.

 

Predicare Gesù Cristo, Salvatore e Capo di tutto il creato

66. Figlio di Dio tra noi, per il suo amore e la sua obbedienza fino alla morte di croce, Gesù Cristo è colui nel quale il Padre ha voluto salvare e riunire tutti gli uomini e l’intero universo: è questa la “nuova creazione” inaugurata sulla terra, che si attuerà perfettamente alla fine del tempo. Chi crede in Gesù Cristo e lo “evangelizza”, deve riconoscerlo e proclamarlo Salvatore e Capo di tutte le cose, “piegando le ginocchia” insieme con ogni altra creatura. Gesù Cristo è Capo del Corpo, che è la Chiesa. Noi tutti siamo stati “creati in Gesù Cristo”, per costituire in Lui una sola famiglia e un solo popolo di Dio. In Lui sussistono riunite tutte le cose, “ricapitolate nel Cristo”, a lode della gloria di Dio.

 

Egli intatti è il Risorto...

67. Il primato di Gesù Cristo, centro di coesione di tutto ciò che Dio ha creato e redime, si manifesta con ogni potenza nella sua morte e risurrezione.            Dal Signore risorto e gloriosamente asceso al cielo, “primogenito dei morti”, si riversa su tutti lo Spirito che dà la vita. Con la sua risurrezione, ha inizio la piena redenzione di tutto il Corpo, ossia della Chiesa, popolo di Dio. Dio ci ha “convivificati” e “conrisuscitati” con Cristo, noi morti a causa del peccato, per farci assidere con Lui nella vita eterna. E nella sua risurrezione si esprime e va compiendosi la restaurazione finale di tutto il creato, pronta a rivelarsi nella risurrezione dei figli di Dio. L’annuncio più completo e possente, che contiene ogni altra verità su Gesù Cristo, è quello sempre proclamato dagli Apostoli: “questo Gesù, Dio lo ha veramente risuscitato, e noi tutti ne siamo testimoni”. È la pasqua di Cristo: essa riprende e compie la pasqua del vecchio testamento; costituisce il centro dell’economia di salvezza del nuovo testamento, fondamento della Chiesa, primizia delle nuove terre e dei nuovi cieli.

 

...e in Lui gli uomini sono solidali con tutta la storia e con tutto il mondo

68. La fede in Gesù Cristo, come Capo e Signore della nuova creazione, è la proposta essenziale soprattutto per l’uomo moderno. In Gesù Cristo, egli può sentirsi solidale con tutta la storia, con tutti gli uomini, con tutto il mondo. Nessuno dei suoi onesti impegni temporali è vano. Egli sa di partecipare, con semplicità e lealtà, al movimento che, in virtù di Cristo, redime tutta la creazione e tende a sollevarla sino alla pienezza di Dio. “Perché tutto è vostro, sia Paolo, sia Apollo, sia Cefa, sia il mondo, sia la vita, sia la morte, sia il presente, sia il futuro: tutto è vostro. Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

 

 

III – Il Mistero di Cristo è Mistero di comunione

 

Il “mistero di Cristo”...

69. Gesù Cristo, nella pienezza della Sua umanità e divinità, e come Salvatore e Signore di tutte le creature, è il “mistero” che Dio ha predisposto da tutta l’eternità e ha svelato al suo popolo, perché lo annunci e lo diffonda nel mondo. È il “mistero di Cristo”, del quale san Paolo si dichiara ministro: la Chiesa è incaricata di proclamarne e di metterne in luce, di fronte a tutti, le “insondabili ricchezze”. L’esperienza di fede dei cristiani ha come contenuto essenziale questo mistero. “Radicati e fondati” nella carità di Cristo, i fedeli sono chiamati a riconoscerlo e a viverne “l’ampiezza e la lunghezza, l’altezza e la profondità”, fino a essere “ripieni di tutta la pienezza di Dio”.

 

... è mistero di comunione tra gli uomini e con Dio

70. Il mistero di Cristo è mistero di comunione.            Il disegno di Dio è di stabilire la pace in Gesù Cristo: di portare, in Gesù Cristo, tutti gli uomini al dialogo e alla comunione con Sé, di realizzare tra loro, prima disgregati dal peccato, una fraterna comunione, riunendoli nel Corpo Mistico del Figlio suo. Di dialogo, di comunione, di pace, gli uomini del nostro tempo sentono profondamente l’esigenza. Anche per questo, la catechesi deve avere il suo centro vivo nel “mistero di Cristo”.

 

 

IV – La catechesi annuncia il mistero di Cristo come mistero presente nella Chiesa

 

Gesù Cristo è vivo e presente...

71. Il mistero di Cristo è accolto dai cristiani come realtà operante oggi e per ciascuno. Così la catechesi deve annunciarlo. “Risuscitato dai morti, Cristo non muore più”: il dono ineffabile di Lui, che Dio ci ha fatto, è sempre vivo e presente.

 

...soprattutto nella celebrazione dell’Eucaristia

72. I fedeli partecipano al mistero di Cristo in modo abituale ed eminente con la celebrazione dell’Eucaristia La comunità cristiana, radunandosi attorno all’altare e traendo dal sacrificio di Cristo alimento per la propria vita spirituale, crede e testimonia che nella santa Messa si perpetua il sacrificio della croce, continua a compiersi il mistero della parola, la Chiesa continua a rinnovarsi e a crescere, il servizio della carità continua a sgorgare in funzione dell’unità. Così l’Eucaristia, mentre è memoria del passato e annuncio del futuro, “fino a quando Egli verrà”, è anche il momento più importante dell’incontro di Dio con gli uomini, degli uomini con Dio, degli uomini tra loro.     Perciò la catechesi propone costantemente Gesù come centro vivo del proprio messaggio, e lo mostra presente e operante nella santissima Eucaristia.

 

Ogni atto, implicito o esplicito di fede, ha per termine il “mistero di Cristo”

73. La celebrazione dell’Eucaristia è il momento fondamentale per la crescita di tutta la comunità e di ogni suo membro nella fede di Cristo. Anche ogni altro gesto religioso e di carità è occasione e mezzo per accogliere e manifestare il mistero di Cristo, come realtà salvifica che opera nel presente. Il catechista sa scoprire e proporre ai suoi ascoltatori questi continui rapporti di attualità. Del resto, in ogni suo sforzo di bontà, in ogni suo gesto istintivamente religioso, in ogni suo impegno di perfezione e di progresso, qualsiasi uomo che vive onestamente sulla terra pone, in qualche modo, una implicita premessa all’accoglimento della parola di Cristo. Se poi è diventato discepolo del Signore, entra in contatto vivo con Lui mediante ognuna delle scelte concrete, anche le più umili e semplici, che la fede gli ispira e gli domanda. Un atto di elemosina, un proposito di fedeltà al proprio dovere, una parola di conforto o di perdono, un segno di croce, una semplice invocazione, hanno sempre come termine Gesù Cristo e, come frutto, una più profonda partecipazione alla sua vita e alla sua parola. Il centro unitario, cui pervengono per vie innumerevoli e varie la fede e la catechesi, è sempre Gesù Cristo. Egli “si manifestò nella carne, fu giustificato nello spirito, apparve agli angeli, fu annunziato alle genti, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria”. Su Lui, come sulla pietra angolare, deve crescere e stare l’edificio della fede.

 

 

 

Per una piena predicazione del messaggio cristiano

 

 

 

I – Criteri per l’esposizione dell’intero messaggio di Cristo

 

Dall’adesione a Gesù Cristo, alla interezza del suo mistero

74. L’adesione a Gesù Cristo deve ampliarsi e approfondirsi in uno sviluppo organico, che soddisfi al bisogno di fede di ciascuno, secondo la sua vocazione e situazione, rendendo conto, quanto più possibile, dell’oggettiva ricchezza della Rivelazione. Così la fede si trasforma gradualmente in una sapienza cristiana viva e coerente. È compito della catechesi operare questa maturazione. Riferendosi sempre a Gesù Cristo, la catechesi ha cura di offrire una presentazione completa del mistero rivelato, orientando di continuo alla conformità della vita con la fede. In tal modo, essa presenta “l’intero mistero di Cristo”, con tutta la pienezza delle sue implicazioni e dei suoi sviluppi.

 

L’attenzione alle esigenze di fede dei credenti

75. La misura e il modo di questa pienezza sono variabili e relativi alle attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani e al contesto di cultura e di vita in cui si trovano. La Chiesa ha sempre predicato con particolare sollecitudine quelle verità che, in un determinato contesto, possono essere integrate nel pensiero e nella vita dei vari ascoltatori, proponendole “secondo quanto conviene alla situazione e al dovere di stato di ciascuno”. Trova qui giustificazione la pluralità dei catechismi, quali verranno pubblicati anche in Italia, e la varietà dei testi didattici, da compilarsi in rapporto all’età, alle capacità, alla mentalità, alle responsabilità e al genere di vita, al grado di crescita ecclesiale dei vari destinatari.            Nell’elaborare il contenuto della catechesi, è necessaria una continua ricerca, che, lasciando intatto l’essenziale, trovi ogni volta le formulazioni più adatte alle diverse categorie di fedeli. Essa è segno di fedeltà alla parola di Dio, inesauribile nella sua ricchezza, e al dialogo con gli uomini, le cui esigenze sono, almeno in parte, varie e mutevoli.

 

L’adattamento della parola rivelata, legge della catechesi

76. L’elaborazione di una catechesi sistematica deve rispondere alle doti intrinseche della parola di Dio, al suo carattere di parola viva e attuale. La catechesi dovrà servirsi di un linguaggio, che corrisponda alla cultura odierna e sappia far comprendere la Rivelazione agli uomini di oggi. “Altro, infatti, è il deposito o le verità di fede, altro è il modo con cui vengono enunciate, rimanendo pur sempre lo stesso il significato e il senso profondo”. La Chiesa, “sin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli, e inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: allo scopo cioè di adattare, quanto si conviene, il Vangelo sia alla capacità di tutti, sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere legge di ogni evangelizzazione”.       La preoccupazione di un linguaggio adatto alla mentalità contemporanea deve essere presente nell’elaborazione dei catechismi, dei testi didattici e più ancora nella catechesi viva.

           

I problemi umani debbono essere di continuo coinvolti nell’esposizione del messaggio cristiano

77. Uno dei caratteri più notevoli della cultura del nostro tempo è la singolare attenzione che essa dedica all’uomo e ai suoi problemi. Gli interrogativi capitali sono certamente quelli che riguardano il senso della vita umana, il perché del dolore, del male, della morte, il destino che dopo la morte attende l’uomo, il valore della legge morale, dei rapporti sociali e via dicendo. Questi interrogativi si confondono con i gravi problemi della felicità, della giustizia umana, della pace. Ciò rimane vero, anche se messo a dura prova da altri fenomeni in corso, come i processi di tecnicizzazione e di secolarizzazione; o se apparentemente smentito da alcune tendenze del nostro tempo, come il senso del concreto, il bisogno dell’immediato e del visibile, la preferenza data all’utile e al dilettevole. In realtà, l’esperienza giornaliera dimostra che basta una gioia o un dolore, per far emergere nell’uomo le sue ansie vive e le sue aspirazioni profonde. Chiunque voglia fare all’uomo d’oggi un discorso efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio. È questa, del resto, esigenza intrinseca per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della Rivelazione, infatti, è il “Dio con noi”, il Dio che chiama, che salva e dà senso alla nostra vita; e la sua parola è destinata a irrompere nella storia, per rivelare a ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla.

 

I vari temi della fede debbono lasciar trasparire le principali “dimensioni” del mistero cristiano. La dimensione comunitaria, storico-escatologica, sacramentale

78. Una profonda attenzione all’uomo si ritrova in tutte le dimensioni del messaggio cristiano, alle quali la catechesi deve dare risalto. Così, il mistero cristiano è un mistero di “comunione”. Nella catechesi, non ci si deve mai stancare di presentare in questa luce ogni verità e ogni atto. Tutto il cristianesimo, nelle affermazioni della sua fede, nella sua costituzione vitale, nella liturgia, negli impegni che propone, nelle mete che annuncia, ha una struttura eminentemente comunitaria, che non può mai essere disconosciuta. Del pari, va continuamente proposto il carattere “storico-escatologico” del cristianesimo. Il cristianesimo nasce ed è costituito da una serie ordinata difatti e di parole che rivelano e attuano il disegno di Dio: interventi divini e risposte umane, culminanti nell’evento supremo che è Cristo. È una storia presente, che realizza una promessa già fatta nell’antica alleanza, come pure, quasi incoativamente, in ogni altra religione e in ogni autentica esperienza spirituale; e anticipa e prepara, in segni variamente efficaci, una pienezza futura e definitiva. È un movimento storico pieno di significato, dove ogni generazione, rimanendo fedele al passato, svolge un suo compito proprio; dove, sotto la guida dello Spirito Santo, va preparandosi il regno senza fine, nel quale la “vita con Cristo in Dio”, quaggiù ancora nascosta, si paleserà pienamente. Anche la nota della “sacramentalità” qualifica tutto il cristianesimo. Ogni dono di Dio e ogni impegno dei credenti si esprime e si compie in segni di salvezza, che raggiungono la loro massima efficacia nei sette sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia. Anzi, l’umanità stessa di Gesù è il grande sacramento della nostra salvezza; e la Chiesa, in tutta la sua realtà visibile, è “segno e strumento” di grazia e di redenzione.

 

La dimensione “spirituale” del mistero cristiano: la continua azione dello Spirito Santo.

79. La presenza operante dello Spirito Santo va riconosciuta in ogni momento del disegno divino. Egli è lo “Spirito creatore”, che edifica il Corpo di Cristo; è il dono messianico per eccellenza, che fa entrare l’uomo in un nuovo e definitivo rapporto con Dio e lo conforma a Cristo; conserva e alimenta la comunione di salvezza tra tutti gli uomini. Dono ottenuto e inviato a noi da Gesù Cristo, ne continua e completa la missione, animando e guidando la Chiesa e il mondo nel cammino verso l’ultimo compimento. È Lui che spinge la Chiesa a svilupparsi, a rinnovarsi, ad aggiornarsi, a capire i tempi, ad evangelizzare il mondo; è Lui che ne conserva la struttura organica e ne vivifica le istituzioni; è Lui che viene comunicato nei sacramenti, per mezzo dei quali santifica il popolo di Dio. Egli è principio di unità e di interiorità; distribuendo nella Chiesa ministeri e carismi, vi suscita vocazioni ed opere che l’autorità non estingue, ma discerne, giudica e coordina. Anche la catechesi si compie sotto l’azione dello Spirito Santo; per mezzo di Lui, la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa e nel mondo.

In una fede matura, ogni tema si armonizza nel mistero di Cristo

80. La catechesi sui diversi temi della fede è tanto più ricca e formativa, quanto meglio mette in evidenza queste permanenti dimensioni obiettive del messaggio della salvezza.            In ogni caso, la catechesi deve svolgersi ricollegando ogni volta i singoli temi al mistero centrale di Cristo. In altre parole: deve apparire uno sviluppo della fondamentale esperienza di fede del cristiano, che ha per oggetto Gesù Cristo. In questo modo, il cristiano può illuminare con la fede tutta la sua cultura e la sua vita, senza smarrirsi nella molteplicità delle situazioni. Giunto a maturità, egli saprà trovare nella sua fede una risposta coerente e tempestiva ai molti interrogativi che gli si pongono.

 

 

Gli elementi essenziali del messaggio di Cristo

 

 

 

Introduzione

 

Intenzioni e limiti del presente documento

81. Centro vivo della catechesi è Gesù Cristo, primogenito di ogni creatura. In Lui si incontrano Dio e l’uomo, si compie la loro riconciliazione, si instaura la nuova alleanza di salvezza.            Non si tratta di esporre in questo documento tutte le verità cristiane, né di indicare il modo di ordinarle procedendo dal mistero di Cristo; a ciò si provvederà con i catechismi. Qui si tracciano soltanto le grandi linee del contenuto di una catechesi organica e insieme si descrivono le leggi fondamentali del loro coordinamento. Vi è pure l’esigenza di ricondurre tutto il deposito della fede a una breve sintesi, facendone quasi una “professione di fede”, quale si trova nei simboli più venerati della tradizione cristiana, o quale è apparsa, in forma nuova e più ampia, nel “credo” di Paolo VI. La catechesi vi provvede, muovendosi con giusta libertà di metodo. Del resto, nelle sue formali articolazioni, il simbolo di fede non esprime tutta la materia che deve essere trasmessa nella catechesi. Anche le linee sintetiche, che verranno ora proposte, debbono essere interpretate nella luce di quella esigenza e insieme di quella libertà.

 

 

1 – Gesù Cristo introduce nel mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo

 

La catechesi cristologica è una catechesi trinitaria

82. Gesù Cristo ci introduce nel mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Rivelandosi come il Messia e il Figlio di Dio, Egli ha rivelato, nello stesso tempo, il Padre e lo Spirito Santo. Il Dio che dobbiamo riconoscere e benedire è il “Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, che in Cristo ci ha predestinati a essere suoi figli e in Lui ci ha donato lo Spirito di adozione, pegno della nostra eredità e salvezza. Noi conosciamo l’intima vita trinitaria di Dio, mediante la comunicazione che ce ne viene fatta nella Persona, nell’opera, nella parola di Gesù Cristo. Il sublime mistero della vita di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, deve essere proposto dalla catechesi nella maniera con cui è stato rivelato al mondo, e cioè, supremamente, attraverso la conoscenza e l’esperienza che ne ebbe Gesù Cristo e che Egli ha annunciato e offerto agli uomini.

 

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protagonisti del piano di salvezza

83. La catechesi si serve dei grandi testi del nuovo testamento, che contengono questa rivelazione di Cristo e propongono la meditazione che ne ha fatto la prima comunità cristiana, sotto l’azione dello Spirito Santo e la guida degli Apostoli. In particolare, usa le “formule” cherigmatiche della comunità apostolica; la catechesi sinottica, che inizia con il Battesimo di Gesù e si conclude con l’ordine di annunciare la remissione dei peccati, mediante il Battesimo nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo; le grandi pagine paoline, ove l’Apostolo traccia la sintesi del piano di Dio, e quelle in cui presenta l’opera dello Spirito Santo inviato dal Padre per mezzo di Gesù; l’insegnamento di san Giovanni, soprattutto la catechesi sullo Spirito Santo, che egli colloca tra i discorsi di Gesù all’ultima cena. L’incontro con il mistero trinitario avviene, allora, mediante il riconoscimento del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, viventi in perfettissima comunione d’amore e protagonisti di quel piano di salvezza, che trova il suo momento culminante nella morte e risurrezione di Gesù. Alla rivelazione, che Gesù fa del suo rapporto con il Padre e lo Spirito Santo, corrisponde nel cristiano la consapevolezza che la sua vita è, sin dal Battesimo, una consacrazione alle tre Persone divine, che richiede una comunione sempre più stretta con loro.            È evidente l’importanza che ha, nella catechesi su Dio, il ricorso alle altre fonti cui la catechesi si ispira, in particolare alla celebrazione della liturgia. La liturgia, infatti, si svolge davanti a Dio santo ed eterno, ed è tutta pervasa della convinzione profonda che la vita cristiana consiste in una familiarità sempre più intima con le tre Persone divine.

 

Il Dio della Rivelazione è il “Dio vivente”

84 .Per mezzo di Gesù Cristo, giunge a pienezza la concezione di Dio che scaturisce da tutta la Scrittura, fin dai libri dell’antico testamento. Il Dio della Rivelazione è il Dio vivente: trascende infinitamente gli uomini e ogni altra realtà, eppure è autore della loro storia e in essa continuamente interviene, mostrandosi come il Dio che offre e vuole l’alleanza, il Dio santo, giusto, misericordioso, che vede, libera e salva, il Dio che ama come sposo e padre. E questa la vera “personalità” di Dio, che traspare da ogni pagina rivelata e si manifesta pienamente nell’insegnamento e nell’opera del suo Unigenito, venuto a dimorare tra noi. E questa la vita delle tre divine Persone: vita di sapienza e di amore, secondo una misura che la ragione umana, da sola, non avrebbe mai concepito e raggiunto. La catechesi deve gioiosamente predicare questo Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio dei giudici e dei profeti, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo. E lo fa proponendo, nei modi suoi propri, il grande e consolante discorso che Dio stesso, con le parole e le azioni, ha fatto progressivamente di Sé, agli Ebrei prima e poi, pienamente e definitivamente in Gesù Cristo, a tutta l’umanità.

 

La catechesi su Dio e la situazione del mondo di oggi

85.  Presentando il mistero di Dio come è stato comunicato in Gesù Cristo, non si possono ignorare nella catechesi i gravi problemi posti dalla situazione e dalla riflessione del mondo d’oggi. Il fenomeno chiamato di secolarizzazione, al quale il mondo è sottoposto, fa sorgere in generale molte difficoltà, ma insieme può facilitare la comprensione della fede in Dio. La catechesi si propone di purificare, quanto è possibile e secondo le esigenze di coloro cui si rivolge, la nozione di Dio da contaminazioni culturali, che ne ostacolano l’accoglimento. Il catechista cerca di essere molto umile dinanzi al mistero di Dio, perché il Dio di Israele è veramente un Dio nascosto; ma, insieme, egli è pieno di fiduciosa consapevolezza che il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che lo ha risuscitato da morte, è il “Dio vivente”, nel quale l’uomo può riporre sempre la sua speranza. Inoltre, la catechesi su Dio non può ignorare che “tra i fatti più gravi del nostro tempo va annoverato l’ateismo”; e che alla genesi di questo fenomeno “possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione”.            Senza dubbio, l’intelligenza umana è naturalmente capace di cogliere e proporre alcune verità fondamentali su Dio, come sull’uomo e sul mondo: questo impegno razionale dev’essere esplicato anche nella catechesi. Ma è ancora più doverosa la “ testimonianza di una fede viva e matura”, che si manifesti nelle opere della giustizia e della carità: essa rappresenta un efficace invito rivolto agli atei “a prendere in considerazione il Vangelo di Cristo con animo aperto”.

 

 

2 – Gesù Cristo genera la Chiesa, suo Corpo Mistico e popolo di Dio

 

La catechesi sulla Chiesa, come “popolo adunalo nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”

86. Con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha fatto nascere la Chiesa: popolo di Dio, mirabilmente preparato nella storia di Israele, fondato su Pietro e sugli Apostoli, popolo che Cristo genera e fa crescere mediante l’effusione pentecostale del suo Spirito, il quale continuamente rinnova e dirige la Chiesa, con i suoi doni gerarchici e carismatici; “popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Nella Chiesa, Dio offre agli uomini come un sacramento, cioè un segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. La Chiesa è “il germe e l’inizio” della perfetta comunione che si realizzerà nel regno di Dio, quando l’umanità, disgregata dal peccato, sarà definitivamente riunita e salva e il mistero di Cristo avrà pieno compimento.            La catechesi deve presentare instancabilmente la Chiesa in questa sua misteriosa realtà di “comunione” e di “missione”. Il popolo di Dio è “un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza per tutta l’umanità. Costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da Lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra, è inviato a tutto il mondo”. Nella sua stessa organizzazione esterna, socialmente ordinata, nella gerarchia da Gesù stabilita, nelle sue strutture visibilmente operanti, la Chiesa accoglie e manifesta lo Spirito di Dio, che la riunisce e l’accresce per la salvezza di tutto il genere umano.

 

 

 

La compaginazione gerarchica e sacramentale del popolo di Dio

87. La Chiesa è un popolo sacerdotale. Gesù Cristo la rende partecipe del suo sacerdozio, facendo di tutti i battezzati “un regno e dei sacerdoti per Dio e per il Padre suo”.            “Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo”. Questa distinzione e questa unità devono essere ugualmente asserite se si vuol dare risposta al problema, oggi più vivo che mai anche nel nostro paese, della funzione e missione propria di chi è insignito del sacerdozio ministeriale. “L’indole sacra e organica della comunità sacerdotale viene attuata per mezzo dei sacramenti e delle virtù”. I sacramenti sono le azioni fondamentali, con le quali Gesù Cristo dona ai fedeli il suo Spirito, facendone un popolo santo che si offre, in Lui e con Lui, in oblazione gradita al Padre. È molto importante che la catechesi, mentre presenta i sette sacramenti come incomparabili beni della Chiesa, li ricolleghi continuamente a Gesù Cristo, dal quale “traggono la loro efficacia” e allo Spirito Santo, che in essi agisce. In questa luce, si comprenderà ancora meglio il primato dell’Eucaristia su tutti i sacramenti e sugli altri atti liturgici, nella edificazione della Chiesa. Nell’Eucaristia, infatti, Gesù Cristo è presente nel modo più misteriosamente reale e più efficace; mediante l’Eucaristia, lo Spirito Santo, invocato per la santificazione dei doni, riunisce in un solo corpo coloro che comunicano al Corpo e al Sangue del Signore.            Nella catechesi sul carattere sacerdotale della Chiesa e sulle azioni nelle quali si esprime, non si può ignorare la diffidenza del mondo d’oggi verso ogni espressione cosiddetta “sacrale”. Si deve mostrare come nell’esercizio del suo potere sacerdotale, mediante i sacramenti e la preghiera di lode, e soprattutto mediante l’Eucaristia, la Chiesa non intende affatto estraniarsi dal mondo e dai suoi gravi problemi. Dall’esercizio di quel potere essa trae la grazia di trasformare il mondo con opere di giustizia e di carità, costituenti esse pure il culto verace che Dio richiede e che Lo glorifica.

 

Il carattere missionario del popolo di Dio

88. Tutti gli uomini, “dal giusto Abele fino all ’ultimo eletto”, sono chiamati a riunirsi presso il Padre nell’unico Corpo di Cristo, che sussiste nella Chiesa cattolica; e fin da quaggiù tutti gli uomini, sia pure per ragioni e in modi diversi, sono congiunti con la Chiesa cattolica o comunque ad essa ordinati. In questo senso, la catechesi deve muoversi nella luce di quanto ha insegnato il Concilio Vaticano Il, circa l’universalità dell’unico popolo di Dio, che “non solo si raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso interno si compone di vari ordini”; e circa il rapporto che hanno con la Chiesa cattolica coloro che appartengono alle altre chiese cristiane o anche ad altre professioni religiose. Questa catechesi tiene conto delle peculiari condizioni religiose del nostro paese, dando prova, al tempo stesso, di chiarezza dottrinale e di prontezza al dialogo, di ansia per la diffusione della verità e di rispetto per la coscienza. Non verrà meno, in tal modo, l’impegno missionario che deve sospingere tutta la Chiesa “a cooperare perché sia eseguito il piano di Dio, che ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero”. Piuttosto, questo impegno deve attuarsi nello spirito e con le modalità indicate dal Vaticano II: “la grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità sino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri”.

 

La Chiesa, popolo in cammino verso la pienezza del mistero di Cristo

89. La catechesi deve inculcare profondamente nei fedeli l’idea della Chiesa peregrinante. In questa luce, essi si renderanno conto che la Chiesa è bensì adornata quaggiù di vera santità, ma ancora imperfetta, e quindi sempre bisognosa di purificazione e di rinnovamento. Essa è gioiosa e gloriosa nel suo Signore, e insieme umile e paziente ogni giorno. I fedeli, sapendosi incamminati verso la Chiesa celeste, possono consolidare la loro speranza, benedicendo Dio per quello che già posseggono, mentre lo pregano fiduciosamente di accordare loro il possesso definitivo. La Chiesa prosegue in tal modo il suo pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunziando a tutti Gesù Cristo. Dal Signore risorto trae “forza per vincere con sapienza e amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà, e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Lui, sino che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce”.

 

La Madonna è la “piena di grazia” e il modello della Chiesa

90. Unita in modo ineffabile al Signore è Maria, che “nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi”. In Lei, la “piena di grazia” e il “modello della Chiesa”, si manifesta in modo eminente il dono dello Spirito Santo. In Lei, preservata da ogni macchia di peccato originale, liberamente e totalmente fedele al Signore, assunta alla gloria celeste in anima e corpo, lo Spirito Santo ha già pienamente attuato e manifestato la sua missione. Ella è “pienamente conformata con il Figlio suo, Signore dei dominanti, vincitore del peccato e della morte”. Madre di Dio e “madre a noi nell’ordine della grazia”, vergine e madre, figura della verginità e maternità di tutta la Chiesa, segno di certa speranza e di consolazione per il “peregrinante popolo di Dio”, Ella “riunisce per così dire e riverbera in sé i massimi dati della fede” e “chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all’amore del Padre”. La santa Vergine è onorata in maniera particolarissima dal nostro popolo. La catechesi deve costantemente collegarla con il mistero di Cristo e della Chiesa, in Lei già pienamente compiuto, e deve guidare i fedeli a comprendere e vivere, nella devozione alla Madonna, quel medesimo mistero. Per questo, la catechesi mariana deve copiosamente attingere all’insegnamento proposto dal Concilio Vaticano II e dal più recente magistero.

 

 

3 – Gesù Cristo fa nuovo l’uomo mediante il dono del suo Spirito

 

La catechesi parla di un “uomo nuovo”

91. “Rivelando il mistero del Padre e del suo amore”, Gesù Cristo “spiega anche pienamente l’uomo all’uomo”: gli fa noti gli elementi essenziali della sua vocazione, nonché le tappe del suo itinerario nella comunità di salvezza. Così, nel mistero di Cristo “trova vera luce il mistero dell’uomo”. L’uomo, unità di anima e di corpo, è stato creato in Cristo per una nuova vita: per ricevere dal Padre il dono dello Spirito di Cristo e diventare in tal modo figlio di Dio, configurato al Figlio proprio e bene amato, Gesù Cristo. Con un termine ricco di significato, che si può ricavare dalle pagine del nuovo testamento, questo dono viene chiamato “grazia santificante”. È il dono per il quale l’uomo viene trasformato dallo Spirito Santo, ed entra con Dio in un rapporto di vita assolutamente gratuito: nasce la “nuova creatura”, l’“uomo nuovo”. Questa elevazione soprannaturale è l’aspetto essenziale e specifico che caratterizza l’antropologia cristiana nei confronti di ogni altra antropologia. L’uomo della storia della salvezza è situato nell’ordine soprannaturale. Tale prospettiva fondamentale deve essere tenuta costantemente presente nella catechesi cristiana sull’uomo.

 

La creazione dell’uomo libero, come appello alla sua glorificazione in Cristo

92. Anche la creazione divina dell’universo e dell’uomo, già insegnata dalla prima pagina della Bibbia, deve essere illuminata da quella prospettiva.            La verità della creazione non va considerata semplicemente come dottrina a sé stante, ma in funzione della salvezza soprannaturale operata da Gesù Cristo. La creazione del mondo è la prima tappa della storia della salvezza; e in particolare, la creazione dell’uomo costituisce il primo dono e il primo invito a lui verso il supremo traguardo della glorificazione in Cristo. Per questa ragione, ogni elemento costitutivo dell’uomo nella sua realtà creaturale, soprattutto la sua libertà spirituale, riceve il pieno significato in ordine al dono della grazia. La grazia richiede all’uomo libera risposta e libera adesione in Gesù Cristo all’iniziativa di Dio. Perciò il cristianesimo, per intrinseca vocazione, mira a proteggere, fortificare, promuovere la libertà della persona, indispensabile condizione alla sua crescita nella grazia; e nella libertà, racchiude e promuove, come nel loro vertice, tutti i valori umani che sono ordinati a costruirla. L’uomo d’oggi, attento ai valori umani e soprattutto al valore della libertà, trova risposta nel messaggio cristiano, che è messaggio di suprema libertà. Occorre però convincerlo, con una catechesi adatta, che il supremo esercizio di questa libertà, affrancata dal peccato e da ogni condizionamento, sta nella fondamentale opzione con la quale egli si apre al dono soprannaturale di Dio.

 

La catechesi sul peccato, alla luce della vocazione soprannaturale dell’uomo

93. Il libero aprirsi dell’uomo alla salvezza soprannaturale è radicalmente ostacolato dal peccato.            Nella catechesi deve essere chiaramente affermato questo aspetto tragico della storia della salvezza. In Adamo, per una misteriosa solidarietà, tutti gli uomini hanno peccato ribellandosi a Dio, sicché il peccato ha invaso dolorosamente l’umanità, scatenando in essa altre innumerevoli ribellioni personali e procurandole ogni altra sofferenza e rovina. È il peccato originale: un mistero reale e unico, che la fede della Chiesa non consente di ridurre alla somma dei peccati personali o alla influenza negativa di ogni colpa sulla comunità.            Tacendo questo aspetto dell’antropologia cristiana, non si renderebbe pienamente ragione della missione di Cristo, che è posta in relazione con il peccato e si svolge attraverso il mistero della croce. La catechesi sul peccato è tanto più necessaria nel nostro tempo, che non sa riconoscerne il significato religioso, o presume di trovare salvezza solo nel progresso tecnico e scientifico, anziché nella conversione spirituale. Il peccato è rifiuto della comunione con Dio e disgregazione del popolo che Dio ha convocato; offesa a Dio e perciò vera e radicale alienazione dell’uomo. Tuttavia, anche alla comprensione del peccato, originale e personale, non si arriva se non muovendo dalla vocazione soprannaturale dell’uomo. La catechesi sul peccato deve essere svolta nella convinzione che “si è riversata su tutti, con ben più grande abbondanza, la grazia di Dio e il dono conferito per merito di un solo Uomo, Gesù Cristo”. Il disegno di Dio è di comunicare se stesso in Gesù Cristo, con una ricchezza che trascende ogni comprensione e travolge ogni ostacolo: l’attuazione di questo straordinario disegno di amore non si arresta dinanzi alla colpa degli uomini. Per tale motivo, il cristiano, anche se è assillato dal la necessità e dal dovere di combattere contro il peccato e ogni sua conseguenza, è sostenuto ogni giorno da una speranza che non delude: egli partecipa, per mezzo dello Spirito di Gesù, alla vita stessa di Dio.

 

La vita morale è un “sì” alla legge dello Spirito, nella fedeltà ai comandamenti di Dio

94. Anche la catechesi morale deve essere sviluppata nella luce della vocazione soprannaturale dei fedeli. L’impegno morale cristiano è di portare a maturo sviluppo la nuova realtà, operatasi nell’uomo mediante la grazia.  Tale sviluppo avviene sotto la guida dello Spirito Santo, che configura il cristiano a Gesù Cristo, ed è la vera e suprema legge della condotta morale. Gesù ci comunica lo Spirito Santo per operare in noi con tutta la sua potenza e vita; e lo Spirito Santo s’incarica incessantemente di farci appartenere a Cristo, di conformarci a Lui, di renderci “n solo spirito con Lui”. La vita morale cristiana è una vita “nello Spirito” docile perciò allo Spirito, che è donato da Cristo “a guisa di legge”; gioisce della libertà di cui lo Spirito è fonte e pegno; si traduce nella carità, che Egli diffonde nei cuori, che riassume e adempie tutta la legge. Ciò comporta la fedeltà ai comandamenti di Dio e al comandamento nuovo dell’amore, con il quale Cristo li porta a compimento. Comporta, altresì, la fedeltà alle direttive di vita date dal Maestro, soprattutto nel discorso della montagna. La catechesi deve presentare questo doveroso impegno di fedeltà, come via per seguire Gesù Cristo, persona viva, nella disponibilità, mai del tutto attuata, allo Spirito Santo. Nella medesima prospettiva, deve collocare le altre concrete norme morali, che provengono dalla autorità e dalla convergente riflessione di tutta la comunità, sia nella Chiesa, sia nella società civile.

 

Carità e preghiera

95. L’inesausta azione dello Spirito di Cristo è bene espressa, quando si mette in luce l’originalità propria della vita morale cristiana, che consiste nel riassumere e accentrare ogni impegno etico nel grande e nuovo comandamento dell’amore del prossimo. Esso ha, come sublime ideale, su cui modellarsi, l’amore stesso col quale Dio ama tutti gli uomini in Gesù Cristo e li chiama a una corrispondente testimonianza di carità nello Spirito.  A questo modo, la vita del cristiano è risposta grata e gioiosa all’iniziativa di salvezza che viene dall’amore del Padre. Tutta la condotta morale assume allora un essenziale significato religioso: e “a gloria di Dio”, è ringraziamento a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo. Questa situazione si esprime, in maniera pienamente consapevole, nei momenti della preghiera. La catechesi deve educare i fedeli a un tale riconoscimento esplicito della potenza e bontà di Dio, manifestatasi in Gesù Cristo, insegnando loro i contenuti e le vie della preghiera personale e comunitaria, soprattutto della preghiera liturgica.

 

 

4 – Il messaggio di Cristo e i problemi della situazione storica dei fedeli

 

Temi suggeriti dalle condizioni di tempo e di luogo

96. Nel fare catechesi, la Chiesa propone ai credenti non soltanto i grandi contenuti della fede che scaturiscono in ogni tempo e luogo da una meditazione attenta del mistero di Cristo; ma, con viva sensibilità pastorale, svolge anche i temi, che le condizioni storiche e ambientali rendono particolarmente attuali e urgenti. Anzi, il messaggio cristiano non sarebbe credibile, se non cercasse di affrontare e risolvere questi problemi. Né si tratta di una semplice preoccupazione didattica o pedagogica. Si tratta invece di un’esigenza di “incarnazione”, essenziale al cristianesimo. La Chiesa deve sempre raccogliere gli appelli che la storia rivolge alla coscienza cristiana, perché si compia interamente il disegno divino di ricapitolare ogni cosa in Gesù Cristo.

 

 

I grandi problemi del mondo contemporaneo

97. Il Concilio Vaticano II ha esplicitamente indicato alcuni dei grandi problemi del mondo contemporaneo. Così, i temi della pace, della libertà, della giustizia sociale, dell’impegno culturale e politico, della collaborazione internazionale in particolare verso i popoli in via di sviluppo, debbono entrare nella catechesi della Chiesa, senza temere di presentare il messaggio della fede, ove è necessario, nel suo significato di fecondo scandalo e di rottura. Si tratta di un vasto impegno di coerenza al Vangelo, dalla cui attuazione dipende la sorte stessa del cristianesimo, particolarmente presso le generazioni dei giovani. Non è compito del presente documento elaborare questa catechesi nei suoi precisi contenuti, il che sarà fatto nei diversi catechismi, ma soltanto indicarne la doverosa e non dilazionabile urgenza. Per analoghe ragioni, debbono trovare un adeguato sviluppo nella catechesi i problemi propri della Chiesa nel tempo presente, in particolare il dialogo ecumenico e quello con le religioni non cristiane.

 

Un’attenzione particolare ai temi riguardanti la famiglia

98. Fra i temi più vivi e attuali di cui la catechesi deve occuparsi, vi sono quelli riguardanti il matrimonio e la famiglia. Attenta alle parole della fede, e insieme sensibile alle indagini antropologiche o sociologiche del nostro tempo, la catechesi deve presentare la famiglia nei suoi valori di unità e stabilità, nei suoi impegni di amore e fecondità, nella sua vocazione di comunità aperta al mondo e alla Chiesa. Si tratta di una catechesi che, gradualmente e adeguatamente, deve accompagnare sempre lo sviluppo umano dei fedeli.

 

La problematica umana, sociale, religiosa del nostro paese

99. Infine, va dedicata peculiare attenzione a quei temi che corrispondono alla problematica umana e sociale del nostro paese, o alle manifestazioni tipiche della sua religiosità. E un’esigenza che qui basta segnalare, affidandone la formulazione più precisa ai catechismi, ai testi didattici, alla catechesi viva.

 

 

5 – Gesù Cristo conclude la storia della salvezza

 

La catechesi presenta le ultime realtà sotto il segno della consolazione e dell’incontro comunitario col Padre

100. In Gesù Cristo e per il suo mistero, i credenti vivono fin d’ora, come in embrione, le ultime realtà della storia della salvezza. Esse però diverranno palesi e perfette nella parusia, quando Cristo verrà Con potenza, giudice dei vivi e dei morti, a concludere la storia e a consegnare il regno al Padre. Verranno allora la nuova terra e i nuovi cieli. Il disegno di Dio, di ricapitolare ogni cosa in Cristo, sarà compiuto e Dio sarà tutto in tutti.     La catechesi sui “novissimi” deve quindi avvenire sotto il segno della consolazione e della speranza, che sorreggono la Chiesa: di questa consolazione e di questa speranza, gli uomini del nostro tempo sentono un bisogno segreto, struggente. Inoltre, come del resto si rileva nella Bibbia, un maggiore rilievo deve essere dato all’aspetto comunitario di questi eventi conclusivi: è tutta la Chiesa che, nel “giorno del Signore”, giunge al suo compimento ed entra nella “pienezza di Dio”. I novissimi dell’uomo singolo non devono esaurire l’attenzione dei fedeli, lasciando nell’ombra quelli dell’intera umanità e del mondo, che sono l’oggetto primario della vivente speranza, alla quale è rinato il popolo di Dio. Infine, la catechesi sulle realtà escatologiche deve essere ferma e verace. Non ne tace né sminuisce alcuna, nemmeno la tragica realtà della morte eterna: poiché tutti compariranno “davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la retribuzione delle opere compiute col corpo, sia in bene che in male”, e “ne usciranno, quanti fecero il bene in risurrezione di vita, e quanti fecero il male in risurrezione di condanna”.

 

Gesù inizio, centro e fine della storia della salvezza

101. Gesù, che è all’inizio e al centro della storia della salvezza, ne è dunque la conclusione e il fine. La Chiesa, sua Sposa, mossa dallo Spirito Santo, ne attende e ne invoca il ritorno: “Vieni, Signore Gesù”. Chi fa catechesi alimenta instancabilmente quest’attesa e questa preghiera, che predispone, nella carità dello Spirito, al “nostro adunarci con Cristo” e al beatificante possesso finale di Dio.

Continua....